Willi Münzenberg La macchina che fa parlare gli altri

Dal Comintern alla guerra delle influenze: propaganda, reti, P2, Ucraina, 7 ottobre e linguaggio religioso.

Chi è Willi Münzenberg, l’uomo che insegnò alla propaganda a non sembrare propaganda? Dalle reti del Comintern alle moderne guerre d’influenza, una storia che aiuta a capire molto del presente.

Sommario

  1. Perché Münzenberg conta
  2. Dalla propaganda all’influenza
  3. Gli strumenti del “sistema Münzenberg”
  4. Credibilità trasferita, fronti e moltiplicazione delle fonti
  5. Morte, rottura con Stalin e lascito metodologico
  6. Da Münzenberg a Gelli: la rete prima dell’etichetta
  7. Il problema: oltre la P2 della NATO
  8. Münzenberg nella storiografia italiana, 1968–1985
  9. La riscoperta italiana nel 2026
  10. Il caso cattolico
  11. Scenario contemporaneo: Ucraina, petrolio, 7 ottobre e propaganda
  12. Una coda teologica: “Gott mit uns”, Leone XIV e il suo Dio partigiano
  13. Prova, inferenza e falsificazione
  14. Agenda documentaria

Conclusione: chi fa parlare gli altri

1. Perché Münzenberg conta

Willi Münzenberg (1889–1940) non è un personaggio marginale. Dirigente comunista, organizzatore, editore e propagandista transnazionale, costruì una rete capace di integrare soccorso umanitario, stampa, fotografia, cinema, comitati internazionali, campagne antifasciste e anti-imperialiste, personalità prestigiose e organismi formalmente più larghi del partito. Sean McMeekin ne ha descritto l’ampiezza internazionale, da Buenos Aires a Tokyo; Helmut Gruber parlò già negli anni Sessanta di un vero “propaganda empire”. [1][2]

Ridurre Münzenberg a “giornalista comunista” significa perdere il tratto storicamente decisivo: non solo produrre propaganda, ma costruire un ecosistema nel quale un indirizzo politico potesse diventare informazione, cultura, solidarietà, emozione e prestigio. La storiografia più recente lo colloca infatti anche nella storia della diplomazia culturale sovietica, dei network anticoloniali e della comunicazione politica transnazionale. [3][4]

Il punto non è sostenere che ogni intellettuale o associazione entrata in contatto con quelle reti fosse manovrata da Mosca. Sarebbe una scorciatoia rozza. Il punto è più preciso: il sistema consentiva a soggetti comunisti e non comunisti di convergere su obiettivi comuni mentre la regia organizzativa e le finalità del Comintern potevano rimanere più lontane dalla vista. La Lega contro l’Imperialismo, nata dal congresso di Bruxelles del 1927, è uno degli esempi meglio documentati. [5][6]

2. Dalla propaganda all’influenza

La propaganda dichiarata è la forma più semplice e, proprio per questo, la meno sofisticata. Se il governo sovietico pubblica un comunicato, il destinatario sa chi parla. Ben diverso è il caso in cui la medesima tesi arrivi attraverso uno scrittore, un professore, un parlamentare, un’associazione pacifista, un comitato umanitario, un congresso internazionale o un giornale apparentemente estraneo al centro politico.

Il percorso elementare è: centro politico → propaganda → opinione pubblica. Il percorso münzenberghiano è più lungo: centro politico → struttura intermedia → organizzazioni formalmente autonome → personalità prestigiose → mezzi di comunicazione → opinione pubblica. Ogni passaggio aumenta la distanza fra la sorgente originaria e il destinatario. Quella distanza non è un inconveniente: è una parte della forza dell’operazione.

Münzenberg comprese un’altra regola: per mobilitare chi non è comunista non bisogna necessariamente chiedergli di diventarlo. Basta offrirgli una “causa giusta” alla quale possa aderire restando ciò che è: soccorso alle vittime d’una carestia, anticolonialismo, pace, solidarietà con i perseguitati, antifascismo. L’Internationale Arbeiter-Hilfe (IAH), nata nel 1921, unì assistenza reale e mobilitazione politica internazionale. [7]

Ne deriva una distinzione capitale: partecipare a un’iniziativa promossa, finanziata o orientata da una potenza non significa automaticamente essere un agente di quella potenza. L’intellettuale realmente indipendente può essere, proprio per la sua indipendenza, un testimonial più efficace del funzionario di partito. Le domande serie diventano allora: chi sceglie l’obiettivo? Chi organizza? Chi paga? Chi mette in relazione persone che altrimenti non si sarebbero incontrate? Chi possiede i mezzi attraverso i quali la campagna viene moltiplicata?

3. Gli strumenti del “sistema Münzenberg”

StrumentoFormaFunzione politica essenziale
Soccorso Operaio Internazionale (IAH/SOI)Aiuto materiale, solidarietà internazionale, campagneTrasformare l’assistenza in una piattaforma stabile di mobilitazione e comunicazione politica.
Stampa e periodiciAIZ, quotidiani e riviste del gruppo editorialePortare messaggi politici nella cultura di massa mediante notizie, immagini, satira, reportage e intrattenimento.
Cinema e produzione visualeWeltfilm, rapporti con Mezhrabpom e cineasti internazionaliUsare il cinema come mezzo moderno di persuasione e di rappresentazione della Russia sovietica e dei conflitti sociali.
Leghe e congressi internazionaliLega contro l’Imperialismo e reti anticolonialiMettere in contatto comunisti, nazionalisti anticoloniali, socialisti, intellettuali e personalità indipendenti.
Comitati e appelliCampagne antifasciste, per prigionieri e vittime politicheSpostare la legittimazione dal partito a personalità e cause moralmente più larghe.
Libri-campagnaBrown Book e altre pubblicazioni d’interventoCombinare documentazione, narrazione, denuncia e prestigio dei firmatari in prodotti ad alta circolazione.
Fronte culturaleScrittori, artisti, fotografi, giornalistiFare della cultura un moltiplicatore di influenza, non un semplice ornamento della politica.

 

La tabella non implica che ogni organismo fosse un simulacro. Molte campagne rispondevano a cause autentiche e coinvolgevano persone realmente indipendenti. È precisamente la compresenza di autonomia reale e capacità di regia politica a rendere il metodo interessante.

Il Brown Book sull’incendio del Reichstag mostra la potenza della tecnica: documenti, interpretazioni, testimonianze e firme prestigiose furono trasformati in un evento editoriale internazionale. Il valore storico non consiste nell’assumere ogni tesi del volume come vera, ma nel vedere come una campagna politica potesse acquistare l’aspetto di una mobilitazione documentaria e morale transnazionale. [8]

4. Credibilità trasferita, fronti e moltiplicazione delle fonti

Una rete politica può utilizzare la reputazione di soggetti autonomi senza controllarne ogni pensiero. Se una tesi proviene direttamente da Mosca, è propaganda sovietica. Se la stessa tesi è sostenuta da una commissione di professori, scrittori, giuristi e parlamentari di Paesi diversi, appare come conclusione della società civile internazionale. La sorgente della credibilità cambia.

Münzenberg affidava spesso iniziative a compagni oppure, apertamente, a personalità rispettate non appartenenti al partito, mentre lui rimaneva dietro le quinte: non far parlare il propagandista, ma far parlare altri al suo posto. [9]

La pluralità apparente delle fonti non dimostra la pluralità reale delle origini. Un comitato riprende una tesi; un giornale pubblica il comunicato; uno scrittore aderisce; altri giornali citano lo scrittore; un congresso approva una risoluzione; la risoluzione diventa notizia; un’associazione organizza una manifestazione. Il cittadino può incontrare dieci “fonti” che si confermano reciprocamente e che appartengono, almeno in parte, al medesimo circuito.

