ACQUA DI COLONIA

mutandebluUEjpgStupri di Colonia contro le donne? Organizzati o spontanei? Domande secondarie rispetto alla novità politica.

Passati pochi giorni dalle stragi di Parigi, dal funerale surreale in piazza San Marco e dalla proposta grottesca de l’Espresso di celebrare Daniela Solesin come “donna dell’anno”, a Colonia, nel cuore della Germania, nel cuore dell’Europa più ricca e più laica, s’è celebrato un rito arcaico, lo stupro collettivo, il vae victis, paradossalmente consumato prima della vittoria militare, contrariamente alla consuetudine d’appropriarsi delle donne del vinto “dopo” averne sconfitto i maschi, soldati, non prima, com’è giustappunto accaduto in Germania. Oppure tale sconfitta maschile è già avvenuta senza esserne consapevoli. Lasciamo ai dotti antropologi la spiegazione del comportamento mansueto dei maschi di Colonia mentre stupravano le loro donne. O forse la lettura è un’altra ancora: l’islamico sa che il maschio tedesco è già sconfitto, non conta più nulla, al punto di potersi appropriare delle sue donne, senza alcun freno. E un’altra ancora che non esclude le precedenti: la UE non garantisce sicurezza, neppure alla sua nazione leader, la Germania, figurarsi alle altre; adesso lo sa tutto il mondo.
Lenin, ribaltando la consequenzialità di Clausewitz, osservò:”La politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi”. Lo stupro di Colonia è un incontrovertibile atto politico che segue una guerra già vinta: è un manifesto senza possibilità di trattativa nella sua lucida assertività: ”La città è nostra”. Ostentare in questo quadro il procedimento giudiziario a carico di due dozzine di mussulmani – clandestini o rifugiati che siano – è a dir poco inadeguato, di fronte a un migliaio di stupri e di abusi, consumati in tutte le declinazioni possibili della violenza, a danno di donne e uomini tedeschi, i quali ultimi si sono distinti per codarda mansuetudine.
Questo è un fatto. Il fatto ulteriore arriva da fonti dell’intelligence israeliana, secondo le quali le basi di mussulmane di Vicenza e di Padova hanno visto transitare gran parte di questi criminali.
Terzo fatto innegabile infine è la strumentalità dei movimenti di migrazione di massa per portare in Europa manovalanza criminale, con buona pace dei vari esperti nostrani di strategia, secondo i quali i terroristi viaggiano solo in business class.
Colonia, qualunque sia il pensiero di ciascuno circa cause e rimedi delle migrazioni, esigerebbe lucidità politica, invece del tutto assente da un lato all’altro degli schieramenti.
In luogo di esaminare con freddezza un fatto cruciale, ci aspergiamo le convinzioni preconcette, come fossero acqua di colonia, la cui fragranza non è tuttavia sufficiente a coprire il fetore della realtà obiettiva da fronteggiare. 
Per comprendere l’inconsistenza di questo modo di porsi, annusiamo il post d’una Ritanna Armeni su feisbuk, le stupidaggini banali, tipo: «E’ avvenuto un fatto nuovo e orribile. Un azione di gruppo, una spedizione punitiva contro la libertà delle donne.» 
Ritanna Armeni 2Le violenze non sono una novità, tanto meno in Germania. I liberatori sovietici violentarono almeno centomila donne, il 9 per cento della popolazione femminile berlinese nel 1945. Secondo altre fonti, le violentate furono sette volte tanto. Fino alla fine della guerra, le violentate dall’Armata Rossa furono due milioni. Cifre analoghe sono state accollate ai tedeschi occupanti la Russia fino alla ritirata. La guerra è stata sempre accompagnata dalle violenze carnali. Lo fecero i piemontesi nel meridione, gli italiani in Africa (chi ne dubiti interpelli Montanelli), i francesi nel Lazio, gli americani in Viet Nam e così via.
Asserire che le violenze siano fatte per sfregio alle donne è grottesco, privo di alcun significato politico. In quanto al razzismo, piaccia o meno, queste violenze sono destinate ad acuirlo. D’altronde, è incomprensibile che da un lato si rimuovano i nostri simboli religiosi “per non urtare la sensibilità dei non cristiani” e, allo stesso tempo, non si voglia riconoscere che l’abbigliamento femminile europeo urta la sensibilità dei mussulmani, alla prova dei fatti. Se tale è la logica che induce a rimuovere i presepi, ancor prima si proibiscano i leggins.
D’accordo, non si possono stravolgere i nostri costumi. Rimane tuttavia aperta una contraddizione nella quale ogni cattivo maestro mussulmano può inserire le sue reclute, oggi smaneggiando nelle mutande delle tedesche, domani agitando il coltello; poi da cosa nasce cosa.
Solo quattro mesi fa Angela Merkel fu insignita “madre dei siriani”, plaudita dalle sciure nostrane.
La Merkel in realtà intendeva furbamente cooptare i più civilizzati d’una massa altrimenti critica; intendeva entrare nell’area mesopotamica, dove gli USA hanno fallito, lasciando rancori secolari; intendeva opporre un “abbiamo già dato” alla mobilitazione europea in favore dei migranti, come poi effettivamente è stato.
Il risultato sembrava tutto positivo: acquisizione di mano d’opera evoluta e a basso costo, moltiplicazione del peso geopolitico. La storia ha invece presentato il conto: in Germania c’è oggi una realtà politica differente da quella precedente l’immigrazione; differente e imprevista al punto da non averne saputo governare le interrelazioni con la comunità autoctona.
In quanto all’Italia, oltre a una sinistra che sragiona per paradigmi paraideologici, privi d’ogni nesso con la realtà, abbiamo una destra incapace di proposte politiche che non siano urlate alla pancia della gente.
Quei delinquenti, come abbiamo detto, sono passati dall’Italia. Qui hanno trovato chi li ha accolti e indirizzati. Per ora li hanno indirizzati altrove. Perché proprio in Germania? La ragione principale potrebbe essere proprio cancellare ogni illusione di civile convivenza fra due civiltà.
Da una parte vi è la società laicista occidentale, intollerante a ogni inibizione; dall’altra la società mussulmana intollerante alla libertà.
Un tempo la Chiesa cattolica avrebbe saputo mediare e trovare un punto di equilibrio. Oggi il Vaticano in mano agli istrioni non può avere altra funzione che quella di comprimario. Siamo nelle mani della “madre dei siriani” aspersa di maleodorante acqua di Colonia.

