Dov’è l’interesse nazionale?
Il 2025 ci ha lasciati mentre il 2026 s’apre coi lamenti dei cattolicucci, intossicati dai soviet e delle prefiche con la bandiera rossa e propal. Come al solito, dimenticano d’aver abbattuto Berlusconi – eletto dal popolo – calunniato dal soviet dei magistrati e manipolando i mercati finanziari. Hanno stuprato il consenso politico in Romania. Plaudono alle atrocità di Hamas, dell’Iran e della Cina, come parteciparono entusiasti e disciplinati a tutte le guerre dei Bush, dei Clinton, degli Obama e dei Biden. Giustificano infine chi tentò d’uccidere Trump e Fico, chi assassinò Charlie Kirk. Ora tocca loro soffrire. La risposta alle farneticazioni è la gioia del popolo venezuelano, liberato da una violenta e sanguinaria dittatura sovietica. Ottimo monito a Mosca, Pechino, Parigi, Londra, Bruxelles, al Vaticano, al Quirinale e alle famiglie mafiose di Castellammare del Golfo.
Lo scopo di questo lavoro non è dire dove sta andando la Chiesa. Questo lo sa Nostro Signore e ci rassicura. Occorre piuttosto esaminare taluni comportamenti di cattolici, nei quali la massima evangelica “candidi come colombe e prudenti come serpenti” è rispettata (male) solo nella seconda parte.
Mentre si afferma una logica spietata (i rapporti di forza governano le relazioni internazionali), non pochi cattolici sostengono (in odio agli USA) il diritto di Vladimir Putin di far sua tutta o in parte l’Ucraina perché avrebbe vinto la guerra, i medesimi negano (in odio agli ebrei) lo stesso diritto a Israele, certamente vincitrice di almeno cinque guerre, inclusa l’ultima. Odiare non aiuta a discernere.
Trump ha messo al primo posto la difesa dell’interesse nazionale. Che cos’è l’interesse nazionale? È quanto concorre a tre sicurezze: economica, sociale e del territorio. Il capo dei cartelli dei narcos venezuelani incideva sulla sicurezza sociale e del territorio degli Stati Uniti. Cancellato. Non piace? Pazienza. Quando le categorie morali prevalgono sulla sicurezza si va dove sono ora l’UE e l’Italia.
Le istituzioni internazionali, indebolendo la sovranità degli Stati membri, ne hanno compromesso la sicurezza, riducendosi a simulacri delle originali. Balbettano. Alla disperata s’appellano alla Corte Penale internazionale, dalle sentenze ondivaghe come i principi ispiratori. L’UE applicherà agli Stati Uniti, a causa del Venezuela, le stesse sanzioni economiche inflitte alla Russia? Caos.
Pio XII e Togliatti
Quanti rimpiangono Stalin che chiedeva beffardo: “Quante divisioni ha il Papa?” dimenticano la risposta di S.S. Pio XII, portando l’Italia nella NATO, a dispetto della Gran Bretagna e frustrando il disegno di Palmiro Togliatti. Il Migliore, resosi conto che nulla poteva contro la secolare autorevolezza di Papa Pacelli e la coesione dei cattolici, scese a patti. Fu ricevuto in segreto dal Papa a marzo 1948, un mese prima delle prime elezioni politiche della Repubblica. Era lo scontro tra due blocchi: la Democrazia Cristiana filo‑statunitense, opposta al fronte Partito Comunista Italiano-Partito Socialista Italiano al soldo dell’Unione sovietica e del Cominform[1].
Pio XII scese a patti con Togliatti, per concordare una convivenza pacifica. Il Migliore ottenne che fossero dimenticati i 30mila italiani e le centinaia di preti e seminaristi, macellati, violentati e arsi vivi dai partigiani dopo l’armistizio di Cassibile, nonché l’inumano trattamento ai prigionieri di guerra in Russia e ai profughi istriani nella stazione di Bologna. Per chiudere i conti la Chiesa s’accontentò della scomunica a tutti i comunisti – non solo ai dirigenti, come avrebbe dovuto, se avesse davvero voluto spaccare il PCI. Il Migliore, molto concreto, negli anni successivi pellegrinò tra le facoltà di legge delle maggiori città, invitando gli studenti a entrare in magistratura con la garanzia d’un sostegno del Partito. Così fu fondato il soviet delle toghe da parte d’un comunista legittimato da Pio XII. Anche i pontefici talvolta sbagliano, come oramai ben sappiamo.