Per questo la parola propaganda è insufficiente. La propaganda agisce sul messaggio; l’influenza agisce sul sistema che produce, seleziona e distribuisce i messaggi. Nel dopoguerra sovietico questo principio avrebbe trovato ulteriori sviluppi nelle cosiddette “misure attive”. [10]

Omissione o semplificazioneChe cosa scompareEffetto sulla comprensione
Storia ridotta ai partitiSi vede il PCI/KPD/Comintern; si vede meno la costellazione di organismi collaterali.L’influenza appare più “ufficiale” e meno reticolare di quanto fosse.
Intellettuali studiati isolatamenteLe prese di posizione sono lette soprattutto come scelte individuali.Si sottovalutano congressi, comitati, editori e circuiti che favorivano quelle convergenze.
Propaganda = manifesto o giornale di partitoRestano fuori fotografia, cinema, solidarietà, cultura e testimonial.Si adotta una definizione troppo povera della propaganda moderna.
Antifascismo e anticolonialismo separati dal CominternSi perde il ruolo delle reti transnazionali che li misero in contatto.Il lettore fatica a distinguere autonomia dei movimenti e tentativi comunisti di egemonizzarli.
Münzenberg assente dai manualiResta un nome per specialisti.Diventa più difficile riconoscere la genealogia storica delle moderne operazioni d’influenza.

5. Morte, rottura con Stalin e lascito metodologico

L’uomo che aveva contribuito alla penetrazione propagandistica sovietica in Occidente entrò progressivamente in conflitto con Stalin. Le purghe resero pericolosa la sua posizione; evitò di recarsi a Mosca e si allontanò dal Partito comunista tedesco e dal Comintern. Nel 1940, durante il collasso francese, scomparve. Il cadavere fu ritrovato in un bosco dell’Isère, nei pressi di Saint-Marcellin, con una corda al collo. L’ipotesi d’un assassinio politico è stata ripetutamente formulata, ma le fonti disponibili non consentono di presentarla come definitiva. [11]

Il valore di Münzenberg è soprattutto metodologico. Una grande potenza può perseguire obiettivi politici attraverso reti di intermediari senza che il rapporto centro-periferia sia immediatamente visibile. Ciò impedisce due errori opposti: credere che l’assenza d’una dipendenza formale dimostri l’assenza d’influenza; oppure credere che una convergenza politica dimostri automaticamente un rapporto clandestino.

6. Da Münzenberg a Gelli: la rete prima dell’etichetta

Münzenberg non dimostra nulla su Licio Gelli. I due uomini appartengono a epoche e contesti differenti. Il collegamento è un metodo di indagine: quando si esamina un personaggio collocato al centro di reti riservate, la domanda più ingenua è cercare l’ordine scritto con cui un servizio straniero gli avrebbe comandato di agire. Una struttura clandestina che funzionasse così cesserebbe presto d’essere clandestina.

Bisogna invece ricostruire contatti, cronologia, intermediari, denaro, protezioni, promozioni, campagne di screditamento e direzione degli effetti. Un uomo può essere utile a una potenza senza esserne agente; può perseguire interessi propri coincidenti con quelli altrui, essere manipolato, ricattato, facilitatore, agente d’influenza o agente reclutato. Sono condizioni diverse e richiedono prove diverse.

La lezione conclusiva è che, nelle operazioni d’influenza, la rete può essere più importante dell’agente. L’agente tradizionale sottrae documenti; l’agente d’influenza può favorire una nomina, aprire una porta, mettere in relazione ambienti, orientare un giornale, dare rispettabilità a una tesi o spostare una discussione pubblica.

7. Il problema: oltre la P2 della NATO

Licio Gelli è stato descritto per decenni entro una griglia prevalentemente occidentale: massoneria coperta, apparati italiani, finanza, reti della destra, rapporti con le Americhe, controllo o influenza sui mezzi d’informazione. La griglia può essere vera e insieme incompleta.

Il testo di lavoro richiama la documentazione della Commissione P2 e una pista orientale secondo la quale Gelli avrebbe intrattenuto rapporti con l’Unione Sovietica e sarebbe stato, in forme da accertare, reclutato, utilizzato o “congelato” dagli apparati sovietici. La formulazione va tenuta sul piano corretto: l’esistenza della pista negli apparati è un fatto storiografico da ricostruire; la verità sostanziale delle accuse richiede riscontri ulteriori. [12]

L’immagine dell’“uomo dell’Occidente” e quella dell’“uomo dell’Est” non sono in astratto incompatibili. La storia dello spionaggio conosce doppi agenti e passaggi di campo; basti ricordare i “cinque di Cambridge” e Bruno Pontecorvo. [13][14]

Villemarest legge la P2 come una possibile maskirovka e colloca dietro Gelli, dalla fine degli anni Sessanta, specialisti del KGB e del GRU. È una tesi forte: non va accettata per autorità, ma neppure espulsa senza confronto con ciò che gli apparati italiani sapevano e conservarono. [15][16]

Il punto metodologico resta dunque: non chiedere soltanto “chi apparteneva alla loggia?” o “chi finanziò quel giornale?”, ma quale organizzazione o costellazione di interessi riuscì eventualmente a trasformare fatti reali, responsabilità parziali e scandali autentici in una narrazione utile a obiettivi più vasti.

8. Münzenberg nella storiografia italiana, 1968–1985

StudiosoAteneo / ruoloAmbitoPertinenzaRapporto documentato
Paolo CapuzzoUniversità di Bologna – ordinarioComintern, storia globale e transnazionaleA — direttaCorso 2026/27 con Petersson in bibliografia.
Patrizia DoglianiUniversità di Bologna – ordinariaSinistre europee, internazionalismi, gioventù socialistaA — direttaMonografia 2023: Münzenberg tra le figure marxiste centrali.
Carlotta CastellaniUniversità di Urbino Carlo Bo – associataCultura visuale, arte e propagandaA — direttaProgetto AIZ 2023–2028; AIZ nel corso 2026/27.
Claudio NatoliUniversità di Cagliari – già ordinarioComunismo europeo, antifascismo, CominternA — direttaVoce enciclopedica su Münzenberg; studi su SOI/Soccorso Rosso.
Alexander HöbelUniversità di Sassari – associatoComunismo italiano e internazionale, CominternA/B — altaStudi sul Comintern occidentale e sulle reti di mobilitazione antifascista.
Daniela NelvaUniversità di Torino – ordinariaLetteratura tedesca, esilio, antifascismoB — correlataRicostruisce ambienti editoriali come il Berlin am Morgen di Münzenberg.
Silvio PonsScuola Normale Superiore – emeritoComunismo internazionale, URSS, guerra freddaC — contestoQuadro interpretativo essenziale; non specialista monografico di Münzenberg.

Münzenberg è sconosciuto agli studiosi italiani. Enzo Collotti gli dedicò nel novembre 1969 un saggio di ventidue pagine su Belfagor. [17] Pochi anni dopo Franca Pieroni Bortolotti[18], nella biografia di Francesco Misiano, ricostruì il lavoro nel Soccorso Operaio Internazionale; Collotti sottolineò l’“influenza decisiva” di Münzenberg sull’organizzazione. Nel 1976 Pieroni Bortolotti[19] osservò che una biografia adeguata di Münzenberg avrebbe potuto illuminare molte dimensioni della storia europea.

Il problema non è dunque l’assenza totale, ma la mancata trasformazione di quelle aperture in un filone italiano stabile, riconoscibile e dedicato al sistema di propaganda, alle organizzazioni collaterali, alla cultura visuale e alle reti transnazionali comuniste.

UniversitàStudiosiAreaPresenzaRisultato della ricognizione
Trieste / BolognaEnzo CollottiGermania, Weimar, nazismo, movimento operaioDIRETTASaggio monografico su Münzenberg nel 1969; ulteriori riferimenti nel 1972.
SienaFranca Pieroni Bortolotti; Tommaso DettiMovimento operaio, internazionalismo, partitiDIRETTA / CONTESTUALEPieroni Bortolotti studia Misiano e il SOI; Detti opera sul movimento operaio e socialismo.
TorinoAldo Agosti; Nicola Tranfaglia; Massimo L. Salvadori; Guido QuazzaComintern, storia contemporanea, partitiCONTESTUALE FORTEAgosti insegna Storia contemporanea già nel 1973-74 e pubblica la vasta storia documentaria della Terza Internazionale.
Cagliari / RomaPaolo SprianoPCI, Togliatti, Internazionale comunistaCONTESTUALE FORTECinque volumi sul PCI; poi lavori sui rapporti tra PCI, Togliatti, Stalin e Internazionale.
FirenzeErnesto Ragionieri; Gaetano ArféMovimento operaio, socialismo, storia politicaCONTESTUALECentro di primo piano della storiografia del movimento operaio; non emerge un filone münzenberghiano autonomo.
Roma – La SapienzaRenzo De Felice; dal 1981 Paolo SprianoFascismo; storia dei partiti; comunismoCONTESTUALEForte concentrazione di competenze sui due grandi sistemi politici, senza ricerca monografica su Münzenberg individuata.
UrbinoEnzo SantarelliFascismo, marxismo, movimento operaio, anticolonialismoCONTESTUALEDocente di Storia contemporanea 1964–1992; nessuno studio specifico individuato nella ricognizione.
MilanoFranco Della PerutaMovimento operaio, storia sociale e politicaCONTESTUALEMagistero milanese importante per storia sociale e movimento operaio; nessun lavoro specifico individuato.
Catania / PisaGiorgio CandeloroStoria d’Italia, Risorgimento, fascismo e movimento operaioPERIFERICAQuadro generale italiano; Münzenberg resta esterno al centro della sua ricerca.
Bari / Salerno / FirenzeGaetano ArféSocialismo e movimento operaioCONTESTUALEInsegna prima a Bari e Salerno, poi dal 1973 alla Cesare Alfieri di Firenze.

