STRATEGIA DELLA TENSIONE LA GRANDE BUGIA
Liberamente tratto dall’edizione di
Omertà e bugie su Aldo Moro
Magistrati sotto accusa. Il togalitarismo
di Piero Laporta
NOTA EDITORIALE
Il presente opuscolo riproduce il Capitolo quarto della prima edizione de
“Omertà e bugie su Aldo Moro Magistrati sotto accusa. Il togalitarismo“
Sono stati aggiunti soltanto il frontespizio, questa nota, una nuova intestazione e la numerazione autonoma delle pagine. Il testo, le tabelle e le note restano invariati.
Copyright © Piero Laporta 2025
LA GRANDE BUGIA:
STRATEGIA DELLA TENSIONE
Renato Curcio: «Piazza Fontana e l’omicidio Calabresi sono andati in un certo modo e, per ventura della vita, nessuno più può dire come sono realmente andati. C’è stata una sorta di complicità tra noi e i poteri che impedisce ai poteri e a noi di dire che cosa è veramente successo»[1]
“913 attentati in tre mesi” Dossier del PCI sulla violenza, 1978
CONTROLLO DELLA STAMPA Durante il boom economico fu feroce la battaglia per il controllo della carta stampata, quotidiani e rotocalchi. Poi arrivò la televisione. Non c’era ancora il web. A ridosso di via Mario Fani la guerra fu vinta da Licio Gelli (cfr. cap. 8°) al servizio dei sovietici. Per Mosca la posta fu alta, si preparava alla guerra, inquinando la CIA e penetrando l’Occidente con spie, terroristi, agenti di influenza, giornalisti, magistrati e politici, dall’estrema destra alla sinistra. La stampa fu di rilievo centrale.
L’Urss preparò la guerra non sapendo delle sue comunicazioni intercettate. Mestarono come poterono. Spionaggio e terrorismo furono le risorse principali, previste dalla dottrina militare sovietica; una costante storica. Il GRU (cfr. nota 3), guidato dal leggendario Piotr Ivashutin[2], fedelissimo dello stalinista Leonid Breznev, penetrò l’Occidente, utilizzando i movimenti di qualunque colore e le mire britanniche sul Mediterraneo.
La Guerra Fredda ebbe tre protagonisti. 1) Il complesso militare industriale USA, che costrinse il PDV a percentuali a due cifre del Pil per armarsi, con spese altrettanto elevate nei paesi NATO. 2) L’Urss, rimasta dal 1965 al 1985 con l’arco teso, infine sfibrato e collassato. 3) La Gran Bretagna, bifronte, con la NATO e contro l’Italia. La triplice gara dei due blocchi e del Regno Unito avrebbe potuto dare a Mosca un vantaggio pericoloso a causa della Gran Bretagna, ostile da sempre all’indipendenza italiana, che ne uscì indebolita ma non distrutta, grazie anche all’odiato Kissinger.
STRATEGIA DELLA TENSIONE (SDT) La strage di Piazza Fontana[3] a Milano fu servita dai venerati maestri come “atto di nascita” della SDT. Da quel momento fu “la causa” del terrorismo rosso e nero. Un espediente per nascondere il ruolo di Mosca dietro ambedue. Lo si comprende da come imposero la locuzione SDT in un paese florido, nonostante il terrorismo e gli sbiellati d’ogni colore. Per comprendere il movente di chi confezionò il marchio SDT, si parta dalla definizione della Treccani, adottata anche da Philp Willan, della stampa inglese in Italia. Si legga con attenzione:
«Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. L’espressione fu coniata dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana, generalmente considerata l’avvio della strategia della tensione, sebbene alcuni studiosi ne retrodatino l’inizio alla strage di Portella della Ginestra (1947) o al cd. piano Solo del generale De Lorenzo (1964). La bomba di piazza Fontana costituì la risposta di parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all’avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano. L’arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974, all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio (strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980 (strage di Bologna), ma non fu l’unica espressione della strategia della tensione, la quale passò anche attraverso l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2 ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio o Stay-behind[sic]), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari, comprese quelle di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro, locuzione coniata dal settimanale britannico The Observer, nel dicembre del 1969, in seguito alla strage di piazza Fontana a Milano, dove due bombe esplosero causando 17 morti e numerosi feriti. Questo evento è generalmente considerato l’inizio d’una fase caratterizzata da violenza politica e terrorismo in Italia, che mirava a destabilizzare il clima politico e sociale.»
Treccani cita l’articolo “Strategy of Tension”, su The Guardian[4] del 14 dicembre 1969, due giorni dopo piazza Fontana. Gli autori furono Neal Ascherson, Michael Davie e Frances Cairncross. Ma c’è altro. Grazie a Francesco Maria Biscione[5], si sa che il marchio “Strategia della Tensione”- SDT fu cortesemente suggerito ad Acherson da due italiani, Antonio Gambino e Claudio Risé, entrambi (una coincidenza, ovvio) de L’Espresso, quello poi di Giovanni Valentini, noto a sua volta (una coincidenza, ovvio).
Treccani, Philp Willan e i venerati maestri dimenticano, che sbadati, altri due articoli dell’ineffabile The Guardian. Uno, firmato da Cedric Thornberry, “Greek advice for a coup in Italy”(Consiglio greco per un colpo di stato in Italia), del 6 dicembre 1969, sei giorni prima di Piazza Fontana. E un altro ancora – ma che sbadati – firmato da Leslie Finer: “Greek Premier plots Army coup in Italy” (Il premier greco progetta un colpo di stato dell’esercito in Italia), del 7 dic. 1969, focalizzato sul dossier Kottakis, una bufala fumo di Londra[6]. (Fig.13)
| DICEMBRE 1969
3 articoli del britannico The Guardian |
|
| Data Autore | Titolo |
| 6 dic. 1969
Carl Thornberry |
Greek Advice For A Coup in Italy (Consiglio Greco per un Colpo di Stato in Italia) |
| 7 dic.1969
Leslie Finer |
Greek Premier Plots Army Coup in Italy (Il Premier Greco Progetta un Colpo di Stato dell’Esercito in Italia) |
| 14 dic.1969
Neal Acherson Michael Davie France Cairncross* |
Strategy Of Tension (Strategia Della Tensione) |
| Fig.13 The Guardian contro l’Italia | |
Riepilogo. Dal 6 al 14 dicembre 1969, The Guardian spara tre articoli (Fig.13), certificando un colpo di Stato imminente in Italia. Gli articoli del 6 e il 7 dic. precedono gli attentati a Milano e Roma del 12 dicembre. Ai quali, per una mera coincidenza, segue il terzo che “battezza” la SDT.
Un altro pittoresco dettaglio: Frances Cairncross*, tra gli autori del terzo articolo (asterisco in basso in Fig.13), è nipote d’un doppiogiochista per l’Urss di cui si dirà. Favoreggiato dal KGB? Macché dal britannico, che più britannico non si può, Mi5, il controspionaggio di Sua Maestà. Solo un’altra mera coincidenza, certamente. Sarebbe interessante sapere se i rimanenti autori del The Guardian, quanti profetarono “piazza Fontana”, ebbero altri suggerimenti da Roma. Da chi? Nel dicembre 1969, il direttore dell’Espresso fu Eugenio Scalfari, distintosi nella precedente profacola del colpo di Stato di Giovanni De Lorenzo (cfr. https://shorturl.at/erVPX). Chi scrive ricostruisce come nacque il marchio “SDT”. I bravi, indipendenti magistrati non videro? È malizioso chiedere se i britannici giocano sporco in Italia oltre che a Londra?
Il 1° settembre 1969, tre mesi prima della strage di piazza Fontana, fu abbattuta la monarchia libica di re Idris, filo britannico. Gli italiani furono sospettati d’aver agito, con l’indispensabile benedizione degli Stati Uniti, a favore di Muahammar Gheddafi, finanziandolo attraverso le proprie banche. I paesi occidentali nel 1969, Italia inclusa, non respirarono senza la benedizione degli USA. Se i britannici avessero agito contro l’intervento italiano in Libia, gli USA non avrebbero mai dovuto saperlo.
Il 12 dicembre 1969, certamente una mera coincidenza, il giorno della strage di piazza Fontana a Milano, il vertice della Comunità Economica Europea si riunì per sospendere l’Associazione con la Grecia, per violazioni dei diritti umani dei colonnelli, insediatisi due anni prima. La Grecia si ritirò prima della sospensione. Gli USA vollero la Grecia nella CEE e il colpo di Stato dei colonnelli. Alle sedizioni comuniste si contrappose ovunque la forza degli USA. L’Urss e il PCI furono ovviamente favorevoli, con la Gran Bretagna (sarebbe entrata nella CEE nel 1973), all’isolamento della Grecia.
SDT, PRODOTTO DA VENDERE La pubblicità stimola due opposte emozioni: la ricerca della felicità oppure la paura/terrore della catastrofe. Si osservi: una cosa è la pubblicità del cibo che fa dimagrire miracolosamente; altra è quella che ti invita a cautelarti dai ladri oppure dai virus. La SDT risponde al secondo canone. La campagna pubblicitaria crea un legame col prodotto, lo posiziona nelle emozioni del consumatore: qualcuno ha confezionato la “strategia della tensione”, assicurò The Guardian su cortese suggerimento di italiani. Quando il terrorismo, per una mera coincidenza, colpì a Milano e altrove, il terrore attecchì e si posizionò nelle persone sul versante opposto a quello della felicità, dove si collocano i profumi, i biscotti, le vacanze… Sul nuovo prodotto “terrorismo” intervennero i venditori della SDT: terroristi rossi e neri, giornalisti, enciclopedie, magistrati, intellettuali… Essi tuttora vendono il rimedio come le saponette, anzi meglio perché, alimentano l’angoscia del lettore. Il loro messaggio presenta come rimedio proprio quanti hanno creato il terrorismo, a Kiev, come a Gaza, a Milano come ad Algeri. Tecnica immutata. I venerati maestri, i servizi sovietici, i complici italiani, danno la medicina del male da loro iniettato: la CIA in via Fani.
La disciplina per vendere prodotti superflui quando non dannosi, fu coltivata ben prima, ironia della sorte, dall’anticapitalista Urss, per manipolare il consenso. Il “Service A” del KGB intossicò gli occidentali non appena il Kgb ne ebbe il potere. La sua mano è avvertibile fin dagli omicidi dei fratelli John e Robert F. Kennedy, più tardi di Martin Luther King. I morti furono utilizzati spregiudicatamente da Yuri Andropov[7], per separare la CIA dall’opinione pubblica USA e da quella occidentale. I fratelli Kennedy e Luther King non furono circondati da terziari francescani, tutt’altro, c’erano banditi da strada come ovunque. Il KGB fu molto, molto abile a sfruttare le opportunità. Molto efficiente nell’individuare le vulnerabilità statunitensi (p.e. razzismo e contrapposizione fra ebrei e irlandesi), convogliando la disinformazione sull’opinione pubblica, creando confusione tra i governi e fra le istituzioni, contrapponendoli agli elettori e agli alleati nella NATO. Di grande professionalità, davvero.
Il KGB fu poi imitato da tutti i servizi segreti, utilizzando: 1) “maskirovka”, camuffamenti e inganni per nascondere i fatti veri e le autentiche intenzioni sovietiche; 2) campagne di propaganda, attraverso centri di cultura, agenzie di stampa e testate, complici o penetrati loro malgrado (oggi si usano le ONG), per screditare avversari politici e promuovere narrazioni favorevoli agli interessi sovietici; 3) “misure attive” dalla diffamazione all’omicidio, inquinamento di informazioni e… enciclopedie.
La Treccani pone la SDT fra la strage di Portella della Ginestra del 1° mag.1947 e la strage di Bologna del 2 ago.1980. Fra questi due eventi colloca “il piano Solo del generale Giovanni De Lorenzo del 1964”, la strage di piazza Fontana a Milano del 12 dic.1969, la strage di Gioia Tauro del 1970, la strage alla questura di Milano nel 1973, quindi nel 1974 strage dell’Italicus, la strage di piazza della Loggia. Dimentica un piccolo dettaglio: il terrorismo nero si ferma a Bologna, quello comunista prosegue fino alla fine del comunismo in Urss e ne segue la rovina.
Treccani colloca a “destra” il terrorismo, trascurando, com’è dimostrato qualche pagina avanti, migliaia di terroristi comunisti e le bande marxiste leniniste mussulmane. Interessante che Treccani assicuri “due bombe” esplose a piazza Fontana, come fu dimostrato 35 anni dopo da Ferdinando Termentini, un generale dell’Esercito, dell’Arma del Genio, maestro di esplosivi. Non fu quindi una sola bomba, come gabellò l’indipendente magistratura italiana all’indomani. Due bombe: una bomba fu collocata da un fascista, l’altra da chi? Per la disinformazione furono due bombe fasciste. Renato Curcio che se ne intende, dissente. Si entri nel vivo dell’omertà.
TERRORISMO COMUNISTA E OMERTÀ È omertà comunista e togata. Non è un caso l’apertura di questo capitolo con la citazione di Renato Curcio, fondatore BR: «C’è stata una sorta di complicità tra noi e i poteri che impedisce ai poteri e a noi di dire che cosa è veramente successo.» È un manifesto politico: «Noi e i Poteri siamo omertosi perché complici.» La “cronologia del terrorismo” svela più avanti lo stragismo di destra, forse operato da facchini fascisti; tuttavia i mandanti sono di qualunque colore, comunisti soprattutto come assicurano il procuratore francese Jean-Louis Bruguière (cfr. pag. 7), le omertà di alcuni magistrati italiani e l’opera del “compagno Licio Gelli” (cfr. cap.8°), agente del KGB e connesso a Cosa Nostra. Lo stragismo di sinistra – ideologico, strutturato, comunista, coperto dallo Stato – è gratificato da “leggi premianti” dal potere politico, la cui omertà è parallela a quella di Renato Curcio, almeno dal 1969. Dopo cinque anni, un infiltrato fra i BR come guerrigliero sud americano (accreditato da chi, se non dai servizi sovietici?) brucia Curcio a vantaggio del Moretti. L’unico movente: Aldo Moro e il 16 marzo 1978.
Da una seria indagine affiorerebbe anche il terrorismo marxista mussulmano, trascurato da Treccani, blaterando di stragismo e di SDT, così come dal britannico Philip Willan, il quale dimentica la duplice bomba di piazza Fontana, ma che sbadato, recensendo un libro sulle stragi[8]. Costui accolla il sangue solo alla destra: «Gli attentati di destra hanno provocato 135 morti e circa 560 feriti, un numero di vittime senza paragone in altri paesi occidentali, con l’eccezione del terrorismo separatista e nazionalista in Spagna ed Irlanda del Nord.»
