La Scuola di Francoforte e il Nuovo Ordine Mondiale – di Dina Nerozzi

La Scuola di Francoforte si forma dal 1922 l’Istituto per la ricerca sociale. Nel 1932 Max Horkheimer, direttore dell’Istituto, inaugura la “Rivista per la ricerca sociale”, prestigioso organo della Scuola, che assume fama prima europea e poi internazionale. Con l’avvento al potere del nazismo nel 1933 la scuola è fatta chiudere e il gruppo francofortese emigra essenzialmente negli Stati Uniti. Al termine della Seconda guerra mondiale Herbert Marcuse ed Erich Fromm rimangono negli Stati Uniti, mentre Horkheimer e Theodor Adorno tornano in Germania e ridanno vita all’Istituto, dove si forma una nuova generazioni di studiosi tra cui Jürgen Habermas.

1. Emanare leggi che perseguano i reati di razzismo e di crimini d’odio
2. Fare continui cambiamenti per creare confusione
3. Propagandare la masturbazione nelle scuole e contemporaneamente l’omosessualizzazione dei bambini, corromperli esponendoli alla pornografia nelle classi
4. Minare sistematicamente l’autorità dei genitori e degli insegnanti
5. Favorire l’immigrazione per distruggere l’identità nazionale e fomentare così le guerre del futuro
6. Promuovere sistematicamente l’alcol e le droghe ricreative
7. Promuovere la devianza sessuale nella società in maniera sistematica
8. Creare un sistema giudiziario inaffidabile con pregiudizio nei confronti delle vittime dei reati
9. Creare dipendenza dagli aiuti statali
10. Controllare i media favorendo il loro istupidimento
11. Incoraggiare la distruzione della famiglia
12. Attaccare il cristianesimo a tutto campo e svuotare le chiese