Per Collotti il legame istituzionale è documentato: dal 1965 insegnò a Trieste e Bologna. [20] I registri torinesi mostrano Aldo Agosti titolare di Storia contemporanea già nel 1973–74, negli stessi anni della sua Storia documentaria della Terza Internazionale. [21] Paolo Spriano insegnò dal 1967 a Cagliari e passò a Roma nel 1981; Ernesto Ragionieri andò in cattedra a Firenze nel 1969.[22]

9. La riscoperta italiana nel 2026

Nel 2026 la situazione è migliore: Münzenberg compare esplicitamente in corsi, progetti e pubblicazioni, pur senza una vera “scuola münzenberghiana” italiana. A Bologna il corso magistrale di Paolo Capuzzo[23] include Petersson nella bibliografia; Patrizia Dogliani[24] tratta Münzenberg nel quadro dell’internazionalismo giovanile socialista; Claudio Natoli gli ha dedicato una voce specifica e studi sulle organizzazioni di solidarietà comunista.[25]

A Urbino, Carlotta Castellani partecipa al progetto di digitalizzazione dell’Arbeiter-Illustrierte-Zeitung (AIZ), [26] direttamente legata a Münzenberg; Daniela Nelva[27] ricostruisce circuiti editoriali come il Berlin am Morgen; Silvio Pons[28] offre il quadro generale del comunismo internazionale necessario per collocare il fenomeno.

10. Il caso cattolico

Il caso delle istituzioni cattoliche merita uno spazio separato. Se una medesima tesi può raggiungere il pubblico attraverso uno scrittore, un professore, un’associazione pacifista o un prelato, la credibilità dell’intermediario dipende proprio dal non apparire come funzionario del centro politico. Questo non autorizza a trasformare l’intermediario in agente: obbliga a distinguere adesione autonoma, convergenza, influenza, mediazione consapevole e rapporto clandestino.

Per l’Italia, la ricognizione non ha individuato nelle pagine pubblicamente indicizzate dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, delle principali università pontificie romane e dei programmi seminaristici un corso o progetto specificamente dedicato a Münzenberg. “Non individuato” non significa “mai studiato”: archivi, tesi, dispense e programmi non digitalizzati possono cambiare il quadro. [29]

Il mondo vaticano, tuttavia, non ignorava il personaggio. Nel 2009 Roberto Pertici, sull’Osservatore Romano, ricostruendo contatti del 1938 fra mons. Mariano Rampolla del Tindaro, Ambrogio Donini ed Emilio Sereni, ipotizzò che il “compagno tedesco” del Comintern usato come tramite potesse essere Willi Münzenberg. [30] Il confronto internazionale[31]  impedisce insomma di parlare d’una incompatibilità fra cultura cattolica e studio di Münzenberg. A Eichstätt-Ingolstadt, Friedrich Firsovha pubblicato documentazione del Comintern; alla Loyola University Chicago una tesi del 1977 discuteva la visita americana di Münzenberg del 1934; la Notre Dame Press pubblicò nel 1974 un volume sulla missione sovietica in Svizzera nel quale Münzenberg compare.[32][33]

IstituzionePaeseEvidenza rintracciataLivelloValutazione
Università Cattolica del Sacro CuoreItaliaNessun corso o progetto specifico pubblicamente indicizzato individuato nella ricognizione.NON INDIVIDUATONon prova l’assenza assoluta; restano da verificare archivi, tesi e programmi non digitalizzati.
Università pontificie e seminariItalia / Santa SedeNessun insegnamento monografico su Münzenberg individuato nei programmi pubblicamente reperibili.NON INDIVIDUATODato provvisorio: la documentazione didattica storica è incompleta e disomogenea.
L’Osservatore Romano / ambiente culturale vaticanoSanta SedePertici (2009) collega ipoteticamente Münzenberg al tramite usato da Donini nel 1938 e ne riconosce il ruolo centrale nella propaganda comunista.DIRETTAEccezione importante: conoscenza specialistica del personaggio documentata.
Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt (ZIMOS)GermaniaRicerca sul Comintern basata su telegrammi cifrati; Firsov (1999) documenta anche i tentativi di richiamare Münzenberg a Mosca.DIRETTA NELLA RICERCAPresenza accademica documentaria forte, pur senza corso monografico individuato.
Loyola University ChicagoStati UnitiDissertazione PhD di Albrecht Ragg (1977): visita americana di Münzenberg del 1934, Popular Front e Louis Gibarti.DIRETTA NEL DOTTORATODimostra che una università gesuita studiava già negli anni Settanta aspetti concreti della sua rete.
University of Notre DameStati UnitiNotre Dame Press pubblica nel 1974 un volume sulla missione sovietica in Svizzera che include Münzenberg.CONTESTUALEPresenza nell’ambiente scientifico; non equivale alla prova d’un insegnamento monografico.

11. Scenario contemporaneo: Ucraina, petrolio, 7 ottobre e propaganda

11.1 La guerra costa; la Russia vende energia

La guerra contro l’Ucraina richiede risorse finanziarie enormi. La Federazione Russa resta un grande produttore ed esportatore di petrolio e gas, e il bilancio federale continua a dipendere in misura significativa dalle entrate energetiche: nel 2024 le entrate da petrolio e gas sono aumentate di oltre il 26%, dopo la forte flessione del 2023. [34]

Da ciò nasce un interesse strutturale: a parità delle altre condizioni, prezzi energetici più elevati e un mercato più teso aumentano i margini di Mosca. Il 7 ottobre 2023 produsse effettivamente un premio di rischio immediato sul Brent, stimato dall’IEA in circa 3–4 dollari al barile. Ma il dato va ridimensionato: non vi fu allora un’interruzione fisica dei flussi e il rialzo iniziale non si trasformò in un aumento permanente; a dicembre 2023 il Brent era sceso sensibilmente. [35]

La tesi “il 7 ottobre servì ad alzare il prezzo del petrolio russo” o quanto meno a tenerlo stabile: descrive un possibile vantaggio e un rischio di escalation, non un risultato economico lineare o durevole. Proprio per questo, se lo scenario deve reggere, il suo valore strategico deve essere cercato anche altrove: diversione dell’attenzione occidentale, pressione sulle rotte, frammentazione politica e guerra narrativa.

11.2 L’incendio annunciato prima dell’invasione

Per l’autore esiste tuttavia un elemento personale che impedisce di trattare il successivo incendio mediorientale come semplice coincidenza favorevole a Mosca: prima dell’invasione russa dell’Ucraina, una fonte russa (verosimilmente dell’apparato) gli preannunciò un “incendio” in Medio Oriente.

Questa testimonianza ha una qualità metodologica importante: è anteriore al fatto che oggi dovrebbe spiegare. Se esiste una traccia coeva — messaggio, appunto, email, testimone — essa va conservata e descritta con data, luogo, parole utilizzate e circostanze. Il web non butta via nulla.

11.3 La “scuola GRU”

L’incendio non fu soltanto previsto ma preparato entro un quadro strategico più ampio. L’operazione del 7 ottobre ricorda una scuola sovietico-russa: sorpresa, occultamento delle intenzioni, ricognizione del dispositivo, neutralizzazione iniziale di sensori e comunicazioni, attacco simultaneo su più assi, rapidità nello sfruttamento del collasso temporaneo della reazione avversaria.

“Riconoscere una scuola”, tuttavia, non equivale a identificare l’istruttore. Tecniche di deception, saturazione e sorpresa non sono monopolio del GRU; Iran, Hezbollah e Hamas hanno esperienze e capacità proprie, sebbene il loro livello sia un sedicesimo rispetto a Mosca.

