Addio a Valeria in terra di nessuno – di R.Farina

VALERIA-SOLESIN  https://pierolaporta.it/?p=11970Valeria se n’è andata con la predica dell’imam. Suo padre non voleva un funerale divisivo.

La gondola scivolava mesta ed è approdata a San Marco, con il corpo di Valeria, che fu bella, nella bara chiara. C’era l’Italia in quella piazza circondata in alto da croci, sulle cupole e sul campanile, ma la croce non è mai comparsa giù in basso, non è mai stato pronunciato nei microfoni il nome di Cristo. Giusto così. Così hanno voluto i genitori, così abbiamo accettato tutti, ma che vuoto.

Gaetano Previati, Funerali di una Vergine

Gaetano Previati, Funerali di una Vergine, olio su tela, 1912 – 1913

Inutilmente il Leone teneva spalancato il Vangelo dalla Torre dell’Orologio. La famiglia Solesin, con una decisione certo rispettabile e che solo a lei toccava, ha deciso infatti per la celebrazione di un “funerale laico”. Laico oppure civile, non so. Ma i funerali civili dei comunisti avevano le bandiere rosse e la banda suonava l’Internazionale. C’era il timbro di un’identità appassionata. Qui è risuonato alla fine l’Inno alla gioia di un’Europa dall’identità stinta, senza orgoglio delle proprie radici giudaico-cristiane, in nome del multiculturalismo, della non appartenenza a nessuno.
Così ha voluto la famiglia Solesin, e ci inchiniamo, come si è inchinato anche il Patriarca di Venezia, alla libertà: anche questo è Europa, e diremmo, anche questo è civiltà cristiana. Le motivazioni però di questo gesto pubblico meritano di essere discusse, anche perché la testimonianza di dignità data da questi genitori rischia di trasformare in dogma il loro giudizio. Il padre Alberto ha spiegato: «Non abbiamo voluto un funerale cattolico perché mia figlia non ha avuto una educazione religiosa, ma non ho contrarietà rispetto a una benedizione o all’intervento di un imam». Ha aggiunto: «Volevamo qualcosa che non fosse di proprietà di qualcuno, che non fosse divisivo, ma aiutasse ad unire».
Come dire: la colpa delle divisioni, e alla fine, quello che favorisce il terrorismo, è l’identità dichiarata, è la croce. La croce divide.
Non esiste religione di Stato, il cattolicesimo non lo è più. Ma qui siamo ad una nuova religione di Stato, il cui segno è di non avere segni. Ciò che unisce, deve essere – secondo quanto dice Alberto Solesin – privo d’identità. Ne deriva che l’unica identità accettabile è la rinuncia ad amare proprie certe cose, certi segni, una tradizione, una fede. No, non è giusto. È l’oicofobia, l’odio della nostra casa, tanto più se in essa sta appeso un crocifisso. Secondo questa religione di Stato laica sempre più maggioritaria avrebbero ragione coloro che pretendono di togliere dalle aule scolastiche il crocifisso.
Invece noi siamo questo crocifisso. Anche chi non lo prega ne è costituito. E nei gesti pubblici è molto triste che sia additato – persino nel dolore comune – come simbolo di divisione. Ogni popolo, ogni nazione, a prescindere dalla fede che è sempre personale, sono generati su un suolo che ha ricevuto il seme di una cultura, di una civiltà originarie. Il timbro della voce, non c’è nulla da fare, resta quello. Popoli e genti, anche quando si ribellano alla tradizione, però ne sono inesorabilmente figli.
[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”33%”]Alberto Solesin: «Non abbiamo voluto un funerale cattolico perché mia figlia non ha avuto una educazione religiosa, ma non ho contrarietà rispetto a una benedizione o all’intervento di un imam». Ha aggiunto: «Volevamo qualcosa che non fosse di proprietà di qualcuno, che non fosse divisivo, ma aiutasse ad unire».
Come dire: la colpa delle divisioni, e alla fine, quello che favorisce il terrorismo, è l’identità dichiarata, è la croce. La croce divide.[/cryout-pullquote]Non so voi, ma io ho respirato quando ho sentito il suono delle campane, verso le 11 e 50. Finalmente. Tristi ma argentine, cariche di un dolore e di molto cielo. Parlavano la nostra lingua interiore. Quello scampanio non veniva dal campanile di San Marco, vietato, ma dalle Torri dell’orologio. Quella Torre però a sua volta è – piaccia o non piaccia – una torre cristiana. Il suono delle campane, colpite con un martello, ricorda che il Verbo (Cristo) è all’origine della creazione. E combatte il caos. Anche ieri lo ha fatto.
Oriana Fallaci, per coerenza con la sua vita di atea, ha voluto che si celebrasse un funerale senza preti e senza benedizione in chiesa. Ma ha chiesto come dono che al passaggio del suo corpo le campane di Santa Maria del Fiore, cattedrale di Firenze, la salutassero. La nostra identità sono le campane, che sono il cattolicesimo italiano.
Questo funerale laico ha registrato invece questo fatto storico: l’unica preghiera pubblica è stata fatta dall’Imam di Venezia. Il nome di Allah è stato invocato sette volte. Dio si dice in arabo Allah e non si fa il conteggio delle pari opportunità in materia di religione. Non è per questo che lo dico. Il fatto è che il Patriarca Moraglio ha fatto un discorso perfettamente a-confessionale, in linea con la richiesta dei genitori, e poi in silenzio ha benedetto la bara. Gli islamici non hanno avuto questa timidezza. Si sono impossessati dell’unica orazione pubblica che è risuonata nella piazza.
Abbiamo sostituito il requiem di Verdi o di Mozart con l’Inno alla Gioia di Beethoven. “Le parole riprese dall’Inno alla gioia di Schiller suonano vuote per chiunque sia sincero. Non proviamo affatto le scintille divine dell’Elisio. Non siamo ebbri di fuoco, ma piuttosto paralizzati dal dolore” (disse una volta Benedetto XVI) per così tanta e terroristica distruzione che è costata tra le tante anche la vita di Valeria. “Noi cerchiamo un Dio che non troneggia a distanza, ma entra nella nostra vita e nella nostra sofferenza”. Questo è il cattolicesimo. Anche per chi non crede.
L’immagine del “funerale di una vergine” di Gaetano Previati, con i chierichetti e il prete, con i volti corrugati di dolore per l’ingiustizia della morte in un fiore, eppure anche speranzosi, dice questa vicinanza. La croce dice questa vicinanza di Dio. La religione europea è un vuoto, che l’Islam riempie.
Sono d’accordo, molte cose positive si possono dire su questa manifestazione di dialogo commosso, che queste esequie di Valeria ha consentito. Ma le hanno già dette in modo magnifico tutti, ma proprio tutti i telegiornali. A qualcuno deve toccare il compito ingrato di Cassandra. Il vuoto spirituale che è la religione laica dello Stato, per cui annulla nel grigio qualsiasi identità, è riempito da chi ha un messaggio forte, sa cosa dire, e riesce a far intervenire tranquillamente e senza tanti pudori persino il suo Allah a funerali laici, che sono comunque un passo indietro accettato da quel cristianesimo che invano protende le sue croci dalla cupole di San marco, dal Campanile, mentre zittiscono il Leone che inutilmente spalanca il Vangelo sulla piazza. Finché quelle croci e le campane non ce le tireranno giù, come hanno già fatto a Mosul con i martelli e i picconi pochi mesi fa, nel silenzio di tutte le comunità islamiche italiane (ma anche delle autorità italiane e persino vaticane).
Fonte: Renato Farina, Il Giornale, 25 Novembre 2015

