Il piattino sgusciò sul foglio, sul quale avevo scritto le lettere dell’alfabeto, maiuscole e minuscole. Mi stava rispondendo Aldo Moro.
Il piattino si mosse da solo, davvero; il mio indice lo inseguiva, senza mai spingere la porcellana. A quanti dubitino, posso presentare una mezza dozzina di prof di chiara fama – diamine, tutti poi diventati ministri, per capirci quanto affidabili essi siano – i quali fecero altrettanto, anch’essi col piattino, dalle parti di Bologna. Anche allora vi fu chi dubitò; essi giurarono in tribunale e infine tutti furono creduti. M’è apparso Aldo Moro, sì, insomma, egli era qui, muoveva il piattino e poco mancava che divenisse visibile, mancò davvero poco, credetemi. Egli mi chiese subito uno spazio in questo sito, dove postare le sue lettere.
«Come lei sa» comunicò, mentre immaginavo l’ombra del sorriso «di lettere me ne fecero scrivere tante, più di quante lei possa presumere».
Però non ne scrisse alcuna a Berlinguer…
Il piattino s’arrestò di botto; fu impossibile muoverlo, neppure spingendolo. Solo dopo qualche minuto il movimento ricominciò, schizzando da una lettera all’altra.
«Preferirei evitare questo argomento. Non l’ho più visto. Il silenzio è preferibile».
Certo, signor Presidente; disponga pure come preferisce. La ammiro così tanto, da sempre, che sono felice davvero di poter fare qualcosa per Lei. Devo però confessarLe di non aver mai votato DC.
Il piattino vorticò, come impazzito, eppure non fallì neppure una lettera. Sulle prime paventai fosse contrariato per la faccenda del voto.
«Si immagini… io mi turavo il naso da ben prima d’uno dei miei più subdoli nemici. Acqua fetida passata. Mi dedichi dunque una pagina, nella quale ogni tanto imbucherò le mie letterine»
Bisogna dare un nome alla pagina…
«Mah, direi che “e-pistola” è appropriata»
Uhm… signor Presidente, “pistola”, offrirei il destro a chi voglia accusarmi di minacciare; eviterei, di questi tempi impazzano occhiuti sorveglianti pagati per fare la tara alle parole, come usavano i santi inquisitori luterani. Se non è una minaccia, “pistola” è una parolaccia… non mi pare adatta al Suo lessico.
«Lei ha studiato poco il latino, si capisce. “Epìstola”, “lettera” in latino; ho aggiunto un trattino dopo la “e”, per rendere omaggio al web che ci ospita, anzi a Lui che ce lo ha regalato. Non se lo dimentichi è stato Lui a darci il web e gli ipertesti: ha aumentato la nostra Libertà perché Egli sa che sono aumentati a dismisura i nemici Suoi e della Libertà, i quali coincidono, lo ricordi. Lei sapeva che l’ipertesto è stato inventato da un religioso cattolico?»
Certo, è stato padre Roberto Busa, un gesuita, come papa Francesco. Ne ho scritto recentemente. Perbacco, signor Presidente! Lei è sorprendente, “e-pistola” è un’idea straordinaria, bellissima! Sorprende pure questa sua disinvoltura con Internet, complimenti!
«Mi congratulo a nome di padre Brusa. In quanto a me, qui non mancano né il tempo né le opportunità»
Ecco la pagina gliel’ho già preparata, e-pistola, bellissima… mi permetta una curiosità: perché l’ha voluta?
Il piattino vorticò nuovamente, come aggiungendo enfasi alle frasi composte mano a mano.
«Un dispettuccio innocente, da democristiano buono, visto che vogliono dimenticarmi e non amano sentirsi ripetere, proprio di questi tempi, mentre gli alleati vi rapinano, che io avevo visto giusto trent’anni prima, sull’affidabilità degli alleati e sulla lealtà dei comunisti, degni gli uni degli altri. Ho già postato la prima e-pistola»
Grazie, grazie davvero, signor Presidente. È un grande onore per OltreLaNotizia…
«Lo faccio volentieri. Anche Sua Santità Giovanni Paolo II ha deciso di condividere questo spazio. Però stia attento. Non la osservo solo io…»
Lo so, che dirle? È arrivato Andreot…?