L’Annual Threat Assessment statunitense del 2024 descrive la crisi come innescata dall’attacco di Hamas, alimentata in parte dal ruolo regionale iraniano e aggravata da narrazioni incoraggiate da Russia e Cina; non attribuisce la pianificazione dell’attacco a Mosca. [36] Microsoft, studiando l’ecosistema iraniano, scrisse di non aver trovato nei propri dati prove chiare che gli attori cyber e d’influenza iraniani avessero coordinato le loro operazioni con il piano di Hamas per il 7 ottobre. [37]

11.4 Il secondo dividendo: l’Occidente guarda altrove

Nello scenario, il petrolio è solo il primo possibile dividendo. Il secondo è politico: la Russia ha interesse a logorare nel tempo la volontà occidentale di sostenere l’Ucraina. Un secondo conflitto capace di assorbire governi, parlamenti, munizioni, diplomazie, televisioni e opinione pubblica divide attenzione e capitale politico. Non occorre che l’Occidente diventi filorusso; basta che diventi più stanco, più diviso e meno concentrato su Kyiv.

Il terzo dividendo è narrativo: il baricentro morale della discussione internazionale può spostarsi dalla Russia, aggressore dell’Ucraina, alla condotta israeliana a Gaza e quindi all’accusa di “doppio standard” contro Stati Uniti ed Europa. In questo quadro il 7 ottobre non elimina il dossier ucraino; gli sovrappone un conflitto capace di rendere più difficile una narrativa occidentale unitaria.

11.5 La scuola Münzenberg dopo il 7 ottobre

Sul terreno dell’influenza il quadro è più documentabile. Microsoft Threat Intelligence ha rilevato che, dopo l’attacco del 7 ottobre, media di Stato russi e reti d’influenza allineate a Mosca sfruttarono la guerra Israele-Hamas per diffondere narrazioni anti-ucraine e antiamericane, aggravare le divisioni e perfino far circolare la falsa tesi secondo cui l’Ucraina avrebbe fornito armi ad Hamas. Microsoft definì questa attività reattiva alla guerra: è prova dello sfruttamento, non della preparazione. [38]

Qui la coerenza con Münzenberg è evidente nel metodo. La catena di comando non deve trasparire proprio perché è uno dei canoni principali di Münzenberg. Il propagandista moderno non deve inventare tutte le voci: seleziona, amplifica e collega indignazioni autentiche, fatti veri, immagini emotive, interpretazioni e falsificazioni. Il manifestante sincero, il giornalista indipendente, il professore, l’organizzazione umanitaria o il religioso non devono ricevere ordini da Mosca. La loro autonomia può rendere il messaggio più credibile.

11.6 “Netanyahu finanziò Hamas”: dal fatto complesso alla formula irresistibile

Una delle formule più efficaci comparse nel dibattito dopo il massacro è: “Hamas lo ha finanziato Netanyahu”. La formula non nasce dal nulla. Sotto governi Netanyahu, Israele autorizzò per anni il passaggio di fondi qatarioti verso Gaza; nel 2018 entrarono anche valigie di contanti destinate, fra l’altro, a pagare dipendenti dell’amministrazione controllata da Hamas. Quella politica evitò una crisi umanitaria e mantenne una fragile tregua. [39]

Nel 2005 Israele non si limitò a ritirare l’esercito da Gaza. Sgomberò con la forza, quando necessario, i propri cittadini; evacuò tutti i ventuno insediamenti della Striscia; demolì le loro abitazioni; indennizzò famiglie, aziende e agricoltori; predispose alloggi e nuovi insediamenti per gli evacuati. Nello stesso tempo lasciò operative le principali reti civili di acqua, elettricità, fognature e telecomunicazioni e consentì il trasferimento all’economia palestinese di una parte consistente degli asset produttivi degli insediamenti. Le serre agricole — circa 3.300 dunam, acquistate per circa 14 milioni di dollari da finanziatori privati internazionali — avrebbero dovuto conservare circa tremila posti di lavoro palestinesi. La storia successiva non può quindi essere raccontata come se, nel settembre 2005, Gaza fosse stata semplicemente abbandonata come un territorio privo di infrastrutture e possibilità economiche.

I governi Netanyahu autorizzarono e facilitarono per anni l’afflusso a Gaza governata da Hamas di ingenti finanziamenti qatarioti, ritenendo che il sostegno economico e il mantenimento della calma fossero nell’interesse di Israele. Da questo fatto si può però scivolare per compressioni successive:

“Israele autorizzò fondi qatarioti” → “Netanyahu finanziò Hamas” → “Netanyahu pagò coloro che lo attaccarono” → “il 7 ottobre è responsabilità della vittima”.

L’ultimo passaggio non è dimostrato dai primi. È precisamente il tipo di trasformazione alla Münzenberg, un fatto vero iniziale fa da base per successive mutazioni fino alla conclusione propagandistica.

La politica d’Israele contribuì materialmente a consolidare il potere di Hamas e a liberargli risorse proprie per altri impieghi? Questa non è una questione semantica. È un problema di fungibilità del denaro, e lì la tesi diventa molto più robusta senza bisogno di sostenere che Netanyahu abbia consegnato direttamente soldi alle Brigate al-Qassam. C’è però l’altro lato del bilancio: nello stesso periodo Gaza fu sottoposta dal 2007 a pesanti restrizioni israeliane su commercio, movimento, accesso e importazioni; la Banca Mondiale attribuisce a tali restrizioni una parte importante della stagnazione economica della Striscia. Quindi non è corretto descrivere il periodo 2005–2023 come una stagione di «aiuti israeliani».

La distinzione denaro israeliano / denaro qatariota autorizzato da Israele / risorse palestinesi / servizi pagati / salari israeliani è preziosa: smonta la formula propagandistica alla Münzenberg senza cancellare il problema politico reale che essa comprime.

La Russia, inoltre, ha mantenuto canali politici con Hamas: nel 2024 Mousa Abu Marzouk è stato ricevuto a Mosca e ha incontrato il viceministro Mikhail Bogdanov. È un dato utile per ricostruire relazioni. [40]

11.7 Tre dividendi con un solo incendio

Il disegno può essere riassunto in tre dividendi: energetico — rischio e tensione sulle rotte e sui prezzi; strategico — dispersione dell’attenzione occidentale dall’Ucraina; propagandistico — sostituzione progressiva dell’oggetto del giudizio, dal massacro del 7 ottobre alla condotta israeliana, fino alla delegittimazione morale dell’Occidente.

Il punto più münzenberghiano non è la produzione d’una menzogna totale, ma l’organizzazione della visibilità: non negare necessariamente il 7 ottobre, ma allontanarlo progressivamente dall’inquadratura, riempiendo lo spazio con immagini e fatti reali della guerra successiva. Una campagna efficace s’alimenta di sofferenze vere, errori veri e indignazioni sincere, mentre la selezione dei fatti ne cambia la gerarchia narrativa.

12. Una coda teologica: “Gott mit uns”, Leone XIV e il suo Dio partigiano

Il linguaggio religioso merita una cautela supplementare perché possiede una forza di legittimazione superiore a quella politica. Nell’aprile 2026, ad Annaba, Leone XIV[41] disse che “il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili”.

Nel dibattito pubblico una formula simile è il satanico rovesciamento di “Gott mit uns” — “Dio con noi” — motto assai anteriore al nazismo, radicato nella tradizione prussiano-tedesca e poi mantenuto anche sulle fibbie della Wehrmacht. [42] L’inganno — nella versione positiva come in quella negativa –è il medesimo: trasformare un giudizio morale in una cartografia geopolitica del divino, “Dio con noi” oppure “Dio non con loro”.

La critica deve però essere teologicamente precisa. Giovanni 3,8 — “il vento soffia dove vuole” [43]— riguarda la libertà sovrana dello Spirito e costituisce, da solo, la confutazione letterale della frase papale. Più direttamente rilevante è Matteo 5,45: il Padre “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”; lo stesso Leone XIV ha citato questo passo nell’agosto 2026 per sottolineare la generosità divina oltre la ristrettezza dei calcoli umani. [44] La tradizione cristiana aggiunge che Dio vuole la salvezza di tutti. [45]

Il Pontefice ha formulato una dottrina secondo cui Dio abbandonerebbe ontologicamente i peccatori, mentre ad Annaba sembrava opporre umiltà a prepotenza. Il problema è l’effetto pubblico d’una formula assoluta — “Dio non con loro” — in un tempo di guerra: s’aggancia a uno dei due schieramenti come un potente, irrevocabile certificato morale. Questo passaggio — dalla parola religiosa alla sua riutilizzazione politica — è una delle tecniche d’influenza nelle quali il Vaticano indulge da Giovanni XXIII.