Questo programma sembra rispecchiare in pieno la situazione in cui siamo immersi attualmente, ma il dodecalogo in realtà risale agli anni 20 del secolo scorso e rappresenta il fulcro operativo della Scuola di Francoforte per le Scienze Sociali.
Come nasce la scuola di Francoforte? L’Istituto per le Scienze Sociali nasce come Fondazione Hermann Weil nel 1920, ma ben presto si trasformò nella Scuola di Francoforte.
L’obbiettivo specifico della neoformata organizzazione era la promozione del marxismo culturale. Infatti la scuola di Francoforte era formata da comunisti delusi dal fatto che la loro rivoluzione d’Ottobre non fosse dilagata in tutto il mondo, come originariamente previsto, per cui bisognava mettere a punto un nuovo programma che consentisse l’espansione del vento rivoluzionario anche ad ovest.
La Scuola di Francoforte aveva fatto suo il pensiero di Joseph de Maistre (1753-1821), il controrivoluzionario per antonomasia, il quale aveva intravisto come una Nazione possa perire non solo attraverso la conquista o l’invasione, ma consentendo alle mosche della decomposizione di corrompere fino al midollo quei principi originari che ne rappresentano la parte costituente.
I teorici della scuola di Francoforte, infatti, dicevano che ci possono essere due tipi di rivoluzione 1 la rivoluzione politica e 2 la rivoluzione culturale e la seconda prevede la distruzione di un ordine prestabilito dal di dentro. La scuola di Francoforte aveva ipotizzato la distruzione della cultura occidentale mediante un programma a lungo termine di cui solo i membri interni erano a conoscenza.
Secondo Willi Munzemberg (1889-1940), uno dei componenti di spicco della scuola, l’obbiettivo era quello di “organizzare gli intellettuali e utilizzarli per mandare in putrefazione la civiltà occidentale. Solo allora quando avremmo corrotto tutti i suoi valori e reso la vita impossibile, potremmo imporre la dittatura del proletariato”.
Altra figura di spicco della scuola era Georgy Lukacs (1885-1971), un aristocratico ungherese, figlio di un banchiere, il quale scrisse un libello “Rivoluzione ed Eros”, in cui si auspicava il capovolgimento dell’ordine naturale per cui l’istinto sessuale, che è alla base del principio vitale, doveva trasformarsi nel suo contrario, ovvero essere utilizzato come strumento di morte.
La rivoluzione culturale, in sostanza, doveva distruggere l’ordine sociale nato con il Cristianesimo e fondato sulla realtà dell’essere umano, che è alla base della civiltà occidentale, e inventarne uno totalmente nuovo.
Naturalmente in questa cornice si adattavano perfettamente le teorie freudiane con le sue idee di pansessualismo e della sessualità infantile che in pratica apriva le porte alla pedofilia, ovvero la distruzione del più sacro dei principi cristiani che è la tutela del bambino.
Il pacchetto culturale prevedeva anche la distruzione della figura maschile, il passaggio del potere alle donne, la creazione di una figura femminile oppressa dal maschio oppressore e anche la stessa divisione in classi sessuali.
La scuola operò in Germania fino all’avvento di Hitler, poi, dato il mutato clima politico, i suoi membri furono costretti ad emigrare, per lo più negli Stati Uniti, per cui andarono ad infiltrare le maggiori università americane come Berkeley, Princeton, Columbia, da dove gli intellettuali progressisti hanno continuato la loro opera di distruzione della cultura occidentale, cioè cristiana, all’interno della società.
Alla fine della seconda guerra mondiale, quando la filosofia della scuola aveva ormai messo solide radici in America, molti tra i suoi rappresentanti tornarono in Europa, tra cui Herbert Marcuse (1898-1979), il guru della teoria della liberazione sessuale, che altro non era se non la messa in opera delle teorie di Lukacs ovvero l’istinto sessuale usato come strumento di morte.
E bisogna dire i risultati ottenuti, dal suo punto di vista, sono stati ragguardevoli non solo per l’aumento delle gravidanze indesiderate e relativi aborti, chiara vittoria della morte sulla vita, ma anche attraverso le malattie sessualmente trasmesse che nei primi anni 80 produssero la maggior causa di morte nella popolazione maschile tra i 20 e i 40 anni a causa dell’epidemia di AIDS.
Tutto il lavoro portato avanti dalla scuola doveva pervenire al risultato ultimo di istillare nel popolo l’idea dell’impossibilità di risolvere gli innumerevoli problemi insiti in ogni società facendo affidamento sul principio di razionalità e del buon senso, bisognava convincere la gente che non esiste speranza al di fuori della rivoluzione socialista globale.
Per ottenere questo risultato era essenziale operare anche la distruzione delle religioni che servono a dare speranza, perché la speranza non deve esistere. La religione cristiana doveva essere attaccata, e quella cattolica in modo particolare perché aveva la presunzione di essere l’unica vera in quanto fondata direttamente da Gesù Cristo.
Nel nuovo mondo coraggioso un credo religioso doveva comunque esistere e doveva essere unificato, è il credo in cui l’uomo diventa l’unico dio in terra e decide in autonomia ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è utile e ciò che è inutile, non in base al principio di realtà ma in base ai convincimenti dell’élite al potere.
A ben guardare attorno a noi, adesso, tutto sembra rispondere a questo tipo di logica e rispondere punto per punto al programma messo a punto dalla Scuola di Francoforte per le Scienze Sociali.
Il mondo intero è in ginocchio a causa di continue emergenze, per lo più provocate dall’uomo, di tipo sanitario, ambientale, bellico che devono portare al collasso le economie nazionali e alla disperazione interi popoli riducendo l’intera umanità a chiedere l’intervento salvifico dei costruttori del nuovo ordine mondiale per cercare di sopravvivere a questo terremoto globale di proporzioni bibliche.
Se il mondo occidentale si trova ingabbiato in queste logiche perverse messe a punto dalla Scuola di Francoforte, grazie a Dio, buona parte del mondo è riuscita a sfuggire alla morsa della follia collettiva per cui, ancora una volta, la rivoluzione non compirà il suo tragitto globale, come originariamente ipotizzato, solo che noi ci troviamo dalla parte sbagliata della barricata e bisogna trovare il modo di riportare la ragione ed il buon senso sia al governo dell’Italia che dell’Europa.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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