Come Siamo Diventati Schiavi della UE – Prima Parte

Francia e Germania, insieme alla Cina, sfruttano l’Africa per controllare tutto il Mediterraneo, destabilizzando l’Italia. Solo Trump si oppone a questa strategia, difendendo gli interessi USA. Parigi e Berlino depredano l’Africa, scaricando i profughi sull’Italia. [qui puoi leggere tutto l’articolo]

Proviamo a capire quanto avviene sotto i nostri occhi e perché avviene; quali siano le origini e dove siamo presumibilmente diretti.

[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”33%”]Primo di otto articoli, pubblicato su La Verità il 18 Agosto 2018[/cryout-pullquote]

Il duo Germania-Francia perde colpi, nonostante la furba partizione dei compiti, “poliziotto buono (Angela Merkel) e poliziotto cattivo (Emmanuel Macron)”. Nel frattempo il governo di Giuseppe Conte svela l’ipocrisia dell’Unione, trovando una sponda strategica nella Casa Bianca.

Nonostante lo sprofondo rosso nelle urne, il vertice PD – con le ONG – insiste per l’immigrazione indiscriminata, sebbene le statistiche delle Nazioni Unite certifichino, fino al 2050, una crescita annua della popolazione africana di 62milioni di persone. Sono stupidi i dirigenti del Partito Democratico? No, non è così; è peggio, come vedremo. Altra cosa sono gli utili idioti che sventolano la bandiera dell’accoglienza senza sapere chi l’ha cucita.

Il merito del nuovo corso italiano non è di Matteo Salvini, bensì di Donald Trump, il quale, ponendo nel mirino l’immigrazione clandestina, l’ha spogliata della qualità di “fenomeno incontrollabile”.

Trump ha due obiettivi strategici. Il primo è riportare le fabbriche, gli investimenti produttivi e quindi il lavoro negli Stati Uniti. Il secondo è riaffermare la primazia statunitense, nonostante le alleanze sotto traccia fra UE (leggi Francia e Germania) e Cina. Il controllo dell’immigrazione e la pacificazione con la Russia sono indispensabili a tali politiche e quindi risultano fatali all’alleanza fra Germania, Francia e Cina.

La Cina svetta nell’economia mondiale grazie a un intenso sforzo produttivo, avviatosi trent’anni fa, fondato su almeno cinque fattori sporchi, ignorati da ONU e UE: lo schiavismo, con non meno di 200milioni di schiavi in Cina e altri innumerevoli ovunque la Cina abbia sue isole produttive, Italia e Africa incluse; la violazione sistematica del diritto di brevetto; lo sfruttamento incontrollato delle risorse africane e il conseguente impoverimento degli autoctoni; la produzione senza freni ecologici, ai quali sono invece sottoposti le industrie occidentali; infine la concorrenza sleale nella commercializzazione, con vasta complicità delle strutture statali, anche quelle italiane.

La Cina dilaga nell’Africa francofona, protetta dalle truppe francesi e dai prezzolati ascari locali. Parigi ne ricava un tornaconto considerevole, pompando non meno di 500 miliardi ogni anno dai popoli francofoni africani e stampando autonomamente moneta – il Franco africano – unica privilegiata, la Francia, fra i membri UE, a battere moneta. La stampa autonoma di moneta è la massima dichiarazione di sovranismo da parte d’un paese altrimenti impegnato a predicare l’europeismo.

Francia, Germania e Cina creano povertà in Africa, alimentando i flussi migratori, riversandone gli effetti innanzi tutto sull’Italia.

La destabilizzazione, la povertà, le conflittualità, cioè le cause principali delle migrazioni di massa, originano da Parigi, Berlino e Pechino. In Africa e in Cina si generano masse di denaro nero, incontrollabili, con le quali corrompono i governi amici e destabilizzano gli ostili, pagano le ONG, i mercenari, i governi, i giornali, le tivvù, i politici, le istituzioni, inclusi gli intellettuali italiani, un tanto al chilo.

È arduo se non impossibile assistere a un’ispezione fiscale ai negozi, ai supermercati e ai grandi magazzini dei cinesi. A Roma, nella periferia orientale, in via dell’Olmo, una zona franca consente ai cinesi commerci fuori controllo. Quante ispezioni ha disposto l’INPS di Tito Boeri? Con quali esiti? Quanti sequestri di denari, di merci e di proprietà sono stati effettuati? Quanti arrestati?

La massa di denaro nero, circolante fra l’Africa e la Cina, spiega la tenacia di quanti in Italia sono genuflessi agli interessi franco tedeschi.

La prima questione politica da porre sul tavolo di Bruxelles, ben prima dei trattati, dei regolamenti o delle controversie monetarie, è quindi l’incongruenza d’una UE, gravata da spese per le migrazioni e per “aiutare gli africani a casa loro”, mentre la Francia (con la Germania) sfrutta bestialmente l’Africa, in antitesi proprio ai principi fondanti dell’Unione Europea, gli stessi principi evocati per esigere – a nostre spese – l’accoglienza per i migranti africani.

La Francia e la Germania insieme favoriscono inoltre lo sfruttamento della Cina sugli africani, aumentando così esponenzialmente le cause delle migrazioni.

La Francia deve scegliere: o essere un membro dell’Unione Europea oppure un paese coloniale. L’Unione Europea deve scegliere: o le politiche liberali o i favori alla Francia, alla Germania e alla Cina. Tali questioni vanno poste senza tentennamenti, ben prima di qualunque discussione sui Trattati o sull’Euro.

Le politiche franco tedesche per l’immigrazione africana riversano in Europa masse migranti, al servizio d’uno scopo strategico più alto: assicurare le risorse all’impero franco tedesco, cioè assoggettare agli interessi franco tedeschi tutte le nazioni europee, in primo luogo quelle affacciate sul Mediterraneo.

Così come la Corea è la penisola più importante nel mare della Cina, l’Italia è la penisola più importante nel Mediterraneo.

Trump lavora per sottrarre la Corea al giogo cinese e ha ben chiaro che Francia e Germania, sottomettendo l’Itala, intendono controllare tutto il “Mediterraneo allargato”, fino al Golfo Persico e all’Asia.

Senza il Mediterraneo, la UE sarebbe tagliata fuori dalle tre principali vie di comunicazione – Gibilterra, Suez e Dardanelli – che spalancano le porte verso il mondo intero. Il lettore obietterà che i grandi porti del Nord Europa – Rotterdam e Amburgo – sono altrettante porte sul mondo. Vedremo che questo sarà vero finché la sottomissione del Mediterraneo sarà perpetuata, con mezzi sovente del tutto sporchi.

Germania e Francia, sottomettendo le nazioni mediterranee, pongono le fondamenta del loro impero. L’Unione Europea, i suoi Trattati, i suoi Regolamenti, le sue Istituzioni sono tutti strumentali a tale scopo strategico, il cui successo ha come esito inevitabile la conquista dell’Italia, esattamente come i barbari tentano dalla caduta dell’Impero Romano. Nulla è cambiato nei secoli nelle determinazioni strategiche dei barbari, solo le armi sono diverse, coi Trattati UE in prima battuta.

Germania e Francia – con determinate cerchie statunitensi e britanniche – iniziarono il cammino mediante una guerra, cominciata intorno dopo il 1989, tuttora in corso. Nella prossima puntata vedremo come hanno fatto. (1-continua) www.pierolaporta.it

il prossimo articolo sarà visibile dalla mezzanotte del 27 agosto 2018

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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