La propaganda s’appropria d’una frase vera, detta in un contesto diverso, le toglie il contesto, le assegna un destinatario e la fa circolare come un giudizio divino sul conflitto. Münzenberg  insegna:  il problema è chi parla e come far parlare gli altri.

13. Prova, inferenza e falsificazione

Lo scenario contemporaneo deve essere sottoposto a una disciplina più severa proprio perché è suggestivo. Beneficiare d’un evento non significa averlo organizzato; sfruttarlo propagandisticamente non significa averlo pianificato; possedere relazioni con Hamas o con l’Iran non dimostra concorso operativo. Per evitare che l’ipotesi diventi una teoria impermeabile alle confutazioni, ogni anello deve essere classificato.

ElementoStato attualeChe cosa servirebbe per salire di grado
Dipendenza russa dalle entrate energeticheDocumentatoNessun salto: dato economico.
Premio di rischio sul petrolio dopo il 7 ottobreDocumentato non stabileDimostrare un effetto durevole e specificamente utile alle entrate russe.
Sfruttamento russo della guerra Israele-Hamas nella propagandaDocumentatoRicostruire catene operative, finanziarie e piattaforme.
Rapporti politici Russia-HamasDocumentatiProvare passaggi operativi o d’intelligence pertinenti al 7 ottobre.
Previsione dell’“incendio” da parte della fonte russa prima dell’invasioneTestimonianza dell’autoreTraccia coeva, data, parole, contesto, eventuali testimoni.
Impronta di “scuola GRU” nel 7 ottobreInferenza professionaleIstruttori, comunicazioni, intelligence, tecnologia, addestramento o testimonianze interne.
Pianificazione o concorso russo nel 7 ottobreNon provato (il GRU non lascia trace)Una catena documentaria o testimoniale indipendente e verificabile.
“Netanyahu finanziò Hamas”Formula fondata su un fatto parziale ma semanticamente più ampiaDistinguere fondi qatarioti autorizzati, finalità dichiarate, benefici indiretti e prova d’un finanziamento operativo.
Formula religiosa “Dio non è con loro” applicata contro uno schieramentoInversione satanica del nazi “Gott Mit Uns”Il mea culpa del Pontefice

Il test migliore non è cercare solo conferme. È chiedere quali fatti dovrebbero essere osservabili se l’ipotesi fosse vera e quali fatti, invece, la renderebbero improbabile. Se la pista GRU sopravvive a una verifica ostile — autonomia di Hamas, catena iraniana, assenza di indicatori russi, cronologia dei contatti, addestramento locale — acquista valore. Se non sopravvive, va abbandonata o ridimensionata.

14. Agenda documentaria

  • Reperire programmi annuali e bibliografie dei corsi 1968–1985 di Collotti, Agosti, Spriano, Ragionieri, Pieroni Bortolotti, Detti, Santarelli e De Felice.
  • Interrogare i cataloghi delle tesi per “Münzenberg”, “Soccorso Operaio Internazionale”, “Internationale Arbeiter-Hilfe”, “AIZ”, “Lega contro l’Imperialismo”, “Mezhrabpom” e “Misiano”.
  • Verificare archivi personali e fondi universitari dei docenti per dispense, reading list, seminari e corrispondenza scientifica.
  • Confrontare la frequenza di Münzenberg nelle bibliografie italiane con quelle tedesche, francesi, britanniche e statunitensi dello stesso periodo.
  • Distinguere sempre semplice citazione, uso come fonte/contesto e studio effettivo del “sistema Münzenberg”.
  • Estendere la verifica a Università Cattolica del Sacro Cuore, università pontificie, facoltà teologiche e seminari, distinguendo possesso bibliotecario, citazione, ricerca e insegnamento.
  • Sulla vicenda contemporanea, fissare in una nota riservata la previsione della fonte russa: data, luogo, parole, circostanze, eventuali testimoni e documenti coevi.
  • Ricostruire cronologicamente i rapporti Russia–Iran–Hamas prima del 7 ottobre, evitando di trasformare contatti politici generici in rapporti operativi.
  • Mappare, dal 7 ottobre in avanti, la comparsa temporale delle principali narrazioni: “armi ucraine ad Hamas”, “Netanyahu ha finanziato Hamas”, “Israele responsabile dell’origine del conflitto”, “doppio standard occidentale”.
  • Per ogni narrativa, identificare la prima occorrenza rintracciabile, gli amplificatori, il salto fra fatto e interpretazione e l’eventuale intervento di reti statali o para-statali.

Conclusione: chi ignora e chi fa parlare gli altri

Il grande assente dalla formazione strategica italiana?

La ricognizione compiuta sui materiali pubblicamente indicizzati porta a un risultato preliminare piuttosto netto: non è stata individuata, allo stato, una prova pubblicamente verificabile che Willi Münzenberg sia stato assunto come oggetto autonomo e canonico di insegnamento o di ricerca nella formazione strategico-militare italiana. La formula corretta resta tuttavia “non individuato”, non “mai studiato”: per le vecchie Scuole di Guerra di Esercito, Marina e Aeronautica programmi annuali, dispense, bibliografie e materiali interni sono solo parzialmente digitalizzati e richiedono ancora una verifica archivistica. Si prendono in esame Virgilio Ilari e Carlo Jean. Il primo è il più accreditato docente/esperto di Storia Militare, il secondo non necessita di presentazione, tale è la sua fama.  Di seguito riassunto — da fonte digitale — lo stato dell’arte su Münzenberg.

Sede / autoreRisultato della ricognizioneValutazione
Scuola di Guerra dell’EsercitoNessun corso, dispensa o studio indicizzato rintracciato col nome di Münzenberg nella ricognizione web.NON INDIVIDUATO. Per passare a “mai studiato” occorre verificare programmi, dispense e bibliografie storiche.
Formazione superiore della MarinaNessun riferimento specifico individuato nei materiali pubblicamente ricercabili della Scuola / Istituto di Guerra Marittima.NON INDIVIDUATO. Verifica archivistica necessaria.
Scuola di Guerra Aerea / formazione superiore AeronauticaNessun riferimento specifico individuato nei materiali pubblicamente indicizzati.NON INDIVIDUATO. Verifica archivistica necessaria.
IASD / CASDNessun riferimento a Münzenberg individuato nei programmi pubblicamente indicizzati esaminati. Il Manifesto CASD 2026-27 comprende però un corso ISSMI intitolato “Dimensione cognitiva, propaganda, informazione e influenza”, esattamente nel campo metodologico qui discusso.[46]ASSENZA ATTUALE DOCUMENTABILE nel Manifesto 2026-27; il contrasto tematico è significativo.
CeMiSS / IRADNessuna monografia o ricerca specificamente dedicata a Münzenberg individuata nei cataloghi pubblicamente indicizzati. Il CeMiSS fu costituito nel 1987 su iniziativa del generale Carlo Jean.[47]NON INDIVIDUATO, pur trattandosi d’un centro istituzionalmente deputato agli studi strategici.
LUISSNessun corso, prodotto di ricerca o tesi specificamente dedicato a Münzenberg individuato nella ricognizione. Il corso 2026/27 “Comunicazione, conflitti e processi di pace” tratta propaganda, disinformazione, guerra cognitiva e casi contemporanei senza menzionarlo nel programma pubblico.[48]NON INDIVIDUATO, nonostante la forte pertinenza tematica.
Generale Carlo JeanNon è stato individuato un saggio specificamente dedicato a Münzenberg. Jean ha invece scritto estesamente di intelligence, inganno, disinformazione e information warfare.[49]NESSUN SAGGIO PECULIARE; non si esclude una citazione incidentale in opere non integralmente ricercabili.
Virgilio IlariNon è stato individuato un suo saggio peculiare a Münzenberg.

Nel 2014 Ilari pubblicò però “Politica del terrore e terrorismo internazionale” nello stesso fascicolo di Storiografia che ospitava Sarah Wilson, “Willi Münzenberg, Comintern spin doctor”.[50]

NESSUN LAVORO PECULIARE; presenza del tema nel medesimo ambiente editoriale documentata.

