Afghanistan, incubo degli invasori

Afghanistan https://pierolaporta.it/?p=11498

Afghanistan, un libro racconta passo dopo passo il disastro inglese durante l’invasione del 1839.

Ventimila inglesi invadono l’Afghanistan per insediarvi Shah Shuja, quello che essi credevano un sovrano fantoccio e che, a conti fatti, sopravvive seppure brevemente all’annientamento dell’armata, travolta dalle tribù, insorte a causa più che altro dell’inettitudine dei vertici politici inglesi e della Compagnia delle Indie, ben emulati dai vertici militari, esecutori sventati della spedizione.
William Dalrymple ha percorso in lungo e in largo i luoghi della rievocazione storica, rigorosa e non per questo meno accattivante. Una montagna di documenti, custoditi in svariati archivi d’Europa e Asia, sono la solida piattaforma del racconto del “Grande Gioco”. A ben vedere tuttavia di “grande” e di “gioco” vi è ben poco. Se con l’espressione “Grande Gioco” s’intende la sfida con la Russia, il lettore si rende ben presto conto che il disastro della spedizione non ebbe nulla a che fare con l’ostilità di Mosca verso l’espansione inglese.
Quando la notizia dell’annientamento dell’armata inglese in Afghanistan giunse a Londra, il Times la servì ai lettori come l’esito dello scontro con la Russia. Era una pietosa bugia per nascondere l’inettitudine dei vertici britannici, militari e politici.
Dalrymple dipinge in 600 pagine il primo catastrofico coinvolgimento militare dell’Occidente in Afghanistan, causato da impreparazione culturale prima che militare e politica, nonché da quell’impalpabile, sempre negato e tuttavia altrettanto concreto e imperituro razzismo british. In questo caso, maschera d’una povertà intellettuale dagli esiti velenosi.
In tre anni dall’arrivo dell’armata, il jihad delle tribù afghane, guidate dal re spodestato, Dost Mohammad, umilia gli inglesi, costringendoli a una caotica ritirata, mentre l’inverno infierisce sui gelidi passi dell’Hindu Kush. I soldati inglesi, gli ufficiali e gli attendenti coi sepoy indù, le mogli e i figli al seguito, sono spinti e intrappolati sui passi di montagna dai guerrieri afghani, ben lieti di giocare come il gatto col topo, sfiancando gli inglesi, aggredendoli, blandendoli, assalendoli e infine distruggendoli a colpi di coltello o col lunghissimo fucile afghano, il jezail, spargendo terrore nella torma in ritirata.
L’umiliazione dell’Impero britannico è raccontata con impietoso distacco dall’inglese Dalrymple, attingendo a fonti storiche persiane, russe e urdu sinora ignote, fra cui spicca l’autobiografia di Shah Shuja, il “re fantoccio”, il cui racconto fa da controcanto ai diari e alle lettere degli invasori e dei capi afghani.
[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”25%”]Chiediamo al Parlamento di respingere il ddl Cirinnà, che dà alle unioni omosessuali più diritti della famiglia – padre, madre e figli –abbandonata a se stessa e iper tassata. Clicca qui per: NO ddl Cirinnà[/cryout-pullquote]L’aspetto che più inquieta, chiuso il libro, è trovarsi di fronte a un dejà vu capovolto e ripetuto compulsivamente nel tempo. L’Afghanistan – sin dalla notte di Natale del 1979 – è invaso alternativamente da Mosca e dall’Occidente, costantemente con esiti analoghi a quelli riferiti da Dalrymple per la prima invasione britannica. È una conferma della stupidità degli stati maggiori e che la scuola è maestra di vita, “ma non ha scolari”, come ammoniva Antonio Gramsci. Il racconto di Dalrymple ne è una conferma. Leggere e rileggere: William Dalrymple, Il ritorno di un re – La battaglia per l’Afghanistan, ed. Adelphi € 34,00

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Qualunque sito o blog può pubblicare liberamente metà dell’articolo se e solo se rimanda per la lettura completa alla pagina originale
https://pierolaporta.it/?p=11498
Differenti utilizzi dei contenuti di questo sito sono consentiti solo col consenso dell’autore. Le foto di questo sito vengono in larga misura da Internet, valutate di pubblico dominio. Se i soggetti fotografici o gli autori non fossero d’accordo, lo segnalino a info@pierolaporta.it e si provvederà alla immediata rimozione delle immagini.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
Questa voce è stata pubblicata in polis e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Afghanistan, incubo degli invasori

