
Piero Laporta, generale di Divisione dell’Arma del genio. Egli ha cessato il servizio attivo nel 2010. Ha frequentato il 153° Corso dell’Accademia Militare di Modena, due corsi di stato maggiore e altri superflui da elencare.
Ha collaborato dal 4 novembre 2004 fino al 2020 con oltre una dozzina di testate italiane e straniere. Superfluo elencarle, perché la carta stampata e grandissima parte della comunicazione sul web hanno perso ogni parvenza d’attendibilità e indipendenza. Settarismo, faziosità, antisemitimo e falsità sono cifre oramai comuni.
Il servizio di stato maggiore — dal 1988 al 2002 con le interruzioni per i comandi di reparto — lo ha svolto nello stato Maggiore della Difesa, 3° Reparto, branca Politica Militare.
Non è mai stato nei servizi segreti, non è mai stato massone sebbene sollecitato ad aderire. Non è iscritto ad alcun partito politico.
È socio fondatore di AIVEG (Associazione Internazionale Vittime Errori Giudiziari).
Nel corso del biennio dell’Accademia Militare ha approfondito per conto proprio la conoscenza delle Forze armate del Patto di Varsavia e dei loro servizi segreti, rendendosi conto che i corrispondenti insegnamenti negli istituti militari — specia quelli ad alto livello — erano grotteschi.
È stato consulente della Commissione Mitrokhin dal 2002 al 2006, incontrando una spiccata ostilità dalle cerchie contigue all’on. Francesco Cossiga. Era collaboratore del quotidiano Libero fin dal primo numero del 15 agosto 2000. interruppe la collaborazione a maggio 2005, a causa del rifiuto del direttore, Vittorio Feltri, di pubblicargli un articolo – il terzo di una serie di tre — che chiedeva conto a Cossiga dell’esplosivo in via Fani il 16 marzo 1978, durante la strage della scorta di Moro. La presenza dell’esplosivo fu certificata dal procuratore capo di Roma, Vanni De Matteo, davanti a giornalisti e riportata nel lancio di agenzia AGI delle 12.09 del 16 marzo 1978.
Tale gravissima notizia di reato è sparita dai fascicoli processuali senza alcun atto formale d’inchiesta – un palese abuso mentre sarebbe stato del tutto obbligatorio inquisire — da parte della magistratura.
Nel corso di quell’attività maturò la convinzione che la stagione degli ostaggi italiani riscattati — avviatasi con l’assassinio in video di Fabrizio Quattrocchi – costati innumerevoli decine di milioni di Euro, necessiti d’un approfondito chiarimento sia per le condotte di alcuni dei rapiti sia dei vertici dei servizi segreti come pure delle autorità politiche.
Fra le maggiori scoperte, come consulente della Mitrokhin, ha evidenziato: 1) la penetrazione strategica dei servizi comunisti nell’Italia nel corso della Guerra Fredda; 2) il significato politico militare delle interviste rilasciate dall’ammiraglio Fulvio Martini e il marzo 2000 al Corriere della Sera e il giorno successivo confermata dal suo vice il generale Paolo Inzerilli, secondo il quale Martini ebbe uno scontro durissimo con l’allora ministro Attilio Ruffini, davanti a Cossiga, perché dalla cassaforte più sicura della Difesa, quella del ministro, scomparvero durante i 55Giorni di Moro, i dossier Stay Behind, classificati “segretissimo”.
La gravissima notizia di reato avrebbe dovuto allertare sia la magistratura ordinaria sia quella militare. Non risulta che tale omissione di atti d’ufficio sia stata scongiurata.
Il generale Laporta ha anche pubblicamente denunciato il furto di circa 5mila appartamenti della Difesa da parte di funzionari civili e militari d’ogni grado. Né la magistratura militare né quella ordinaria hanno proceduto. Un funzionario della magistratura militare tentò — bloccato dal generale Laporta — d’appropriarsi di due appartamenti.
Costoro hanno poi rogitato la cessione dalla Difesa, ma gran parte di loro ha commesso una truffa perché il titolare (o un suo famigliare di primo grado) era proprietario di un alloggio quando ne ottenne o occupò abusivamente un alloggio della Difesa. Un coacervo di truffe, falsi e omissioni d’atti d’ufficio ben noti ai compiacenti vertici della Difesa.
Per tale denuncia il generale Laporta ha subito una persecuzione giudiziaria durata 13 anni — condannato con prove false e calunniose, in primo e in secondo grado — del tutto prosciolto in Cassazione.
Il generale Laporta, scrittore e saggista ha pubblicato:
“Raffiche di Bugie a Via Fani Stato e Br sparano su Aldo Moro” ed. Amazon 2023
“Omertà e Bugie su Aldo Moro Magistrati sotto Accusa Il Togalitarismo” ed. Amazon 2025
“Anagrammi di Moro e Togatisti Rossi Il Golpe delle Toghe Rosse in via Fani” ed. Amazon 2026
“Trasparente Come il Vetro La Straordinaria Storia di Luciano Vinella Imprenditore di Putignano” ed. Amazon 2006 (anche in versione inglese)
Prossimamente pubblichera per i tipi di Anazon “Il Venerabile Compagno don Licio Gelli”
Il generale Laporta ha giurato fedeltà alla Repubblica il 19 marzo 1972 coi fratelli del 153° Corso.
Il generale Laporta è cattolico (senza volgari aggettivi), vorrebbe un Vaticano credibile e cattolico a sua volta. Detesta i codardi e i traditori.