Il dato più interessante non è quindi una pretesa assenza assoluta (che d’altronde le fonti digitali non permettono di dimostrare), ma la sproporzione fra la centralità professionale del problema e la scarsa visibilità di Münzenberg, nella formazione militare italiana. Negli istituti militari hanno studiato per decenni guerra psicologica, propaganda, sovversione, intelligence, informazione? Con serietà? Oggi — mentre si affaccia pure la  cognitive warfare — non emerge, nei materiali pubblicamente accessibili finora esaminati, neppure un cenno a Münzenberg, uno dei più istruttivi casi storici di costruzione indiretta dell’influenza, un caso di studio canonico.

Il paradosso è oggi ancora più evidente. Il Manifesto degli Studi CASD/SSUOS 2026-27 prevede un corso di una settimana, affidato all’ISSMI, denominato “Dimensione cognitiva, propaganda, informazione e influenza”, il cui obiettivo è comprendere i processi cognitivi, comunicativi e informativi che incidono su percezioni, comportamenti e decisioni collettive e valutare propaganda, disinformazione e influenza strategica. Nel medesimo Manifesto la ricerca testuale di “Münzenberg” e “Munzenberg” non restituisce occorrenze.[51]

Il caso Carlo Jean merita una notazione separata. Jean fu precisamente il tipo di studioso dal quale ci si attenderebbe un incontro con Münzenberg: strategia, geopolitica, intelligence, disinformazione e guerra dell’informazione furono al centro della sua riflessione; inoltre il CeMiSS nacque nel 1987 su sua iniziativa. In un suo saggio per Gnosis definì l’informazione, l’inganno, il terrore e la disinformazione moltiplicatori della potenza strategica, ma nella ricognizione compiuta non è emerso un suo studio specificamente dedicato a Münzenberg. Questo non consente di dire che Jean non lo conoscesse; consente soltanto di registrare che, finora, non ne è stato individuato un trattamento autonomo.[52]

Virgilio Ilari impone la stessa cautela. Sarebbe scorretto scrivere che ignorasse Münzenberg: nel 2014 il suo saggio “Politica del terrore e terrorismo internazionale” apparve nello stesso fascicolo della rivista Storiografia nel quale, poche decine di pagine più avanti, Sarah Wilson pubblicava “Willi Münzenberg, Comintern spin doctor”. Il personaggio era dunque presente nel medesimo spazio scientifico ed editoriale; ciò che non è stato individuato è un lavoro di Ilari che lo assumesse come oggetto autonomo di riflessione strategico-militare.[53]

Anche l’apparato istituzionale italiano non può essere descritto come ignaro del personaggio. Un documento parlamentare della XIII legislatura, ricostruendo le strutture internazionali del Comintern e del Soccorso Rosso, menzionava esplicitamente “il suo ingegnoso sindacato editoriale, diretto da Willi MÜNZENBERG” fra gli organismi impiegati per mobilitare l’opinione pubblica internazionale. Münzenberg, dunque, era presente almeno in una parte della documentazione istituzionale italiana.[54]

Il confronto con l’università civile rende la lacuna ancora più interessante. Alla IULM, nell’anno accademico 2002-03, Martino Cervo discusse una tesi interamente dedicata a Wilhelm Münzenberg, “Comunicazione, propaganda, disinformazione: la storia del ‘Murdoch di Stalin’”. L’oggetto di ricerca, quindi, era certamente praticabile in Italia; non risulta però, nella ricognizione finora condotta, che abbia acquistato analoga centralità nelle principali sedi di formazione strategica militare o, per quanto riguarda la LUISS, nei programmi pubblicamente rintracciabili dedicati a comunicazione, conflitti e propaganda.[55]

La conclusione deve perciò restare interrogativa: “Il grande assente dalla formazione strategica italiana?”. La tesi forte da verificare è che l’Italia militare abbia studiato per decenni le categorie entro le quali Münzenberg dovrebbe essere collocato senza trasformare Münzenberg stesso in un riferimento canonico. Per trasformare il prudente “non individuato” in un’affermazione storica positiva occorre ancora esaminare i programmi e le dispense delle tre Scuole di Guerra, i cataloghi storici delle relative biblioteche, le sessioni IASD dal 1949, la produzione completa CeMiSS 1987-2021, le bibliografie dei corsi tenuti da Carlo Jean alla LUISS e la bibliografia integrale di Virgilio Ilari. Solo una verifica di questo tipo potrà distinguere fra assenza reale, presenza occasionale e semplice invisibilità digitale.

La domanda utile non è perché nessuno abbia mai studiato Münzenberg: sarebbe falsa. Fu studiato. La domanda è perché un uomo capace di fondere politica, editoria, cinema, fotografia, solidarietà internazionale, intellettuali, congressi e organizzazioni transnazionali non sia diventato una chiave interpretativa ordinaria del Novecento.

Ridurre Münzenberg a propagandista significa vedere il prodotto e non il metodo. Egli comprese che non basta convincere il pubblico: bisogna creare le condizioni affinché persone credibili convincano altre persone senza che l’origine politica del messaggio domini la scena. Non occorre che ogni voce sia comprata, consapevole o menzognera. Proprio qui sta la raffinatezza del sistema.

Questo non autorizza a vedere regie occulte ovunque. Impone, al contrario, una disciplina: distinguere il fatto dall’interpretazione, l’utilità dalla causalità, la convergenza dal comando, il propagandista dall’intermediario, l’intermediario dall’agente. La storia di Münzenberg serve a evitare tanto l’ingenuità quanto la paranoia.

La sua lezione può essere condensata così: la propaganda più efficace non è quella che riesce a farsi credere; è quella che riesce a non sembrare propaganda. E il suo capolavoro storico fu trasformare la distanza fra il messaggio e il mandante da inconveniente in risorsa. Nel XXI secolo, fra guerre, social network, immagini istantanee e mobilitazioni transnazionali, quella lezione non è diventata meno importante. È diventata più difficile da riconoscere.


[1]  Sean McMeekin, The Red Millionaire: A Political Biography of Willy Munzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West, Yale University Press, 2003. L’autore ricostruisce la rete internazionale di organizzazioni, editori, giornali, riviste, teatro e cinema animata da Münzenberg e il coinvolgimento di importanti personalità culturali occidentali.

[2]  Helmut Gruber, “Willi Münzenberg: Propagandist for and against the Comintern”, International Review of Social History, vol. 10, n. 2 (1965), pp. 188–210; Id., “Willi Münzenberg’s German Communist Propaganda Empire 1921–1933”, The Journal of Modern History, vol. 38, n. 3 (1966), pp. 278–297; cfr. Babette Gross, Willi Münzenberg. Eine politische Biographie, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1967.

[3]  Maria Silina, “The ‘First Exhibition of Russian Art’ in Berlin: The Transnational Origins of Bolshevik Cultural Diplomacy, 1921–1922”, Contemporary European History, Cambridge University Press. Lo studio insiste sull’uso moderno di cultura visuale e cinema nella diplomazia culturale sovietica. https://www.cambridge.org/core/journals/contemporary-european-history/article/first-exhibition-of-russian-art-in-berlin/029DF3EA2E47884B5DB3BDC609B0054F

[4]  Michele L. Louro, Carolien Stolte, Heather Streets-Salter, Sana Tannoury-Karam (a cura di), The League Against Imperialism: Lives and Afterlives, Cambridge/Leiden; in particolare Fredrik Petersson, “Willi Münzenberg, the League Against Imperialism, and the Comintern”, pp. 159–186.

[5]  Fredrik Petersson, “Hub of the Anti-Imperialist Movement: The League against Imperialism and Berlin, 1927–1933”, Interventions, vol. 16, n. 1, 2014, pp. 49-71. Sul ruolo di Münzenberg, del Comintern e del segretariato berlinese della Lega.

[6]  Holger Weiss, “Framing Black Communist Labour Union Activism in the Atlantic World”, International Review of Social History. La League Against Imperialism nacque come piattaforma formalmente non partitica, mentre la componente comunista diretta da Münzenberg vi esercitò un ruolo rilevante; prima del 1928 Mosca rimase più sullo sfondo.

[7]  Kasper Braskén, The International Workers’ Relief, Communism, and Transnational Solidarity. Willi Münzenberg in Weimar Germany, Palgrave Macmillan, 2015; cfr. Tilmann Siebeneichner, recensione in German History, vol. 34, n. 3, 2016, pp. 503-506. La IAH è studiata come organizzazione di prima linea del Comintern e strumento di mobilitazione della solidarietà internazionale.

