Prima d’impartire lezioni, il Vaticano confessi – Before lecturing others, the Vatican should come clean

il diacono Prevost manifesta con Pax Christi, pascolo del KGB, contro i missili a Comiso

La credibilità e l’autorevolezza non s’ereditano, si conquistano. Nemmeno un Pontefice può sottrarsi a questa regola elementare. Ogni lezione del Vaticano agli Stati sovrani sull’immigrazione, sulla morale pubblica o sulle scelte politiche, pretendendo di parlare dall’alto di un’autorità etica, trascura che tale autorità è declinante, infine smarrita dal 1944, dai silenzi di Pio XII, omertoso con Alcide De Gasperi, Giorgio Almirante e altri sulle decine di migliaia di massacrati, amputati, violentati, arsi vivi dai partigiani comunisti di Palmiro Togliatti, dai comunisti titini e dalle truppe francesi, decine di migliaia a guerra finita, fra i quali centinaia di religiosi e religiose, nonché seminaristi dei quali si va smarrendo la memoria. Silenzio tombale, anche di Aldo Moro quando s’accingeva a proporre l’ingresso del Partito Comunista al governo.

L’autorità morale non coincide con l’autorità religiosa. La prima si misura con i fatti; la seconda appartiene alla fede.

È su questo terreno che la Chiesa contemporanea appare sempre più fragile per colpa di pontefici che da Pio XII in poi hanno aggravato il comportamento del Vaticano, sempre più succube degli interessi terreni e delle politiche dei più forti ovvero di quelli che sembrano imminenti vincitori. Da ultimo fu così col PCI e il Muro di Berlino cadde sui calici colmi di vino sconsacrato. Oggi sono temerari con l’Islam a dispetto dei milioni massacrati dalla Spada di Maometto. Oggi scomunicano quanti sono responsabili di celebrare con l’antico rito e lasciano indisturbati pervertiti, orgiastici, servi di Sorod e dell’ANPI.

Se l’accoglienza dei migranti fosse davvero un dovere assoluto, perché il Vaticano lascerebbe ricadere il peso sulle comunità civili, sui contribuenti, sugli enti locali e sugli Stati? Perché il Vaticano non rende pubblica, con la stessa enfasi con cui richiama i governi, la consistenza del proprio patrimonio immobiliare concretamente destinato all’ospitalità permanente? Quanti conventi, seminari, palazzi, case religiose e proprietà ecclesiastiche sono stati trasformati in centri di integrazione? Quante risorse dell’otto per mille vengono impiegate stabilmente per questo scopo? Sono domande semplici. Meritano risposte altrettanto semplici.

Predicare la carità con il patrimonio degli altri è un esercizio retorico, non una testimonianza evangelica. Disse Gesù (Lu.11,46): «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!» Prevoglio è certamente nel Vangelo, non c’è dubbio. Il Vaticano, Prevost, Zuppi, Parolin, i vescovi , sì, siete tutti in questo Vangelo.

Sorprende poi che si dimentichi la lezione della storia americana. Gli Stati Uniti nacquero anche dalla diffidenza verso le ingerenze delle autorità religiose nel governo civile. I Founding Fathers appartenevano a sensibilità diverse, ma condivisero un principio destinato a segnare la modernità: nessuna Chiesa avrebbe governato lo Stato e nessuno Stato avrebbe imposto una Chiesa. Da qui nacque il Primo Emendamento, una delle più alte affermazioni della libertà religiosa. Chi oggi giudica quella tradizione dovrebbe anzitutto comprenderla. Ma il problema del Vaticano non riguarda soltanto l’attualità. Riguarda la memoria.

L’istituzione che chiede trasparenza ai governi dovrebbe offrire la stessa trasparenza su se stessa. Gli archivi ancora non completamente accessibili, le grandi crisi della Guerra fredda, l’Ostpolitik, i rapporti con il comunismo italiano, gli scandali finanziari, le vicende che hanno coinvolto lo IOR, il caso di Emanuela Orlandi, gli abusi sessuali commessi da membri del clero, le lotte di potere interne alla Curia: tutto questo costituisce un patrimonio di interrogativi che non può essere liquidato come ostilità anticlericale. La verità non teme gli archivi. E, non dimentichiamolo, la complicità operativa con le Brigate Rosse e con gli agenti del GRU operanti a via Fani.

Nemmeno il delitto Moro può essere espunto da questa riflessione. A quasi mezzo secolo di distanza permangono questioni storiche irrisolte sulle relazioni tra istituzioni, servizi, politica e soggetti internazionali. Gli storici continuano a discuterne. Chiedere che ogni istituzione renda disponibili i documenti utili alla ricostruzione dei fatti non significa accusare: significa pretendere che la storia sia finalmente scritta sulla base delle prove e non delle convenienze. La Chiesa dovrebbe essere la prima alleata della verità, non della ragion di Stato. Il punto decisivo, tuttavia, è un altro.

Il cristianesimo non nacque per distribuire giudizi ai governi. Nacque per convertire anzitutto se stesso attraverso l’esempio. Cristo non impose mai ad altri sacrifici che non fosse disposto a portare personalmente. È questa distanza tra il Vangelo e una parte della sua rappresentazione istituzionale che alimenta oggi la sfiducia di molti credenti. Il pulpito è diventato una tribuna politica, il Vangelo non diventerà un programma ideologico, nonostante voi. Vergognatevi e confessate i vostri delitti, prima di predicare.

