Ben svegliati colleghi generali però forse è tardi

L’Italia ha abbandonato i suoi soldati da anni. I generali che hanno disertato la parata del 2 Giugno per protestare contro la Trenta hanno fatto bene, ma si sono svegliati tardi. Le Forze armate umiliate da tempo nel silenzio dei vertici: per alcuni la divisa è un’uniforme da cameriere

Cari colleghi generali, piss-e-lov. Il nuovo saluto, offertoci dall’autorità di vertice; adottiamolo con l’accento e la pronuncia anglovelletrana ch’ella sfoggiò in Parlamento. Nulla è più triste d’una bassezza che non dà i suoi frutti. Eppure il ministro piss-e-lov non ispira tristezza, tutt’altro. Un gendarme francese, uno fra quanti violano il confine italiano, davanti al televisore domenica mattina si scompisciò: «Questa è la Difesa italiana? Piss­ e-lov? Dovrei temerla quando oltraggio il loro confini, scaricando quanti noi scacciamo? Domani faccio un’altra incursione».

[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”33%”]Pubblicato da La Verità il 5 Giugno 2019[/cryout-pullquote]

Quattro generali hanno rifiutato l’invito alla sfilata di piss-e-lov. Alcuni li sostengono, altri li criticano. Con due di essi ho lavorato e li stimo moltissimo. Condivido la loro scelta. «Non posso stringere le mani a chi ignora i soldati» ha sottolineato il generale Mario Arpino. «Troppe disattenzioni del governo nei confronti della Difesa» ha aggiunto il generale Vincenzo Camporini.
Condivido la scelta e tuttavia mi chiedo se non si dovesse far prima. L’uniforme è divenuta come il frac dei camerieri. Secondo Karl Kraus: «Un cameriere porta un frac senza che nessuno se n’accorga. Per contro taluni sembrano camerieri non appena indossano un frac. Così in ambedue i casi il frac non ha alcun valore». L’uniforme come il frac del cameriere mentre sfilavano i vigili urbani di Roma, cantando il loro bellicosissimo inno sulle note di Jimmie Dodd per il Topolino di Walt Disney. I generali in piedi plaudivano, in frac, ovvio.

Alla sfilata c’erano più fanfare che soldati veri. Il capitano Corelli, col suo mandolino, avrebbe rifiutato l’invito, sentendosi superfluo, inadeguato persino.
Cari colleghi generali, negli ultimi tempi, beninteso dopo essere andati in pensione, siamo più loquaci, rilasciamo interviste, evochiamo blocchi navali e sfracelli, denunciamo che l’esercito sta morendo. Facciamo bene a dirlo, facciamo bene a protestare. Mentre il mondo corre verso la guerra, noi spingemmo i nostri soldati verso il prossimo disastro. Facciamo bene, quindi a farci sentire. Mi chiedo nuovamente se non fosse stato il caso di iniziare prima.
Era il 1989. Un Paolo Cirino Pomicino, ministro del Bilancio e della programmazione economica, uomo di specchiata onestà, additò la Difesa quale salvadanaio cui attingere per aggiustare i conti dello Stato. Il Muro era caduto. La Guerra fredda era terminata, figurarsi se scoppiava quella calda, dissero. Saccheggiarono la Difesa senza ammodernare un bel nulla, come accadde spesso negli anni successivi. Quell’anno non ci fu la parata del 2 Giugno, ma sono certo che avremmo partecipato tutti.
[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”33%”]La sfilata del 2 Giugno e il Gay Pride sono equivalenti in quanto a stupidità, disordine, improvvisazione. Il Gay Pride tuttavia ha un messaggio di gran lunga più coerente di quello del 2 Giugno.[/cryout-pullquote]