Dopo l’incontro segreto col Papa, un Antonio Pallante (lo si disse militante di destra) sparò in testa a Palmiro Togliatti. Era il 14 luglio, anniversario della Bastiglia e festa massonica. Il Migliore, ben sapendo da dove arrivavano i proiettili, fermò i partigiani armati, pronti a scatenare l’inferno come sarebbe piaciuto a Gran Bretagna, Unione Sovietica e Francia che avrebbero messo sotto la loro “protezione” le rispettive fette di Settentrione. Così si sarebbe in parte realizzato il disegno di Winston Churchill di fare uno “spezzatino” dell’Italia. Disegno bocciato a Yalta, grazie a Stalin che voleva tutto. Questa è l’origine irriferibile della repubblica delle stragi, dalle stragi partigiane, passando per Portella della Ginestra, Banca dell’Agricoltura di Milano, via Fani trent’anni dopo e stazione di Bologna, sotto la direzione di Licio Gelli, agente del KGB[2]. Da allora l’Italia è progressivamente sovietizzata e, allo stesso tempo, infettata dalle famiglie mafiose di Castellammare del Golfo e schiacciata dalle potenze economiche.
La Codardia Cattolica
Da questa Italia impresentabile Leone XIV invoca la pace “disarmata e disarmante”. Sono parole vane, di circostanza e vane. Il Vaticano, corresponsabile delle sfortune italiane, oggi incide meno di Medecin Sans Frontiere, tanto caro ai servizi francesi. Leone è azzoppato dai papati precedenti, l’ultimo soprattutto, afflitto da bizzarrie, da acide faziosità, privo del senso di trascendenza, genuflesso a stregoni e streghe, nemico dichiarato degli ebrei, lasciando il gregge in balia dei lupi. Ha favorito una classe intellettuale cattolica trasformista, vocata per codardia a inventarsi nemici inesistenti, gli ebrei, per piegarsi a quelli pericolosi, comunisti e islamici.
La codardia è il tratto distintivo di gran parte dei sedicenti intellettuali cattolici, codardia e odio per gli ebrei, comoda sponda nel c.d. postcomunismo, una dotta parola a nascondere la sovietizzazione della scuola, dell’industria, della giustizia, dello spettacolo, della cultura, della vita sociale. Dove mai si è visto che un direttore d’orchestra deve essere scelto dagli orchestranti? Solo in Italia e se gli orchestranti fossero licenziati, come dovrebbero, insorgerebbero i soviet nei sindacati, nei trasporti, nelle università…
Il post comunismo è una minestra scaldata quantunque inacidita. La sovietizzazione dei magistrati è l’esito d’una manovra iniziata dal Migliore dopo la sconfitta nelle urne del 18 aprile 1948 e portata ad effetto a Torino, subito dopo la morte di Aldo Moro, quando tre toghe decisero (e avevano ragione) che potevano sormontare i politici, ricattabili dopo via Fani. Un di costoro quarantacinque anni dopo sostenne che non c’era nulla da scoprire sul caso Moro. Egli fu uno di quelli che non videro le quattro costole rotte allo statista e nascosero la presenza d’un quintale di esplosivo in via Fani. Il soviet ANM non ha nulla da dire.
Un paese così tormentato ha soprattutto necessità di ritrovare i valori fondanti, il credo dei nostri nonni, di qualunque colore politico fossero. Scrive una studiosa italo francese, Isabella Hemery, sulla scomunica inflitta da Pio XII agli iscritti al PCI:
«Che le masse scomunicate nel 1949 fossero ancora culturalmente cattoliche, lo dimostrano la cautela e la strategia di Togliatti che definì allora il divorzio come innaturale e dannoso, onde evitarsi problemi. Quando, nel 1974, si trattò di votare per l’abrogazione della legge Fortuna, il cattolico Gabrio Lombardi fece stampare manifesti con il faccione di Togliatti e le sue parole di allora onde “sensibilizzare” l’elettorato comunista alla causa antidivorzista: i cattolici militanti cercarono cioè di appellarsi idealmente proprio ai comunisti del trentennio precedente, quelli scomunicati, ma di cui lo stesso Togliatti aveva “timore” perché sostanzialmente ancora cattolici. I manifesti ven-nero ritirati per ordine della Prefettura, ma resta che l’operazione rivela diverse cose: il cattolico militante del 1974 ha capito che le scomuniche non pagano e va a ripescare ciò che prima aveva buttato via con l’acqua sporca e cioè l’anima cattolica del comunista o quel che ne restava dopo lo strappo del 1949. Non ci mette la faccia del Papa, ma quella di Togliatti.»