Il piattino non lasciò completare il nome, prendendo a vorticare, incontrollabile come poc’anzi.
«Lo stanno giudicando, andrà per le lunghe. Non vedo l’ora di incontrarlo»
E Coss…?
«Non hanno ancora finito»
Il piattino s’arrestò.
Dopo qualche tempo, le lettere del Presidente Aldo Moro mi sono giunte in forma di “pizzino”. Egli fu lapidario: “Considerati i destinatari, mi pare più appropriato”.

Informazioni su Piero Laporta
Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista.
Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile.
Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste.
Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango.
La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978,
A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici.
Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione.
Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione.
Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi.
Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano.
È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978.
Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano.
È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
Pare che i rapitori in ogni caso non avrebbero avuto niente da obbiettare se Moro avesse parlato degli uomini della scorta morti ammazzati. Anzi se ne avesse parlato nelle lettere avrebbe avvalorato la versione che i brigatisti hanno dato sin da subito. Quindi non si capisce perché Moro non scrisse di dire messe in suffragio. Da cattolico lo avrebbe scritto e non lo avrebbero censurato. Ma non lo ha scritto! Vedere ammazzare quei giovani che lui ormai considerava cari amici gli avrebbe lasciato un tale trauma i cui segni sarebbero trapelati in molte lettere che scrisse, segni che non sarebbero stati censurati. Neppure i suoi carcerieri erano motivati a raccontargli la verità perché Moro non avrebbe continuato il diaologo che invece serviva allo svolgimento dell’azione di terrore ed invincibilità creato dalle br.
analisi perfetta, grazie
gentile Piero Laporta….
Il caso Moro fu interamente gestito dal Comitato di Crisi (P2), creato da Cossiga (M. degli Interni), Andreotti (Presidente del Consiglio) ma comandato da Licio Gelli (P2) e da Steve Pieczenik.
Steve Pieczenik (Capo Ufficio per la gestione internazionale del Dipartimento di Stato americano) era uomo legato a CYRUS VANCE (Segretario di Stato dell’Amministrazione Carter).
Nel frattempo si era formato il “fronte” della trattativa intorno al PSI. Ne facevano parte oltre agli uomini della “dirigenza socialista”, l’area di Autonomia, alcune punte socialdemocratiche, Fanfani e la destra democristiana. Mentre il PCI e alcune correnti della sinistra DC optarono per la “linea della fermezza” (ragion di Stato).
Riguardo la “fantomatica” seduta spiritica, quella per cui Prodi scomodò l’anima di Giorgio La Pira (siccome personaggi legati al mondo dello spionaggio e dei servizi segreti comunicano attraverso simili pratiche), diciamo che fu un tentativo di imprimere una svolta agli eventi, affrettando così l’eliminazione dello “statista democristiano”.
Comunque sia si tenga presente che Moro fu sequestrato, non “una”, bensì “due volte” nei cinquantacinque giorni che seguirono alla strage di Via Fani:
1. La prima custodia si concluse di fatto il 18 aprile 1978, quando il sequestro subì una svolta decisiva. La “sprovveduta brigata” che aveva accudito il prigioniero (per un mese), fu attaccata da un “falco rapace” e senza scrupoli (Prodi?). Il covo di “via Gradoli” – un appartamento in uno stabile conosciutissimo ai servizi segreti italiani (SISDE) – fu “bruciato”.
2. Il “falco” (che ha gestito la prima fase del sequestro) gioca la sua partita a scacchi, giocata dalle stesse persone che scrissero con largo anticipo le sorti del Presidente della DC nelle pagine dei due piani “Viktor” (Moro vivo) e “Mike” (Moro morto). Da quel momento in poi fino alle 7:00 del mattino del 9 maggio 1978, Moro fu nelle mani degli alfieri del suo triste epilogo.
La ricostruzione di via Gradoli mi trova scettico, ma chiederò al Presidente Aldo Moro com’è andata.
Brillante e divertente…… per il momento
Grazie. Come nelle tragedie più antiche, dobbiamo attendere che lo spirito della vittima ci illumini. Speriamo che non si stanchi o, peggio, si annoi.