Due anni dopo scoppiò la guerra in Iraq. Non avevamo neppure una brigata da «spendere», su 24, dico su 24! Non eravamo pronti. I responsabili dell’impreparazione hanno fatto carriera. Offrimmo la brigata paracadutisti per l’Iraq, ma gli Usa non la vollero; ne avevano a sufficienza di parà. Alla fine mandammo appena sette velivoli dell’Aeronautica militare.
Inviammo la Folgore in Somalia, esponendola alla vendetta di Bill Clinton che dalla Somalia voleva cacciarci. In Somalia lasciammo la Folgore e la dimenticammo per oltre nove mesi, dal 28 dicembre 1992 al 3 settembre 1993. E la Folgore fu selvaggiamente attaccata per alcuni episodi controversi accaduti in quei lunghi mesi. Nessuno di noi protestò. Piss-e-lov.
La sfilata del 2 Giugno era intanto stata soppressa. Perché? Nessuno di noi protestò. Riprese nel 2001 per volere del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Fu un grande successo, ma erano iniziate pure le contaminazioni. Le forze di polizia, smilitarizzatesi e sindacalizzate sin dagli anni Ottanta, occuparono una porzione troppo importante della sfilata. D’altronde era normale, per uno Stato di polizia quale eravamo nel frattempo divenuti [1]. Nessuno di noi fiatò. Cosicché accettammo di buon grado la sceneggiata dei Vespri Siciliani, impiegando soldati veri in finti presidi nelle vie palermitane, nell’estate del 1992, accreditando la «lotta alla mafia» mentre le polizie andavano in vacanza. Eravamo divenuti nel frattempo il Paese con più polizia al mondo, rispetto al numero dei cittadini e all’estensione del territorio.
Ci stupiamo oggi se il sindacato, dopo aver sottomesso le polizie, si fa strada in mezzo alle truppe da noi abbandonate a sé stesse.
Rimanemmo in silenzio anche quando soldati e carabinieri furono costretti a sfilare davanti a chi volle intitolare un’aula del Parlamento a un tal Carlo Giuliani. Neanche i generali dei carabinieri protestarono, anzi plaudirono, in frac, neanche a dirlo.
Riflettiamo infine, sulla «riserva selezionata». Il ministro piss-e-lov, proveniente da quei ranghi, vi trasse la convinzione di poter guidare le Forze Armate. Costei è dimostrazione del fallimento della selezione. Quando si dice la coincidenza piss-e-lov fu “selezionata” dai vertici militari di oggi. E gli sta bene. Plaudono in frac, senza assentarsi dalla fiera.
Ma sì abbiamo fatto bene a disertare la sfilata quest’anno, ma negli anni scorsi le umiliazioni inflitte ai soldati non sono state meno dolorose di quelle inferte oggi dal ministro piss-e-lov e da chi toglie 5 fucili ai soldati mentre fa la messa in piega.
[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”33%”]Questo articolo è stato letto da 6.440 persone. E’ stato trasmesso a 42 generali e ammiragli. Solo tre hanno commentato su Facebook. La pagina Facebook  110°Corso Superiore di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano 1988/89 ha censurato l’articolo[/cryout-pullquote]

Non da domenica scorsa dunque, la sfilata del 2 Giugno e un qualunque Gay Pride sono equivalenti in quanto a stupidità, disordine, improvvisazione. Il Gay Pride tuttavia ha un messaggio di gran lunga più coerente di quello del 2 Giugno. Un messaggio sconcio? Il ministro piss-e-lov non è dello stesso avviso e comunque nessuno di noi ha mai fiatato.  
Dopo le dichiarazioni di Roberto Fico e le onorificenze elargite dal Quirinale, le prossime edizioni s’adorneranno d’una delegazione di Rom, una di scafisti, una di Fratelli Mussulmani e vedrei bene anche una processione di monsignori accoglienti, perché no? Piss-e-lov, cari colleghi generali. Sarebbe anche appropriata una folta e impettita delegazione dei 5mila furbacchioni, colonnelli e generali con pensioni da 5mila euro e più al mese, che hanno fregato una casa alla Difesa, ai quali il ministro piss-e-lov sta dando l’opportunità di comprarsela a prezzi stracciati. Piss-e-lov.
D’altronde, se in nome dei valori (?) europei l’identità nazionale italiana non ha titolo a sopravvivere – come vaticinò il predecessore di Roberto Fico – è ovvio che la sfilata del 2 Giugno rifletta la discordia, iniettata nelle vene degli italiani, mentre noi, cari colleghi generali, tacevamo, anzi alcuni di noi hanno propalato l’infezione, genuflettendosi ai padroni franco prussiani. Una famigerata foto ne dà testimonianza nel web. Piss-e-lov, finchè di questo passo non ci scanneremo per le strade e fino alla prossima guerra. Come dite? La guerra è improbabile? Lo dicevate anche nel 1989, e stiamo ancora piangendo morti e invalidi, grazie alla nostra incompetenza. Piss-e-lov.

[1] https://pierolaporta.it/wp-content/uploads/2014/03/polizia.pdf

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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13 risposte a Ben svegliati colleghi generali però forse è tardi

  1. Gianni Andrea Carli scrive:

    Bellissimo articolo. Mi domando fino a che punto i militari italiani sono fieri della loro professione. Un piccolo segnale debole di questo loro sentire, lo ricavo dal fatto, che normalmente non si vede un militare in divisa, in giro per strada, in un negozio, ad aspettare i figli fuori di scuola, al centro comemrciale, nelle attività di tutti i giorni, insomma. Lei come lo spiega? Si vergognano, forse?

    • Piero Laporta scrive:

      Nella domanda c’è la risposta, temo.

