CRIMINALE CROLLO CRIMINALE ACCORDO

Alle 11.36 del 14 agosto 2018 il crollo criminale del ponte Morandi. Questo è un punto fermo, purtroppo. Sono morte 43 persone. Questo è un altro punto incontrovertibile. Ora un accordo criminale per frodare lo Stato. Dieci domande alla magistratura; attendiamo dieci risposte.

Il crollo del ponte ha causato danni incalcolabili a Genova, alla provincia di Genova, alla regione Liguria, all’Italia, ai cittadini e alle imprese, sui quali gravano tuttora disagi, spese e mancati guadagni a causa di quel disastro.
Il crollo del ponte – collocato sull’autostrada A10 – ha recato un danno incalcolabile al collegamento fra nord Italia e Francia meridionale. Ha inoltre interrotto i collegamenti fra il centro-levante di Genova, il porto container di Voltri-Pra’, l’aeroporto Cristoforo Colombo e le aree industriali del circondario genovese.
Il crollo del ponte, costruito per scavalcare un vasto parco ferroviario, una quantità di abitazioni e un’area industriale, ha recato danni incalcolabili a cittadini, ferrovie, imprenditori e lavoratori.
Il ponte, com’è noto, è stato ricostruito a tempo di record, dando giustamente importanza all’evento, su tv e giornali. Il ponte è stato disegnato dall’architetto Renzo Piano. Secondo notizie ventilate sul web – niente d’ufficiale quindi – il nuovo ponte costa 202 milioni.
A ben vedere, vi sono quindi una quantità di miliardi di danni, che vanno ben oltre i 50 milioni che i Benetton, bontà loro, hanno stanziato a favore delle famiglie delle 43 vittime.
50 milioni, non sappiamo se sia una cifra congrua per le famiglie delle vittime. Sappiamo certamente che c’è un danno erariale grande come un Everest, del quale NESSUNO finora ha fatto minimamente cenno. Anzi assistiamo alla commedia d’un governo che, nonostante tutto, consente ad ASPI la cogestione del nuovo ponte. Tutti sembrano dimenticare gli enormi danni causati dal crollo 14 agosto 2019. Da un anno tv e giornali, fedeli maggiordomi di regime, puntano i fari sui morti e, oggi, sul finto tira e molla fra governo e Benetton. La conclusione è scontata: «Ci siamo: Aspi sembra aver accolto tutte le richieste del governo. Se non rispettano gli impegni presi questa notte e che sono la base per l’intesa finale, sarà revoca». Un’altra batosta per i contribuenti, al solito sbandierata come brillante vittoria, dalla facondia magniloquente del cicisbeo avvocato del popolo. Chi paga per i danni miliardari causati dal crollo?
Cassa Depositi e Prestiti entrerà con 4/5 miliardi in ASPI, mandando in minoranza Atlantia. Chi ha valutato congrua questa cifra? Da giorni il titolo Atlantia vola in borsa, in salita speculativa. Un malizioso potrebbe sospettare che Cassa Depositi e Prestiti paghi il sovrapprezzo come buonuscita miliardaria per i responsabili civili del crollo.
Ecco, spieghino a un cittadino ignorante, a digiuno di questi arcani, rispondano a queste domande.
Domanda n.1: chi pagherà i risarcimenti miliardari dovuti da ASPI per le vittime del crollo e per l’immenso danno erariale e di immagine patito dallo Stato italiano?
Domanda n.2: se questi soldi fossero, come dovrebbero essere, addebitati ad ASPI, pesando quindi per l’ottanta per cento su Atlantia, come mai il titolo di questa è volato più del 30% in borsa?
Domanda n.3: il piemme di Genova, che indaga sul disastro, ha disposto un sequestro cautelativo di conti correnti e beni di ASPI e di quant’altri lambiti da responsabilità?
Domanda n.4: se tale sequestro è stato disposto, possiamo sapere su chi realmente grava?
Domanda n.5: possiamo sapere quali cifre complessivamente garantiscono – oggi, in questo momento – i risarcimenti allo Stato, alla Regione, alla Provincia, al Comune, alle ferrovie, ai cittadini, agli imprenditori e ai lavoratori per i danni miliardari, causati dal crollo?
Domanda n.6: se tale sequestro non è stato disposto, possiamo sapere se le parti istituzionali in causa, che abbiamo appena elencato (Stato, Regione, Provincia, ecc.) lo hanno mai sollecitato?
Domanda n. 7: possiamo sapere perché il sequestro sarebbe stato eventualmente negato?
Domanda n. 8: se il sequestro non è stato disposto, possiamo sapere perché le autorità requirenti di Genova non lo hanno disposto d’iniziativa?
Domanda n.9: possiamo sapere se e che cosa ha fatto la procura regionale della Corte dei Conti?
Domanda n.10: nel caso tali risposte non possano giungerci dalle magistrature genovesi, potremmo averle dalla procura di Torino, competente a certificare l’aderenza alla legge dei magistrati genovesi?
Attendiamo risposte, tutte. Le esigiamo. ©www.pierolaporta.it

 

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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