La Complicità dei Cattolici col Male
Oggi è indispensabile ripiantare i paletti dei “valori non negoziabili”, per ridare all’umanità una strada che porti davvero alla pace. La guerra non è discutibile finché si lascia che il feto sia vivisezionato nel ventre materno. Hanno stimato in oltre 50milioni gli aborti nel 2025. Se fossero solo un decimo sarebbe un’enormità, una piaga inguaribile se non coi carismi della Chiesa cattolica. Questa è la missione della Chiesa, operante per Cristo, in nome del quale agisce la Santa Sede. Da Giovanni XXIII in poi la Chiesa è invece compromessa con l’aborto e il divorzio, minando la sopravvivenza della famiglia. I cedimenti di Aldo Moro su divorzio e aborto furono e sono il termometro della stoltezza e dell’inattendibilità di gran parte dei cattolici, increduli nella propria dottrina, condotti a morte rinnegandola, ieri in via Caetani a centosessanta passi da via Botteghe Oscure. Quello di Aldo Moro non fu martirio, beninteso, ma complicità malfidata, che aprì la strada al vero martirio di tanti: gli uomini della sua scorta, i perseguitati oltre la Cortina di Ferro, in Cina, in Asia e in America latina, oggi in Nigeria, in medio e lontano Oriente: 100 milioni di martiri, altro che Shoa. Uno dei grandi errori degli ebrei è stato ignorare i crimini del comunismo, quando non farsi complici al pari di tanti cattolici.
La complicità dei cattolici si perpetua nelle scuole e nelle parrocchie, nelle diocesi, dove Cristo è rinnegato. I cattolicucci si chiedono se Trump abbia fatto bene a bombardare i tagliagole nigeriani sterminatori dei cristiani.
Che cosa fare? È urgente riconoscere chi è “il nemico principale” (a dirla con Stalin), cioè le forze che incidono sulla sopravvivenza dei cristiani. Il male assoluto è il comunismo, in reazione al quale attecchirono gli altri demoni totalitari. Rarissimi i preti che abbiano il coraggio di dirlo, nonostante i cento milioni di martiri del comunismo.
La Carcassa Infetta del Comunismo
L’università, la cultura, la medicina, la psichiatria, la giustizia, il lavoro, la scuola, la famiglia… tutto è stato infettato dalla carcassa del comunismo, custodita e venerata nelle sacrestie pauperiste, svuotando la dottrina e il catechismo, forzando la teologia con grottesche bizzarrie pur di degiudaizzare Gesù Cristo, per farne un’icona politica, sconnessa dalla Rivelazione.
Al vuoto dottrinale cattolico si contrappone un Islam militarizzato e lontano dalla decadenza piccolo borghese occidentale, quella dei cicisbei che sanno scegliere le cravatte e i vini mentre blaterano di matrimonio omosessuale, giustificando l’iniezione di ormoni bloccanti lo sviluppo di adolescenti.
In nome della libertà il mondo diventerebbe un gigantesco campo di sterminio e di sperimentazione che neppure Mengele osava sognare. In questa Auschwitz globale i kapò in talare orinano sotto e sulla la Croce. L’Islam ha quindi buon gioco.
La Storia è maestra di vita ma, aggiunse Antonio Gramsci, non ha scolari. L’originale diffusione dell’Islam dovrebbe interrogare. La predicazione di Maometto iniziò dal 610 D.C.; fu seguita dal 630 dalle prime conquiste (Siria, Egitto, Persia, Nord Africa), sotto i califfi e poi gli omayyadi, tra VII e VIII secolo. Dilagarono anche nell’Europa mediterranea. Perché così facilmente?
