Recovery Funds: recita a soggetto – di L.Prando

Parlamento e Commissione, massimi organismi europei? La recita a soggetto nel Vertice Europeo sui Recovery Funds ha definitivamente dimostrato che il cosiddetto Parlamento Europeo e il burlesco Governo che elegge, chiamato Commissione, sono enti inutili, anzi dannosi mentre ci rubano soldi, i nostri soldi, fingendo di aiutarci.

I parlamentari, sperduti come turisti per caso e la Commissione, RSA – Residenza Sanitaria Assistenziale – per 27 trombati di differenti etnie, ricoverati per evitare di far danni in patria. Ogni Stato membro dell’Unione ha diritto ad un lussuoso posto letto, a una splendida remunerazione e a un budget per consentire a ciascun rappresentante di giocare a fare il Ministro di qualcosa. A costoro sono consentire irresponsabili opinioni che nessuno prenderà in considerazione, ma comunque turbative degli interessi di altri paesi. Qualsiasi Doberman di qualunque staterello ha diritto d’abbaiare nicht e non se ne fa nulla.

La Commissione emetterà Bonds?
[cryout-pullquote align=”left|center|right” textalign=”left|center|right” width=”33%”]Potrebbe rendersi necessario far carico alle banche di ciascun paese dei Bonds europei proporzionalmente agli aiuti che il paese ha ricevuto, a sottrazione delle disponibilità per i BPT nazionali.[/cryout-pullquote]

La riunione plenaria degli stati europei (o Consiglio Europeo) ha stabilito che sarà la Commissione a erogare aiuti anti Covid-19 per 750 miliardi, di cui 390 a fondo perduto (grants) e 360 come prestiti (loans), da usare secondo indicazioni, condizioni e progetti imposti dal Consiglio stesso (faran sapere quali). Il Consiglio ha effettuato la suddivisione di tali aiuti tra i vari stati. Sul ringhio del Doberman olandese, Mark Rutte, basta un abbaio “disoppetito ortini” di un Doberman di qualunque staterello vassallo per sospendere ogni aiuto. Se la maggioranza degli stati dà ragione al Doberman Rutte, basta soldi! Soldi in gran parte nostri, come vedremo. Per complicare gli affari semplici, Il Consiglio ha anche imposto alla Commissione di finanziare Grants e Loans con l’emissione di Bunds, o Bonds che dir si voglia, da “piazzare” sui mercati finanziari. Sarebbe stato certamente più semplice trattare una linea di credito alla BCE o presso banche dove la Commissione deposita gli attivi di cassa dei contributi degli Stati. D’altronde i 750 miliardi sono suddivisi su 4 anni (2021-2024) e gli attivi sembrano quindi sufficienti a coprire i passivi.

Chi firmerà i Bonds? Chi li comprerà?
Non è una questione di lana caprina: la Commissione Europea non è inserita in un sistema giuridico per la semplice ragione che non esiste un sistema giuridico europeo. L’Europa non è uno stato ma stati sovrani che hanno sottoscritto trattati collettivi, non ha nessun potere decisionale, è solo l’emanazione d’un Parlamento Europeo altrettanto privo di poteri, ambedue esprimono solo “raccomandazioni” al Consiglio, che le rende operative solo con decisione unanime. La Commissione non avrebbe quindi forza giuridica necessari aper emettere Bonds. Non è quindi chiaro come la Presidente von der Leyen possa avere la delega per firmarli e chi abbia il potere di, eventualmente, delegarla. Questi dubbi andranno chiariti nei prossimi mesi, probabilmente allungando ulteriormente i tempi di erogazioni degli aiuti.
Questa Commissione durerà in carica 5 anni, i Bonds saranno a 30 anni, il Consiglio potrebbe decidere di eliminare la Commissione o modificarne profondamente le funzioni: molto difficile che degli investitori istituzionali o dei fondi possano, senza rischio di accuse di azzardo, acquistare Bonds emessi da un istituto così labile.
Potrebbe rendersi quindi necessario che le banche di ciascun paese si facciano carico dei Bonds europei proporzionalmente agli aiuti che il paese ha ricevuto, a sottrazione delle disponibilità per i BPT nazionali.
Chi finora è stato più Babbo Natale tra Olandesi e Italiani? Sicuramente gli italiani con 85 euro pro capite annui negli ultimi 20 anni, rispetto ai 75 degli olandesi, con buona pace del Dobermann Rutte e del suo concorrente Wilders, sedicente sovranista.