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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6 risposte a Addio a Valeria in terra di nessuno – di R.Farina

  1. Enrico scrive:

    Vorrei fare una ulteriore riflessione.
    Premesso che appartengo alla categoria degli “atei cristiani” e ho grosse lacune sulla dottrina della mia religione. A maggior ragione non ho la preparazione necessaria a fare la esegesi del corano.
    Mi limito a constatare che ci sono due interpretazioni che vanno per la maggiore:
    Repubblica e la sinistra in generale che afferma “sono assassini e non musulmani”;
    Oriana Fallaci e attualmente Il Foglio che afferma che vi è una sura del corano che impone di uccidere o sottomettere gli infedeli.
    Ebbene, se vi è una possibilità, anche una sola su 100 che l’ipotesi due sia vera, la partecipazione dell’imam a quel funerale ha un sapore raccapricciante.

  2. oscar scrive:

    Tutti hanno ammirato la compostezza, l’ecumenica laicità dei genitori nel manifestare il dolore. “Si vede che è gente di cultura. Gente su!”
    Ognuno ha il diritto di disperarsi come può e come sa.
    Tuttavia, una volta apprezzata la compostezza, non ho ritenuto di dover condividere anche la mediaticità riservata al luttuoso evento. Come Enrico, penso di aver diritto ad avere una mia opinione. Esclusa – quindi – la solidarietà e la comprensione piena che sarei riuscito a riservare comunque anche a chi avesse ritenuto di dover legittimamente urlare la propria disperazione e inveire contro quei bastardi; dichiaro che io non ce l’avrei fatta. Mi sarei chiuso in casa con il mio dolore.
    I dibattiti a Rai Storia, o – anche – a Porta a Porta.

    • Piero Laporta scrive:

      Rispondo a te come a Sigmund, secondo cui:”Forse, senza volerlo, hanno dato la dimostrazione di come l’etica cristiana sia penetrata anche nelle loro anime…”
      Forse…
      O forse, come ai tempi dei pagliacci delle Brigate Rosse, quando chi moriva dava lustro a chi ne utilizzava l’immagine. Ma questi tagliagola non sono pagliacci com’erano quelli.

  3. sigmund scrive:

    Forse, ripeto forse, la famiglia ha voluto che fosse l’imam a pronunciare le uniche parole pubbliche per dare a tutti un segnale di perdono nei confronti di chi ha voluto recidere la vita della loro figlia nel pieno della giovinezza.
    Forse, senza volerlo, hanno dato la dimostrazione di come l’etica cristiana sia penetrata anche nelle loro anime che si professano aconfessionali perché non c’è dubbio alcuno che il perdono sia frutto della civiltà cristiana, non certo di quella islamica che ripercorre l’antico dettame dell’occhio per occhio e dente per dente.

    • Piero Laporta scrive:

      Forse…
      O forse, come ai tempi dei pagliacci delle Brigate Rosse, quando chi moriva dava lustro a chi ne utilizzava l’immagine. Ma questi tagliagola non sono pagliacci com’erano quelli.

  4. Enrico scrive:

    Di fronte al dolore di una famiglia per il lutto di un congiunto io osservo con assoluto rispetto. Probabilmente hanno pensato che Valeria avrebbe voluto così.
    E tuttavia conservo il diritto ad avere una opinione. Credo che la famiglia si sia assunta una grande responsabilità per un evento che non è soltanto privato, ma anche mediatico.

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