Le due eccezioni – spagnola e irlandese – ebbero, ma Willan lo tace, la manina sovietica a dirigerle e si smorzarono come i BR con la fine dell’Urss. Egli trascura pure l’inizio del terrorismo comunista, almeno un anno prima di piazza Fontana. I venerati maestri marcano l’inizio del terrorismo comunista col sequestro di Sergio Gadolla, il 5 ott.1969, per accostarsi il più possibile alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e farsene un alibi. Dimenticano che essi stessi battezzarono “battaglia di Valle Giulia” i violentissimi scontri fra studenti comunisti e polizia il 1° marzo 1968, a Roma. I borghesi figli di papà aprirono le porte al terrorismo comunista. Antonio de Martini ricorda il ruolo primario della “Primula Goliardica” – gruppo universitario pacciardiano – le cui azioni furono militarmente meglio organizzate a Valle Giulia, includendo il furto di quattro mitragliatori MAB alla polizia, datasi alla fuga[9]. De Martini fotografa la dimensione pariolina di Valle Giulia ma non alleggerisce la responsabilità dei comunisti, padrini della rivolta di figli di papà, esecrati da P.P. Pasolini.[10]
Lo scontro fra una pluralità di fazioni (comunisti, pacciardiani, fascisti…) consentì a The Guardian di mestare nel torbido, mentre altri realizzava le strutture e le azioni del terrore comunista, secondo la dottrina del celebre compagno Ždanov . Dopo di che le stragi nere e rosse si protrassero, le rosse fino all’imprevedibile fine del comunismo. Il terrore fascista si spense allorché i facchini dell’estrema destra consacrarono lo stigma “fascista” sul terrore bombarolo, grazie alla strage di Bologna, fornendo copertura agli stragisti comunisti, meglio organizzati. (cfr. cap.8°) Fra il 1989 e il 1991 i venerati maestri non s’accorsero che, ammainata la bandiera sovietica, i terrorismi rossi si spensero ovunque come candele consumate. I venerati maestri dimenticano pure il terrorismo durante la guerra civile, post Seconda Guerra Mondiale, da 15mila a 30mila vittime, montagne di feriti e storpiati, migliaia di donne e bambine violentate. L’incertezza sulla quantità di vittime è misura della disinformazione in coro da DC, PCI, PSI, Partito d’Azione e Vaticano. Taluni dissero, come Giorgio Bocca, che fosse una “giusta vendetta”. Quando il fascismo ha mai compiuto tali e tante efferatezze? In questa vasca di sangue, il Fascismo risulta giustificato dai suoi stessi esecutori.
Finito il terrorismo, in galera restano solo alcuni sporchi fascisti e gli ultimi strascichi dei BR, degli anni 2000, incauti sicari di obiettivi vicini al PCI, pesci piccoli, ottimo pretesto per dire che i BR non erano morti nonostante la fine dell’Urss.
Tutti i rimanenti in libertà, inclusi i marxisti islamici, protetti da quanti blaterano di SDT. Il dossier del PCI sulla violenza del 1978, denunciò 913 attentati nei primi tre mesi. Il settimanale Giorni, diretto da Davide Lajolo, pubblicò il servizio “I 115 gruppi eversivi che vogliono gettare il Paese nel caos”. Era il 9 luglio 1977. L’articolo elencò 115 gruppi eversivi attivi in Italia, di cui 94 di sinistra e 21 di destra. Il colpo di grazia alla SDT marchiata “destra eversiva” lo dà l’insospettabile Renato Curcio. Egli pone piazza Fontana e l’omicidio del commissario Luigi Calabresi (che indagava ancora su piazza Fontana, non si dimentichi) fra i misteri che non si possono svelare. È l’omertà condivisa:«…una sorta di complicità tra noi e i poteri che impedisce ai poteri e a noi di dire che cosa è veramente successo». “I poteri…” al plurale… Le bombe sono due, una è del Potere giustapposto ai BR, l’altra del potere da essi servito. I BR sono quindi con lo Stato e contro lo Stato allo stesso tempo, perché i traditori sono nello Stato e contro lo Stato a loro volta. Questo spiega l’omertà BR in coro con l’omertà di Stato, come l’omertà dei magistrati su Aldo Moro. L’omertà connette i terroristi allo Stato e agli uomini dello Stato. Si torni ora a piazza Fontana, dopo un’analisi degli interessi britannici, con una conclusione di gran lunga più ragionevole di quella dei Willan, Treccani e dei venerati maestri. È fondata su fatti e documenti, non parole; fondata sugli interessi vitali di Londra.
LA STRATEGIA BRITANNICA Negli ultimi tempi, s’intensificano “gli studi” d’alcuni camerieri dell’Mi6, per gabellare delle losche banalità come fossero segreti segretissimi, nascondendo i fatti essenziali. Lo scopo è velare la strategia britannica. Quando una strategia deve andare a buon fine, per ottenere la sottomissione dell’avversario, quantunque sia stata tenuta celata per secoli, giunge per essa il momento di manifestarsi, è inevitabile. Può accadere che ciò sia necessario alla vigilia di un conflitto importante che esige ranghi serrati contro un altro avversario, la Russia nel caso presente, col discorso di Carlo III ai suoi “sudditi” nel Parlamento, il 9 aprile 2025. «La strategia è l’arte di conservare la libertà di decisione»[11]. L’Italia la smarrì ben prima di Ventotene e poi con la benedizione di Churchill. La strategia britannica verso l’Italia e il Mediterraneo è evidente almeno dalla battaglia di Trafalgar. In tempi moderni brillò con l’Operazione Husky, l’invasione della Sicilia, iniziata il 10 luglio 1943, cui conseguì la caduta di Benito Mussolini, quindici giorni dopo. La 7ª Armata statunitense del generale George Patton, e l’8ª Armata britannica del maresciallo Bernard Law Montgomery, Monty, inquadrate nel 15º Gruppo d’Armate del britannico maresciallo Harold Alexander, invasero la Sicilia.
Monty s’avvalse dei legami diretti fra la casa reale britannica e i Gattopardi. S’illuse che questi divenissero ardimentosi separatisti, duri e puri, per portare la Sicilia sotto la Gran Bretagna. Sbarcati gli Alleati, nominarono sindaco di Palermo l’autore d’un opuscolo “Elogio del Latifondo siciliano”, il barone Lucio Tasca Bordonaro, Conte d’Almerita e Barone di Regaleali, ricco di titoli quanto scarso di realismo. La sua effimera giunta poggiò sui latifondisti, abbagliati dal separatismo per conservare rendite e privilegi, mentre Giuseppe Tommasi di Lampedusa meditava sul romanzo che avrebbe scritto qualche anno dopo, sulla sua terrazza con vista sul mare di Palermo.
I cicisbei palermitani e i britannici non potevano molto contro due inaffondabili corazzate: Palmiro Togliatti e la ben più antica Mafia, che non va confusa con “Cosa Nostra”. George Patton dimostrò di conoscere molto meglio dei britannici la realtà siciliana, appoggiandosi al “capo dei capi” della Mafia, “don Calò”, Calogero Vizzini, affiancato da Charles “Lucky” Luciano, giunto dalle carceri degli Stati Uniti[12]. L’alleanza fra Luciano e Vizzini dette vita a Cosa Nostra, ma non segnò la fine della Mafia, sopravvissuta fino ai giorni correnti.
Creata la Cosa Nostra, il governatore della Sicilia, colonnello Charles Poletti, s’appoggiò a Salvatore Orlando Cascio e a Bernardo Mattarella, consegnati alla macelleria delle cronache e della politica. Patton invece tutelò molto bene un altro personaggio, Vito Guarrasi, avvocato di Alcamo[13], di gran lunga al di sopra di tutti i precedenti. Egli giocò simultaneamente su svariati tavoli, come un maestro di scacchi: col separatismo caro agli inglesi, con la mafia e con Cosa Nostra, con la nascente Democrazia Cristiana, coi potentati statunitensi e con quelli britannici. La fluidità di Guarrasi dimostra l’inutilità di giudicare le cose italiane e siciliane con occhio manicheo.
Guarrasi fu parente di Enrico Cuccia, col quale fu assiduo a Milano. Basterebbe solo questo dettaglio, ma c’è ben altro. La sua ascesa cominciò da aiutante di campo del generale Giuseppe Castellano, accanto a lui quando il 3 settembre 1943 firmò l’armistizio a Cassibile. Socio fondatore dal 1947 della società cooperativa La Voce della Sicilia, di ispirazione socialista. Consigliere di amministrazione della società mineraria Val Salso dal 1948 al 1964, dedita all’estrazione e commercializzazione dello zolfo. Candidato politico nel 1948 nelle liste del Fronte Popolare. Avvocato civilista iscritto al foro di Palermo dal 1949.
Dal 1949 al 1952 fu presidente della “Cassa Agricola e Artigiana Don Rizzo” di Alcamo, una banca orientata al credito agricolo e privato. Ideatore e promotore della legge regionale n. 4 del 13 marzo 1959 per istituire il fondo di rotazione presso il Banco di Sicilia per le miniere di zolfo, con il trasferimento di debiti verso la Regione Siciliana. Fece nascere la So.Fi.S (Società per il Finanziamento dello Sviluppo in Sicilia), prima finanziaria pubblica regionale siciliana.
Consigliere di Enrico Mattei per la costruzione di un metanodotto sottomarino che collegasse l’Africa alla Sicilia. Azionista, presidente o consigliere di amministrazione di più di 25 società in vari settori, inclusi industria mineraria, idrocarburi, turismo, sport, immobiliare e commercializzazione di medicinali.
Membro del consiglio d’amministrazione di GATE la società proprietaria dal 4 nov. 1954 dell’«Ora» di Palermo (controllata dal PCI); fu candidato per il partito liberale al Senato nel 1953; fu amico e confidente di Mauro De Mauro; fu massone nella stessa loggia di Nino Salvo e del boss Salvatore Greco. Nel 1960 fu consigliere di Enrico Mattei, morto il quale non adottò il lutto, divenne consigliere di Eugenio Cefis dal 1965, fondatore del globalismo italiano e nemico di Mattei.
Guarrasi[14] fu agente dei servizi statunitensi, come ammise poco prima di morire; non ammise mai d’essere al vertice della Mafia. Con personaggi di tale calibro a disposizione di George Patton e del plenipotenziario Charles Poletti, non ci fu partita. La capacità dei servizi segreti statunitensi di leggere nella complessità siciliana fu molto sottovalutata a Londra, beandosi dell’iniziale vantaggio, grazie al separatismo di Salvatore Giuliano, nominato colonnello dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS) nel 1945, dopo l’incontro coi capi del Movimento Indipendentista Siciliano (MIS), per portarsi sotto influenza britannica, lasciando tuttavia credere che s’andasse verso gli Stati Uniti. Fuffa per cicisbei. Guarrasi partecipava alle riunioni degli statunitensi, impegnati a tenere sotto controllo il separatismo siciliano, piegandolo agli interessi di Wall Street, senza cedimenti ai britannici. La banda Giuliano ebbe ossigeno fin a quando il tentativo britannico di tenere l’Italia fuori dalla NATO andò sul binario morto, grazie soprattutto agli Stati Uniti, che reputarono l’Italia indispensabile per la NATO e per la difesa dell’Europa e del Mediterraneo contro l’Unione Sovietica. Col “voto segreto”[15], una volta approvata la Costituzione, i campieri e la Mafia non persero mai il controllo del territorio. Insieme a Cosa Nostra, al governatorato statunitense. Tutti insieme e coi ceti popolari si schierarono con la neonata Democrazia Cristiana, senza problemi da parte di Togliatti, ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo della Repubblica e nemico giurato delle mosse avventate. Fondata la NATO nel 1949, il 5 Luglio 1950 morì Salvatore Giuliano, con la puntualità di certi decessi. Il predominio statunitense sul Mediterraneo fu così sancito a scapito di Londra. La Gran Bretagna non rinunciò tuttavia all’Italia. Contraria al ponte sullo Stretto, incline a uccidere gli incorruttibili, come l’ammiraglio Gino Birindelli[16], Londra fu determinata a frustrare le ambizioni italiane, servendosi anche dei “Cinque di Cambridge”[17], mentre dava le prime spinte globaliste, vegliando sul manifesto di Ventotene e conservando le mire su Sicilia e Sardegna, nell’immutata strategia per controllare l’Italia e il Mediterraneo. Nella NATO non può farlo alla luce del sole.
Ventotene fu la metamorfosi della strategia di Lord William Bentinck[18], che impose a Ferdinando IV di Borbone di dare una costituzione a Napoli, mentre, in nome di Giorgio III, offriva lo stesso regno partenopeo alla regina di Sicilia, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena[19], affinché cedesse l’isola (e il Mediterraneo) alla Gran Bretagna. Maria Carolina chiamò Bentinck “la bestia feroce”, eludendone le trame. L’inglese le propiziò l’esilio.
Finita l’avventura separatista nel 1950, la Gran Bretagna giocò la carta “agenti”, più o meno segreti. Uno, tanto più ignoto quanto efficace, fu “Roy Farran” [20] alias Tom Morris, operativo durante e dopo l’invasione dell’Italia. Egli pubblicò il diario di guerra, “Winged Dagger: Adventures on Special Service”. Lo presentò il 17 ott.1954, nella prima sede della più antica libreria di Londra, la Hatchards, allora al 187 di Piccadilly. Pochissimi quel giorno seppero delle peripezie di quella seconda edizione, ufficialmente del 1949. Era in realtà la terza. La prima del 1948 fu censurata dai servizi di Sua Maestà perché svelava i rapporti di Farran con Randolfo Pacciardi. Il brano sparì. In Italia solo il Vaticano e pochi altri, fra i quali Antonio de Martini, seppero della consuetudine di Pacciardi con Farran, conosciuto come Tom Morris[21], il quale fu pure molto amico del padre di Antonio, Francesco de Martini, il più decorato soldato italiano: ogni promozione guadagnata sul campo, da soldato a generale[22]. Il generale Giovanni de Lorenzo impiegò de Martini nei servizi segreti, conoscendone l’amicizia con Farran, a sua volta di casa nelle cerchie devote a Filippo Buonarroti[23], il nume giacobino dei salotti radical-chic milanesi e tosco romagnoli. Lo introdussero i padroni d’un negozio di abbigliamento inglese, noto al commissario Luigi Calabresi, negozio caro alle “sciure” e ai facoltosi mariti.
IL GRUPPO DEI CINQUE Finita la guerra e fondata l’Alleanza Atlantica nel 1949, i servizi segreti italiani s’inquadrarono nella NATO, il cui azionista di maggioranza prepose la CIA a coordinare i servizi alleati. Farran/Morris ebbe la missione da Londra di conservare l’influenza britannica in Italia[24]. Vi riuscì, grazie agli amici pacciardiani, ai suoi agenti nei vertici siciliani e romani, nella questura milanese e a una carta segreta, Kim Philby, doppiogiochista, impegnato prima a Londra e poi esule a Mosca dal 1963.