L’alterco Conte-Rutte
Una sceneggiata insuperabile degna di standing ovation.
Se ne sono dette, ma mai una verità. Conte non ha ricordato che i Paesi Bassi di Rutte sono il ricettacolo d’ogni bassezza e trucco fiscale, che ci deruba di tasse, Iva e aggio sui dazi. Olanda e Germania sono il santuario dell’import/export degli stupefacenti, la faccia legale di ogni genere di mafie planetarie. Che cosa ha detto Rutte a Conte? Stupidaggini.
Da che mondo e mondo i politici si accordano per altercare, allo scopo di ottenere visibilità e apparire strenui difensori della patria senza ferirsi veramente. Chi ci ha guadagnato? Tutti e due: a Rutte il vanto coi propri elettori di poter fermare, in qualsiasi momento, i trasferimenti all’Italia; a Conte il vanto di aver portato a casa più aiuti di tutti, ma sarà vero oro quello che luccica? La quota a debito è un piacere o un dolore?
Per la sceneggiata, chapeau, ancora una volta standing ovation per Conte: è riuscito a prendersi la busta più gonfia, 209 miliardi (82 in regalo a fondo perduto e ben 127 di debiti). È curioso ricordare che la quota debiti non la voleva nessuno. Però dovevano ingoiarla se volevano il regalo. La narrazione ufficiale doveva infatti totalizzare almeno 750 miliardi, almeno la metà degli inizialmente sbandierati 1.500.
El guapo Sanchez è arrivato primo con 1.500 euro gratis per cittadino spagnolo ingoiando solo la metà della quota debito del guapito Conte.
Conte arriva secondo con quasi 1.400 gratis per italiano; i cattivi sovranisti polacchi sono terzi con 1.000 ma solo un quinto della quota debito italiana; poi vengono Francia e Germania, ma con zero quota debito.
Si capisce bene che la baruffa vera è stata “più quota gratis vuoi più te devi accattà debito” perché è con il debito che ti mettiamo il cappio al collo: infatti per accattà gli stessi 82 miliardi promessi dalla Commissione, Conte s’è accollato 37 miliardi in più come debito rispetto ai 90 indicati precedentemente dalla Commissione.
La quota debito, dicono, avrà interessi più bassi del mercato. Sì, risparmiamo ben 300 milioni. Il debito verso l’Europa sarà assoggettato (sperperato?) in progetti dettati dai trombati Commissari, dobermann grandi e piccoli, mentre quello reperito nel mercato può usarsi secondo gli interessi nazionali.
La quota debito italiana verrà messa a disposizione in tre rate da circa 35 miliardi tra il ’21 ed il ’23, saldo il ’24, mentre, a partire da oggi, nei prossimi 12/18 mesi il nostro governo ne dovrà reperire mensilmente sul mercato 30/35 a copertura delle extra spese Covid-19, della cassa integrazione, degli aiuti alle imprese, delle mancate entrate di imposte e rinnovo scadenze del debito: in pratica dovrà arrangiarsi da solo.

Grants, generose gratifiche? Sarà vero?
Il trucco c’è e a volerlo vedere si vede. Nel 2020 termina l’ultimo budget settennale europeo; nel 2021 inizia il nuovo, coi 750 miliardi di RF.

Quest’anno l’Italia finirà di versare all’Europa l’ultima rata, quasi 15 miliardi, dovuta per il settennato in chiusura a Dicembre; in totale i contributi italiani saranno, nei sette anni, superiori ai 100 miliardi.
L’Europa avrebbe dovuto restituircene circa 70 per finanziare suoi, dell’Europa, benefici progetti a nostro favore. Di questi 70 miliardi, ben 40 sono ancora nelle saccocce europee. Raccontano che sono ancora in Europa poiché la burocrazia italiana non è stata capace di spenderli, sicuramente in parte vero. E’ ancora più vero che i regolamenti a capocchia, imposti dai Commissari e dalla burocrazia europea, non hanno niente da invidiare alle follie della burocrazia italiana. Se potessero, metterebbero anche gli orari per fare pipì come Europa comanda. Perché mai la signora che viene dai ghiacci finlandesi, Jutta Urpilainen, dovrebbe condizionare i nostri “partenariati internazionali”. Perché il signor Virginius Sinkevicius, può fare il capataz sulla nostra pesca? Costui, della Lituania, un micro paese con popolazione inferiore a quella della città metropolitana di Milano, arrivato alla dignità di stato solo 30 anni fa grazie alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e oggi protettorato (valvassino) germanico.
Se il buon senso allignasse nel mondo europeo, visti i disastri del Covid-19, i 40 miliardi italiani di moneta buona e contante andavano restituiti subito senza condizioni, insieme ai versamenti dei 15 miliardi 2020, fanno 55 maledetti e subito, esentando poi gli altri 15 dovuti per il 2021, farebbero 70.
Invece i nostri amabili (efferati sicari?) amici europei ce ne regalano, forse, 35 l’anno prossimo dei 70 che sono nostri, soggetti ad investimenti in vaghezze green, digitali, pensioni ahi, lavoro, sotto la guardia del Doberman Rutte che in ogni momento potrebbe ringhiare nicht e fermare tutto e tenersi i nostri 70 miliardi buoni, lui che alle casse Europa in 7 anni ha “donato” meno di 10 miliardi. Questo Conte non lo ha proposto. Perché?
A eccitare il branco degli altri doberman valvassini del IV Reich ci vuol poco: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Bulgaria, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Grecia fanno 16 più della maggioranza di 14 per fregare l’Italia, anzi i big Germania-Francia potrebbero far finta di essere estranei alla trappola svolgendo il ruolo dei protettori interessati.
Caro avvocato del popolo, Giuseppa Conte, ricorda l’articolo 380 del codice penale: “patrocinio infedele”?

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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