Centinaia, forse migliaia i volumi sul Cammino di Santiago, da tempi remoti a oggi. Consigliare la lettura dell’ennesimo – “Abbronzati a Sinistra” di Elio Paoloni, Melville ed. – potrebbe quindi sembrare superfluo.
È nuovo invece, questo libro, a cominciare dal titolo, in cui cercando un retrogusto politico, hai un assaggio dell’ironia dell’Autore, osservando i pellegrini, accomunati dall’abbronzatura a sinistra, perché esposti al sole declinante verso Occidente con l’orbita costantemente chinata a Sud, appunto a sinistra del Cammino.
Paoloni, camminando, dialoga della nostra cultura; non è quindi un diario di viaggio, sebbene le prime quaranta pagine, tra l’altro divertenti, lascino sospettarlo, così come i capitoli titolati coi nomi dei borghi fino a Santiago di Compostela.
Hai fatto il Cammino per scrivere il libro? Chiediamo.
«No, assolutamente. Non ho neppure preso appunti. Avevo un taccuino e l’ho lasciato vuoto».
Come hai fatto a ricostruire il viaggio, in certi tratti molto minutamente?
«La memoria associata alle foto scattate lungo il tragitto; non avevo intenzione di scrivere nulla. Dopo molto tempo ho tormentato mia moglie e i due amici che erano con noi, per mettere a fuoco i ricordi.»
Perché questo mutamento di rotta?
«Come spesso mi succede, ho sentito di dover scrivere per chiarire a me stesso l’esperienza e, in seguito, che dovevo condividere, mettere in discussione le scoperte, le sorprese, le certezze distrutte e quelle offertemi dal Cammino».
A un certo momento l’osservazione dei luoghi e delle architetture diventa base di partenza per incursioni da guastatore nei ricordi e nel presente dell’Autore e dei suoi ambiti. Incamminandosi, bestemmia e poi si dichiara “ateo papista”, nonché puntigliosamente scettico e, per altri aspetti e in altri momenti, “credente apotropaico”. Sull’asfalto o sullo sterrato, dalle salite alle discese, col sole e la pioggia, camminando con se stesso, si osserva più di quanto faccia col paesaggio, tenendo però a bada il nemico principale, il narcisismo, il diavolo. In primo piano rimangono fatti, aneddoti, idee, dubbi e certezze. Enormi biblioteche dietro il libro, eppure offerto con divertita leggerezza, a dissimulare fatica e smussare angoli, senza tuttavia rinunciare a spiazzare e pungere.
La cultura cristiana occidentale, introiettata dall’infanzia e subito dopo messa profondamente in discussione, passo dopo passo riprende il sopravvento, quando l’Autore, mentre Santiago s’approssima, finalmente ammette: «Questo cammino è cominciato quando sono nato».
Paoloni viene dal Salento, nelle Puglie, terre vocate al pellegrinaggio. Padre Pio a San Giovanni Rotondo e il tremendo ipogeo di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo sono mete di incessanti pellegrinaggi. La cattedrale d’Otranto, coi resti di 813 martiri è a un passo da Latiano, città di Paoloni e del suo parente, il beato Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompei.
Perché andare sino a Santiago?
«Una ragione laica: nella Spagna cercavo il depensamento che il Salento non consente più. Vedevo la Spagna come un Salento al cubo».
L’hai trovato?
«Sì, per numerosi aspetti, che non saprei neppure descrivere compiutamente. Altrettanti sono stati deludenti, a cominciare dalla massificazione del pellegrinaggio, come in Puglia d’altronde». In una delle sue prime incursioni, nessuno meglio di Paoloni scudiscia la volgare offesa alla santità, arrecata dalla chiesa di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo.
Rifaresti il Cammino?
«Non credo sia necessario. Tanti lo reiterano perché hanno acquisito una vera dipendenza. Se lo rifacessi andrei però da solo».
Perché?
«Per forza di cose, camminando per centinaia di chilometri, finisci per camminare dentro te stesso, rendendo fastidioso ogni impulso esterno».
Il cammino di Paoloni comincia con una bestemmia, come s’è detto, per poi traversare lo svelamento del Sacro. Lasciamo al lettore scoprire come accada: un’epifania sorprendente e terribile, priva d’ogni enfasi da sacrestia, eppure consolatoria come una madre. La conclusione è sublime, mentre Santiago s’avvicina: “a Dio non c’è bisogno di chiedere nulla, occorre solo ringraziarlo”.
Non è un libro solo per credenti, tutt’altro. Atei militanti, tiepidi e scettici possono leggerlo utilmente, pure divertendosi, per comprendere perché la “tolleranza”, più invocata che praticata, sempre più spesso proprio a danno dei credenti, trova invece nella cultura cristiana occidentale l’accezione più elegante, efficace, priva tuttavia dei moderni cedimenti al facile e volgare compromesso. www.pierolaporta.it

Informazioni su Piero Laporta
Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista.
Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile.
Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste.
Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango.
La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978,
A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici.
Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione.
Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione.
Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi.
Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano.
È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978.
Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano.
È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.