[8]  Helmut Gruber, “Willi Münzenberg: Propagandist for and against the Comintern”, cit., pp. 191 ss. Sul Braunbuch/Brown Book, la regia editoriale di Münzenberg, l’uso congiunto di documenti, interpretazioni e firme prestigiose e la vasta circolazione internazionale.

[9]  Recensione di John Green, Willi Münzenberg. Fighter against Fascism and Stalinism, in International Review of Social History. Vi si sottolinea la pratica di Münzenberg di affidare iniziative a compagni o a personalità prestigiose non appartenenti al partito, mantenendo per sé una posizione meno visibile.

[10]  Nel lessico sovietico, le «misure attive» (aktivnye meropriyatiya) erano operazioni concepite per modificare realtà politica, opinione pubblica o comportamento dell’avversario mediante strumenti d’influenza, disinformazione, fronti e altre attività non limitate alla raccolta informativa.

[11]  Deutsche Biographie, voce “Münzenberg, Willi (Wilhelm)”; Sarah Wilson, “Comintern Spin Doctor”, The English Historical Review, vol. CXXVII, n. 526, 2012, pp. 662–668. Münzenberg morì nel giugno 1940 presso Saint-Marcellin; le circostanze restano controverse e non autorizzano a presentare l’assassinio politico come definitivamente provato.

[12]  Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, Relazione di maggioranza, Doc. XXIII, n. 2, 12 luglio 1984, cap. III, sez. I; cfr. l’Appunto di verifica documentale richiamato nel testo di lavoro.

[13]  Christopher Andrew e Oleg Gordievsky, KGB: The Inside Story, Hodder & Stoughton, London, 1990, per i “cinque di Cambridge” e le loro attività di spionaggio a favore dell’URSS.

[14]  Frank Close, Half-Life: The Divided Life of Bruno Pontecorvo, Physicist or Spy, Basic Books, New York, 2015, sul fisico italiano trasferitosi clandestinamente in Unione Sovietica nel 1950.

[15]  Pierre de Villemarest, riferimento richiamato nel testo di lavoro, pp. 201–204, per la lettura della P2 quale possibile maskirovka e per l’ipotesi di utilizzazioni sovietiche di Gelli. La tesi va trattata come fonte da verificare, non come prova autosufficiente.

[16]  THE STRATEGY OF TENSION, pp. 11–12, sezione richiamata nel testo di lavoro sulle tecniche del Servizio A e sulla maskirovka.

[17]  Enzo Collotti, “Willi Münzenberg: a proposito d’una biografia”, Belfagor, XXIV, n. 6, 30 novembre 1969, pp. 694–715. Scheda JSTOR: https://www.jstor.org/stable/26142706

[18]  Franca Pieroni Bortolotti, Francesco Misiano. Vita d’un internazionalista, Roma, Editori Riuniti, 1972; cfr. la recensione di Enzo Collotti in Il Movimento di liberazione in Italia, 1972, che richiama il Soccorso Operaio Internazionale e l’“influenza decisiva” di Münzenberg: https://www.reteparri.it/wp-content/uploads/ic/RAV0068570_1972_106-109_27.pdf

[19]  Franca Pieroni Bortolotti, “La lezione di Salvemini”, 1976, p. 108: “una biografia come quella di Munzenberg deve ancora essere scritta”. Testo digitalizzato dalla Rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea: https://www.reteparri.it/wp-content/uploads/ic/RAV0053532_1976_122-125_05.pdf

[20]  SIUSA, scheda “Collotti Enzo”: dal 1965 insegnò nelle Facoltà di Lettere delle Università di Trieste e Bologna; nel 1987 passò alla cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Firenze. https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?Chiave=91677&RicSez=prodpersone&RicTipoScheda=pp

[21]  Archivio Storico dell’Università di Torino, registri delle lezioni: nell’a.a. 1973–74 Aldo Agosti risulta docente di Storia contemporanea C; per il 1975–76 risulta docente di Storia contemporanea. Cfr. A. Agosti, La Terza Internazionale. Storia documentaria, 5 voll., 1974–1979. https://atom.unito.it/

[22]  Ernesto Ragionieri, professore incaricato a Firenze dal 1955, in cattedra dal 1969, figura centrale della storiografia italiana sul movimento operaio.

[23]  Università di Bologna, a.a. 2026/27, Paolo Capuzzo, Transnational Social Movements and Political Cultures: bibliografia generale con Fredrik Petersson, Willi Münzenberg, the League against Imperialism, and the Comintern, 1925–1933 (2014). https://www.unibo.it/it/studiare/insegnamenti-competenze-trasversali-moocs/insegnamenti/insegnamento/2026/501255

[24]  Patrizia Dogliani, A Political History of the International Union of Socialist Youth 1907–1917, Palgrave Macmillan, 2023. La scheda editoriale include Münzenberg tra le figure di primo piano analizzate. https://link.springer.com/book/10.1007/978-3-031-20694-8

[25]  Università di Cagliari, IRIS: Claudio Natoli, voce “Willi Münzenberg”, 2000, nell’Enciclopedia della sinistra europea nel XX secolo; curriculum bibliografico con voci su Lega antiimperialista, Soccorso Operaio Internazionale e Soccorso Rosso Internazionale. https://iris.unica.it/handle/11584/38063

[26]  Istituto Italiano di Studi Germanici, progetto 2023–2028 “Digitalizzazione della Arbeiter-Illustrierte-Zeitung (AIZ)”, con Carlotta Castellani tra i ricercatori; cfr. Università di Urbino, corso 2026/27 di Storia dell’arte contemporanea e cultura visiva, che include l’AIZ. https://uniurb.it/insegnamenti-e-programmi/270319

[27]  Daniela Nelva, “Sulla mancata equazione di socialismo e democrazia. La posizione di Stefan Heym”, Studi Germanici, 2023: sulla collaborazione del giovane Heym con il Berlin am Morgen di Willi Münzenberg. https://www.studigermanici.it/wp-content/uploads/2023/06/SG23_Nelva.pdf

[28]  Scuola Normale Superiore, profilo di Silvio Pons: professore emerito di Storia contemporanea, studioso di comunismo e guerra fredda, autore di La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale 1917–1991. https://www.sns.it/it/persona/silvio-pons

[29]  Ricognizione aggiornata al 3 settembre 2026 sulle pagine pubblicamente indicizzate dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, delle principali università pontificie romane (Gregoriana, Lateranense, Urbaniana, Angelicum, Santa Croce) e dei programmi seminaristici reperibili online. L’esito negativo vale esclusivamente come “assenza documentabile”, non come prova d’assenza assoluta.

[30]  Roberto Pertici, “Quella mano tesa dal Vaticano a Mosca”, L’Osservatore Romano, 26 settembre 2009. Sul contatto del 1938 fra mons. Mariano Rampolla del Tindaro, Ambrogio Donini ed Emilio Sereni; Pertici ipotizza che il tramite tedesco usato da Donini potesse essere Willi Münzenberg.

[31]  Friedrich Firsov, “Geheimtelegramme der Komintern im Spanischen Bürgerkrieg”, Forum für osteuropäische Ideen- und Zeitgeschichte, ZIMOS, Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt, 1999. Il contributo usa materiali cifrati del Comintern e documenta anche i tentativi del 1937-38 di richiamare Münzenberg a Mosca.

[32]  Albrecht Ragg, The German Socialist Emigration in the United States, 1933 to 1945, PhD dissertation, Department of History, Loyola University Chicago, 1977, p. 98 e ss.: sulla visita statunitense di Münzenberg nel 1934, il Popular Front e Louis Gibarti. https://ecommons.luc.edu/luc_diss/1688/

[33]  Alfred Erich Senn, Diplomacy and Revolution: The Soviet Mission to Switzerland, 1918, University of Notre Dame Press, 1974; Münzenberg figura tra gli attori trattati nel volume.

[34]  Reuters, “Russian oil and gas revenues jump 26% in 2024 to $108 billion”, 13 gennaio 2025: le entrate federali russe da petrolio e gas raggiunsero 11,13 trilioni di rubli nel 2024; storicamente l’energia ha fornito fra circa un terzo e la metà delle entrate federali. Reuters, 10 ottobre 2024, riportava inoltre l’obiettivo del ministro delle Finanze di ridurre tale quota, già pari al 35–40% negli anni precedenti.