L’Islam e l’Occidente Decadente
Lo Stato teocratico coeso, nato da Maometto e consolidato dai califfi, conferì un vantaggio ben sfruttato su Bisanzio e sulla Persia, dopo decenni di guerre reciproche, con frontiere e popolazioni stremate, oramai ostili ai rispettivi imperi. I cristiani siriani ed egiziani, oppressi dall’ortodossia imperiale e dal fisco, accolsero l’Islam come un male minore; così come accadde in buona parte della Magna Grecia. L’Impero bizantino tra VI e VII secolo ebbe molti tratti in comune coi giorni correnti: fiscalità pesante, lotte di fazione, eresie e conflitti cristologici, inefficienza amministrativa; guerre incessanti. È uno spettacolo sotto i nostri occhi: decadenza a precipizio, in preda alla follia e alle mani voraci dei burosauri di Bruxelles. Chiudono le imprese, scemano i posti di lavoro, mentre la cara Christine Lagarde incassa 726mila euro nel 2025.
Oggi come allora, cala il controllo sul territorio; le oligarchie e le popolazioni tradiscono leggi, valori e comunità, a vantaggio dei cicisbei e delle cortigiane dominanti. L’Islam ottenne per vie analoghe vastità e durevolezza delle proprie conquiste. Oggi siamo alla ripetizione col rischio che sia peggiore dell’originale: vuoto di potere, diffusione della corruzione, incertezza crescente, ad affliggere i cittadini e gli Stati, vulnerandone la sicurezza.
La debolezza strutturale degli imperi cristiano e sasanide fu una condizione favorevole, non la causa primaria né tantomeno unica, della diffusione dell’Islam. La forza dell’Islam fu ed è tuttora un modello sociale religioso oggi come allora con grandi possibilità di essere vincente contro la decadenza piccolo borghese, figlia rinnegata della Rivoluzione Francese.
Lo sbandamento morale del mondo occidentale confonde menti e cuori. Celebri o meno, i giornalisti sono inattendibili, come le servette sospettate di veloci adulteri nello sgabuzzino delle scope. Quanti arrivano alla camera da letto sono i peggiori: nascondono la verità, inventano falsità. La funzione educatrice dell’informazione è del tutto smarrita. Uno di costoro lamentò un attentato, a suo dire causato dalla sua inchiesta sul caso Moro, inchiesta infettata da pesante disinformazione a tutela dei mandanti italiani.
Che cosa è “Impero”
Da queste contrade spettrali è partita e attecchisce la più vasta mobilitazione antiebraica, da far impallidire quelle degli anni ’30, benedetta nei centri sociali, nei soviet togati, nelle parrocchie sovietizzate, sulla stampa, iniettata agli scolari, propalata nel web, nella televisione e sulla passerella del festival del cinema di Venezia. Strillano per un “genocidio” di 70mila morti dichiarati, le cui salme non esistono; non di meno l’odio è continuo, crescente a frammentare il “fronte occidentale”, diroccato più dell’Impero bizantino.
L’unica qualità che definisce un impero è l’autarchia, cioè la disponibilità autonoma di risorse per esistere ed espandersi. L’allargamento è l’azione critica dell’impero, fatalmente destinato al collasso se l’espansione supera la propria capacità di controllo. L’impero, sistema chiuso, ha in sé il principio della propria distruzione.
Peggiore è la sorte dei finti imperi. L’Unione Europea e la NATO non sono mai state “imperi” perché prive delle autonome risorse per sostenersi. Non di meno i loro vertici si gabellano per imperatori, espandendo i confini con l’unico criterio di dare vantaggio a chi controlla NATO e UE, cioè Francia, Germania, Gran Bretagna. Oggi sono guidati da grottesche figure prive di carisma, di onestà e buon senso, destinati a crollare rovinosamente, con le tasche piene di soldi come Lagarde.
Gli Stati Uniti e la Russia sono veri imperi. Gli USA sono espansi fino a una crisi che Donald Trump cerca di riportare indietro, per ora con moderato successo e non senza contraddizioni. È sembrato inizialmente un redivivo dell’imperatore Adriano (117–138 d.C.), che abbandonò le conquiste orientali di Traiano, preferendo il consolidamento e la difesa dei confini sul Vallo di Adriano in Britannia. Ma Trump rivendica pure espansioni verso il Canada e la Groenlandia. Oggi esibisce Maduro come Cesare aggiogò Vercingetorige al proprio carro. Speriamo che la lezione sia utile a chi tentò di sovietizzare il Globo, col plauso di quanti oggi inveiscono contro gli USA.