Il “dossier Philby” è apparentemente desecretato benché resti ignota la ragione per la quale la giustizia inglese fu particolarmente leggera con lui e i quattro compari. I “Cinque di Cambridge” operarono indisturbati per oltre due decenni, spiando e reclutando; a favore di chi? I primi due, Donald MacLean e Guy Burgess, fuggirono agevolmente in Unione Sovietica nel 1951, sebbene il gruppo fosse noto al controspionaggio Mi5 fin dall’università, agli inizi degli anni ’30. I rimanenti rimasero liberi. Bizzarro. Kim Philby, da tempo sospettato d’essere il “terzo uomo”, il 23 gen. 1963 partì da Beirut su una nave sovietica, la “Dolmatova”. Riapparve una settimana dopo a Mosca. Il Manchester Guardian (nome allora del The Guardian) fu il più esplicito: “Come mai Philby sfuggì alla sorveglianza a Beirut, dopo l’interrogatorio?” Tu torchi un sospettato di doppio gioco. Costui fugge su un cargo russo?… Come accadde? Bella domanda ancor oggi. Poco dopo la fuga di Philby, nello stesso 1963, fu scoperto il “quarto uomo”, Anthony Blunt, storico dell’arte e conservatore della Pinacoteca Reale di Londra. La sua confessione fu però segretata e postdatata ad aprile 1964. “Segretata” significa che presero in giro “anche” gli Alleati nella NATO. Solo il 15 nov. 1979, Margaret Thatcher, primo ministro da sei mesi, svelò che Anthony Blunt era il “quarto uomo”, tutelato da un accordo d’immunità con l’Mi5, stipulato nel 1964. Sembra un film e lo gabellano per realtà. Contratto d’immunità? Perché sottoscritto? Che cosa ebbero in cambio il governo inglese e gli altri alleati della NATO?
John Cairncross, il c.d. “quinto uomo”, è la storia più bizzarra di tutte, in apparenza. Fu noto al Mi5 fin dal 1951, secondo le comunicazioni ufficiali, cioè quando pizzicarono i primi due. Pescato con documenti classificati nel suo appartamento, celati dietro un termosifone; la fece franca. Fu reclutato dai sovietici negli anni ’30, a Cambridge coi rimanenti quattro. Lavorò per il Foreign Office e a Bletchley Park, il centro di decrittazione dei codici, accedendo “anche” ai messaggi nazisti (decifrati con Enigma[25]) che passò a Mosca: cruciali per la vittoria sovietica nella battaglia di Kursk del 1943. Finita la guerra, Cairncross fornì altri segreti ai sovietici lavorando al Tesoro britannico. Evitò tuttavia manette e processo. L’MI5, come per Blunt e gli altri quattro, invece del consueto colpo alla nuca e incidente stradale simulato, lo mandò a Roma, poi negli USA. La cattivissima CIA e il perfido SID furono avvertiti? Non è dato saperlo. I quattro espatriati lasciarono famiglie e beni in Gran Bretagna. Sembra di sentirli: “Va bene, andate, ma continuate a lavorare per noi. I contatti a Mosca li avete. Il vostro contatto in Gran Bretagna è solo Blunt, nessun altro. Mettete bombe e scompiglio. Qualunque cosa accada voi siete spie sovietiche. Oppure in galera, i vostri beni confiscati e le vostre famiglie al bando. Chiaro?” Sì, è solo un’ipotesi, solo mera congettura.
Christopher Andrew confermò le memorie di Cairncross, utilizzando l’archivio Mitrokhin, il dossier d’un ex agente del KGB, Vasily Mitrokhin, del quale i britannici dissero che defezionò nel febbraio 1992. Il dossier arrivò pure in Italia. Sergio Mattarella[26] confermò la versione ufficiale degli arrivi delle schede Mitrokhin, come concordato con l’Mi6. Non seppe ovviamente che il dossier, protocollato con cura, non fu usato per individuare i traditori, numerosissimi (cfr. pag. 107). Calmatesi le acque, alcune schede furono manipolate per esiti innocui. Mattarella non seppe che nel dossier c’è la storia dei tradimenti italiani ai danni della NATO, a causa dei quali Donald Reagan ci privò della sovranità monetaria nel 1981. Poi la tolsero del tutto nel 1992, si è già detto, tirando redine destra e sinistra del mulo italiano. Spremuto Mitrokhin come un tubetto di dentifricio per quattro mesi, il 2 giugno 1992, partì la festosa crociera del Britannia, durante la quale i manager pubblici italiani accontentarono i britannici. Non potevano deluderli. Chi fu contrario si suicidò per il dispiacere.
L’IRI morì e la carriera del medium Romano Prodi decollò. Sorvoliamo sul FSB[27], su Sasha Litvinenko[28], sull’«ingenuità» del Mi5, lasciandolo avvicinare da due sicari russi. Avvelenato Sasha, fuggirono indisturbati. Distratti, che distratti! Dobbiamo quindi credere i Cinque di Cambridge inconsapevoli di quanto avvenne fra la tipografia di The Guardian e piazza Fontana in quel dicembre 1969. Perché no? L’Italia trabocca di ingenui che bevono pure i “colpi a raggiera”.
LA MANINA SOVIETICA Le 5 bombe del 12 dicembre 1969 ammonirono gli italiani, tre mesi dopo l’aiuto al sergente Muhammar Gheddafi per togliere il potere al filo britannico re Idris, con la benedizione di Washington. Il Risorgimento fu inglese (bomba al Vittoriano) e le bombe alle banche allusero ai finanziamenti al colpo di Stato libico. Chi fu la talpa? Senza la “manina sovietica” con la seconda bomba, quella anarchica (o inglese?) di piazza Fontana sarebbe scoppiata a sportelli chiusi ed era di potenza limitata; invece fu strage, altrimenti impossibile se fosse scoppiato solo l’ordigno inglese e la banca fosse stata chiusa.
Le Brigate Rosse fecero un’inchiesta (uno di loro legato all’Mi6, attraverso i genitori, la madre tenutaria d’un bordello a Sanremo) e coprirono quella e altre stragi, Bologna inclusa. Chi abbia un’ipotesi migliore si faccia avanti.
Treccani dimentica che la Strage di Portella della Ginestra, 1° maggio 1947, fu dei separatisti siciliani, dietro i quali agirono i Farran e i servizi inglesi. Il cerchio si chiude e la domanda rimane: gli inglesi lavoravano contro o con i servizi sovietici? Quando si narra di servizi segreti, tutto è appiccicoso come carta moschicida.
Se si è membri della NATO e vuoi danneggiare l’Italia senza urtare gli USA, conviene far apparire lo zampino sovietico e soprattutto eliminare quanti, Gino Birindelli e Luigi Calabresi per esempio, in Italia e altrove possano scoprire il tuo gioco. La verità è nascosta sotto il falso. Scrosti le bugie e la verità brilla. Ancora una volta Willan soccorre, basta leggerlo per comprendere chi sparge e perché mente:
«Moro, presidente della Democrazia cristiana e gran tessitore del compromesso storico con il Partito comunista italiano – volto a introdurre gradualmente i comunisti nella coalizione di governo – rimase sotto sequestro per cinquantacinque giorni. Poi i rapitori fecero ritrovare il suo cadavere crivellato di proiettili nel cofano d’una Renault 4, in una via di Roma equidistante dalle sedi della DC e del PCI. Durante la prigionia, gli aguzzini torchiarono Moro e lo sottoposero a un “processo popolare” con lo scopo di estorcergli segreti imbarazzanti sulla classe dirigente del paese. Moro, lottando per salvarsi la vita, rivelò informazioni sensibili sulla strategia della tensione che stava dietro ai massacri dinamitardi dell’estrema destra, sulla rete di staybehind della NATO denominata Gladio (un’organizzazione predisposta alla resistenza armata in caso di invasione), sulla corruzione politica e sul ruolo di Michele Sindona[29].»
L’affermazione di Willan è un manifesto politico: “durante la prigionia torchiarono Moro”. Non fu quindi una scampagnata come dettero a intendere gli intellettuali. Se furono i BR, come mai non pubblicarono che poche pagine facilmente manipolabili pure coi mezzi antiquati del 1978? Come mai non diffusero i nastri con le registrazioni?
Dopo di che Willan scivola: Moro svelò “informazioni sensibili sulla SDT”? Il prigioniero non aveva nulla da svelare perché, com’è qui dimostrato, la SDT è un ottimo single malt, della patria dei “Cinque di Cambridge” e di The Guardian. Il falso non è falsificabile altrimenti sarebbe vero.
Willan gabella ovviamente la solita «Renault 4, in una via di Roma equidistante dalle sedi della DC e del PCI» e vela gli interessi strategici di Londra. Quali, dopo la 2GM? Analoghi a quelli di lord Bentinck: squalificare l’Italia, membro NATO nel Mediterraneo e subentrargli nella fiducia statunitense, grazie a DC, PCI, PSI, MSI.
Le parole di Renato Curcio, dopo l’inchiesta dei BR, sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, non lasciano dubbi: “una sorta di complicità tra noi e i poteri che impedisce ai poteri e a noi di dire che cosa è veramente successo.” Noi e i Poteri non significa affatto bombe “fasciste”, tutt’al più depositate da un facchino fascista ma i mandanti sono “noi e i Poteri”.
Nella morchia italiana ebbero buon gioco inglesi e sovietici. Le strategie degli imperi sono immutate finché non crollano. La strategia sovietica naufragò; la britannica è tuttora avvertibile, coi camerieri italiani di Mi6.
La tesi di Willan: “La SDT mirava a screditare le forze progressiste perché gli attacchi terroristici erano spesso attribuiti a gruppi di sinistra, contribuendo a demonizzare il movimento comunista e le forze progressiste”, è l’esatto contrario della realtà: gli attentati attribuiti ai fascisti hanno mandanti comunisti e sono di quantità e qualità del tutto inferiore al terrorismo comunista e islamico marxista, che non sembra facciano disperare Londra. I numeri non mentono. Li si osservi.
(N.B: gli anni sono separati da una linea più marcata)
| TERRORISMO CRONOLOGIA 1945-2002
TERRORISMO FASCISTA |
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| N. | Data e località | Feriti
Morti |
Notizie sommarie | |
| 1 | 14 lug.
1948 |
Roma | 1F | Antonio Pallante, militante di destra, sparò a Palmiro Togliatti, ferendolo gravemente. L’attentato, molto strano, avvenne dopo l’incontro segreto fra Togliatti e S.S. Pio XII[30]. |
| 2 | 1960-1964 | Il c.d. golpismo fascista[31]. | ||
| 3 | 27apr.
1966 |
Roma | 1M | Paolo Rossi, studente universitario, 19 anni, ucciso nell’Università La Sapienza di Roma, aggredito da fascisti, mentre distribuisce volantini. È il primo omicidio politico di uno studente per mano fascista in Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Colpito da calci e pugni e scaraventato contro una vetrata, poi precipitò da un muretto alto cinque metri. |
| 4 | 25 apr.
1969 |
Milano | 15F | Franco Freda e Giovanni Ventura fanno esplodere due bombe, alla Fiera Campionaria e alla Stazione Centrale. Attentati perfetti per renderli sospettabili per piazza Fontana. |
| 5 | 8-9
Ago. |
Località
varie |
12F | Esplosero otto bombe posizionate sui treni nelle stazioni di Chiari, Grisignano, Caserta, Alviano, Pescara, Pescina e Mira. Altre due bombe ritrovate, inesplose, nelle stazioni di Milano Centrale e Venezia Santa Lucia. |
| 6 | 25 ott.
|
Pisa | 2F | Due studenti di sinistra picchiati da un gruppo di fascisti. |
| 7 | 12 dic. | Milano | 17M
88F |
Doppia bomba alla Banca dell’Agricoltura, piazza Fontana. Bomba inesplosa nella Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala. |
| 8 | 12 dic. | Roma | 16F | 4 bombe. |
| 9 | 22 lug. 1970 | Gioia Tauro | 6M
70F |
Attentato neofascista, deragliamento del treno Freccia del Sud, da Palermo a Torino. |
| 10 | lug.70-feb.71 | Reggio Calabr. | 11M 51F | Rivolta di Reggio Calabria, diretta dal Movimento Sociale Italiano (MSI) e dalla Curia vescovile. |
| 11 | 7-8 dic. | Roma | Golpe Borghese. Fatto controverso, forse avvenuto nella notte tra 7-8 dic. 1970. Presunto capo, il principe Junio Valerio Borghese, morto a Cadice, il 24 agosto 1974, per “pancreatite acuta emorragica”, cioè avvelenato. L’indagine sul c.d. “golpe” non concluse nulla; fu tuttavia utile a rimuovere il generale Vito Miceli, fedelissimo di Aldo Moro, dalla direzione dei servizi segreti, arrestandolo il 31 ott. 1974, processandolo e assolvendolo da ogni accusa dopo la morte di Aldo Moro. | |
| 12 | 31mag. 1972 | Gorizia, Peteano | 3 M
1 F |
500 Fiat con esplosivo, vittime 4 carabinieri. |
| 13 | 28 mag. 1974 | Brescia | 85 M
200 F |
Bomba in piazza della Loggia, durante un comizio dei sindacati. Pochi giorni dopo Andreotti svela la presenza di una centrale strategica del terrorismo a Parigi. Fu una bufala. La centrale era a Beirut sotto il controllo del KGB (cfr.cap.8°) |
| 14 | 4 ago. | S. Bened. Val di S. (BO) | 12 M
48 F |
Bomba sull’Espresso “Italicus”, da Roma a Monaco di Baviera. |
| 15 | 16 apr. 1975 | Milano | 1M | Militante Avanguardia Nazionale uccise uno del Movimento Studentesco. Fu l’inizio delle “giornate di aprile”; migliaia in corteo, egemonizzati da minoranze armate dell’Autonomia; a fine ’76 si formò Prima Linea a Milano. |
| 16 | 10 lug.