  1. Mauro scrive:

    Vede, gentile Sig. Armando, lo storico inglese ha avuto un vantaggio formidabile rispetto a qualsiasi storico italiano: l’impero britannico e la pax britannica non sono più. L’Italia, nel bene o nel male, esiste ancora: e come tutti gli enti esistenti ha bisogno di un qualche mito fondativo. Il Risorgimento lo è stato a lungo e, tutto sommato, almeno come sfondo, lo è ancora; al Risorgimento si è aggiunto un secondo mito fondativo ancora più scalcagnato (e, per l’appunto, mitico): la Resistenza. Parlare criticamente di ciò che non è più è più facile di parlare criticamente dei miti fondativi. In ogni caso, il Risorgimento, pur fenomeno d’élite e macchiato da Bronte e tanti altri eventi assia poco lusinghieri, resta pur sempre una delle nostre (rare) pagine migliori dall’invasione di Carlo VIII di Valois, dalla morte di Lorenzo il Magnifico e dalla rottura dell’equilibrio in Italia in poi. Per inciso, ha provato a leggere il meraviglioso “Antistoria d’Italia” di Eugenio Garin?

    • Armando Stavole scrive:

      Grazie per il commento che faccio anche mio, se mi permette. Non trovo nella mia ricerca su Google quel libro scritto da Eugenio Garin, bensi’ scritto da Fabio Cusin. Che mi sarebbe piaciuto conoscere essendo io nato a Udine nel 1939, ma ero troppo giovane probabilmente. Ora sono negli USA e corrispondo via e-mail o parlo via Skype.

      180 12th Street NE
      Naples, FL 34120 – USA
      mobile: + 1 856 392 8915
      http://it.linkedin.com/in/armstav
      Skype: stavolearm
      e-mail: armstav@gmail.com

      Con lei e Piero, un altro mio modesto pensiero su L’Italia…

      • Mauro scrive:

        Sì, Lei ha ragione: è l’autore dello splendido “Antistoria d’Italia” è Fabio Cusin. Arrivato alla fine del commento scritto di getto, la mia memoria di sessantenne ha avuto una défaillance. Fabio Cusin, non a caso triestino, secondo me è uan delle più brillanti, e paradossali, menti in lingua italiana del XX secolo. Se vuol saperne di più sul personaggio:
        http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/18/Cusin_pregi_caratteraccio_co_0_0103189825.shtml

        MR

      • Mauro scrive:

        Ho visto sulla Sua pagina Linkedin che Lei è affiliato alla massoneria: è sorprendente vederla sul blog di Piero. Fu il mio comandante di battaglione durante il mio servizio militare, gli voglio bene e ancora adesso sono pronto a riconoscerne l’autorità: ma solo in senso militare perché molte cose dividono la mia visione del mondo intensamente laica e intrisa di liberalismo libertario, diciamo pure simil-massonica, dalla sua. Per esempio, proprio il giudizio sul grande contributo che diede la Massoneria italiana alla nostra storia, quantomeno quando la Massoneria italiana s’impersonò nei governanti mediamente migliori della nostra storia post-unitaria: la Destra Storica.
        Se vuole vedere la mia pagina Linkedin (una vita del tutto diversa dalla Sua; e quando ho vissuto negli USA dopo la laurea ho ammirato ma non ho amato nel profondo quel paese, che forse oggi non amerebbe nemmeno Alexis de Tocqueville)… Mauro Raichi

  2. Armando Stavole scrive:

    Fanno tanto baccano per la cultura i nostri, ma su Amazon.it viene offerto a 28,90 Euro e su Amazon.com a 13,74 USD(scontato) e tutti e due Prime(formula privilegiata di Amazon). Per giunta comprandolo qui, una percentuale va in donazione agli ospedali per bambini che io ho selezionato.
    Aggiungo, quando uno storico italiano scrivera’ con la stessa obiettivita’ la nostra storia dell’800 almeno?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *