Lutto nazionale per Ciampi, perché? di R.Farina

ciampi-rossoParce sepulto, dice la saggezza latina: perdonare ai morti. Ma ai vivi no. Non si può. Cos’è questa faccenda di dichiarare il lutto nazionale per Ciampi, facendo una differenza grave e offensiva con Francesco Cossiga?

Per il meraviglioso Gatto Mammone sardo ci fu solo il lutto cittadino di Roma, credo anche quello di Sassari e di Varese. Furono imbandierati gli autobus per lui. Ciampi è stato invece equiparato a un terremoto, e per venire a una personalità defunta in questo millennio a Giovanni Paolo II. Il quale era polacco, ma forse si è speso per l’umanità e non per la lira, facendole pure del male (alla moneta).
[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”33%”]Articolo apparso con altro titolo su Libero del 18 set.2016    testata[/cryout-pullquote]

Ed ecco invece  questa immensa pletora di titoloni di giornale, una parata senza il minimo spunto critico. Ricordo qualcosa di simile solo per Marcello Mastroianni e Lucio Battisti, che se non altro fecero sognare molta gente. Furono elevati in alto dal consenso popolare. Ciampi invece come politico non ha avuto nessuno patante dall’unico autorizzato a concederne, cioè il popolo. Ma siamo ingenui: questo è quanto insegnano a scuola, poi la realtà è un’altra: chi innalza e butta giù è un clan di ottimati che si è spartito il potere in Italia senza bisogno di accedere al giudizio dei cittadini comuni (si chiamano elezioni).
Ieri Libero ha ricordato Carlo Azeglio Ciampi con rispetto, non ha mai esagerato in esibizione, e si perdona alla moglie Franca la mobilitazione dei corrazzieri quando si recava a fare la permanente. Prevedendo lo sventolio dei gonfaloni trionfali, abbiamo banalmente documentando  la verità, che eravamo certi sarebbe stata evitata con cura. Infatti. E poi dicono che l’omertà è siciliana. E’ pure milanese, leggi Corriere della Sera. E romana, vedi Repubblica. E confindustriale, guarda il Sole 24 ore.
E’ triste citarci, ma repetita iuvant:  il banchiere livornese non è mai stato eletto da nessuno, gli è bastato vincere in gioventù un concorso per entrare in Banca d’Italia, che non è precisamente un commando spericolato di eroi. Se gli va male, se gli va male, non subiscono fucilazioni ma una pensione da trentamila euro, salvo non facciano l’errore di Fazio (Antonio, non Fabio) che osò turbare l’equilibrio dei salotti foderati di pelle umana e imbottiti di derivati. La carriera è venuta da sé, dopo che Francesco Cossiga – e se ne rammaricò spesso – lo ebbe scelto come governatore della citata istituzione sita a Palazzo Koch. Lì Ciampi fece il suo capolavoro all’incontrario, un’autorete del tipo di cui era specialista Comunardo Niccolai, ma con questo sciagurato difensore del Cagliari ci rimetteva solo la sua squadra di calcio, con Carlo Azeglio  andò a fondo l’Italia isole comprese.  Con Amato e Scalfaro infatti nel 1992 giocò con i nostri soldi a difendere la lira , una scommessa tragica, per cuì buttò nella fornace 70mila miliardi di lire, perfettamente consapevole dell’inutilità del tentativo. Coloro che sapevano (amici di Ciampi?) parteciparono all’operazione, pagando il marco 750 lire, e si ritrovarono poco dopo con utili immensi, perché dopo pochi mesi ne valeva mille! Questo “pasticciaccio brutto” fu il padre di tutte le corruzioni, altro che tangentopoli, la quale fu al confronto una faccenda di pitocchi.
Ciampi e Scalfaro credettero sul serio che quella manovra di Bankitalia potesse avere successo? Peggio mi sento. Questo permise alla Germania di ingrassare e di foraggiare coi nostri soldi  la dissoluzione della Jugoslavia, finanziando la guerra della Croazia.
Di Ciampi si ricorda con enfasi dai laudatores il momento in cui negoziò l’entrata dell’Italia nel serpente monetario, premessa dell’ingresso nell’euro. Si dice ora, e si disse allora, sia stata una vittoria. Ma è stata la premessa della parità con l’euro a quasi duemila lire, un affare disastroso, una condanna alla deflazione. L’episodio glorioso è indicato dai memorialisti odierni nel fatto che Carlo Azeglio, dopo la notte di trattative, negò sdegnosamente la mano al sottosegretario alle finanze  tedesco Stark che gliela tendeva. Forse fu un attimo di tardiva consapevolezza. Ciampi, dopo tutto quello che aveva fatto per Berlino nel 1992, constatava che Germania insaziabile ci aveva fregato ancora.
In compenso, per tornare al 1992, dopo quella oscena  manovra che ci spennò fu scelto come presidente del Consiglio dando il cambio a Giuliano Amato. Il neo premier non aveva avuto un voto popolare, non lo ebbe mai. Eppure anche oggi Forza Italia lo celebra senza riserve, e lo fa pure Stefano Parisi. Cosa si fa per non mettersi contro gli Alti Papaveri.  E dire che oggi, con qualche ragione, si rinfaccia a Renzi di non essere stato eletto, ma almeno ha infilato nel carniere una presidenza di provincia e l’elezione a sindaco di Firenze, nonché le primarie del suo partito. E ha vinto come capo del Pd le elezioni europee. Ciampi? Zero. Come Mario Monti. Bell’esempio di virtù repubblicana. In America e in Gran Bretagna, ma anche in Francia, Spagna, persino in Unione Sovietica, sarebbe stato inconcepibile. Da noi, sì.
Ma c’è dell’altro, e persino più grave. Ciampi non denunciò il tentativo di Oscar Luigi Scalfaro, il suo predecessore, di costituire nel 1994 un Comitato di liberazione nazionale per decollare (nel senso di tagliare la testa, ma anche di spedire con un razzo in galera)  Silvio Berlusconi, individuato come nuovo Mussolini. E Berlusconi era stato eletto. Forse proprio questo era il problema. Lo ha confessato candidamente Ciampi nel suo diario, da qualche anno trascritto in un libro: «…una cena dal Segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni, è l’occasione per annotare i giudizi del Presidente della Repubblica che appare preoccupato del fenomeno Berlusconi fino ad “auspicare un fronte tipo Comitato di Liberazione Nazionale”» (Diario Ciampi, 22 gennaio 1994, citato da U. Gentiloni Silveri, “Contro scettici e disfattisti – Gli anni di Ciampi 1992-2006, pag.63). Amore alla democrazia, se ci fosse stato, avrebbe voluto che rovesciasse il tavolo. Trasparenza sarebbe stata esprimersi in pubblico contro questo attentato alla costituzione il cui primo articolo dice “La sovranità appartiene al popolo”. Figuriamoci, appartiene a Lorsignori. Lo perdoniamo ai morti. Ma a quelli vivi no. Ci inchiniamo dinanzi a un antico e decoroso signore. Ma la gloria, per favore, diamola a Gesù Cristo, non a un banchiere.
  

 

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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4 risposte a Lutto nazionale per Ciampi, perché? di R.Farina

  1. Renato SCARFI scrive:

    Quando ci sono politici incompetenti e senza idee servono eroi. Se non ce ne sono, si creano. Tutto serve per distrarre. Un governo forte non ha bisogno di parate e di eroi. Un governo forte ha il supporto del popolo.

  2. alessandro gentili scrive:

    Caro Piero,
    grazie. Occorre che qualcuno scuota le coscienze di un paese assolutamente non cosciente e spesso beatamente incosciente. Il Ciampi ha avuto i suoi meriti ma come quasi tutti i nostri presidenti, il cui ruolo e’ indefinito per colpa di una costituzione aberrante, ha fatto enormi danni. E la loro piu’ grande colpa e’ di aver difeso ad oltranza unacostituzione che e’ la causa di tutti i nostri mali. Al nostro paese non serve una costituzione. da far recitare al nostro vate toscano

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