Il caso Adnkronos merita una verifica disciplinare: una fonte anonima, un presunto rapporto CIA mai reso pubblico e uno scenario militare sono diventati, nel titolo italiano, «La Russia prepara attacchi».
L’Italia è un grande Paese con molti pagliacci. Alcuni, non pochi, nella nostra storia hanno avuto persino responsabilità di sangue. Il guaio comincia quando il circo smette di far ridere e pretende di informarci sulla guerra.
Il 24 settembre 2026 El Mundo ha pubblicato una notizia allarmante: la Russia starebbe progettando attacchi mediante droni lanciati dal mare contro Spagna, Francia e Italia.
È una notizia?
Sì, nel senso più elementare del termine: è vero che El Mundo l’ha pubblicata e che altri organi d’informazione l’hanno ripresa.
È dimostrato invece che la Russia stia preparando quegli attacchi?
No.
Ed è esattamente qui che incomincia il problema.
L’articolo da cui nasce la catena informativa non è un comunicato della CIA. La CIA non ha pubblicato il presunto rapporto. La Casa Bianca non ha annunciato l’esistenza di simili preparativi. I governi destinatari della presunta informativa non ne hanno pubblicamente confermato il contenuto.
La catena delle fonti descritta nelle ricostruzioni disponibili passa invece attraverso fonti europee, fra cui una fonte anonima vicina al Ministero della Difesa lituano. Il mio appunto originario rileva precisamente questa distinzione: ciò che le fonti consentono di affermare è che fonti europee sostengono l’esistenza di un rapporto statunitense, non che la CIA abbia pubblicamente attestato l’imminenza di attacchi russi.
Eppure, arrivata in Italia, la prudenza grammaticale si è volatilizzata.
IL CONDIZIONALE SCOMPARE
Una parte della stampa spagnola conserva il condizionale: l’avvertimento «si sarebbe prodotto», le informazioni «sarebbero state trasmesse», il possibile attacco viene presentato come una valutazione attribuita a fonti.
Adnkronos fa un passo ulteriore.
La formulazione ripresa oggi è:
«La Russia si sta preparando a nuovi attacchi con droni in Europa».
Non «potrebbe preparare».
Non «secondo fonti citate da El Mundo».
Non «un rapporto attribuito alla CIA ipotizzerebbe».
Si sta preparando.
La differenza non è stilistica. È sostanziale. La versione ripresa da Adnkronos presenta infatti come fatto ciò che la catena delle fonti consente, allo stato, di presentare soltanto come informazione attribuita e non verificata indipendentemente.
Fra possedere un piano, studiare uno scenario, preparare un’operazione e impartire l’ordine di eseguirla corrono distanze enormi. Cancellarle significa cancellare la differenza fra intelligence e propaganda.
UN PIANO NON È UN’OPERAZIONE
Qualunque Stato serio possiede piani militari riguardanti eventualità che spera non si verifichino mai.
Gli Stati Uniti hanno certamente piani per affrontare scenari di guerra con altre grandi potenze. La Russia altrettanto. Francia, Regno Unito, Italia e gli altri Paesi NATO elaborano continuamente valutazioni, contingenze e opzioni operative.
Questo non significa che tali operazioni siano state decise.
È l’ABC della pianificazione militare.
Nel caso in esame, per quanto emerge pubblicamente, mancano precisamente gli elementi che trasformerebbero uno scenario in intelligence operativa: navi identificate, porti d’imbarco, reparti, date, ordini, bersagli specifici, catena di comando, preparativi logistici verificabili.
Il mio esame tecnico giungeva quindi a una conclusione molto semplice: il materiale descritto pubblicamente assomiglia a una valutazione di capacità o a un piano di contingenza, non alla prova pubblica di preparativi esecutivi.
Questo non significa affermare che la Russia sia innocua.
Significa qualcosa di assai diverso e molto più serio:
le minacce militari si valutano sulle prove, non sui titoli.
E LA CIA?
Qui compare la domanda inevitabile.
Se la CIA dispone davvero di informazioni sufficientemente solide da concludere che la Russia prepara attacchi contro tre Paesi NATO, perché apprendiamo la sostanza attraverso un quotidiano spagnolo, fonti europee anonime e una fonte vicina al Ministero della Difesa lituano?
Le risposte possibili sono diverse.
Potrebbe trattarsi di una divulgazione intenzionale con possibilità di smentita.
Potrebbe essere una forma di deterrenza mediante esposizione pubblica.
Potrebbe essere un’iniziativa proveniente soprattutto dal fianco orientale europeo per convincere Spagna, Francia e Italia che la minaccia russa non riguarda più soltanto Polonia e Baltico.
Potrebbero infine essersi sovrapposti interessi diversi.
Non abbiamo elementi sufficienti per trasformare nessuna di queste ipotesi in certezza.
Ed è proprio questa prudenza che dovrebbe distinguere un’analisi da una campagna d’allarme. Le ipotesi sono esposte come tali anche nel documento da cui parte questo articolo.
IL FILO LITUANO
Un particolare merita tuttavia attenzione.
La fonte primaria citata nella ricostruzione è lituana.
Il giorno precedente El Mundo aveva intervistato sul medesimo tema Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa ed ex primo ministro della Lituania.
La politica di Vilnius è comprensibile. Per i Paesi baltici la Russia rappresenta una minaccia geografica diretta. Essi hanno quindi interesse strategico a convincere l’intera Europa che la sicurezza baltica coincide con quella di Roma, Madrid e Parigi.