Indicazioni bibliografiche essenziali

  • Vito Sibilio, studi sulla Guerra fredda, il comunismo e il mondo cattolico.
  • Christopher Andrew – Vasili Mitrokhin, The Mitrokhin Archive (voll. I-II).
  • Christopher Andrew, The Sword and the Shield.
  • John O. Koehler, Stasi.
  • Ion Mihai Pacepa e Ronald Rychlak, Disinformation.
  • Paul Kengor, A Pope and a President.
  • Adrian Hänni, studi sulle misure attive sovietiche.
  • Documentazione degli archivi della Stasi (BStU/Bundesarchiv) e degli archivi dei servizi dell’Europa centro-orientale.

Credibility and authority are not inherited; they are earned. Not even a Pope can escape this basic rule. Every lesson the Vatican imposes on sovereign states regarding immigration, public morality, or political choices—claiming to speak from the heights of ethical authority—ignores the fact that such authority has been in decline, and has ultimately been lost since 1944, due to the silences of Pius XII, who maintained a code of silence with Alcide De Gasperi, Giorgio Almirante, and others regarding the tens of thousands who were massacred, maimed, raped, or burned alive by Palmiro Togliatti’s communist partisans, by Tito’s communists, and by French troops—tens of thousands after the war had ended, including hundreds of men and women of religious life, as well as seminarians whose memory is gradually fading. A deathly silence—even from Aldo Moro as he prepared to propose the Communist Party’s entry into the government.

Moral authority is not the same as religious authority. The former is measured by facts; the latter belongs to faith.

It is on this ground that the contemporary Church appears increasingly fragile due to popes who, from Pius XII onward, have exacerbated the Vatican’s conduct, making it increasingly subservient to earthly interests and the policies of the most powerful—that is, those who appear to be the imminent victors. Most recently, this was the case with the Italian Communist Party (PCI), and the Berlin Wall fell amid chalices brimming with desecrated wine. Today, they are reckless in their dealings with Islam, despite the millions massacred by the Sword of Muhammad. Today, they excommunicate those responsible for celebrating the ancient rite while leaving perverts, orgiasts, and servants of Sorod and the ANPI undisturbed.

If welcoming migrants were truly an absolute duty, why would the Vatican shift the burden onto civil communities, taxpayers, local authorities, and nations? Why doesn’t the Vatican publicly disclose—with the same emphasis with which it calls on governments—the extent of its real estate holdings actually designated for permanent housing? How many convents, seminaries, palaces, religious houses, and ecclesiastical properties have been converted into integration centers? How much of the “eight per thousand” tax revenue is consistently allocated for this purpose? These are simple questions. They deserve equally simple answers.

Preaching charity with other people’s assets is a rhetorical exercise, not a Gospel witness. Jesus said (Luke 11:46): “Woe also to you, teachers of the Law, who load people down with burdens they cannot carry, and you yourselves do not even touch those burdens with a finger!” Prevoglio is certainly in the Gospel; there is no doubt about it. The Vatican, Prevost, Zuppi, Parolin, the bishops—yes, you are all in this Gospel.

It is also surprising that the lesson of American history is forgotten. The United States was also born out of distrust of religious authorities’ interference in civil government. The Founding Fathers held diverse views, but they shared a principle destined to shape modernity: no church would govern the state, and no state would impose a church. From this arose the First Amendment, one of the highest affirmations of religious freedom. Those who judge that tradition today should first and foremost understand it. But the Vatican’s problem is not limited to current events. It concerns memory.

The institution that demands transparency from governments should offer the same transparency regarding itself. The archives that are still not fully accessible, the major crises of the Cold War, the Ostpolitik, relations with Italian communism, financial scandals, the affairs involving the IOR, the case of Emanuela Orlandi, sexual abuse committed by members of the clergy, and the power struggles within the Curia: all of this constitutes a wealth of questions that cannot be dismissed as anticlerical hostility. The truth has nothing to fear from the archives. And, let us not forget, the operational complicity with the Red Brigades and with GRU agents operating on Via Fani.

Not even the Moro murder can be excluded from this reflection. Nearly half a century later, unresolved historical questions remain regarding the relationships between institutions, intelligence agencies, politics, and international actors. Historians continue to debate these issues. Demanding that every institution make available the documents necessary to reconstruct the facts does not mean making accusations: it means insisting that history be finally written on the basis of evidence, not political expediency. The Church should be the foremost ally of the truth, not of reasons of state. The decisive point, however, is another.

Christianity was not created to pass judgment on governments. It was created first and foremost to transform itself through example. Christ never imposed sacrifices on others that he was not willing to bear personally. It is this gap between the Gospel and part of its institutional representation that fuels the distrust of many believers today. The pulpit has become a political platform, but the Gospel will not become an ideological program, despite your efforts. Be ashamed and confess your sins before you preach.

Essential Bibliography

  • Vito Sibilio, studies on the Cold War, communism, and the Catholic world.
  • Christopher Andrew – Vasili Mitrokhin, The Mitrokhin Archive (vols. I–II).Christopher Andrew, The Sword and the Shield.John O. Koehler, Stasi.Ion Mihai Pacepa and Ronald Rychlak, Disinformation.

  • Paul Kengor, A Pope and a President.
  • Adrian Hänni, studies on Soviet active measures.
  • Documents from the Stasi archives (BStU/Bundesarchiv) and the archives of the intelligence services of Central and Eastern Europe.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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