    • Giordano scrive:

      Armando quando eri al 5^stormo e dovevi saldare le grelle per le postazioni della difesa hai fatto salti mortali per rimediare la motosaldatrice che purtroppo, attrezzo recuperato dove solo tu potevi sapere, ogni tanto cedeva ed eri soggetto a critiche.

      Purtroppo la dirigenza non recepiva la difficoltà ad ottenere i risultati ma li voleva per fare bella figura, per apparire e per fare carriera, ovvero conquistare il potere sinonimo di denaro.
      Non è cambiato nulla se non in peggio.
      Sono tutti servitori dello stato fino a quando non toccano loro in primis il denaro e in secundis il potere.

      Costoro che nella loro posizione non rischiano più nulla, e quindi non possono più accampare nulla, si dimenticano in quale stato versa la nazione che hanno giurato diproteggere e curare.

      Fingono di ignorare che ogni centesimo pagato al dipendente pubblico oggi esce fisicamente dalle tasche dei cittadini che arrancan o, nella maggior parte, per sbarcare il lunario
      Dimenticano che lo stato ha 2500 miliardi di euro di debito.
      Dimenticano che per pagare le pensioni e le loro di diamante, lo stato si indebita ogni anno di 40 miliardi di euro.

      Andassero nelle manifestazioni di coloro che hanno perso il posto di lavoro e che non sanno comedare cibo alla loro famiglia, con un cartello sul petto che indichi quanto percepiscono di pensione e poi vediamo se ricevono consensi

      Questi servitori dello stato, foraggiati dallo stato lo rinnegano appena tocca le loro pensioni al ribasso.

      Non ho parole
      Ciao
      Giordano

  2. Giuseppe Muscia scrive:

    I colleghi generali, si sono svegliati adesso in quanto gli hanno tagliato le pensioni d’oro diciamola tutta.

  3. ENRICO BIANCHI scrive:

    Se pensate che alla preghiera degli Alpini il ministero della difesa ha fatto togliere la frase “rendi forti le nostri armi” perché troppo guerresca!

    Enrico Bianchi

  4. Francesco scrive:

    l’Italia , da mo che ha abbandonato i suoi soldati. Li ha abbandonati quando la politica ha avvallato quello che i generali i hanno loro sottoposto per l’approvazione. Senza andare lontano, il riordino e il contratto sono l’esempio lampante di quale ingordigia di cui può essere capace la classe dirigente con le stellette. Ma c’è di più, non si svegliano quando arrivano i segnali di malcontento, ma solo quando vengono toccati nei loro interessi tipo il taglio delle stratosferiche pensioni. Suvvia, un po’di serietà, non presentatevi più per la festa della Repubblica.

  5. La prendo alla larga, caro Piero amico sincero ed il Generale che ho il piacere di riconoscere in te. Incomincio con il 2 giugno, festa nazionale che commemora la nascita di un tipo di governo in pompa magna. Ma non vi pare che siamo un popolo fuori dal comune? Si festeggia il battesimo, ma non la data di nascita. La festa della nascita di questa nazione e’ nel vago e, quando la si vuol ricordare, lo si fa in sordina, quasi ci si vergognasse. Poi parliamo della sfilata (vi ho partecipato due volte alla fine degli anni ’60 con la I Aerobrigata Missili AM): spreco di energie e denaro per dimostrare che siamo dotati di stuzzicadenti!? Per non dire che non solo e’ anacronistica ed espressione dei poteri forti, ma nemmeno rappresentativa di tutta la societa’ che compone una nazione unita nel festeggiare l’evento storico nazionale. Ed ora veniamo alla nota di cui all’oggetto del tuo scritto. Io sono stato un ufficiale con modesti incarichi nel Genio Aeronautico e con i gradi di Ufficiale Superiore ho ricoperto anche ruoli non prettamente tecnici. Orbene, per svolgere il mio lavoro con etica, ho trovato di gran lunga piu’ contrasti con superiori e colleghi che subordinati. Cio’ che andai constatando dal mio arruolamento (1961) in poi era il sempre piu’ appiattimento nei riguardi della dirigenza politica, dalla passiva accettazione anche alla condivisione. Oggi minimo siamo alla frutta ed agli ultimi boccali di vino, giunti al grappino ci accorgeremo della indigestione, sbornia ed allora avremo le naturali conseguenze, non di certo piacevoli. Un piccolo esempio lo abbiamo gia’ avuto una volta dopo il ’45. Spero di non esserci, visto che ho gia’ passato gli 80.

  6. Moreno Grandi scrive:

    Caro Piero, azzz!
    Riesci sempre a trasmettere emozionanti realtà.
    Complimenti!
    Junker, insieme alla “banda bassotti”, ha trasmesso
    il virus della genuflessione europea.
    Abraço, piss-e-lov.

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