IN UN LUNEDÌ DI PRIMO MAGGIO – di Paola Musu

Una “strana” generazione la mia, figlia dei figli della guerra, di quelli che hanno ricostruito l’Italia, con davanti a sé immense, vuote praterie da occupare: bastava andare a prendersele. Non c’erano ostacoli, non c’erano limiti, o, se vi erano, non avevano certo nulla a che vedere con le “gabbie” stratificate che ci sono state calate giù negli anni, a formare ostacoli inumani, tali da rendere il nostro avvenire terribilmente incerto e smaccatamente insensato.

Quelli di noi che hanno creduto e scommesso sul valore del merito e del proprio talento, lavorando su sé stessi senza sconti, hanno dovuto prendere atto, già a mezza corsa, che il merito si traduceva in “demerito” e il proprio talento in una “tara” imperdonabile.
Sotto l’egida della massima “tutti sono utili, nessuno è indispensabile”, sono stati massacrati e schiacciati verso il basso i più alti spiriti e i migliori talenti, con un rimbalzo verso l’alto della peggiore mediocrità, in tutti i settori e a tutti i livelli, con buona pace di coloro che provano ad osar dire il contrario, appendendosi a qualche raro esemplare sopravvissuto al linciaggio per un ironico scherzo della sorte.
E, invece, non tutti sono utili e molti sono indispensabili, soprattutto alcuni.
Nessuno, della generazione dei nostri padri, avrebbe potuto costruire nulla, di ciò che ha realizzato, se fosse stato messo nelle condizioni in cui, ad un certo punto, alcuni della loro generazione hanno costretto a vivere la nostra. Hanno avuto la tracotanza di abusare delle risorse, delle possibilità e degli spazi che hanno ricevuto in dono dal Tempo in cui hanno vissuto, senza ricambiarne la generosità, e senza “passare il testimone” alle generazioni successive, stroncando, inesorabilmente, la continuità del processo umano creativo.
Il loro imperativo è stato “dopo di me nessuno”.
Con la stessa arroganza, hanno abusato della Libertà che altri avevano costruito per loro, tessendovi all’interno la più articolata e diabolica trappola in cui demolire sistematicamente, per chi sarebbe venuto dopo, quanto è unica garanzia e strumento di Libertà: il possesso del Sapere e della Conoscenza, costruiti con contenuti, metodo e disciplina, in una dura palestra della mente e dello spirito. Lo hanno fatto con strumenti e parole d’ordine che vanno, da ultimo, dai test a risposta multipla, all’uso di terminologie come “trasversale”, sino all’attualmente più apprezzato “resiliente”, e soprassedendo sull’abusata “democrazia”.
A conti fatti, l’unica “trasversalità” che si è avuto modo di apprezzare è stata quella demolitiva, e la sola “resilienza” è stata quella dei “padri” di quella generazione, ancora in piena attività.
E così, sono riusciti a rubare a noi, e a chi è venuto dopo, la più preziosa ricchezza: il Tempo, per noi esauritosi prima di cominciare, per loro mai finito, almeno, parrebbe, non ancora.
Di più, la loro tracotanza, li ha portati a perdere il senso del “Rispetto”, sia nei più comuni rapporti interni, a tutti i livelli, che, anche e soprattutto, nell’ambito delle relazioni internazionali, così che la “distruzione”, da tale quale è, è per loro diventata “creativa”: potere dell’illusione autoipnotica indotta…
I migliori di noi non hanno incontrato “ostacoli”, si sono scontrati con “barriere”, che, qualora superate, diventavano muraglie, infine impenetrabili: gli è stato impedito di vivere per ciò per cui erano e sono nati. Per quanto dotati di spirito combattivo, proprio in quanto tali, coraggiosi ma saggi, e non inutilmente temerari, hanno dovuto prendere consapevolezza del momento in cui era doveroso fermarsi: impossibile andare oltre.
Dove sono, ora, i migliori, gli “aristoi”… Sono dispersi, in sonno, laddove mai uno penserebbe di poterli trovare. Ogni tanto qualcuno di loro incontra lo sguardo di un altro come lui, ci si riconosce, giusto un impercettibile cenno del capo, per proseguire nel proprio “sonno”, cercando di rubare a questo “Non Tempo” qualche perla, rara, di bellezza, da portare con sé in un’altra vita…
   

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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