Morto il Comunismo, Illusione Perduta, intervista a G. La Grassa

Il comunismo è morto o no? Abbiate o meno questo dilemma, è bene leggiate «L’Illusione Perduta» (ed. NovaEuropa) di Gianfranco La Grassa, per comprendere certe sbandate a sinistra.

«Il marxismo? È come avessi seppellito una persona cara, dopo avergli fatto l’autopsia».

Qual è stato l’esito?

«Era ammalato da molto più tempo di quanto immaginassimo. A ben vedere mostrò i primi sintomi subito dopo la rivoluzione del 1917, di cui si celebra il centenario».

Perché ha scritto questo libro?

«Nessun comunista ha finora analizzato “dall’interno” la crisi e il crollo del comunismo, preferendo le analisi secondo le quali il capitalismo ha vinto seducendo le masse rivoluzionarie, attraverso il consumismo o imponendo la sua forza militare. Dei difetti strutturali del marxismo si parla poco».

La Grassa, superati da un pezzo gli ottanta, insegnò economia nella veneziana Ca’ Foscari, fu un marxista duro e puro. Ha scritto decine di libri di economia e politica; oggi anima pure la sua pagina Facebook, molto seguita, da giovani e non.

«Ho scritto questo libro, insieme a Gianni Petrosillo e Mauro Tozzato, per spiegare a me stesso e a quanti in buona fede si dicono ancora comunisti perché il marxismo è sul binario morto. Il mio libro è anche uno strumento per difendersi dalle tossine sparse da quanti oggi sventolano la bandiera rossa e con l’altra mano si tengono ben saldi alle istanze della finanza internazionale. Questo non è avvenuto da un giorno all’altro nel 1989».

Gli entusiasmi clintoniani dei postcomunisti alla Giorgio Napolitano hanno quindi radici lontane?

«Certamente e spiegarlo richiederebbe un altro libro. L’Illusione Perduta entra invece nelle ragioni intrinseche dello stallo del pensiero marxista e, di conseguenza, fa comprendere perché bisogna diffidare di quanti si autocertificano “comunisti” in qual si voglia sfumatura».

La leggerezza del titolo alla Balzac fa velo a un’opera profonda e nitida di filosofia politica, che non annoia, anzi persino godibile in numerosi brani per l’arguzia dell’analisi storico politica.

«In tanti citano Karl Marx più o meno a proposito. In realtà lo hanno letto in pochi e siamo ancor meno quanti l’hanno studiato approfonditamente, a cominciare da Il Capitale. Mi sono quindi sforzato di porgere una lettura metodologicamente corretta e, allo stesso tempo, convincente circa le cause endogene del fallimento, a cominciare dalla struttura elitaria del partito comunista già agli albori del sovietismo, riverberandosi e potenziandosi in tutte le successive aggregazioni marxiste. Alla direzione delle masse proletarie non ci fu il proletariato. Credo sia un dettaglio importante su cui riflettere».

Chi ha l’età per ricordare gli anni dal 1968 non può che concordare. Così però sminuisce il ruolo delle rivoluzioni comuniste…

«Assolutamente no: il secolo scorso e gran parte di quello precedente è stato segnato dal marxismo che ha consentito passi da gigante ai popoli in cammino verso la libertà. Occorre tuttavia riconoscere che quei passi sarebbero stati chissà quanto più rapidi e lunghi se le rivoluzioni comuniste non fossero state afflitte già sul nascere da carenza di socialismo – o se preferisce di democrazia marxista – a dispetto delle altisonanti dichiarazioni di principio. I due capitoli conclusivi di Gianni Petrosillo e Mauro Tozzato danno un forte contributo metodologico a una riscoperta del pensiero marxista fra il passato e il futuro.»

[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”33%”]Pubblicato con altro titolo il 18 Aprile 2017 su La Verità, diretto da M.Belpietro [/cryout-pullquote]

Che cosa è oggi il “marxismo” nell’accezione comune?

«Il marxismo oggi è ristretto in categorie sentimentali quando non velleitarie, aggiogandolo all’aspirazione a una società più giusta, cosa mai immaginata da Marx perché, come ho scritto, non era certo uno sciocco credulone. Il buonismo, sparso a piene mani, non è tuttavia sufficiente a nascondere le singolari ambiguità del post comunismo, a cominciare dalle omelie per l’abolizione dello “stato coercitivo”, gabellate da sedicenti ex, para e post marxisti, svelatisi caudatari dei liberisti e delle grandi banche internazionali. Nel libro ricordo, testi alla mano, che la morte dello Stato non fu mai fra gli obiettivi di Marx. Il nostro libro si propone di superare un paradosso sempre più evidente nei fatti: il marxismo è studiato meglio a Harvard di quanto fu alle Frattocchie». www.pierolaporta.it

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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2 risposte a Morto il Comunismo, Illusione Perduta, intervista a G. La Grassa

  1. Alessandro Gentili scrive:

    Il comunismo ha svolto un ruolo che ha avuto un senso, piaccia o no. Certo, non era comodo per chi ha dovuto subirlo mentre andava benissimo per la sua classe dirigente e le sue diramazioni. E’ stato un esperimento, potremmo dire, che controbilanciava un capitalismo che non è stato esente da difetti né da sperequazioni sociali. La globalizzazione di oggi è invece foriera di sviluppi non ancora prevedibili ma non meno perniciosi. Dunque, facciamo attenzione prima di giudicare. Per molti il comunismo dell’URSS era un modo di concepire la vita e l’economia assolutamente accettabile, e forse era vero. L’importazione del modello capitalista nella Russia (federazione russa di oggi) ha creato in quella popolazione sperequazioni a volte quasi disumane. Quindi, non cancelliamolo dalla nostra memoria. Non si sa mai . . .

  2. Pierpaolo scrive:

    Anch’io conosco persone che ancora credono in buona fede all’utopia comunista.
    Nonostante i milioni di vittime e perseguitati che questa ideologia ha determinato storicamente nel mondo, sono come posseduti da questa che ha tutte le sembianze di una fede religiosa capace di sanare tutti, dico tutti, i problemi economici e le aspirazioni spirituali della società.
    Non mi piacciono,invece, coloro che hanno queste improvvise folgorazioni sulla via di Damasco.
    Mi chiedo solo dove si trovavano quando il comunismo regnava nelle nazioni , privando il popolo delle più elementari libertà.
    No, non sono credibili…….

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