Non vi è nulla di scandaloso in questo.
È politica internazionale.
Scandaloso sarebbe semmai nascondere la politica dietro una presunta oggettività dell’intelligence.
ADNKRONOS E L’ORDINE DEI GIORNALISTI
Qui, a mio giudizio, nasce una questione professionale seria.
Non sostengo che Adnkronos abbia inventato dal nulla l’articolo di El Mundo. Sarebbe inesatto.
Sostengo qualcosa di più preciso e verificabile: ha adottato una formulazione assertiva più forte di quanto la natura pubblicamente verificabile delle fonti consenta.
Quando una notizia di guerra passa da:
«fonti sostengono che esista un rapporto su un possibile attacco»
a:
«Russia prepara attacchi»
non siamo davanti a un innocente problema di sintesi giornalistica.
Siamo davanti a un salto logico capace di incidere sull’opinione pubblica, sui mercati, sulla percezione della sicurezza nazionale e, in ultima analisi, sul consenso verso decisioni militari e finanziarie enormemente costose.
Per questo ritengo che l’Ordine dei giornalisti dovrebbe esaminare formalmente il caso, verificando se una simile titolazione e presentazione rispetti gli obblighi di accuratezza, verifica delle fonti e corretta distinzione fra fatti, ipotesi e informazioni non confermate.
Se si vuole adoperare la vecchia e severa espressione di «notizia falsa e tendenziosa», occorre precisare il punto: non è dimostrato che sia falsa l’esistenza di qualche rapporto o piano; è invece non verificata pubblicamente l’affermazione secondo cui la Russia stia concretamente preparando quegli attacchi, mentre la titolazione assertiva orienta il lettore proprio verso questa conclusione.
È questa sproporzione che merita una valutazione disciplinare.
LA PAURA PRODUCE EFFETTI REALI
C’è poi un paradosso.
Gli stessi apparati europei spiegano da anni che uno degli obiettivi delle operazioni russe sarebbe diffondere paura, dividere le società occidentali e indebolire la NATO.
Ma pubblicare senza le necessarie cautele l’annuncio di imminenti droni russi diretti contro il Mediterraneo produce immediatamente proprio paura, instabilità e pressione politica.
Non occorre che parta un drone.
È sufficiente il titolo.
Questo non dimostra affatto una regia russa sulla notizia. Dimostra invece che l’informazione strategica è essa stessa parte del campo di battaglia.
E chi vi opera ha responsabilità maggiori, non minori, di quelle del normale cronista.
SE LA RUSSIA INVADESSE L’EUROPA, POI CHE COSA SE NE FAREBBE?
C’è infine una domanda quasi proibita.
Supponiamo per assurdo che Mosca decida di conquistare militarmente l’Europa occidentale.
Dopo quattro anni e mezzo di guerra, la Russia controlla circa un quinto dell’Ucraina, comprendendo territori già controllati prima dell’invasione del febbraio 2022. Per arrivare a Roma dovrebbe attraversare Stati NATO, affrontare eserciti moderni e infine occupare centinaia di milioni di cittadini ostili.
Francia e Regno Unito dispongono inoltre di arsenali nucleari.
Quale sarebbe il premio finale?
Un continente devastato da occupare, amministrare e mantenere?
La minaccia russa può assumere forme reali e pericolose: sabotaggio, cyberattacchi, operazioni clandestine, missili, droni, provocazioni, campagne d’influenza, pressione sui Paesi baltici.
Ma proprio per questo occorre definire la minaccia reale, non sostituirla con una caricatura utile a giustificare qualunque risposta.
CENTINAIA DI MILIARDI: E QUI FINISCE IL CIRCO
L’Unione Europea sta impegnando somme gigantesche nella difesa.
L’industria americana ed europea degli armamenti ne beneficia in modo misurabile. Questo, naturalmente, non dimostra che l’industria abbia provocato gli allarmi.
Dimostra però che gli allarmi producono conseguenze economiche precise.
Nel documento analizzato sono ricordati l’aumento delle importazioni europee di armamenti statunitensi, la crescita dei grandi gruppi della difesa e l’incremento degli ordini.
È quindi legittimo domandare:
chi decide che cosa costituisce una minaccia?
Su quali prove?
Chi controlla la qualità dell’informazione sulla quale vengono prese decisioni da centinaia di miliardi?
Chi risponde quando un condizionale diventa indicativo?
LA SOLA NOTIZIA CERTA
Alla fine, possiamo affermare con sicurezza molto meno di quanto suggeriscano i titoli.
È certo che El Mundo abbia pubblicato la storia.
È certo che altre testate l’abbiano amplificata.
È certo che esistano fonti europee che attribuiscono alla CIA una simile valutazione.
Non è pubblicamente dimostrato che la CIA abbia certificato che la Russia stia preparando l’esecuzione di attacchi con droni contro Italia, Francia e Spagna.
Lo stesso documento di partenza conclude infatti che la vicenda è «vera come fatto giornalistico e non verificata nella sostanza».
Questo avrebbe dovuto suggerire prudenza.
Invece il condizionale è sparito.
Ed è cominciato il circo.
L’Italia rimane un grande Paese. Sarebbe ancora migliore se, almeno quando si parla di guerra, i pagliacci tornassero a occuparsi soltanto del circo.

Il caso Adnkronos merita una verifica disciplinare: una fonte anonima, un presunto rapporto CIA mai reso pubblico e uno scenario militare sono diventati, nel titolo italiano, «La Russia prepara attacchi».