1976 |
Roma | 1M | Pierluigi Concutelli, Ordine Nuovo, uccide il giudice Vittorio Occorsio. Ergastolo. |
| 17 | 10 mar. 1977 | Roma | Assalto dei NAR al cinema Rouge et Noir, per protesta contro il film di Pier Paolo Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. | |
| 18 | 29 mar. | Roma | 3F | Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi assaltano una trattoria nel quartiere Borgo Pio, frequentato da militanti di sinistra. Conflitto a fuoco, feriti 2 CC e alcuni fascisti. |
| 19 | 29 set. | Roma | 1M | Elena Pacinelli, antifascista, 19 anni, muore per ferite da colpi di pistola in piazza Igea. |
| 20 | 30 set. | Roma | 1M | Walter Rossi, Lotta Continua, ucciso nel quartiere Balduina da Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi. Caso archiviato nel 1981. |
| 21 | 23 dic. | Roma | 1F | Massimo Di Pilla, di sinistra, ferito gravemente da due a bordo d’un vespone bianco. Alessandro Pucci indicato da Radio Città Futura come uno dei mandanti dell’aggressione. |
| 22 | 28 gen. 1978 | Roma | 1M
1F |
Piazza Don Bosco, agguato NAR contro i fratelli Nicola e Roberto Scialabba. Roberto ucciso da Cristiano e Valerio Fioravanti. |
| 23 | 6 mar. | Roma | 1M | Franco Anselmi Alessandro Alibrandi, Cristiano e Valerio Fioravanti rapinano l’armeria Centofanti. Anselmi ucciso dal proprietario. |
| 24 | 18 mar. | Milano | 2M | Assassinio di Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, diciottenni, del Leoncavallo. |
| 25 | 9 gen. 1979 | Roma | 5F | Radio Città Futura assalita da Giusva Fioravanti e i NAR. 5 donne gravemente ferite. |
| 26 | 15 mar. | Roma | I NAR rapinano l’armeria Omnia Sport, in via IV Novembre. | |
| 27 | 16 giu. | Roma | 27F | Due bombe a mano e spari dei NAR contro la sezione PCI in via Cairoli, quartiere Esquilino. |
| 28 | 27 nov. | Roma | Chase Manhattan Bank all’EUR di Roma, rapina dei NAR. Bottino:100 milioni di lire e altri valori. Totale circa mezzo miliardo di lire | |
| 29 | 11 dic. | Tivoli (RM) | Rapina all’oreficeria D’Amore. Parteciparono Sergio Calore e Bruno Mariani. | |
| 30 | 17 dic. | Roma | 1M | Valerio Fioravanti, Sergio Calore, Antonio D’Inzillo, Bruno Mariani e Antonio Proietti tentano d’uccidere l’avvocato Giorgio Arcangeli, cui addebitano la cattura di Pierluigi Concutelli, omicida del giudice Occorsio. Fioravanti scambiò Antonio Leandri, 24 anni, per l’avvocato e l’uccise. |
| 31 | 6 feb. 1980 | Roma | 1M | Maurizio Arnesano, agente PdS, 18 anni, in servizio all’Ambasciata del Libano, ucciso da Valerio Fioravanti e altri dei NAR. |
| 32 | 30 mar. | Padova | NAR assaltano Distretto Militare di Padova, lasciando la sigla BR. Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro rubarono 4 mitragliatrici, 5 fucili, pistole e proiettili. | |
| 33 | 23 mag. | Roma | 1M | Assassinio del giudice Mario Amato (sostituto procuratore della Procura di Roma), noto per le indagini approfondite sull’eversione di destra. Non gli fu assegnata una scorta nonostante le minacce ricevute. Mentre aspettava il bus, fu avvicinato da Gilberto Cavallini che gli sparò un colpo alla nuca. Valerio Fioravanti lo attendeva in moto per la fuga. Cavallini e Fioravanti condannati all’ergastolo. |
| 34 | 28 mag. | Roma
|
2M
1F |
Omicidio del V.Brig.PS Franco Evangelista, detto “Serpico”, del commissariato Salario, davanti al Liceo Giulio Cesare in corso Trieste.
Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Giorgio Vale, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini. L’obiettivo iniziale era disarmare la pattuglia. Fioravanti e Mambro ricevettero ergastoli (cumulativi per vari reati), mentre Ciavardini, minorenne, fu condannato a 30 anni. |
| 35 | 2 ago. | Bologna | 85M
200F |
Bomba nella Stazione ferroviaria. Condannati estremisti di destra. Le sentenze hanno tuttavia lasciato vaste zone d’ombra. Si veda il ruolo di Gelli (cfr.cap.8°) e i servizi di Gabriele Paradisi.[32] |
| 36 | 9 set. | Castel
Fusano (RM) |
1M | Francesco Mangiameli ucciso da Valerio e Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro, Giorgio Vale e Dario Mariani. |
| 37 | 5 dic. 1981 | Roma | 2M
3F |
L’agente Ciro Capobianco e 2 colleghi, Salvatore Barbuto e Luigi D’Errico fermarono quattro fascisti Alessandro Alibrandi, Walter Sordi, Pasquale Belsito e Ciro Lai. Alibrandi uccise Capobianco e fu ucciso da Barbuto, ferito. |
ANCHE FASCISTI Dopo l’abnorme attentato del 14 lug. 1948 contro Palmiro Togliatti, per un altro attentato “fascista” di grande risonanza occorre attendere le bombe di Ordine Nuovo il 25 aprile e l’8-9 agosto1969. Questi attentati legittimarono i sospetti su Franco Freda e Giovanni Ventura quando il 12 dic. 1969 scoppia la doppia bomba di piazza Fontana a Milano, per le cui responsabilità, lo dice Renato Curcio, non si può dire “che cosa è veramente successo”. Non di meno i venerati maestri (evidentemente meglio informati di Curcio) assicurano sia terrorismo fascista. Le bombe furono due. Eccesso di zelo fascista? Come si è visto il confronto fra terrorismo comunista e fascista non muta; sebbene su piazza Fontana delle indagini inadeguate quanto quelle su via Fani, lascino aperte molte ipotesi. Una bomba di un gruppo anarchico? L’altra sotto controllo sovietico, con la manina di Kim Philby? Ambedue inglesi? Ambedue sovietiche ma di differenti fazioni? Ambedue fasciste? Che senso avrebbe? Difficile risposta con oltre mezzo secolo di disinformazione anglo comunista. Ma Curcio sembra avere omertà precise. Piazza Fontana, come altri attentati, sebbene di mani ignote, è comodo attribuirli ai fascisti. Una storia a parte per il c.d. “Golpe Borghese” [33] sul quale grava l’inconcludenza delle indagini e Bologna del 2 agosto 1980, con le sorprese nel capitolo ottavo sul compagno Licio Gelli (cfr. cap. 8°).
Il presunto “golpe” del 1974 (o meglio del 1970, poi riscaldato) sarebbe stato compiuto da un reparto di placide Guardie Forestali e non meglio definiti reparti dell’Esercito[34]. Per comprendere il clima di quegli anni, un fatterello curioso assai, trascurato da tutte le cronache e dai venerati maestri.
Avvenne nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970, nell’Accademia militare di Modena. Gli allievi del 151° e del 152° Corso furono destati in piena notte; schierati coi fucili, ma scarichi, a presidiare finestre e ingressi dell’istituto, contro un non meglio definito “nemico” che avrebbe tentato chissà quale assalto armato, come nei film di quegli anni. Il fattaccio rimase ignoto a cronache e indagini. Il comandante dell’Accademia fu il generale Lelio Giannangeli, lo stesso che due anni dopo invitò Eugenio Cefis a tenere la conferenza di cui si disse. Fu solo un’esercitazione d’allarme, coincisa casualmente col 7 dicembre? Oppure il Reggimento Allievi fu mobilitato nell’ambito del “golpe”? E se sì, con quali intenti? A scopo difensivo per fronteggiare attacchi esterni? Oppure con un ruolo più attivo? Una manina seppellì la verità; come vorrebbero fare con Aldo Moro, da 47 anni. Chi conosce le procedure dell’Esercito può giurare su due fatti. Primo. Eugenio Cefis fu invitato a tenere la conferenza con l’assenso di tutta la linea gerarchica al di sopra del comandante dell’Accademia di Modena. Secondo. Il silenzio su quanto avvenne nella notte del 7 dicembre fu tenuto col consenso di tutta la medesima linea gerarchica. Chi abbia dubbi, rammenti che nell’Accademia Militare c’era un reparto Carabinieri, che partecipò all’ “esercitazione” e non l’avrebbe fatto senza ordini dall’alto.
Giannangeli non fu mai inquisito. Fu promosso generale di Divisione l’anno successivo. Forse il fatto fu talmente grottesco da consigliare di sfumare, tanto traspariva il disegno di creare confusione per scopi inconfessabili. Quali? Una risposta potrebbe trovarsi pochi anni dopo in un’altra apparente bizzarria, la c.d. ristrutturazione dell’Esercito, cancellando 48 reggimenti e 87 battaglioni dal 1º set. al 31 dic. 1975; altri dieci comandi reggimentali furono trasformati in comandi di brigata. Lo strato maggiore dell’Esercito impose il reclutamento mensile dei soldati di leva e l’«addestramento per imitazione.» Mentre in precedenza gli scaglioni di leva s’avvicendavano di anno in anno. Da quel momento – ogni mese – nei reparti immisero giovani reclute, sprovvedute di addestramento, dunque bisognose di mesi per l’amalgama. L’operatività dei reparti precipitò. A questo s’aggiunse l’«addestramento per imitazione.» Il lettore immagini, per non farla troppo lunga, che cosa comportò imparare a guidare un carro armato o a confezionare una carica d’esplosivo “imitando” chi fosse già (male) addestrato.
In piena Guerra Fredda, mentre l’Unione sovietica preparava l’attacco, l’Italia giocava coi “golpe” da barzelletta e in quattro mesi ridusse del 50 per cento la forza schierata a fronteggiare il Patto di Varsavia, massacrandone l’operatività. Chi il “golpista”, per conto di chi?
Ministro della Difesa fu Arnaldo Forlani. Egli sospese l’ergastolo per grave malattia al maggiore Herbert Kappler nel 1976. Ne dispose il trasferimento dal carcere militare di Gaeta al Policlinico militare del Celio a Roma. Kappler evase indisturbato il 15 ago. 1977. L’evasione di Kappler fu tempestiva per sostituire il ministro della Difesa, Vito Lattanzio, barese, col siciliano di devozione andreottiana, Attilio Ruffini, il quale “smarrì” il dossier Stay Behind nei 55Giorni, il dossier NATO segretissimo di interesse dell’Unione sovietica nel pieno della Guerra Fredda. (cfr. cap. 5°)
Questa digressione occorre per capire le ambiguità di quegli anni. Gli attentati fascisti più efferati e strutturati avvennero per mano dei piccolo borghesi di Ordine Nuovo e dei NAR, la rivoluzione fascista partita dai Parioli. In totale due dozzine di gravi attentati fascisti, a fornire alibi e moventi ben solidi al durevole terrorismo marxista-leninista, per costruire la SDT, su idea italo-inglese. Alibi certamente apprezzato dal “Gruppo di Cambridge”: impacchettato a Roma e rilanciato dalle rotative del britannico The Guardian. Senza i “facchini della destra”, sia detto senza ironia, sarebbe stato impossibile spacciare la SDT; il terrore comunista sarebbe rimasto l’unico responsabile come largamente meritò fino al 1989. Il premeditato impiego della destra, col terrore tanto efferato quanto improvvisato e operativamente arrangiato a chi servì? Uno dei massimi esponenti della destra, prima d’omaggiare un cadavere, incontrò di frequente un tale che giungeva su un’auto con targa inglese, nella villa d’una nobildonna a pochi chilometri dalla caserma dove lavorò chi scrive.
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Fig. 15
TERRORISMO CRONOLOGIA 1945-2002 TERRORISMO COMUNISTA |
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| N. | DATA | LUOGO | morti
feriti |
NOTIZIE SOMMARIE |
| 1 | 1° mar.
1968 |
Roma
Valle Giulia |
148
F |
L’atto di nascita della violenza comunista piccolo borghese.
La retorica sinistrese la definì “la battaglia di Valle Giulia”, coi cartelli “Potere studentesco”, il movimento eversivo, legato al PSIUP di Pietro Marcenaro, apparentemente autonomo. La conflittualità illegale contro le forze dell’ordine, animata da figli di papà piccolo borghesi, aprì le porte al terrorismo comunista. Pier Paolo Pasolini inchiodò i “figli di papà” con la poesia “Il Pci ai giovani”: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc. E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio fureria e popolo […]. Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.» |
| 2 | 24 mar. | Milano | 100F | Il Movimento Studentesco di Milano, guidato da Capanna, ebbe un ruolo chiave nelle proteste del 1968 e marcata impronta extraparlamentare.
La manifestazione, drammaticamente battezzata il “massacro” di largo Gemelli, fu utile a galvanizzare la protesta extraparlamentare. |
| 3 | Aprile | Roma | Congresso internazionale di terroristi marxisti, legati all’Urss. Avvenne del tutto indisturbato. Si riunirono i delegati di diciassette partiti comunisti, molte centinaia di dirigenti e attivisti, ufficialmente “difensori del Terzo Mondo” dall’egemonia americana e dall’Europa occidentale. | |
| 4 | 3 lug.
1969 |
Torino | 200F
100 della polizia |
In migliaia tengono in scacco la polizia fino all’alba. Gli operai più giovani, in gran parte immigrati dal Mezzogiorno, decisi a portare la lotta fino alle estreme conseguenze[35]. La manifestazione assumerà carattere insurrezionale, come quella a Genova nel 1960 e a Piazza Statuto nel 1962. |
| 5 | 27 ott. | Pisa | 1M | Manifestazione contro la violenza fascista di 8.000-10.000 persone. 300 giovani, staccatisi dal corteo, assaltarono la sede del Movimento Sociale Italiano (MSI) in corso Italia. Scontro tra manifestanti e polizia. Morì Cesare Pardini, studente universitario di 22 anni, colpito al petto da un candelotto lacrimogeno sparato dalla polizia sul lungarno Gambacorta, vicino al Ponte di Mezzo, mentre osservava gli scontri. |
| 6 | 19 nov. | Milano | 1M | Antonio Annarumma, agente di PS, 22 anni, in forza al Terzo Reparto Celere, fu ucciso durante una manifestazione di Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) e il Movimento Studentesco. Annarumma stava guidando un mezzo della polizia dove si incrociavano diversi cortei, tra cui quello marxista-leninista e quello anarchico. Un tubolare d’acciaio, lanciato dai manifestanti, colpì Antonio Annarumma, penetrandogli il cranio e uccidendolo. Il funerale fu teatro di scontri e aggressioni, e la vicenda suscitò una dura reazione istituzionale. Il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat definì l’accaduto un “barbaro assassinio”. |
| 7 | 17 set. 1970 | Brescia
Milano |
Sulla strada Brescia-Milano una bomba incendiò il box auto di Giuseppe Leoni, direttore personale di Sit Siemens. | |
| 8 | 5 ott. | Genova | Sergio Gadolla rapito da Gruppo XXII Ottobre. Questo fu l’atto spacciato come “atto di nascita” del terrorismo comunista, come si è visto, preceduto da almeno 4 gravi episodi di terrore rosso. | |
| 9 | 27 nov. | Incendiata auto di Ermanno Pellegrini, capo vigilanza di stabilimento Pirelli. La Direzione reagì licenziando un ignaro operaio, Franco Della Torre.
