Lamorgese Luciana, Ministro dell’Inferno – di Renato Farina


Compassione e indignazione. O – come avrebbe scritto Sant’Agostino, che fu vescovo in Nord Africa, da dove oggi partono i disgraziati sui gommoni – inhorresco et inardesco, inorridisco e mi infiammo.
Quelle foto dei migranti a Lampedusa, nel centro di “prima accoglienza”, figuriamoci Allarme rosso.
Questa è l’accoglienza di cui è capace la sinistra. Il degrado in cui versano i disperati e la loro invasione di massa sono i prodotti dell’assurda geopolitica dem che ha rinunciato alla presenza italiana in Libia e accettato i ricatti di Erdogan come sarà la seconda, inducono a una rivolta morale. A dire: noi non siamo cosi, non in nostro nome. Eppure questa condizione di degrado bestiale di nostri fratelli uomini, che le nostre autorità hanno consentito, addirittura ritenendola «inevitabile» (ministro Luciana Lamorgese dixit, come stigmatizzato ieri dal nostro direttore), riflette il volto di che cos’è diventata l’Italia. Un Paese sottomesso. Quando sei impotente, che accetti una condizione di minorità, vuol dire che non ha rispetto di te stesso, e allora non ne ha neppure del prossimo.

[cryout-pullquote align=”left” textalign=”left” width=”40%”]Pubblicato stamane con altri titoli sul quotidiano Libero. Per cortese concessione di R. Farina.[/cryout-pullquote]

E uno dei casi in cui non possono stare su due piani diversi la riflessione morale e quella geopolitica. La decadenza etica determina e insieme riflette il tradimento dell’interesse nazionale: sono vasi comunicanti. E hanno comunicato tra loro uno schifo. Basti guardare a questi mesi di ipocrisia: la sinistra di fatto egemone a dispetto di Draghi ha dettato l’agenda estera del governo, nascondendo il disastro della Libia, che obbedisce ormai ad altre potenze confliggenti con il nostro bene, sotto le macerie di Mariupol e di Kharldv. Uri operazione di distrazione di massa che viene dopo quella del Covid gestito dai giallo-rossi.
Non che Ucraina e pandemia siano fatti secondari, tutt’altro, ma sono cascati a fagiolo per occultare l’impotenza internazionale coincisa con il cedimento strutturale della nostra presenza in Libia, architrave su cui si reggeva la nostra sicurezza a ogni livello (anti-terrorismo, non-proliferazione nucleare, immigrazione, energia) grazie alla formidabile rete operativa di relazioni e di informazioni, demolita scientificamente dal Pd pur di distruggere Berlusconi.

MASOCHISMO

Risultato? La Turchia, la Russia, la Francia, con i loro apparati, sono i padroni della Libia e delle sue risorse energetiche.
Ci tocca piatire accordi con il Sultano che ha rapinato fior di giacimenti all’Eni, e dobbiamo rivolgerci all’Angola e al Congo, quando avevamo il rubinetto aperto à gogo in Tripolitana. Non basta. Le citate potenze ci piegano le ginocchia con ondate programmate di profughi, ordite con le bande di criminali di mercanti della disperazione africana e asiatica. Qualcuno ha * visto i filmati dei campi libici? Sono quelli che hanno scosso nel profondo l’anima di Papa Francesco. Torture e stupri. Ci sono prigioni sotterranee in cui sono fatti marcire i vecchi.


