Alle 12:09 del 16 marzo 1978, l’AGI diffuse una dichiarazione del procuratore capo di Roma: nella Mini verde impiegata dal commando era stato trovato un ordigno ad alto potenziale. Da quel momento, però, l’esplosivo sembra scomparire non dalla scena del delitto, ma dagli atti.(English Version)
Il 16 marzo 1978, poche ore dopo l’agguato di via Fani, il Procuratore Capo della Repubblica di Roma, Vanni De Matteo, recatosi personalmente sul luogo della strage, dichiarò ai giornalisti che sull’autovettura Mini verde utilizzata dal commando era stato rinvenuto un ordigno esplosivo ad alto potenziale. La dichiarazione fu raccolta e diffusa dall’agenzia AGI alle ore 12:09 dello stesso giorno.[1]
Il fatto non restò confinato al lancio d’agenzia. Roberto Chiodi, sul settimanale L’Europeo, avendo raccolto le valutazioni degli artificieri intervenuti sul posto, scrisse che l’ordigno, se fatto esplodere, avrebbe potuto causare fino a trecento vittime.[2] Insomma avrebbe fatto impallidire la strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Nessuna smentita di quella dichiarazione risulta essere stata mai formalizzata negli atti giudiziari o parlamentari relativi al caso. La notizia dell’esplosivo, riferita non da una fonte anonima o da un testimone occasionale ma dal vertice della Procura della Repubblica, scompare invece dai fascicoli processuali senza lasciare traccia del percorso — accertamento, verifica, archiviazione — che una simile informazione avrebbe dovuto normalmente seguire.
Il revisionismo circolante sui social network liquida oggi l’episodio come un allarmismo isolato di De Matteo, privo di fondamento. Tale lettura non è sorretta da alcun riscontro documentale: nessun atto risulta aver mai confutato nel merito la dichiarazione del Procuratore Capo, né le valutazioni tecniche riferite da Chiodi. L’assenza di una verifica formale della notizia — non la sua presunta infondatezza, mai dimostrata — costituisce essa stessa l’oggetto della richiesta di indagine.
Su questi elementi è stata depositata una memoria-istanza-notizia di reato presso il Tribunale di Roma, al GIP dott. Francesco Patrone, con la richiesta di accertare come e quando l’informazione sull’esplosivo sia uscita dal perimetro dell’indagine, e se ciò configuri un’omissione di atti d’ufficio.[3]
Il punto va tenuto distinto, per rigore, dalla domanda sulla effettiva presenza e consistenza dell’ordigno, questione di merito che l’indagine dovrà valutare sulla base delle fonti coeve. Il fatto storicamente accertabile, indipendentemente dall’esito di quella valutazione, è la mancata verbalizzazione — o la mancata prosecuzione dell’accertamento — di una dichiarazione resa pubblicamente dal vertice della Procura.
Il magistrato inquirente: Luciano Infelisi
Le indagini sulla strage di via Fani furono affidate, quello stesso giorno, al sostituto procuratore Luciano Infelisi, dipendente gerarchico di Vanni De Matteo. Resta da accertare, sui documenti del fascicolo, quali atti Infelisi abbia disposto — o non abbia disposto — in relazione alla notizia dell’esplosivo resa nota dal suo superiore poche ore prima: se ne risulti traccia nei verbali, nella corrispondenza con gli artificieri e con la polizia scientifica, e in quale momento e per quale via l’informazione cessi di comparire negli sviluppi dell’inchiesta. È su questo passaggio — il rapporto tra la dichiarazione del Procuratore Capo e gli atti firmati o omessi dal magistrato che ne raccolse l’eredità investigativa — che si concentra la richiesta di accertamento, più che su una responsabilità diffusa e allo stato non dimostrabile in capo a un numero indeterminato di magistrati.
La testimonianza sui bossoli del lato destro
A questo quadro s’aggiunge la testimonianza di un generale dei carabinieri, secondo cui un magistrato presente sulla scena fece scivolare in un tombino, sul lato destro della Fiat 130, bossoli ivi rinvenuti — lato sul quale gli atti negarono poi la presenza di sicari.[4]
Se riscontrata, la circostanza sposta il piano della vicenda dall’omissione di verifica alla sottrazione attiva di un reperto dalla scena del crimine, in un punto — il lato destro del veicolo — direttamente rilevante per la ricostruzione del numero e della posizione degli attentatori, uno dei nodi mai definitivamente chiariti dell’intera vicenda.
La fonte, per la sua rilevanza, richiede formalizzazione — dichiarazione scritta, datata e firmata, o audizione a futura memoria — prima di poter essere utilizzata come elemento di prova, e un confronto puntuale con i verbali di sopralluogo già presenti agli atti, per verificare se il rinvenimento di bossoli su quel lato risulti documentato, e in quale numero.
I due filoni — la dichiarazione di De Matteo sull’esplosivo e la testimonianza sui bossoli sottratti — restano distinti quanto a natura della fonte e grado di accertamento, ma convergono sullo stesso nodo: la sistematica non registrazione, o la successiva sparizione dagli atti, di elementi materiali riferiti da fonti qualificate e potenzialmente decisivi per la ricostruzione della dinamica dell’agguato.
[1]Lancio dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI), 16 marzo 1978, ore 12:09. Il testo del dispaccio è stato successivamente riproposto dalla stessa agenzia in occasione dell’anniversario del rapimento ed è citato in atti e pubblicazioni relative al caso.
[2]Roberto Chiodi, L’Europeo, marzo 1978.
[3]Memoria-istanza-notizia di reato ex art. 333 c.p.p., depositata il 15 agosto 2026 presso il Tribunale di Roma, GIP dott. Francesco Patrone.
[4]Testimonianza raccolta dall’autore.

Informazioni su Piero Laporta
Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista.
Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile.
Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste.
Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango.
La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978,
A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici.
Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione.
Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione.
Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi.
Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano.
È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978.
Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano.
È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.