I BR strumentalizzarono bene l’errore della dirigenza. Incendiarono l’auto del capo del personale, esecrando il licenziamento di Della Torre, un “padre di famiglia e comandante partigiano”. |
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| 10 | 1969-1971
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Milano
Genova |
Gruppo XXII Ottobre, attentati incendiari alla sede del Partito Socialista Unitario, al Consolato Generale USA, a una raffineria, alla IGNIS, a una gazzella dei Carabinieri. Il gruppo si formò a Genova. | |
| 11 | 25 gen. 1971 | Lainate (MI) | 8 bombe incendiarie sotto altrettanti autotreni sulla pista di prova della Pirelli di Lainate (MI). 3 degli otto ordigni provocarono ingenti danni. | |
| 12 | 26 mar. | Genova | Alessandro Floris, fattorino di Istituto Autonomo delle Case Popolari (IACP), ucciso in una tentata rapina della XXII Ottobre. | |
| 13 | 3 mar. | Milano | I BR sequestrano e poi rilasciano Idalgo Macchiarini, dirigente Sit Siemens. | |
| 14 | 14 mar. 1972 | Segrate
(MI) |
1M | G.A.P. – Gruppi d’Azione Partigiana, Giangiacomo Feltrinelli muore nell’esplosione del tritolo da lui collocato su un traliccio dell’alta tensione. |
| 15 | 17 mag. | Milano | 1M | Ucciso il commissario Luigi Calabresi, da Ovidio Bompressi e Leonardo Marino. Mandanti: Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, di Lotta Continua. |
| 16 | 7 lug. | Salerno | 1M | Carlo Falvella, 19 anni, del Fronte Universitario d’Azione Nazionale (FUAN), ucciso dall’anarchico Giovanni Marini. |
| 17 | 16 apr. 1973 | Roma | 2M | Incendiata con cinque litri di benzina sotto la porta, la casa della famiglia di Mario e Anna Maria Mattei; scapparono con due figli, mentre altri due, Virgilio e Stefano, furono arsi vivi.
Domenico Sica chiese l’ergastolo per Achille Lollo, Marino Clavo, e Manlio Grillo, di Potere Operaio. Assolti, per insufficienza di prove. In appello derubricati in incendio doloso e omicidio colposo, condannati a 18 anni nel 1987. Pene prescritte nel 2003. Nessuno scontò la pena. |
| 18 | 17 mag. | Milano | 4M
50F |
Attentato alla Questura di Milano, durante la commemorazione di Luigi Calabresi. Autore, Gianfranco Bertoli, anarchico. |
| 19 | 10 dic. | Torino | I BR rapiscono e poi rilasciano Ettore Armerio, direttore del personale di Fiat. | |
| 20 | 18 apr. 1974 | Genova | 18 BR sequestrano il magistrato Mario Sossi. Liberato il 23 maggio a Milano. | |
| 21 | 17 giu. | PD | 2M | I BR uccidono Giuseppe Mazzola, ex appuntato dei Carabinieri in pensione, impiegato del MSI-DN di Padova insieme a Graziano Giralucci, agente di commercio. |
| 22 | 15 ott. | Robbiano
Med.(MI) |
1M | I BR uccidono Felice Maritano, Maresciallo CC. |
| 23 | 29 ott. | 2M | Luca Mantini e Giuseppe Romeo uccisi dai CC in una tentata rapina in banca. | |
| 24 | 28 feb. 1975 | Roma | 1M | Omicidio Mikis Mantakas,22 anni, studente greco del Fronte Universitario d’Azione Nazionale. Sparato da Alvaro Lojacono, di Potere Operaio, assolto, insufficienza di prove. Panzieri condannato a 9 anni. In appello, nel 1980, entrambi ricevettero 16 anni per omicidio.Lojacono, latitante in Algeria e in Svizzera,vi ottenne la cittadinanza grazie alla madre. Condanna a 17 anni per l’omicidio del giudice Girolamo Tartaglione (1978), ne scontò 11. Non ha pagato per Mantakas. |
| 25 | 11 mar. | Napoli | 1M
1F |
Nuclei Armati Proletari. Giuseppe Vitaliano Principe morì per esplosione della sua bomba. Alfredo Papale, complice, gravemente ferito. |
| 26 | 13 mar. | Milano | 1M | Sergio Ramelli, del fronte della Gioventù, ucciso a colpi di chiave inglese da Avanguardia Operaia. |
| 27 | 10
apr. |
Torino | 1F | L’avv. Aldo Rovito, MSI, ferito gravemente alla testa con catene e chiavi inglesi. |
| 28 | 6 mag. | Roma | NAP sequestrano il magistrato Giuseppe Di Gennaro della Dir. Gen. Istituti di Prevenzione e Pena. Rilasciato 4 giorni dopo. | |
| 29 | 15 mag. | Milano | 1F | BR feriscono Massimo De Carolis della DC. |
| 30 | 4 giu. | Acqui Terme | 2M | BR rapiscono Vittorio Vallarino Gancia, industriale, lo portano nella cascina Spiotta di Arzello (Acqui T.). I CC individuarono il covo; furono uccisi l’appuntato Giovanni D’Alfonso e la BR Margherita Cagol. |
| 31 | 24 lug. | Roma | 1M | Irruzione dell’antiterrorismo in casa di Annamaria Mantini, uccisa nella sparatoria. |
| 32 | 4 set. | Ponte Brenta
(PD) |
1M | Omicidio Appuntato di P.S. Antonio Niedda. Fermò per un controllo un’auto con a bordo due BR. Carlo Picchiura sparò 3 colpi di pistola, uccidendo Niedda. L’altro agente arrestò Picchiura. |
| 33 | 8 giu. 1976 | Genova | 3M | I BR uccidono Francesco Coco, Procuratore generale di Genova, e due uomini della scorta. |
| 34 | 1° set. | Biella | 1M | Omicidio del vice questore Francesco Cusano per mano del BR Lauro Azzolini. |
| 35 | 15 nov. | Sesto San Giov. (MI) | 3M | Il vicequestore Vittorio Padovani e una squadra di agenti guidati dal maresciallo Sergio Bazzega bussarono alla porta di Walter Giuseppe Alasia, BR. Il terrorista uccise Padovani e Bazzega, ucciso a sua volta nella sparatoria. |
| 36 | 14 dic. | Roma | 2M
1F |
Il capo dei servizi di sicurezza di Roma e del Lazio, Alfonso Noce, ferito dai NAP. Morti Prisco Palombo agente di scorta e il terrorista Martino Zicchitella. |
| 37 | 12 gen.
3 apr. 1977 |
Genova | BR sequestrano Pietro Costa a Genova per 81 giorni; 1 miliardo e mezzo di riscatto. Singolare inerzia dello Stato. | |
| 38 | 13 feb. | Roma | 1F | BR feriscono alle gambe Valerio Traversi, dirigente ministero di Giustizia |
| 39 | 22 mar. | Roma | 1M | Maria Pia Vianale, NAP; evasa dal carcere di Pozzuoli, riconosciuta dall’agente PS Claudio Graziosi, tentò d’arrestarla. Colpito a morte da Antonio Lo Muscio, altro NAP. Quattro mesi dopo la Vianale venne arrestata a Roma insieme a Franca Salerno e Antonio Lo Muscio. |
| 40 | 21 apr. | Roma | 1M | Settimio Passamonti, allievo sottufficiale PS, sparato durante sgombero dell’Università “La Sapienza”, occupata da Autonomia Operaia. |
| 41 | 27 apr. | Torino | 1M | Ucciso da tre BR l’avvocato Fulvio Croce, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Procuratori del Tribunale di Torino. |
| 42 | 12 mag. | Roma | 1M | Giorgiana Masi, studentessa e militante radicale, uccisa a Roma durante una manifestazione del Partito Radicale. Un proiettile entrò nella schiena e, attraverso la spina dorsale, trapassò l’addome. Fuoco amico. |
| 43 | 14 mag. | Milano | In via De Amicis, un NAP con passamontagna punta una P38 contro la polizia. | |
| 44 | 20 mag. | Roma | 1F | Viale delle Medaglie d’Oro, quartiere Balduina, due a volto coperto spararono contro sei militanti missini vicino alla sezione MSI-DN. Uno dei proiettili colpì alle spalle Enrico Tiano, segretario della sezione e studente universitario. |
| 45 | 2 giu. | Milano | 1F | Indro Montanelli ferito da BR. |
| 46 | 9 giu. | Sesto S.Giov. (MI) | 1F | Fausto Silini, capo reparto della Breda, ferito alle gambe. |
| 47 | 20 giu. | MI | 1F | Giuseppe D’Ambrosio, capo reparto Sit-Siemens ferito alle gambe. |
| 48 | 21 giu. | Roma | 1F | Remo Cacciafesta, preside di Economia e Commercio alla Sapienza, ferito alle gambe da BR. |
| 49 | 27 giu. | Pomigliano d’A. (NA) | 1F | Vittorio Flick, responsabile delle relazioni industriali dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco, ferito alle gambe da Prima Linea. |
| 50 | 10 lug. | Genova | 1F | Sergio Prandi, capo officina dell’Ansaldo, ferito alle gambe da BR. |
| 51 | 13 lug. | Torino | 1F | Maurizio Puddu, consigliere DC della Provincia di Torino, ferito alle gambe da BR. |
| 52 | 16 nov. | Torino | 1M | Carlo Casalegno, vicedirettore del quotidiano La Stampa, ucciso da BR. |
| 53 | 24 dic. | Roma | 1F | Assalto a fuoco alla casa di Alessandro Pucci. Ferita la madre. Il giorno dopo nascono i NAR. |
| 54 | 28 dic. | Roma | 1M | Angelo Pistolesi, del Movimento Sociale Italiano (MSI), assassinato a Roma, davanti alla sua abitazione. Omicidio rivendicato dai “Nuovi Partigiani”. |
| 55 | 7 gen. 1978 | Roma | 3M | Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, Frante della Gioventù, uccisi davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larentia. Un terzo, Stefano Recchioni, morì poco dopo sparato da un capitano dei carabinieri. |
| 56 | 10 mar. | Torino | 1M | Rosario Berardi, maresciallo PS dell’Antiterrorismo, ucciso da BR. |
| 57 | 16 mar. | Roma | 5M | Strage di via Mario Fani. |
| 58 | 24 mar. | Torino | 1F | BR feriscono Giovanni Picco, DC, ex sindaco. |
| 59 | 11 apr. | Torino | 1m | BR uccidono la guardia penitenziaria Lorenzo Cotugno. |
| 60 | 6 mag. | Novara | 1F | PAC (Proletari Armati per il Comunismo). Ferito alle gambe Giorgio Rossanigo, medico del carcere di Novara. |
| 61 | 8 mag. | Milano | 1F | PAC. Ferito alle gambe Diego Fava, medico fiscale dirigente di una sezione Inam di Milano. |
| 62 | 9 mag. | Roma | 1M | Uccisione di Aldo Moro. |
| 63 | 6 giu. | Udine | 1M | PAC. Assassinio di Antonio Santoro, comandante degli agenti di custodia del carcere di Udine |
| 64 | 21 giu. | Genova | 1M | Omicidio del Commissario Antonio Esposito dell’Antiterrorismo. Si recava con l’autobus n. 15 nell’ufficio di Nervi. Due sicari BR. |
| 65 | 5 lug. | Milano | F | BR. Gavino Manca, collaboratore di Leopoldo Pirelli. Ferito. |
| 66 | 6 lug. | Torino | F | BR. Aldo Ravaioli, imprenditore e presidente del Comitato della Piccola Industria dell’Unione Industriale di Torino, colpito con otto proiettili a gambe e un polso, sopravvisse. |
| 67 | 7 lug. | Genova | F | BR. Fausto Gasparini, vicedirettore dell’Intersind. Ferito. |
| 68 | 28 set. | Torino | 1M | Omicidio di Pietro Coggiola, capofficina Fiat. |
| 69 | 28 set. | Mestre | 1M | Sergio Gori, operaio PCI, sindacalista, assassinato da BR. |
| 70 | 10 ott. | Roma | 1M | BR uccidono Girolamo Tartaglione, direttore generale degli Affari penali del Ministero di Giustizia |
| 71 | 24 ott. | Verona | 1F | PAC. Ferito alle gambe Arturo Nigro, agente di custodia del carcere di Verona. |
| 72 | 15 dic. | Torino | 2M | BR uccidono Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, PS, sotto il muro del carcere “Le Nuove”. |
| 73 | 23 dic. | Roma | 1M
15F |
Attentato alla stazione Termini, rivendicato dai “Nuclei Armati Proletari” (NAP). |
| 74 | 24 gen. 1979 | Genova | 1M | Guido Rossa sindacalista PCI, ucciso da BR. |
| 75 | 24 gen. | Bergamo | PAC. Rapina all’armeria Tuttosport di Bergamo: 40 rivoltelle, 15 carabine, 3mila munizioni. | |
| 76 | 29 gen. | Milano | 1M | Emilio Alessandrini, magistrato, assassinato da Prima Linea. Lavorava sul terrorismo di destra e di sinistra. Indagava pure su piazza Fontana. |
| 77 | 16 feb. | Venezia | 1M | PAC. Cesare Battisti e altri. Assassinio di Lino Sabbadin, titolare d’una macelleria a Santa Maria di Sala (VE) |
| 78 | 16 feb. | Milano | 1M
1F |
PAC. Cesare Battisti e altri. Assassinio di Pier Luigi Torregiani, titolare d’una gioielleria nel quartiere Bovisa, assassinato in un agguato. Il figlio Alberto rimase paralizzato. Torregiani era malato di tumore polmonare e noto per il suo impegno sociale (aveva ricevuto l’Ambrogino d’oro dal sindaco di Milano, Carlo Tognoli). Il 22 gennaio 1979, durante un tentativo di rapina in un ristorante, reagì sparando e uccidendo un rapinatore. |
| 79 | 19 apr. | Milano | 1M | PAC. Cesare Battisti e altri. Assassinio di Andrea Campagna, ag. PS, autista della Digos di Milano. |
| 80 | 3mag. | Roma | 2M
1F |
Assalto alla sede regionale della DC. Ucciso il maresciallo PS Antonio Mea e l’app.PS Pierino Ollanu. L’ag.PS Vincenzo Ammirata, gravemente ferito. |
| 81 | 13 lug. | Roma | 1M | BR uccidono il Tenente Colonnello CC Antonio Varisco. Egli entrò nel covo di via Gradoli insieme al pm Luciano Infelisi. |
| 82 | 9 nov. | Roma | 1M | BR uccidono l’agente PS Michele Granato, Commissariato San Lorenzo. |
| 83 | 21 nov. | Genova | 2M | BR uccidono il maresciallo CC Vittorio Battaglini e il carabiniere Mario Tosa. |
| 84 | 27 nov. | Roma | 1M | BR uccidono il maresciallo PS Domenico Taverna, comandante della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato Appio Nuovo. |
| 85 | 7 dic. | Roma | 1M | BR uccidono il maresciallo PS Mariano Romiti, comandante della Squadra di PG del Commiss. Centocelle. |
| 86 | 8 gen. 1980 | Milano | 3M | BR uccidono gli agenti PS Antonio Cestari, Rocco Santoro e Michele Tatulli. |
| 87 | 25 gen. | Genova | 2M | BR uccidono il ten. col. CC Emanuele Tuttobene e l’appuntato Antonino Casu. |
| 88 | 7 feb. | La Spezia | Attentato alla fabbrica Oto Melara di La Spezia con esplosivo Semtex. | |
| 89 | 12 feb. | Roma | 1M | BR uccidono Vittorio Bachelet, vice presidente del CSM e contiguo ad Aldo Moro. Integerrimo, non si sarebbe contentato delle spiegazioni di comodo offerte dal Palazzo su via Fani e sull’autopsia. |
| 90 | 28 mar. | Genova | 4M | Irruzione in via Fracchia 12 dei carabinieri di Dalla Chiesa, per le informazioni fornite da Patrizio Peci, pentito. 4 morti BR: Riccardo Dura, Lorenzo Betassa, Piero Panciarelli, e Annamaria Ludmann |
| 91 | 13 mag. | La Spezia | 1M
4F |
Attentato BR alla Oto Melara di La Spezia. Quattro feriti e la morte del vicebrigadiere GdF Francesco Adorno. |
| 92 | 28 dic. | Trani
(BA) |
20 F | Rivolta BR nel carcere di Trani. Sedata dal GIS CC. |
| 93 | 31 dic. | Roma | 1M | BR uccidono il generale CC Enrico Galvaligi, supervisore degli istituti di massima sicurezza. Coordinò il blitz nel carcere di Trani per liberare gli ostaggi durante la rivolta. |
| 94 | 14 gen. 1981 | Torino | 1F | L’avvocato Antonio De Vita, legale di patrizio Peci sopravvive a un tentativo di omicidio dei BR che gli sparano mentre è in auto. |
| 95 | 27 apr. | Torre del Greco
(NA) |
2M
1F |
BR rapiscono Ciro Cirillo, assessore regionale DC. Uccisi l’agente Luigi Carbone e l’autista Mario Cancello. Ferito gravemente il segretario, Ciro Fiorillo. |
| 96 | 13 mag. | Roma | 1F | Attentato a san Giovanni Paolo II. |
| 97 | 6 lug. | Mestre | 1M | Giuseppe Taliercio, direttore di petrolchimico Montedison a Porto Marghera, rapito il 20 maggio 1981 dai BR. Detenuto per 46 giorni nei pressi di Udine. Il 5 luglio 1981 fu ucciso da Antonio Savasta, lasciato nel bagagliaio d’una Fiat vicino al petrolchimico. Non mangiò negli ultimi cinque giorni, fu torturato. Non collaborò. |
| 98 | 17 dic. | Verona | Rapimento del generale James Lee Dozier. Esecutori: Antonio Savasta, Pietro Vanzi, Ugo Milani, Cesare Di Lenardo, Barbara Balzerani, Ruggero Volinia, Giovanni Ciucci. | |
| 99 | 9nov. 1984 | Tra Napoli e Salerno | 6M
40F |
Esplosione sulla linea ferroviaria Napoli-Salerno, rivendicata dai BR |
| 100 | 20 mar. 1987 | Roma | 1M | BR ucciso il generale AMI Licio Giorgieri. |
| 101 | 20 mag. 1999 | Roma | 1M | BR. Ucciso Massimo D’Antona. |
| 102 | 19 mar. 2002 | Modena | 1M | BR. Ucciso Marco Biagi. |
ANCHE BR NON SOLO BR La cronologia del terrorismo comunista evidenzia: 1) vi sono almeno quattro sigle, fra le quali i BR sono molto importanti ma non soli né del tutto predominanti se non nelle cronache dopo via Mario Fani; 2) il terrorismo comunista agisce a man salva fino alla caduta del Muro di Berlino, poi si spegne, salvo una frangia d’irriducibili che non avevano capito nulla; 3) queste code del terrorismo comunista operano fino al 2002, indipendenti in apparenza, dotati di retroterra organizzativo e logistico nazionale, di tutto rispetto, le cui operazioni appaiono regolamenti di conti interni fra comunisti, mai chiariti.