Ecco. Questi orrori sono gestiti da quelle milizie, intrecciate a mercenari jihadisti, i capi delle quali hanno stipulato un accordo triennale nel febbraio del 2017 con il governo italiano a dominanza Pd, rinnovato nel 2020 (idem Pd), dai connotati misteriosi, ma costato più di un miliardo di euro. Buttati via.
Soprattutto si sono buttate migliaia di persone nelle grinfie di assassini o nella tomba del mare. Un nome tra tutti: Abd al-Rahman al-Milad, noto come “Bija”. Si tratta di uno dei trafficanti di esseri umani più potenti del mondo, assassino di bambini, stupratore seriale, che si fa passare per ufficiale della guardia costiera libica, ed è stato fotografato in Sicilia, a Mineo, in un vertice con alti dirigenti dei nostri apparati di sicurezza, ormai senza riferimenti fiduciari in Libia.
All’inizio di quest’anno, per far vedere chi comanda, Erdogan ha fatto arrestare un turco accusato di aver passato informazioni all’Italia sulle trame del Sultano in quei paraggi. I patti con il diavolo trascinano all’inferno. Non che dalla nostra parte ci fosse gente cattiva a trattare. Ma non si pagano criminali. Quelli poi si vendono. Non c’è bisogno di essere Cartesio per intuire perché mai subito prima e in coincidenza con l’omaggio del nostro governo a Recep Tayyp Erdogan siano arrivati mille migranti. Un segnale.
Si tenga conto poi che oltre ai porti nei pressi di Tripoli controllati dai turchi e dalle milizie mercenarie siriane, ce ne sono altri ai confini con la Tunisia, dove vari clan tribali sono attrezzati di canotti forniti per due soldi da Egitto e Cina, e che durano giusto il tempo di una traversata: costoro non sono contenti di essere stati trascurati nei pagamenti che invece hanno abbondantemente foraggiato i loro colleghi protetti dal mantello d’acciaio neo-ottomano.

ADDIO MARE NOSTRUM

La storia della Libia di questi ultimi 20 anni in realtà è specchio della storia d’Italia. Sta tra due fotografie: quella a Pratica di Mare, di Berlusconi (cioè Italia) che fa da ponte tra Bush e Putin; e una qualsiasi di quelle di Lampedusa. L’ascesa della nostra forza nel Mediterraneo è coincisa, piaccia o no, con i governi di centrodestra guidati dal Cavaliere, in forza di un chiaro voto popolare. E questa posizione di potenza regionale egemonica ha dato forza in quel decennio alla nostra voce ben al di là del “Mare Nostrum”.
Non solo il citato summit della Nato a Pratica di Mare (maggio 2002), ma anche il G8 all’Aquila (luglio 2009), in entrambi i casi con la partecipazione della Russia. Il 2011 è stato il punto di svolta, da cui il precipizio. E accaduto quando il Quirinale e la sinistra politica e giudiziaria si sono alleati a interessi forestieri (Sarkozy, Hillary Clinton, Cameron = Francia, Usa, Regno Unito) costringendo Berlusconi (febbraio 2011) a dichiarare un’assurda guerra contro noi stessi, attaccando Muhammed Gheddafi, che nei primi anni del millennio aveva addirittura mandato ad Arcore il suo capo dei servizi segreti in atto di conciliazione, con la rinuncia a perseguire il piano per costruirsi l’atomica, un’idea finita nel sacco dalla nostra rete operativa infiltrata anche nelle tende beduine del Rais.
L’assassinio di Gheddafi ha macchiato le mani francesi, ma qualche schizzo ha raggiunto anche la nostra faccia. «Sono cose che si pagano», direbbe Gennaro-Eduardo di Napoli Milionaria, dopo aver vissuto gli strazi della guerra. Cosi dopo la caduta dell’ultimo governo uscito dalle urne, che nel 2008 aveva firmato un patto di amicizia, in cui era compreso anche un accordo che bisognerebbe riprendere. La costruzione e gestione in Libia di strutture per migranti a standard umanitario elevato, a controllo dell’Onu.
Intanto oggi in Libia è riscoppiata la guerra civile. E noi? Guardiamo e zitti. Siamo stati isolati dall’Europa e dalle potenze che oggi dominano la Libia e l’Africa. Russia, Turchia, Francia, Stati Uniti, Cina, Qatar. Il destino di chi cede a interessi stranieri pur di avere un potere di cartapesta, caro il nostro Partito democratico.

[cryout-pullquote align=”left” textalign=”left” width=”33%”]MATTARELLA, dove sei!?![/cryout-pullquote]

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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