[35]  International Energy Agency, Oil Market Report, October 2023: dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre i futures Brent salirono di circa 3–4 dollari/barile per il premio di rischio geopolitico; l’IEA sottolineò però che il conflitto non aveva allora prodotto un impatto diretto sui flussi fisici di petrolio. U.S. EIA, 2 gennaio 2024: Brent a 91 dollari il 9 ottobre, poi discesa sino a 74 dollari il 12 dicembre.

[36]  Office of the Director of National Intelligence, Annual Threat Assessment 2024: il conflitto di Gaza fu definito una crisi innescata dall’attacco di Hamas, “fueled in part by” un Iran regionalmente ambizioso e aggravata da narrazioni incoraggiate da Cina e Russia per indebolire gli Stati Uniti; il rapporto descrive inoltre la rete iraniana di partner e proxy.

[37]  Microsoft Threat Intelligence, “Iran surges cyber-enabled influence operations in support of Hamas”, febbraio 2024: a quasi quattro mesi dall’inizio della guerra Microsoft non aveva trovato nei propri dati prove chiare d’un coordinamento delle operazioni cyber/influenza iraniane con i piani di Hamas per il 7 ottobre; la preponderanza dei dati indicava una reazione rapida successiva all’attacco.

[38]  Microsoft Threat Intelligence, “Russian threat actors dig in, prepare to seize on war fatigue”, dicembre 2023: media di Stato russi e attori d’influenza allineati a Mosca sfruttarono la guerra Israele-Hamas per narrazioni anti-Ucraina e anti-USA; Microsoft definì l’attività reattiva alla guerra e in genere limitata, documentando tra l’altro la falsa tesi delle armi ucraine fornite ad Hamas. https://www.microsoft.com/content/dam/microsoft/final/en-us/microsoft-brand/documents/Semi-annual-Russia-Report-12-07-2023.pdf

[39]  The Times of Israel, 8 novembre 2018 e ricostruzioni successive: Israele autorizzò il passaggio di fondi qatarioti verso Gaza; nel novembre 2018 entrarono 15 milioni di dollari in contanti, destinati anche a salari di dipendenti dell’amministrazione di Hamas. Il governo Netanyahu difese allora il meccanismo come misura per evitare una crisi umanitaria e sostenere una fragile tregua. La formula “Netanyahu finanziò Hamas” comprime dunque una politica reale in una proposizione più ampia, che non prova il finanziamento dell’attacco del 7 ottobre.

[40]  Reuters, 23–24 ottobre 2024: il membro dell’ufficio politico di Hamas Mousa Abu Marzouk si recò a Mosca e incontrò il viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov; Hamas chiese alla Russia di favorire il dialogo con Mahmoud Abbas per un governo palestinese di unità. Il fatto documenta un canale politico, non una partecipazione russa al 7 ottobre.

[41]  Papa Leone XIV, saluto alla Casa di accoglienza “Ma Maison”, Annaba, Algeria, 14 aprile 2026: “il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili”. Testo su L’Osservatore Romano/Vatican News.

[42]  Sul motto “Gott mit uns”: National WWI Museum and Memorial, “Gott mit uns und wir mit ihm!”, sulla sua diffusione militare tedesca nella Grande Guerra; Smithsonian National Air and Space Museum, fibbia dell’Esercito imperiale tedesco con iscrizione “GOTT MIT UNS”; Museum of Science and Industry Chicago, fibbia militare tedesca ca. 1940 con aquila, svastica e la medesima iscrizione. Il motto è quindi anteriore al nazismo, di tradizione prussiano-tedesca, e fu mantenuto anche nella Wehrmacht.

[43]  Giovanni Paolo II, Udienza generale, 12 luglio 1989, sul simbolo biblico del vento: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va” (Gv 3,8), interpretato come espressione della libertà dello Spirito.

[44]  Papa Leone XIV, Meeting di Rimini, 22 agosto 2026, citando Mt 5,45: Dio “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”; il Papa lo presenta come manifestazione della generosità divina oltre la ristrettezza dei pensieri umani. https://press.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html

[45]  Catechismo della Chiesa Cattolica, Prefazione, citando 1 Tm 2,3-4: Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”.

[46]  Centro Alti Studi Difesa – Scuola Superiore Universitaria ad Ordinamento Speciale (CASD/SSUOS), Manifesto degli Studi A.A. 2026-27, pp. 38-39: corso ISSMI «Dimensione cognitiva, propaganda, informazione e influenza», destinato allo studio dei processi cognitivi, comunicativi e informativi, della propaganda, della disinformazione e dell’influenza strategica. Nel medesimo Manifesto non risultano occorrenze di «Münzenberg» o «Munzenberg». Consultazione: 11 settembre 2026. https://unicasd.difesa.it/

[47]  CASD/SSUOS, «Osservatorio Strategico», pagina istituzionale: il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) fu costituito nel giugno 1987 su iniziativa del generale Carlo Jean; nel 2021 fu riconfigurato nell’Istituto di Ricerca e Analisi della Difesa (IRAD). Consultazione: 11 settembre 2026. https://unicasd.difesa.it/

[48]  LUISS, corso 2026/27 «Comunicazione, conflitti e processi di pace», docente Mattia Zunino. Il programma pubblico tratta storia della propaganda, disinformazione computazionale, guerra in Ucraina, Israele-Palestina e guerra cognitiva; non contiene occorrenze di «Münzenberg» o «Munzenberg». Consultazione: 11 settembre 2026. https://www.luiss.it/it/ateneo/governance/faculty/cattedre-online/et92/0/l22psbase/2026/comunicazione-conflitti-e-processi-di-pace

[49]  Carlo Jean, «Guerra delle informazioni e intelligence. Le armi segrete di Gengis Khan», Gnosis. Rivista italiana di intelligence: l’autore insiste sul ruolo di intelligence, inganno, terrore e disinformazione come moltiplicatori della potenza strategica. Nella ricognizione bibliografica pubblicamente accessibile non è stato individuato un saggio di Jean specificamente dedicato a Münzenberg. https://gnosis.aisi.gov.it/gnosis/Rivista53.nsf/ServNavig/53-25.pdf/$File/53-25.pdf?OpenElement=

[50]  Storiografia, anno XVIII, 2014: nello stesso fascicolo compaiono Virgilio Ilari, «Politica del terrore e terrorismo internazionale», e Sarah Wilson, «Willi Münzenberg, Comintern spin doctor». Catalogo dell’editore Fabrizio Serra / LibraWeb. https://www.libraweb.net/sommari.php?chiave=66

[51]  CASD/SSUOS, Manifesto degli Studi A.A. 2026-27, p. 38. Il corso «Dimensione cognitiva, propaganda, informazione e influenza» ha durata di una settimana (12-16 aprile 2027), 2 CFU, ed è attribuito all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI). La ricerca testuale del Manifesto non restituisce il nome di Münzenberg.

[52]  Carlo Jean, «Guerra delle informazioni e intelligence. Le armi segrete di Gengis Khan», Gnosis, cit. La pagina autori di Gnosis ricorda inoltre Jean come già direttore del CeMiSS e presidente del CASD. https://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista14.nsf/ServNavig/69

[53]  Fabrizio Serra editore, Storiografia, anno XVIII, 2014, sommario del fascicolo: Virgilio Ilari, «Politica del terrore e terrorismo internazionale»; Sarah Wilson, «Willi Münzenberg, Comintern spin doctor». https://www.libraweb.net/sommari.php?chiave=66

[54]  Senato della Repubblica – Camera dei deputati, XIII legislatura, documentazione parlamentare, tomo contenente la sezione «Il congelamento della struttura di Soccorso Rosso», p. 86: fra gli organismi internazionali del Comintern è ricordato «il suo ingegnoso sindacato editoriale, diretto da Willi MÜNZENBERG». https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/301457.pdf

[55]  Martino Cervo, «Wilhelm Münzenberg (1889-1940). Comunicazione, propaganda, disinformazione: la storia del “Murdoch di Stalin”», tesi di laurea, Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, Facoltà di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo, a.a. 2002-03, 91 pp. Scheda: https://www.tesionline.it/tesi/wilhelm-m%C3%BCnzenberg–1889-1940–comunicazione-propaganda-disinformazione-la-storia-del—murdoch-di-stalin–/8698

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg). Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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