Sanremo torna a Volare – di V.Siena

trio Il VoloIl Festival di Sanremo, fra tradizione e trasgressione, ci riporta al passato. Il Trio “Il Volo” vince con “Grande Amore“

È la prima volta che vedo un festival di Sanremo per intero, in realtà solo la serata finale, e non sono una pischella.

La famiglia Nania, 16 figli

La famiglia Nania, 16 figli

Gli altri anni mi limitavo a fare zapping per sentire se ci fosse qualche canzone carina e per sbirciare gli abiti dei personaggi. Questa volta, dopo averci dato un’occhiata nelle serate precedenti, ho deciso di accoccolarmi sul divano e godermi lo spettacolo per intero, con il PC sulle ginocchia, perché dovevo fare anche una ricerca di routine. Non nego di avere disattivato l’audio ogni tanto, infastidita da due-tre canzoni.
Che cosa mi ha convinta? La bravura di Carlo Conti, conduttore completo, garbato ma non affettato, spontaneo ma non volgare, cosa difficile oggi nello spettacolo; la gradevolezza della scenografia, non lugubre e nemmeno pacchiana; la normalità delle co-conduttrici, che non erano le solite strafighe o bruttine simpatiche, ma cantanti loro stesse, quindi in tema con il festival; ultimo e non ultimo, le canzoni, le quali hanno celebrato la canzone italiana, per la maggior parte. Tutti elementi che hanno determinato un aumento degli indici di ascolto.
trio Il VoloSull’amore fuori dagli schemi. La famiglia Nania, sedici figli, avrà fatto sentire inadeguati i genitori di figli unici, messi in programma tardivamente, dopo i viaggi, e allevati ansiosamente e senza più le energie della giovinezza. Non è solo colpa della crisi ché si mettono al mondo pochi bambini: negli anni ’50 l’Italia usciva dalla guerra, eravamo poveri, si poteva soffrire la fame e di sicuro si mangiava pochissima carne e poco di tutto il resto; pane e polenta erano la principale fonte di nutrimento. Non era scontato che si dovessero passare le vacanze al mare, si viaggiava per emigrare… Si faceva all’amore spontaneamente, come lo sanno fare i giovani innamorati, senza la presenza di Freud e di Masters&Johnson, e i figli erano frutto di un gesto d’amore.
Conchita Wurts: a me piace e non mi scandalizza, ha cantato una bella canzone, con una bella voce e una grazia innata. Inutilmente è stata messa dopo mezzanotte, senza pensare che i bambini sono più propensi degli adulti ad accettare la diversità. L’effeminato Paolo Poli è stato un allegro menestrello della TV dei Ragazzi, che ha rallegrato la mia infanzia, e solo da adulta ho saputo della sua omosessualità.
La struggente canzone “Sono una finestra” di Platinette, umana, il racconto straziante della ricerca di una identità irraggiungibile. Ma chi di noi può dire di averla raggiunta?
[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”25%”]Alla sala stampa che li snobbava, i ragazzi de “Il Volo” hanno riposto sorridenti e trionfanti: “Il popolo è con noi!”[/cryout-pullquote]Sulla canzone vincitrice, “Grande amore”: era la mia preferita. Una romanza all’italiana cantata alla Bocelli, non innovativa, di gusto retrò, definita dagli stessi interpreti operatic pop o pop lirico, la nostra melodia esportabile. Sabato notte, alla sala stampa che li snobbava, i ragazzi de “Il Volo” hanno riposto sorridenti e trionfanti: “Il popolo è con noi!” e anche la bellezza della gioventù. Ma infine il voto è venuto da un’Italia di nonni, dalla quale i figli devono scappare per cercare lavoro e i nipoti scarseggiano. Nonni che con la loro pensione funzionano da ammortizzatori sociali.
Mentre il trio di ventenni cantava, mi gustavo le loro belle facce di giovani italiani – due siciliani e un abruzzese – in black tie di sartoria italiana, gli occhi scuri languidi o vivaci, il ciuffo di capelli corvini e folti.
Sullo sfondo del palco di Sanremo un display wall proiettava un primo piano di “Amore e psiche” del Canova, la cui scultura per intero è più scandalosa di una qualsiasi Anna Oxa col tanga in vista o una di Berté con il pancione finto. “Amore e psiche”, un’immagine che, nella mia pubertà, andavo a cercare di nascosto nel terzo volume dell’Enciclopedia del ragazzo Italiano, edizione del ‘62.
Nel talk show di Massimo Giletti della domenica pomeriggio vediamo i ragazzi de Il Volo difendere allegramente il loro genere musicale, fieri di essere i più giovani cantanti a portare la canzone italiana all’estero.

Amore e Psiche di A.Canova

Amore e Psiche di A.Canova

Giletti rivela che, durante una intervista nei giorni precedenti, Placido Domingo si mette a frugare nel suo portafoglio. Ne cava la foto di un ragazzo e chiede a Giletti: “Sai chi è? Mio nipote. È un fan scatenato de Il Volo.” Per questo ha voluto presentarli nella loro esibizione a Sanremo.
Una doccia fredda su Mariano Sabatini che, nella trasmissione del mattino sulla stessa RAI 1, li ha definiti “giovani già vecchi”, per la loro canzone e per essere stati introdotti dall’anziano Placido Domingo.

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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