L’espansione della Russia in Ucraina ha innescato una crisi interna/esterna, per ora controllabile, solo per ora ben più controllabile di quella statunitense. Il regime autocefalo di Mosca è indispensabile per tenere unito un paese con undici fusi orari, centosessanta gruppi etnici, cento lingue diverse, addomesticati da settanta anni di dittatura sovietica, con la quale il popolo ha delegato il potere al di sopra di sé attraverso i soviet.
Cattolici Faziosi e Inclini all’Odio
I medesimi che accusano Israele di non essere una democrazia, sorvolano sulla situazione oggettiva della Russia. La faziosità impedisce di capire che tanto la Russia quanto Israele devono fronteggiare crisi del tutto peculiari, non gestibili coi criteri del principato di Monaco, ancor meno con quelli inattendibili e grotteschi della UE. Gli odiatori cattolici di Israele sono la più lampante manifestazione della decadenza culturale nelle parrocchie.
Basti un esempio. Un intellettuale cattolico mi ha inviato un video, nel quale si afferma che “un anno fa” sarebbero stati scoperti tunnel “sionisti” sotto sinagoghe a New York, con materassi macchiati e ossa di bambini, insinuando crimini gravissimi commessi da ebrei. Questo intellettuale postilla così il video “per non dimenticare”. Questa è l’url https://x.com/FurkanGozukara/status/2007096285682356439
Furkan Gözükara è l’autore[3]. Siamo a New York, non a Garlasco. Una notizia del genere, se vera, avrebbe prodotto copertura da parte di grandi media internazionali e comunicati ufficiali delle autorità statunitensi, cosa che non risulta affatto. Non esistono riscontri su fonti primarie (polizia di New York, FBI, procure, tribunali statali/federali USA) né su agenzie di stampa o giornali per un caso di tunnel con “ossa di bambini” sotto sinagoghe a New York nel periodo indicato.
Il linguaggio del tweet (“Zionist tunnels”, accostamento sistematico ebrei–pedofilia–omicidio) tradisce la disinformazione cospirazionista, non accompagnato da documenti giudiziari, nomi di indagati, capi di imputazione o numeri di fascicolo verificabili. ”Per non dimenticare” chiosò l’intellettuale cattolico, diffondendo questa putrescente fandonia. E come dimenticarlo?
È, questo, un esempio fra tanti di come il “cattolico” si presti a distorcere i rapporti fra cristiani ed ebrei, come pure a essere utile idiota di chi vuole sfruttare queste faglie a proprio vantaggio, la Russia per esempio. Constatato il rifiuto dell’Europa di integrarla e l’impossibilità di concludere in Ucraina in tempi brevi, ha allargato il conflitto al Medio Oriente e ha scatenato con successo tutta la sua macchina propagandista, per ritorcere sulle vittime, gli israeliani, tutta la responsabilità del 7 ottobre 2023. Come recuperare la Russia? Forse Trump potrà ottenerlo ma è molto difficile.
La Russia, un’Occasione Perduta
L’unico che vide giusto fu Silvio Berlusconi: integrare la Russia nello spazio euro‑atlantico (NATO e UE), usando l’Italia come ponte politico. Nel vertice di Pratica di Mare (28 maggio 2002) nacque il Consiglio NATO‑Russia (“a 20”), con la “Dichiarazione di Roma” per consultazione/ cooperazione su terrorismo, non‑proliferazione, crisi regionali. Il progetto fu affossato dalla Gran Bretagna con la complicità dei neocon, fra i plausi dei camerieri cattolici e comunisti italiani. Stupidi.
Perché i camerieri esultarono? Londra dopo il 1978 può dirigere quanto rimane di Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano, Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano. Chiunque abbandonò Aldo Moro al suo destino in mani sovietiche, che sia un Cossiga o un Piersanti Mattarella, ha dovuto “ascoltare” Londra.
Tale vantaggio occorre alla Gran Bretagna perché essa non è più un impero a partire dal 15 agosto del 1947 con l’indipendenza dell’India. Non è più autarchica e deve rapinare le risorse altrove, dove può. L’Ucraina oggi è a portata di mano. Deve quindi contrastare qualunque disegno ostile alle sue mire sulla Russia, sull’Europa, sull’Italia e sul Vaticano: una strategia in opera da ben prima della battaglia di Trafalgar. Londra aspira da sempre alle risorse russe, per venderle in monopolio agli europei, controllando il Mediterraneo e i suoi stretti.
