Commissione Moro, cominciamo proprio bene

Il presidente della DC, Aldo Moro

Commissione Moro: di questo passo arriverà la solita montagna di carte inconcludenti. La verità nei dettagli?

Le prime deposizioni davanti alla “Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro” paiono deludenti. La stessa competenza dei commissari a interrogare i testi e vagliarne le dichiarazioni appare alquanto debole. Essi d’altronde essi non sono professionisti dell’inquisizione. Allora vien fatto di chiedersi perché non lasciar perdere e affidare il tutto a un manipolo di bravi magistrati. Ce n’è di quelli che non si tirerebbero indietro davanti a nulla. 
Sorvoliamo invece sulla delusione nell’udire che Ferdinando Imposimato lasciò in fretta e furia l’ufficio di requirente, dopo aver sentito Morucci e Faranda per mesi, per aver «ricevuto minacce gravissime… che hanno riguardato non solo me, ma anche altri miei familiari. Io ho dovuto interrompere le indagini, che sono state proseguite da altri.»
Ah, sì? Vieni minacciato e scappi? Dice, hanno minacciato anche i miei familiari! E quindi? Li fai scortare, mandi via loro e tu rimani, oppure fai ambedue le cose. Oppure, chissà, forse è un bene che tu sia andato via.
Dopo tutto anche la deposizione di monsignor Antonio Mennini, un prelato, lascia un po’ così, annunciata come novità dai tromboni d’una stampa smemorata, ignorante che il prelato fu ascoltato dagli investigatori a giugno 1978, a gennaio 1979, a febbraio ’79 e a settembre 1986. Anche le commissioni parlamentari non sono una novità per costui: comparve davanti alla Commissione Moro il 22 ottobre 1980, fu trattato coi guanti, gli riconobbero volentieri di non essere stato per nulla “reticente”. Subito dopo la Segreteria di Stato lo collocò nel servizio diplomatico della Santa Sede, mandandolo in Uganda. Come mai così lontano? Mennini ha sempre negato d’aver incontrato Moro nel covo di via Montalcini, dove i criminali rinchiusero lo statista prima di ucciderlo. Il diavolo fa le pentole, non i coperchi. A ottobre 1990, le lettere di Moro ritrovate nel covo brigatista di via Monte Nevoso, dietro una parete di cartongesso, testimoniarono che Mennini aveva avuto con Moro qualche contatto ulteriore oltre a quelli da lui ammessi in precedenza. La Corte d’Assise lo ascoltò nel 1993 e s’accontentò della sua assicurazione di non aver ricevuto altre lettere rispetto a quelle da lui dichiarate in precedenza.
Nessuno ha pensato di chiedere al Vaticano le relazioni che Mennini scrisse per la Segreteria di Stato; sono almeno quattro, custodite come il segreto di Fatima.
La deposizione di Mennini mi portò a quanto riferì un’ottima quanto riservata fonte circa la telefonata di Lucio Dalla dalla Svizzera al suo confessore ad Assisi, chiedendo di confessarsi mentre l’infarto infieriva. È fuori dai canoni, ma Colui che i canoni volle ai canoni non è sottoposto sicché, a suo modo, il fatto sa di miracolo. Dalla confermerebbe, se potesse.
Un miracolo forse ha lambito anche Mennini, il quale nega d’aver mai confessato Aldo Moro nel covo delle BR prima che fosse ucciso e assicura alla commissione parlamentare di non essersi mai recato nel covo. «In tutti i casi» ha poi aggiunto il prelato colloquiando coi giornalisti «luoghi e circostanze d’una eventuale confessione sono coperti da un segreto che non può essere sciolto neppure dal Pontefice.»
[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”33%”]Servizi segretissimi chiacchierati come i nostri ce n’è pochi. Però nel 1978 erano tecnologicamente avanti almeno di vent’anni. Nei loro ranghi c’era un genio da premio Nobel dell’elettronica che si metteva nel taschino gli scienziati della Sony che a quel tempo si sbattevano per miniaturizzare i microfoni, figurarsi le telecamere. Avevamo un genio e per fortuna Imposimato lo ha scoperto.[/cryout-pullquote]

Perché tanto zelo nel precisare il canone su “luoghi e circostanze”? Si direbbe che la verità gli abbia preso la strozza, inducendolo a una precisazione tanto superflua in apparenza quanto incontenibile per la sua coscienza. La verità è nel dettaglio insieme al diavolo che cerca di soffocarla. Ed è un dettaglio interessante: luoghi e circostanze… e se avesse usato il telefono? Un brigatista passa la telefonata a Mennini da una cabina… io ti assolvo… e la commissione è servita.

Imposimato se ne va a Londra, Mennini in Uganda e la verità al diavolo

Una telefonata nel covo? E perché no? Dopo tutto i brigatisti di via Montalcini non se li filava nessuno, assicura Imposimato, il quale nel libro “I 55 Giorni che hanno cambiato l’Italia” accredita a un brigadiere Ladu un altro miracolo. Costui ebbe l’opportunità di osservare da vicino i nostri segretissimi servizi che spiavano il covo di via Montalcini mentre ospitava Moro:«…La vigilanza era rivolta a un altro edificio ove era installato un monitor collegato a una telecamerina posta all’interno dell’androne d’ingresso di via Montalcini 8. Un secondo monitor era collegato alla telecamera installata nella plafoniera del lampione. Ho potuto assistere alla sua installazione…».
Interessante, molto interessante. Siamo nel 1978, dal punto di vista dell’elettronica miniaturizzata è preistoria: la telecamera più piccola a quei tempi era più grande d’una valigia 24ore, non c’era la trasmissione digitale. Imposimato accredita un Ladu che vide una “telecamerina”, connessa a un’altra e ambedue col monitor “in un altro edificio”: trasmissione di immagini a distanza, nel 1978. Avevamo un genio dell’elettronica, capite? E non lo sapevamo.
Certo, servizi segretissimi chiacchierati come i nostri ce n’è pochi. Però come si può capire da quanto documenta Imposimato, già nel 1978 erano tecnologicamente avanti almeno di vent’anni. Nei loro ranghi c’era un genio da premio Nobel dell’elettronica che si metteva nel taschino gli scienziati della Sony; i poveretti a quel tempo ancora si sbattevano per miniaturizzare i microfoni, figurarsi le telecamere. Avevamo un genio e per fortuna Imposimato lo ha scoperto. Peccato non sapere chi sia, peccato che Imposimato sia dovuto partire per Londra senza poter chiudere il caso Moro. Peccato che la commissione non sembri averlo compreso appieno.

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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