Trascurato lo sciame delle azioni minori – sono migliaia – rimangono oltre 90 azioni terroristiche di grande effetto, sostenute da un’organizzazione diffusa sul territorio, blandita dalla stampa, coi BR premiati dalla legge dopo via Mario Fani, nonostante fossero palesemente menzogneri sulla tragedia, nonché reticenti sulle torture ad Aldo Moro e l’esplosivo ad alto potenziale in via Mario Fani. Il terrorismo comunista fu caratterizzato dalla convinzione della base di destabilizzare lo Stato e promuovere una rivoluzione comunista. Nella realtà si ripeté la guerra civile del “cambiare tutto per non cambiare nulla” affinché le oligarchie uscite dal Fascismo ed entrate nella Repubblica, conservassero rendite e privilegi, a danno dei ceti medi e dei lavoratori illusi dai pifferai rivoluzionari. In questa faglia sociale si inserirono i servizi sovietici per i propri scopi militari.
Fattisi da parte a Roma “Potere Studentesco”, a Milano “Movimento Studentesco”, cioè quanti avevano innescato la violenza – con una precisa tecnica bolscevica – rimasero in campo le formazioni militari del terrore comunista: le Brigate Rosse (BR), Prima Linea (PL), Nuclei Armati Proletari (NAP), Unione Comunisti Combattenti (UCC), i Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Seguivano lo schema del Comintern di Žadov, come Rossana Rossanda aveva ricordato. Eseguirono sequestri, attentati, ferimenti, rapine, torture, contro: forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, dirigenti d’azienda, additati spesso dai loro colleghi traditori. L’elencazione è limitata agli atti più eclatanti, ma il terrorismo rosso registrò migliaia di attentati rivendicati fra il 1969 e il 1982, da organizzazioni comuniste, fortemente caratterizzate e in vigorosa competizione per accaparrarsi fondi e rifornimenti sui quali non indagarono, neppure dopo il 9 maggio 1978.
Tutti i reduci del terrorismo comunista vivono agiatamente. Non hanno pagato danni civili né allo Stato né alle vittime. Alcuni sono proprietari di lussuosi beni immobili, come cittadini che abbiano speso l’esistenza lavorando e risparmiando. Da dove arrivano quelle risorse se non dal crimine? Resta da capire il ruolo di Antonio Lojacono, scampato all’ergastolo “perché cittadino svizzero”, dicono le cronache.
Cittadino d’un paradiso fiscale, non sei quindi estradabile quantunque assassino di cittadini italiani. Va bene. Sicuro che la legge sia rispettata? Epperò rimane una curiosità: chi opera oggi a man salva da ufficiale pagatore, maneggiando denari dei servizi segreti. Anche italiani? In questa Italia non stupirebbe più nulla.
| Fig.16
TERRORISMO CRONOLOGIA 1945-2002 TERRORISMO ISLAMICO MARXISTA |
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| 1 | 27 apr. 1973 | Roma | 1M | Vittorio Olivares[36], dipendente della compagnia aerea israeliana El Al, fu ucciso in via XX Set. da Zaharia Abou Saleh, siriano di Set. Nero. |
| 2 | 17 dic. | Fiumicino (RM) | 32M
15F |
Terroristi islamici palestinesi uccidono 32 persone e ne feriscono 15[37]. La strage dimenticata perché non ascrivibile alla “strategia della tensione” bensì preparatoria della destabilizzazione che sfocerà, col contributo di terroristi palestinesi e di Carlos nella strage di via Fani. |
| 3 | 21 mar.
1980 |
Roma | 1M | Salem Mohamed El Ritemi, dissidente libico e oppositore di Muammar Gheddafi, assassinato a Roma, in via Aurelia, da agenti libici. |
| 4 | 19 apr. | Roma | 1M | Aref Abdul Giaidli, oppositore di Gheddafi, fu ucciso a Roma, in via Nomentana. |
| 5 | 10 mag. | Roma | 1M | Abdallah El Khazuni, un dissidente libico, fu assassinato nella sua abitazione di Roma, in via Palestro. |
| 6 | 11 giu. | Milano | 1M | Azzedine Lahderi, dissidente libico fu ucciso nella Stazione Centrale di Milano. Due uomini spararono a Lahderi, che morì sul colpo. |
| 7 | 2 set. | Libano Sud | 2M | Italo Toni e Graziella De Palo scomparsi nel Sud Libano 30 gg. dopo la strage di Bologna. I servizi italiani non indagarono. Disinformazione di Stato. |
| 8 | 9 ott. 1982 | Roma | 1M
37F |
Ucciso Stefano Gaj Taché, un bambino di due anni, dall’Organizzazione di Abu Nidal alias di Sabri Khalil al-Banna, terroristi d’estrema sinistra, organico all’Urss. |
| 9 | Ott. 1984 | Mohammed El Mansouri, libanese, arrestato a Trieste sull’Orient Express dalla Jugoslavia, in possesso di Semtex, potente esplosivo plastico cecoslovacco. Non trapelò neppure dopo l’attentato il mese successivo sulla linea Napoli-Salerno. | ||
| 10 | 23 dic. | Grande Galleria dell’Appennino | 16M
266 F |
Attentato sul treno 904, sulla tratta Napoli-Milano, sulla linea direttissima, poco dopo la stazione di Vernio, all’interno della Grande Galleria dell’Appennino. I mandanti risulterebbero Salvatore Riina e altri mafiosi. Gli esecutori? L’origine dell’esplosivo? |
| 11 | 7-10
ott. 1985 |
Fra Egitto e
Sigonella |
1M | FPLP dirotta l’Achille Lauro. Leon Klinghoffer, ebreo disabile, trucidato e appeso alla fiancata destra della nave. |
| 12 | 27 dic. | Fiumicino | 13M
65F |
Due attacchi simultanei ai check-in della israeliana El Al, da quattro del gruppo di Abu Nidal. 2 terroristi uccisi e due, Mohammed Sharam e Nasser Ahmed Darwazeh, arrestati. Mohammed Sharam, condannato all’ergastolo nel 1989. Nel 2003 fu rilasciato per motivi di salute, cancro. Trasferito in ospedale in Tunisia, morì poco dopo.
Nasser Ahmed Darwazeh condannato all’ergastolo. Fu rilasciato nel 2009. |
ALLAH E MARX 12 attacchi di islamici marxisti-leninisti, documentati sul suolo italiano, gli effetti dei quali furono minimizzati da Cossiga e dal PCI, dai servizi italiani, dalla magistratura e dai giornalisti. Che cosa c’entra in tutto questo la Strategia della Tensione? Nulla, infatti non ne parlano. Otto di questi attentati sono concentrati in meno di cinque anni, fra il 21 marzo 1980 e il 27 dicembre 1985. Subito dopo via Mario Fani, quando il FPLP (cfr. nota 2), rivendicava mano libera e riconoscimenti analoghi al “Lodo Moro”. Fu nel periodo di massima vulnerabilità e di altrettanto acuta ambiguità dei servizi segreti italiani, sotto il controllo del compagno Licio Gelli, con tutto il terrorismo in Europa diretto dalla centrale di Beirut del GRU (cfr. cap. 8°). In quei cinque anni, i centri di potere e i generatori di violenza politica, estranei all’ordinamento italiano, poterono scorrazzare liberamente e, se volessero, lo potrebbero tuttora perché in grado di ricattare e imporre le proprie condizioni, a causadi Carlos, la cui presenza in via Mario Fani, insieme a sicari dell’FPLP di osservanza sovietica, è più d’un sospetto.
Il paradosso. Sarebbe facile da rimuovere il dubbio su Carlos, mentre si irrogano ergastoli per la strage di Bologna, con prove a dir poco discutibili e senza scavare sui mancanti politici, perché il defunto Gelli fu almeno tre gradini più in basso del Potere. Per togliersi la curiosità, basterebbe dare corso alla rogatoria verso la magistratura ungherese, sollecitata alla procura romana da Paolo Guzzanti nell’oramai lontano 2005. La rogatoria è bloccata da 20 anni – diconsi 20 – e Bologna irroga ergastoli nonostante il compagno Gelli.
Un paese privato di dignità da una classe politica prostituitasi senza alcuna verecondia. Questo ha consentito ai servizi esteri, al terrorismo islamico e alla criminalità organizzata di fare il proprio comodo. Sulle complicità della criminalità organizzata con lo Stato dobbiamo sorvolare per brevità; occorrerebbe un altro libro. Non di meno essa si propose come interlocutore diretto, operando al fianco delle forze di invasione della Sicilia e poi collaborando alla strage di Portella della Ginestra. Non c’è da stupirsi che questo accada in uno Stato che nei suoi ranghi ha almeno tre generali dei carabinieri che tradirono nei 55 Giorni, uno dei quali, ce lo addita Aldo Moro nel quinto anagramma (cfr. pag.115); il traditore era con lui, lì dove lo torturavano, in Toscana. Basti pensare a questo per comprendere perché agli stragisti di Stato s’affiancò la Mafia, paradossalmente stragista ma più accorta e lieve, mentre alcune toghe coprono.
Si trascurano per brevità le stragi di mafia, lasciando al lettore la deduzione su una coincidenza. La strage di viale Lazio a Palermo, con la quale i “viddani” di Corleone imposero il dominio su Cosa Nostra. Quel bagno di sangue consentì, dieci anni dopo, la partecipazione dei corleonesi al comitato d’affari della base di Comiso, avendo la Mafia consentito allo Stato italiano di installare i missili. I “viddani” ebbero la poltrona d’onore nella trattativa Stato-Mafia. E Pio La Torre morì, isolato prima e celebrato dopo, quando la lupara tacque.
I sicari più noti della strage del 1969 a Palermo: Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella della cosca di Corleone; Emanuele D’Agostino e Gaetano Grado di Santa Maria di Gesù; Damiano Caruso della cosca di Riesi. Irruppero nel cantiere del costruttore Girolamo Moncada, in viale Lazio n. 108, a Palermo, travestiti con uniformi da agenti della Guardia di Finanza. In meno d’un minuto morirono Michele Cavataio, Calogero Bagarella (fra i sicari, ucciso dal Cavataio durante la sparatoria), Francesco Tumminello (uomo di Moncada), e due innocenti, il guardiano del cantiere, Giovanni Domé, e un manovale, Salvatore Bevilacqua, presenti per lavorare. Giovanni Domé ucciso dai sicari in fuga, dopo un tentativo di reazione della vittima.
La strage di viale Lazio avvenne il 10 dic. 1969, cioè due giorni prima della strage piazza Fontana a Milano quando, grazie al britannico The Guardian e alle manine italiane, partirono tromboni e grancasse della SDT. Davvero bravi i giornalisti britannici, lungimiranti sulla SDT. Davvero bravi i mafiosi ad azzeccare il momento in cui la loro strage sarebbe stata nascosta nelle cronache da quella ben più clamorosa di due giorni dopo, il 12 dicembre a Milano, mentre altri davano fiato alle trombe della SDT. Fu come se i mafiosi sapessero che la loro strage sarebbe stata coperta da altra più grave e pesante. Coincidenze, come dubitarne, coincidenze.
STRAGE DI SACERDOTI, PIO XII TACE Sarebbe facile a questo punto chiamare in causa il “Triangolo della Morte”, le province di Reggio Emilia, Modena e Bologna. Una terra segnata dalle stragi dei partigiani comunisti.
Ferruccio Parri stimò 30.000 vittime; il ministro Mario Scelba 17.000; il partigiano Giorgio Bocca sentenziò maramaldo “15.000 giustiziati”, ghignante, come se i trucidati fossero tutti fascisti sanguinari, cui s’aggiunsero torture e stupri a migliaia, anche di bambine. Un esempio fra innumerevoli: i sette fratelli Govoni – uno dei quali era fascista e l’ultima, lda Govoni, ventenne, madre d’una neonata – tutti trucidati ad Argelato (Bologna) l’11 maggio 1945. I corpi lasciati a marcire, rinvenuti dopo 6 anni, nel 1951.