Lord William Bentinck impose a Ferdinando IV di Borbone di dare una costituzione a Napoli nel 1812, mentre, in nome di Giorgio III, offriva lo stesso regno partenopeo alla regina di Sicilia, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, affinché cedesse l’isola (e il Mediterraneo) alla Gran Bretagna, che più tardi fu ed è la più acerrima nemica del ponte sullo Stretto.
Poco è mutato da allora. L’asse Berlusconi‑Putin dette l’orticaria a Buckingham Palace. I gasdotti vagheggiati dai due erano fra le prede dell’Mi6. La fine del progetto fu segnata dall’allargamento NATO ai Paesi ex‑URSS e dal deterioramento dei rapporti dopo il conflitto in Georgia nel 2008 e soprattutto in Ucraina 2014. Fine.
Mosca e Londra, Dietro le Quinte
La confusione seguita a questo fallimento è palese, è oramai ultra ventennale. Per un paradosso, in questa fase Russia e Gran Bretagna hanno interesse convergente a prolungare la guerra a Kiev. La prima per lucrare territorio e vantaggi politici. La seconda perché mira a mandare l’UE contro la Russia dopo essersi sfilata da Bruxelles, con l’evidente scopo di raccogliere i cocci d’entrambe. Questo tuttavia destina Londra e Mosca allo scontro frontale, in quanto ambedue interessate a prendersi l’Ucraina e alla distruzione reciproca, quindi inconciliabili.
La Cina, a sua volta, non essendo più un impero a causa dei limiti strutturali del comunismo, fu costretta prima al compromesso con gli Stati Uniti di Richard Nixon (1972) poi a uscire dai suoi confini per cercare in Africa le risorse. Il suo travolgente progresso tecnologico e militare oggi la porrebbe in condizione di sostare sulla riva del fiume in attesa dei cadaveri, ma solo se la Russia e soprattutto Trump lasceranno fare dopo il colpo venezuelano.
Questo mondo complesso e molto instabile vede i cattolici in un gregge impazzito, fra pauperismo, accoglienza a spese altrui, connessione con la mafia dei traffici umani, di armi e di droga, il tutto infettato di odio antiebraico, maliziosamente alimentato da Londra e da Mosca.
Sedicenti intellettuali cattolici si inerpicano con gli “studi” sul complotto askenazita ai danni dei cristiani. Lo scheletro di queste dotte teorie sono le farneticazioni di rabbini, il “piano Kalergy”, le speculazioni di sedicenti studiosi a sostenere che il 7 ottobre 2023 fu una macchinazione di Ben Netanyahu, col consueto contorno delle “confessioni” di ex agenti del Mossad, la cui attendibilità nessuno può verificare. Gli ebrei sono la causa di tutti i mali. Oppure un tweet come s’è in precedenza.
La morte di Aldo Moro, rapito dai sovietici, fu seguita da un analogo copione di “rivelazioni”, “scoperte” e “confessioni” di agenti pentiti, una quantità di panzane bevute e diffuse da autorevoli cattolici, i soliti utili idioti. Alla fine dei conti, rimangono 12 magistrati della procura romana che non hanno visto le quattro costole rotte a Moro e il quintale di esplosivo in via Fani. Due prove ignorate pure da Carlo Alberto Dalla Chiesa e – fatto davvero curioso – dai legali di parte civile, della famiglia Moro e degli agenti di scorta.
La confusione sembra incontrollabile mentre una quantità di ebrei hanno fatto salti mortali per farsi odiare: il primo errore fu imporre per legge la commemorazione del 27 Gennaio, giornata della Memoria, usata come un grimaldello dai medesimi nipotini di Stalin, oggi accaniti contro Israele. A questo s’aggiunge la pletora di ebrei farabutti. Si pensi ai Rothschild e a Georgy Soros (definito “benefattore” dalla comunità ebraica romana); i consigli d’amministrazione delle BigPharma e delle più rapaci istituzioni finanziarie, composti da ebrei. A ben vedere non sono solo ebrei e non annoverano più farabutti di altre etnie, ma la percezione è questa. Se hanno capacità, possibilità e volontà come impedire loro di sedere ai tavoli importanti? Le leggi razziali non sono più possibili e d’altronde le università italiane sfornano capre. Tutti quegli ebrei non sono tuttavia sufficienti per sostenere che il “complotto sionista” determini la condizione attuale.