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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2 risposte a ACQUA DI COLONIA

  1. oscar scrive:

    Piero, mi fornisci l’occasione per stigmatizzare un comportamento – in questa circostanza – che mi ha lasciato interdetto. Presto detto. Se in questo Paese reclamizzi un bagno schiuma con una donna discinta vicino insorgono (… anche giustamente) “le donne” per gridare all’oltraggio, alla donna oggetto.
    Se viene uccisa una donna si grida al femminicidio, come se dell’assassinio si potesse fare questione di genere, contemplando – a questo punto – il maschicidio, al posto del troppo generico omicidio. Tralascio, in questa sede, l’analisi statistica a supporto di qualunque tesi del genere.
    Ebbene! A commento dei fatti di Colonia e dintorni, questi stessi , illuminati gruppi di donne si sono mostrati tiepidi, comprensivi e pronti a sfoderare argute analisi sociologiche in difesa dei poveri immigrati: spaesati, catapultati (da chi?) in un ambiente culturale diverso e, l’ultima l’ho sentita ieri da una sedicente filosofa sulla 7, ubriachi (quindi con evidenti attenuanti).
    Questo è il paese dove se un ragazzo italiano vuole un lavoro è più facile che lo trovi se si munisce di passaporto falso e sbarca a lecce su un gommone. Se vuoi sanità gratis non lavorare e datti rifugiato politico. …. se vuoi palpeggiare una ragazza con la comprensione di qualche gruppo di sociologhe illuminate, spacciati per … spaesato e ubriaco.
    Perdonatemi è solo una provocazione!

  2. massimo trevia scrive:

    e in più ,da dopo la guerra,hanno impresso nell’animo dei tedeschi che sono dei mostri e che devono dimostrare al mondo quanto sono buoni!!!e così,in gran numero,subiscono.spero si sveglino.io voglio bene alla germania!sveglia!!!!

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