Un’altra ferita aperta, le foibe. Il negazionismo ne attribuisce la responsabilità al Fascismo; come dire che i fascisti durante l’occupazione della Iugoslavia avrebbero ucciso almeno 11mila persone, donne, vecchi e bambini, violentando e torturando bambine e bambini. L’incertezza delle contabilità è misura degli sforzi istituzionali per nascondere una vergognosa verità, vergognosa non solo per i partigiani, per il PCI e per la DC, per il banditismo siciliano e i mercanteggiamenti con Montgomery, con Patton, con Togliatti, con Churchill, con Tito e coi partigiani.
Accantonate le contabilità per i “triangoli della morte” e per le “foibe”, per evitare le maleodoranti polemiche in cui furono mummificate, alle liste di stragi marx leniniste occorre tuttavia aggiungerne un’altra, del tutto rimossa dalla memoria storica italiana, testimonianza della vocazione stragista del comunismo. È necessario richiamarla anche perché cancellata con la complicità nella Chiesa, di Alcide De Gasperi, di Aldo Moro, di Giulio Andreotti, altrimenti devoti cattolici con le candele accese, di tutto il PCI con le mani pulite e dei rimanenti facchini. Cancellata come oggi Zuppi vorrebbe dare una verniciata a coprire la memoria di via Mario Fani.
Questa complicità fu mascherata con la scomunica del comunismo sancita da Pio XII, a colpire indiscriminatamente i dirigenti assassini e consapevoli, così come gli ultimi poveracci d’un paese sfracellato dalla guerra e dai tradimenti d’una classe dirigente indegna. La scomunica indiscriminata si risolse nel nulla che si voleva conseguire, silenziando le migliaia di martiri del comunismo.
È la colpa incancellabile di Pio XII e della DC. Quei morti anonimi, barbaramente trucidati, sono la sintesi della cultura stragista nel DNA marxista leninista, una malattia endemica, infettiva sempre in procinto di rinfocolare nella crudele, violenta e cinica borghesia italiana; cinismo e indifferenza infine ricaduti sullo stesso Aldo Moro.
Con gli epitaffi taroccati sulle pietre tombali, i dispersi del comunismo, sconfitti dalla politica, dai popoli e dalla storia, la riscrivono a proprio vantaggio, esercitando un’egemonia tanto immotivata quanto arrogante e complice del terrorismo che causò 100milioni di vittime della “Falce e Martello”.
Ne scaturì una farlocca e disordinata supremazia, priva d’alcun interesse nazionale, ancora oggi protagonista di grottesche e stucchevoli commedie sulla pace, al servizio prima di Mosca e oggi del migliore offerente, con non pochi compagni che guardano speranzosi a Vladimir Putin o a Davos. In tale marasma, ammonisce il sacrificio dei sacerdoti massacrati dai partigiani comunisti, uno per uno, solo perché cattolici, credenti, non atei com’esigevano i carnefici. Morirono indifesi e dimenticati da Pio XII e da Alcide De Gasperi. Dimenticati pure da Aldo Moro e, non sorprende, da Giulio Andreotti e da tutta la DC.
Il Pontefice fu ripagato per il suo omertoso silenzio sui religiosi massacrati dai partigiani comunisti, con la calunnia de “Il Vicario”, un’opera teatrale confezionata dai servizi segreti rumeni su ordine di Mosca e fatta propria dai comunisti italiani e dai sionisti[38]. Una terribile Nemesi.
Il Presidente della Democrazia Cristiana negli ultimi istanti forse avrà ricordato quei martiri consacrati, alla cui sepoltura egli contribuì col proprio complice silenzio. Se li avesse rammentati prima, avrebbe più verosimilmente evitato la fossa scavatagli dai carnefici dei martiri dimenticati. Tutto si paga, infine.
Per la prima volta questi martiri disarmati e innocenti trovano – per la prima volta – chi li ricordi in un libro sul terrorismo comunista. È una lista incompleta, ma nel nome dei milioni di ignote vittime in tutto il mondo.
IN MEMORIA DEI MILIONI DI CRISTIANI TRUCIDATI DAI COMUNISTI
VENEZIA GIULIA, ISTRIA E DALMAZIA
1 Don Giuseppe Gabbana Trieste, 3 mar. 1944
2 Don Francesco Bonifacio Villa Gardossi (TS), 11set. 1946
3 Don Angelo Tarticchio Villa di Rovigno (Istria), 19 set. 1943
4 Don Miroslav Bulesic – Mompaderno (Istria), 24 ago. 1947
5 Don Filip Tercelj Sturie delle Fusine (GO), 7 gen. 1946
6 Don Ludvik Sluga Circhina (GO), 3 feb. 1944
7 Don Lado Piscanc Circhina (GO), 3 feb. 1944
8 Fra’ Alessandro Sanguanini Ranziano (GO), 12 ott. 1944
9 Don Izidor Zavadlav Goregna di Salona d’Is. (GO), 15 set. 1946
10 Don Placido Sancin San Dorligo della Valle (TS), 14 set. 1943
11 Don Antonio Satej San Daniele del Carso (GO), 26 set. 1943
12 Don Luigi Obit – Poggio San Valentino (GO), 5 gen. 1944
13 Don Anton Pisk Canale d’Isonzo (GO), 28 ott. 1944
14 Don Viktor Perkan Elsane (Istria), 9 mag. 1945
15 Don Ernest Bandelj Bria di Gorizia (GO), 30 apr. 1945
16 Don Valentin Pirec Idria della Baccia (GO), 23 dic. 1946
17 Padre Ivan Tul Corte d’Isola (Istria), giu. 1945
18 Padre Joze Bric Montespino (GO), 21 nov. 1945
19 Don Alojzij Kristan Mune (Istria), 14 ago. 1947
20 Don Giovanni Dorbolò Sgonico (TS), 1° mag. 1945
21 Don Giovanni Tul Trieste, 1945
22 Fratel Pietro Bonsembiante Trieste, 1° mag. 1945
23 Don Nicola Fantela Ragusa (Dalmazia), 25 ott. 1944
24 Don Rocco Rogosic Bencovaz (Dalmazia), 17 mag. 1942
25 Don Giovanni Manzoni Rava (Dalmazia), 18 ott. 1944
26 Don Antonio Greskovic Lussino (Dalmazia), 3 mag. 1945
27 Don Casimiro Paich S.Giov. di Sterna d’Istria (GO), 29 apr. 1945
28 Don Domenico Benussi Albona di Pola (Istria), 4 mag. 1945
29 Fra Mariano Blazic Ragusa (Dalmazia), 25 ott. 1944
30 Padre Pietro Perich Ragusa (Dalmazia), 25 ott. 1944
31 Don Francesco Grabegna Losizze (GO), 26 set. 1943
32 Rodolfo Trcek Montenero d’Idria (GO), 1° set. 1944
33 Erminio Pavinci Chersano (Fianona), gen. 1945
34 Vladimir Vivoda Pinguente (Istria), set. 1944
35 Bruno Fiotto Cuscevie (Croazia), mag. 1945
36 Alojzij Kete Planina di Aidussina (GO), 19 feb. 1944
37 Emil Kete – Sambasso (GO), 1213 nov. 1944
38 Gino Vosilla Fiume (Istria), 1945
39 Giovanni Massalin Fiume (Istria), 1945
40 Don Raffaele Busi Dogali Briboj (Croazia), 15 giu. 1942
41 Don Giovanni Pettenghi Gerovo (Croazia), 2 ago. 1942
42 Padre Agostino Curcio Dugaresa (Croazia) 7 ago. 1941
43 Don Aurelio Diaz Belgrado, gen. 1945
44 Don Giacomo Lora 8 set. 1943
45 Padre Simone Nardin Abbazia di Fiume (Istria), apr. 1945
46 Don Giacomo Minghetti Borovnica (Slovenia), giu. 1947
47 Don Hubert Leiler Golnik (Slovenia), 21 mar. 1942
48 Don Lambert Ehrlich Lubiana, 26 mag. 1942
49 Don Franc Kanduc Logatec (Slovenia), 26 dic. 1942
50 Don Ludvik Novak Cave Auremiane (TS), 17 nov. 1943
EMILIA ROMAGNA
51 Don Domenico Gianni San Vitale di Reno (BO), 24 apr. 1945
52 Don Achille Filippi Maiola (BO), 25 lug. 1945
53 Don Alfonso Reggiani Amola di Piano (BO), 5 dic. 1945
54 Don Giuseppe Rasori San Martino in Casola (BO), 2 lug. 1946
55 Don Teobaldo Daporto Casalfiumanese (BO), 10 set. 1945
56 Don Giuseppe Galassi S.Lorenzo in Selva (BO), 31 mag. 1945
57 Don Tiso Galletti – Spazzate Passatelli (BO), 9 mag. 1945
58 Don Corrado Bortolini Lorenzatico (BO), 13 mag. 1945
59 Don Raffaele Bortolini Dosso (FE), 20 giu. 1945
60 Don Ernesto Talè Castelluccio di Guiglia (MO), 11 dic. 1944
61 Don Giuseppe Preci Montalto di Contese (MO), 24 mag. 1945
62 Don Giovanni Guicciardi Lama Mocogno (MO), 10 giu. 1945
63 Don Giuseppe Lendini – Crocette di Pavullo (MO), 21 lug. 1945
64 Don Francesco Venturelli Fossoli (MO), 15 gen. 1946
65 Don Giuseppe Tarozzi Riolo di Castelfranco (MO), 26 mag. 1945
66 Don Giuseppe Violi S.Lucia di Medesano (PR), 31 mar. 1945
67 Don Giovanni Ferruzzi S.Maria in Fabriago (RA), 3 apr. 1945
68 Don Carlo Terenziani Ventoso di Scandiano (RE), 29 apr. 1945
69 Don Luigi Manfredi Budrio di Correggio (RE), 14 dic. 1944
70 Don Aldemiro Corsi Grassano (RE), 2122 set. 1944
71 Don Luigi Ilariucci Garfagnolo (RE), 19 ago. 1944
72 Don Giuseppe Jemmi Felina (RE), 19 apr. 1945
73 Don Dante Mattioli – Cogruzzo (RE), 11 apr. 1945
75 Don Umberto Pessina Correggio (RE), 18 giu. 1946
76 Don Sperindio Bolognesi Nismozza (RE), 25 ott. 1944
77 Don Federico Semprini Rimini (RN), 27 dic. 1943
78 Sem. Rolando Rivi di 14 anni Castellarano (RE) 10 apr. 1945
79 Seminarista Serafino Lavezzari di 14 anni
ucciso con la madre e i familiari Robbio (PC) 25 feb. 1945
TOSCANA
80 Don Adolfo Nannini Sant’Andrea a Cercìna (FI), 30 mag. 1944
81 Don Emidio Spinelli Campogialli (AR), 6 mag. 1944
82 Don Giuseppe Rocco S. Sofia in Parecchia (AR), 4 mag. 1944
83 Giuseppe Pierami Piazza al Serchio (LU), 2 nov. 1944
84 Don Giuseppe Lorenzelli Corvarola di Bagnone (MS), 27 feb. 1945
85 Don Sante Fontana Comano (MS), 16 gen. 1945
86 Don Luigi Grandetti Pieve di Offiano (MS), 31 gen. 1947
87 Don Pietro Maraglia Cerignano (MS), 26 feb. 1948
88 Don Carlo Beghè Novegigola (MS), 2 mar. 1945
89 Don Dolfo Dolfi Volterra (PI), 8 set. 1945
90 Don Aladino Petri – Caprona (PI), 27 giu. 1944
91 Don Ugo Bardotti Cevoli (PI), 4 feb. 1951
92 Padre Crisostomo Ceraioli Montefollonico (SI), 19 mag. 1944
93 Don Duilio Bastreghi Celiano e Capannone (SI), 3 lug. 1944
UMBRIA
94 Don Ferdinando Merli Foligno (PG), 21 feb. 1944
95 Don Angelo Merlini Fiamenga (PG), 21 feb. 1944
MARCHE
96 Don Gildo Vian Bastia di Fabriano(AN), 16lug.1944
97 Don Nazzareno Pettinelli Santa Lucia a Ostra (AN), 11 lug. 1944
98 Padre Sigismondo Damiani San Liberato (MC), 9 mag. 1944
99 Don Nicola Polidori Sefro (MC), 9 giu. 1944
100 Don Augusto Galli Pereto (PU), 31 mag. 1946
ABRUZZO
101 Don Vincenzo d’Ovidio – Poggio Umbricchio (TE), 19 mag. 1944
102 Don Gregorio Ferretti Collevecchio (TE), 24 mag. 1944
LAZIO
103 Padre Armando Messuri Marino (RM) 8 giu. 1944
CALABRIA
104 Don Gennaro Amato Paulonia (RC) 8 mar. 1945
Il lettore elevi una preghiera per queste e altre innumerevoli Anime dimenticate.
STATO-CRAXI Il terrorismo comunista fu vasto, lacerante e continuo, come nessun paese occidentale ha mai patito, altro che vaneggiare su Spagna e Irlanda. Stragi e omicidi causati da bande marxiste o islamiche marxiste, cui s’aggregò la criminalità organizzata e occasionalmente il Mossad, sei volte, contro i nemici islamici. Il terrorismo sovietico in Europa lo diresse il KGB da Beirut (cfr. cap. 8°, dedicato a Licio Gelli). Nessuno dei terroristi rossi o islamici è in galera.