Carlo III e tutto il casato Windsor, Hannover, Saxe‑Coburg‑Gotha, Mountbatten non hanno e non ebbero un solo ebreo in oltre cinque secoli di scorribande piratesche e di complotti anticattolici. Non sono ebrei i Clinton, i Bush, gli Obama, quantunque amici intimi di Epstein connesso al Mossad. Non sono ebrei la stragrande maggioranza dei politici scandinavi e tedeschi, razzisti e ostili all’Italia. Il mondo lo si può mettere sossopra, come oggi si può vedere. Per farlo non bastano l’odio e le farneticazioni. È necessaria l’azione d’uno o più Stati. La storia insegna come.
L’Unione sovietica pilotò tutto il terrorismo dall’Europa settentrionale a quella centrale, meridionale e nel Medio Oriente. Tutto il terrorismo, sia comunista sia fascista, fu governato dalla centrale KGB di Beirut, diretta dal generale Alexei A. Soldatov, che ebbe alle sue dirette dipendenze Licio Gelli. La procura di Bologna custodisce un documento del 1951 del colonnello Federigo Mannucci Benincasa che certifica Gelli agente del KGB. La stessa procura perseguì Mannucci Benincasa e indica Gelli fra i mandanti della strage del 2 agosto 1980 a Bologna. Non occorre un genio per vedere un corto circuito giudiziario e un processo nullo in radice. Il soviet ANM tace.
Per mettere il mondo sottosopra occorrono risorse operative concrete, organizzazione, uomini molto addestrati, armi, tecnologie, ai quali poi s’affiancano i traditori. Oggi sono solo quattro con tali capacità: Stati Uniti, Russia, Cina e Gran Bretagna. Mosca e Londra hanno maggiore esperienza e strutture per operazioni coperte contro obiettivi occidentali[4].
Che Cosa Fare? Nulla
Israele? Deve preoccuparsi di sopravvivere, ininterrottamente dal 1948. È fuor di dubbio che la guerra contro Hamas abbia dato un vantaggio politico a Netanyahu; egli sarà verosimilmente rieletto. È altrettanto certo che se Netanyahu non avesse combattuta e vinta la guerra contro Hamas, Israele sarebbe scomparsa, con grande soddisfazione di alcuni parlamentari sorosiani nella Knesset. Nel 2012 la rubrica di gossip di Cindy Adams sul “New York Post” riferì che Kissinger dichiarò: “In 10 years, there will be no more Israel”. Kissinger non fu un globalista e amò Israele. Li avvertì del complotto. La fine di Israele non è avvenuta, ma certo avrebbe fatto comodo dopo il 7 ottobre 2023, tanto alla Russia per le sue mire in Medio Oriente quanto alla Gran Bretagna e a Davos per un governo globale che ha urgenza di distruggere le nazionalità spiccate, come Israele e quanto rimane dei paesi europei. Comunque vada in Israele l’inchiesta sul 7 ottobre 2023 si farà e sarà di gran lunga più seria della commissione diretta dal medico, Giuseppe Fioroni e afflitta da due dozzine di falsi e omissioni, a cominciare dalla posizione del cuore di Aldo Moro, collocato accanto alla milza dal medico Fioroni.
Che cosa fare? Gli italiani non possono nulla, se non attendere che i progetti più o meno folli falliscano per autodistruzione, confidando che Aristotile e san Giovanni Paolo II l’abbiano vista giusta:”Il Male divora sé stesso”. In effetti, a dispetto di tutto, i diavoli di differenti gironi si stanno facendo guerra l’un l’altro e l’Agenda di Davos è stata frenata ma non travolta.
In questo mondo spietato occorre un realismo ancor più spietato per correggere alcune posizioni. La santificazione di Vladimir Putin, per esempio. S’odono vescovi come monsignor Viganò caldeggiarne la devozione. Si colgono accenti persino nostalgici di Unione sovietica in politici come Marco Rizzo, Francesco Toscano e altri. Forse sono in buona fede ma non sarebbero sinceri se fossero minimamente consapevoli di quale sia l’iter formativo che porta un russo a diventare colonnello del KGB, le cui capacità a 360° sono tali da far sembrare un terziario francescano il più spietato generale della Gestapo, come dovette riconoscere Aldo Moro. Epperò Putin ai russi piace, che farci?
Essi sanno che deve governare una nazione con 21 fusi orari il cui PIL nel 1999 era inferiore a quello olandese e fu sul punto di essere sbranato com’era accaduto alla Iugoslavia, in precedenza e a mo’ d’esperimento. C’erano quasi riusciti, grazie a Michail Gorbacev e poi a Boris Nikolaevič Eltsin. Per fortuna c’erano e ci sono le terribili armi nucleari e dovettero rallentare. Arrivò Putin, all’ultimo minuto prima del crollo, per ricondurre la Russia dov’è ora, al vertice del mondo, nell’unica maniera possibile, da dittatore, come durante la Guerra Fredda, come Stalin a Stalingrado.
Il mondo cambia velocemente ed è imprevedibile perché c’è la mano di Dio, i cattolici lo dimenticano blaterando di pace e tacendo dell’aborto, il genocidio più grande della storia umana. Nessuno s’aspettava l’l’islamizzazione della Gran Bretagna e dei paesi scandinavi, coloro che tramarono l’accoglienza indiscriminata a danno della cattolica Italia, per islamizzarla e destabilizzarla. Si sono sparati sui piedi a causa d’una politica scellerata, a favore dell’Islam per conservare i privilegi di classe dell’oligarchie aristocratiche. Quella porzione di Europa è un cane morto maleodorante e infettivo; un’altra carcassa accanto a quella del comunismo. Hanno tuttavia buon gioco per ora a ergersi a modello, grazie alla solita idiozia diffusa fra i cattolici.
Occorre vigilare.
La Russia utilizza gli islamici come l’Urss i terroristi comunisti e marxislamici durante la Guerra Fredda. Chi dubiti s’informi sulle stragi dell’aeroporto di Fiumicino e di quella di via Fani, progettata e iniziata in Sicilia, per i miliardi della base missilistica di Comiso, eretta dalle cooperative. Seguire i soldi, sempre[5].
Non solo la Russia è da sorvegliare ma anche l’infida Gran Bretagna, il cui opportunismo impazza oggi, come ieri imperversò attraverso i “cinque di Cambridge”. Internet ha fornito a Mosca e Londra una formidabile capacità di manipolazione della pubblica opinione, moltiplicata dalla vulnerabilità statunitense, dall’ignoranza dei cattolicucci, vocati alla codardia e addomesticati negli oratori, nelle scuole dem e dalla davosiana Mediaset.
Il risultato sono le allucinazioni askenazite di quanti non capiscono la pericolosità di Mosca e di Londra. La conclusione è univoca. L’Italia non ha amici, né ha motivo di dolersi per le guerre altrui. Pensi alla propria sopravvivenza in un mondo cinico e crudele. I prossimi sei mesi saranno decisivi. I prossimi sei mesi sono iniziati molto bene in Venezuela e in Nigeria. Cristo Vince.
[1] Communist Information Bureau, in italiano “Ufficio d’informazione dei partiti comunisti e operai”, era la porta girevole fra i partiti comunisti e il KGB, per difendere l’ortodossia secondo la dottrina di Andrej Aleksandrovič Ždanov, stalinista, difensore dell’ortodossia sovietica. La sua dottrina, “Ždanovščina”, fu il manganello per censurare d’ogni libertà “borghese” o “individualista”, uniformando il linguaggio di tutti, artisti e intellò inclusi. ll 28 marzo 1978, dodici giorni dopo via Fani, Rossana Rossanda scrisse su Il Manifesto: «Sembra di sfogliare l’album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi su Stalin e Ždanov di felice memoria.»
[2] Piero Laporta “OMERTÀ E BUGIE SU ALDO MORO Magistrati Sotto Accusa, Il Togalitarismo” Amazon 2025, Capitolo 8°
[3] Furkan Gözükara, ingegnere informatico turco, docente universitario e sviluppatore, noto sia per il browser game MonsterMMORPG sia per la sua attività recente nel campo dell’IA generativa, al servizio del regime turco.
[4] Piero Laporta “OMERTÀ E BUGIE SU ALDO MORO Magistrati Sotto Accusa, Il Togalitarismo” Amazon 2025, pagina 54
[5] https://pierolaporta.it/dalla-chiesa-e-la-torre-non-basta-commemorare/