Dopo l’Achille Lauro, nel 1985, Bettino Craxi e lo Stato italiano gettarono la maschera. Si disse da destra, sinistra e centro, che Craxi si comportò da statista impedendo ai militari statunitensi di catturare i terroristi a bordo dell’aereo atterrato nell’aeroporto di Sigonella, l’11 ott. 1985. Destra, sinistra e centro – complici dal 1978 – fecero velo alle correità di Craxi coi soci del FPLP (cfr. nota 2). In realtà destra, sinistra e centro fecero velo al loro stesso tradimento sin dagli anni di Aldo Moro, costretti quindi a proteggere l’FPLP (cfr. nota 2). I criminali liberati da Craxi del FPLP furono:
Abu Abbas, capo dell’FPLP
Bassām al-Askar, alias Bassam Abu Sharif
Aḥmad Maʿrūf al-Asadī
Yūsuf Mājid al-Mulqī
Abd al-Laṭīf Ibrāhīm Faṭāʾir
Hani al-Hassan
Essi sono i tagliagole al vertice dell’FPLP (cfr. nota 2) col comandante Abu Abbas in testa, terroristi sovietici in salsa mussulmana, a tergo dei BR. Con costoro Craxi fece una scelta di campo. Craxi fu un delinquente corrotto, altrettanto certamente non fu statista a Sigonella ma complice. Si sarebbe comportato da statista se, dopo aver impedito la violazione della sovranità nazionale, giustamente negando ai militari statunitensi di catturare Abu Abbas e i suoi complici a bordo dell’aereo atterrato a Sigonella, poi lo stesso Craxi, come capo del governo italiano, li avesse fatti catturare dalle forze italiane e consegnati alla giustizia italiana. Questo sì, ne avrebbe fatto uno statista. Quei terroristi marxisti (alleati e fornitori di armi dei BR) attaccarono una nave italiana, cioè territorio nazionale italiano. Uccisero un passeggero sulla nave italiana. Lo appesero alla fiancata destra a dissanguarsi. Solo Paolo Guzzanti riferì questo dettaglio. Il dovere di Craxi sarebbe stato di consegnarli alla giustizia italiana. Non fece questo. Dopo si tentò un’assurda giustificazione attraverso il c.d. “lodo Moro”, ma non c’entrava nulla, perché il dirottamento dell’Achille Lauro fu comunque una violazione dello stesso Lodo. Fu favoreggiata la loro fuga all’estero, al sicuro da ogni condanna. L’FPLP (cfr. nota 2) fu l’organizzazione terroristica di Carlos lo Sciacallo, alleato coi BR, che rifornì di armi ed esplosivi. Il suo ruolo nell’attentato alla stazione di Bologna del 2 ago.1980 è tuttora da chiarire, soprattutto per quanto si dimostrerà più avanti su Licio Gelli. Il mandante di Bologna è da chiarire, quali che siano le responsabilità dei fascisti. Punto.
La fuga impunita dello stato maggiore dell’FPLP (cfr. nota 2) fa riaffiorare la responsabilità del Partito Socialista Italiano (PSI), il cui segretario, Bettino Craxi, sembrando trattativista nel “caso Moro”, favoreggiò a Sigonella i terroristi marxisti islamici, complici e fornitori di armi dei BR. A ott. 2023, dopo la pubblicazione di “Raffiche di Bugie a Via Fani”, uscì un libro patacca (cui non si fa pubblicità) con due profacole: lavaggio della fama di Bettino Craxi e i BR addestrati a sufficienza per l’operazione di via Mario Fani. È la tesi anche di un Alessandro Barbero: «Non occorreva essere tiratori scelti per rapire Moro.» Disse Kark Kraus:”L’origine di ogni stupidità è l’incapacità di vedere la conseguenza delle parole.”
CONCLUSIONE: I MANDANTI La strategia del terrore è ben al di sopra della patacca della SDT, coniata dalle rotative di The Guardian, per indebolire l’Italia nel Mediterraneo e riposizionare Londra come nel 1943. L’interesse britannico ebbe convergenze col sovietico, fin dalle stragi post 2^GM, coi serventi del terrorismo rosso, islamico marxista, mentre il facchinaggio della destra, in una dozzina d’attentati dai dubbi mandanti, s’accollò i 70 anni di terrorismo, rosso-nero. Il conto lo pagano gli italiani. A ben vedere, pagano anche la NATO e l’UE, considerata la crisi in cui versano senza vie d’uscita. Questo dicono i fatti e i numeri nelle pagine precedenti, non le chiacchiere. I mandanti del terrorismo rosso e nero sono sovietici e marx leninisti. I rimanenti possono sembrare di destra, del Mossad, mafiosi, o islamici ma tutto converge sui sovietici. Il terrorismo fu gradito a non pochi politici italiani per legittimarsi nonostante il tradimento, nel lampedusiano gioco delle parti.
La DC si suicidò quando accettò supinamente locuzioni tossiche, “strategia della tensione” e “fermezza come i partigiani”. I suoi vertici portarono a morte Aldo Moro, unendosi al PCI, al PSIUP e ai fiancheggiatori dell’Urss, incluso il PSI di Bettino Craxi, protettore di Abu Abbas, capo di Carlos lo Sciacallo (cfr. nota 2). I terrorismi rosso e nero, abbracciati nell’ombra, sono l’alibi dei partiti italiani per sembrare moderati e degni delle urne elettorali, nonostante i tradimenti. Quanti, della classe politica degli anni 1960-1980, quanti i sopravvissuti al colpo di Stato di Tangentopoli, quanti e quali di costoro hanno tuttora interesse diretto e concreto a negare la responsabilità comunista delle stragi e in particolare, della strage di via Mario Fani? Essi sono i mandanti dei depistaggi dello Stato, oggi.
Questo capitolo è un estratto autonomo da
Omertà e bugie su Aldo Moro
Magistrati sotto accusa. Il togalitarismo
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Altri libri dell’autore e aggiornamenti: pierolaporta.it
[1] Il Manifesto,17 mar. 2009, “Curcio: la verità su Piazza Fontana non la sapremo mai”.
[2] https://pierolaporta.it/piotr-ivashutin-note-biografiche/
[3] 12 dicembre 1969 a Milano, Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana. Strage di 17 persone e il ferimento di altre 88. Erano le 16.37, ancora affollata di clienti, esplosero due ordigni del peso complessivo di 7 chili nel salone centrale. A Milano un’altra bomba inesplosa nella sede della Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala. Nello stesso pomeriggio, tre bombe esplosero a Roma (alla Banca Nazionale del Lavoro, all’Altare della Patria e in piazza Venezia), causando 16 feriti. Cinque attentati in meno di un’ora tra Milano e Roma.
[4]Il colonnello del KGB, Oleg Gordiewski, fuggito a Londra, sostenne vi fossero connessioni fra The Guardian e i servizi sovietici.
[5] Francesco M. Biscione, Strategia della tensione. Genesi e destino di un’espressione, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 50, no. 12, dicembre 2020, doi:10.48276/issn.2280-8833.5267
[6] Il dossier Kottakis, documento greco, emerso per la bufala della c.d. SDT, centrandosi sui rapporti tra i colonnelli greci e i fascisti italiani. Il dossier fu scritto nel maggio 1969 da Michail Kottakis, capo dell’ufficio diplomatico del Ministero degli Esteri greco coi colonnelli. Il microfilm del dossier lo ebbe nell’autunno 1969 il giornalista Leslie Finer, del solito The Observer. Finer lo pubblicò il 7 dic.1969 su “The Observer” e “The Guardian”, cinque giorni prima della strage di Piazza Fontana. Il dossier cita collegamenti diretti tra i colonnelli greci e i fascisti italiani, lasciando intendere, senza provare nulla di concreto, su un colpo di Stato in Italia, con la complicità degli USA. Fu pubblicato in Italia da L’Espresso, l’Unità e Paese Sera. Il governo italiano tacque.
Il dossier non fu ritenuto valido come prova nei tribunali nonostante (o proprio perché) la sua autenticità fosse sostenuta dai servizi segreti inglesi. Il testo integrale del dossier https://www.uonna.it/grecdoss.htm
[7] John e Robert Kennedy erano favorevoli a una linea più indipendente rispetto agli apparati militari e di intelligence, e perseguivano una politica di distensione con l’Unione Sovietica e di revisione dell’impegno in Vietnam. Il cambiamento drastico nella politica USA incise sugli equilibri della Guerra Fredda, di cui la Gran Bretagna era uno degli attori principali con le deleghe sull’Europa nella NATO. La crisi di Cuba e la politica aggressiva degli USA verso i regimi comunisti ebbero impatti diretti anche sugli interessi britannici nei Caraibi e nel Commonwealth.
Lee Harvey Oswald disertò negli anni Cinquanta e visse per un periodo in Unione Sovietica, dove sposò una cittadina russa, Marina Oswald. Ottenne un visto per Odessa e, durante un viaggio a Città del Messico due mesi prima dell’omicidio, telefonò all’ambasciata sovietica e parlò con un funzionario identificato come agente del KGB (Valery Kostikov). La pista fu fatta raffreddare e neppure un cablogramma segreto, d’una conversazione tra due agenti cubani, uno dei quali afferma di conoscere Oswald e lo definisce “un buon tiratore”, ha chiarito la questione.
[8] Philip Willan “L’Italia delle Stragi” in Giustizia Insieme 26 apr. 2020
[9] Antonio de Martini “Il Piano Solo e le favole dei golpe del ’60, del ’64 del ’70 e del ’74” su Academia.edu pag.11
[10] Ib.
[11] Definizione dell’autore.
[12] Dal 1936 era nella “Dannemora Prison”, detta “Little Siberia” per le dure condizioni. Prima della partenza per l’Italia, Luciano fu trasferito nel Great Meadow Correctional Facility e a Sing Sing, infine a Ellis Island per il rientro.
[13] Marianna Bartoccelli, Francesco D’Ayala “L’avvocato dei misteri. Storia segreta di Vito Guarrasi, l’uomo dei consigli indispensabili che ha condizionato il potere italiano”, Castelvecchi 2012
[14] Alfred Nester, console statunitense a Palermo, il 27 nov. 1944 scrisse al Segretario di Stato USA che Vito Guarrasi discusse con alti ufficiali americani la possibilità del separatismo siciliano col coinvolgimento di mafiosi. Documenti parlamentari confermano che in quel periodo la mafia, rappresentata da Calogero Vizzini e sostenuta da Vito Guarrasi, ebbe parte nel movimento separatista siciliano e nei rapporti con le autorità alleate.
[15] I campieri, uomini di fiducia dei proprietari terrieri, gestivano le terre in affitto. Mediavano tra proprietari e contadini, di fatto controllando entrambi per conto di Cosa Nostra, agendo contro i movimenti contadini e la riforma agraria. https://shorturl.at/JarDJ https://shorturl.at/ZDo9eIl voto segreto nella neonata Repubblica consentiva 4 preferenze sulle schede elettorali, grazie alle quali erano possibili quantità infinite di “quaterne” irripetibili, quindi controllabili.
[16] Gentile concessione dell’ammiraglio Bruno Cocciolo https://pierolaporta.it/wp-content/uploads/2025/04/birindelli.pdf
Il personaggio, fatto d’acciaio come le navi che comandò, fu detestato dalla Gran Bretagna come dall’Urss. Non fu omologabile coi modelli mili-tari post 2GM, quando l’Italia dovette consegnare la corazzata Giulio Ce-sare, all’Urss come risarcimento di guerra. La nave, ribattezzata Novo-rossiysk, divenne l’ammiraglia della flotta sovietica del Mar Nero. Quan-do si va a raccontare dice molto delle intese fra Italia e USA. Nel 1955, con un’operazione segreta USA-Italia, un gruppo di ex incursori della X MAS, capeggiati da Birindelli, minarono e fecero affondare la corazzata, causando 300 morti. Birindelli non confermò né mai smentì i fatti, por-tandosi il segreto nella tomba.
[17] Antonio de Martini “Il Piano Solo e le favole dei golpe del ’60, del ’64 del ’70 e del ’74” su Academia.edu pag.7
[18] Lord William Bentinck fu a Palermo nel 1811, durante le guerre napoleoniche col duplice ruolo di rappresentante diplomatico presso la corte borbonica e comandante delle forze britanniche stanziate in Sicilia, per evitare che cadesse in mano francese.
[19] Nel 1798, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena e il marito Ferdinando fuggirono a Palermo a causa dell’invasione francese. Fu sorella della malcapitata e decapitata Maria Antonietta regina di Francia, moglie di Luigi XVI. Maria Carolina morì nel 1814, a Vienna, città natale.
[20] Gentile concessione e intervista di Antonio De Martini. A pagina 217 Farran scrisse: «In Rome I was looked after by Randolfo Pacciardi, the leader of the Republican exiles who had fought for Spain. He was not a big man, but he had a big heart and was universally loved. He provided me with a house, food, and clothing, all at his own expense. The day I left, he gave me a beautiful automatic pistol, a Beretta, which I have treasured ever since.» (A Roma fui accudito da Randolfo Pacciardi, il capo degli esuli repubblicani che avevano combattuto per la Spagna. Non era un uomo grande, ma aveva un cuore grande ed era amato da tutti. Mi fornì una casa, cibo e vestiti, tutto a sue spese. Il giorno della mia partenza, mi regalò una bellissima pistola automatica, una Beretta, che conservo gelosamente da allora.)
[21] Amico e biografo di Randolfo Pacciardi.
[22] https://pierolaporta.it/wp-content/uploads/2025/07/Francesco-de-Martini-biografia.docx
[23] Filippo Buonarroti (Pisa, 11 novembre 1761 – Parigi, 16 settembre 1837), discendente da Michelangelo, è padre del giacobinismo italiano. Influì su molte società segrete europee, sui movimenti rivoluzionari dell’Ottocento, come pure su Marx ed Engels.
[24] A. De Martini cit.
[25] Enigma macchina di cifratura a rotori, utilizzata dai tedeschi durante la 2GM. I primi a decifrare Enigma furono tre matematici polacchi: Marian Rejewski, Jerzy Różycki e Henryk Zygalski, nel 1932. Il lavoro fu proseguito dai britannici a Bletchley Park, da Alan Turing e dal suo team.
[26] Sergio Mattarella, vicepresidente del Consiglio con delega ai servizi segreti, nel governo D’Alema 1998-2000.
[27] FSB (Federal’naja služba bezopasnosti), erede e successore del KGB.
[28] Alexander Litvinenko, russo naturalizzato britannico, ex ufficiale del Servizio di sicurezza federale russo (FSB). Nacque il 30 agosto o il 4 dicembre 1962 a Voronezh, Unione Sovietica. Accusò un medium italiano di essere un agente del KGB. Morì il 23 novembre 2006 a Londra, a causa di avvelenamento da polonio-210.
[29] Philip Willan “L’Italia dei Poteri Occulti” ed. Newton Compton pag.94
[30] L’incontro segreto tra Palmiro Togliatti e Pio XII avvenne a marzo 1945. L’evento contrariò Londra. Fu organizzato dalla Santa Sede per attenuare la grave tensione politica e sociale in Italia. Questa visione trova riscontro in Massimo Caprara “Togliatti il Comintern e il Gatto Selvatico” ed. Bietti 1999.
[31] Antonio de Martini cit.
[32] Si vedano “Le stragi dell’estate del 1980: Ustica e Bologna”; “Relazione su Separat”, 2006; “Dossier strage di Bologna” di Paradisi-Pelizzaro-Tonquedec; “I segreti di Bologna”, Cutonilli-Priore, 2016; “il Lodo Moro” di Gian Paolo Pelizzaro, 2024
[33] Antonio de Martini “Il Piano Solo e le favole dei golpe del ’60, del ’64 del ’70 e del ’74” su Academia.edu
[34] Ib.
[35] https://rivoluzione.red/1969-studenti-e-operai-nellautunno-caldo/
[36] Evento legato al tentativo di attentato contro il Primo Ministro israeliano Golda Meir, in visita a Roma: A gen. 1973. Settembre Nero infiltrò missili terra-aria Strela 2 presso l’aeroporto di Fiumicino.
[37] Gabriele Paradisi, Rosario Priore “La strage dimenticata. Fiumicino 17 dicembre 1973”
[38]https://shorturl.at/gVNwA