Come Siamo Diventati Schiavi della UE – Quarta Parte

L’Italia, fatta a brandelli da Mani pulite, firmò Maastricht. Le inchieste sulle tangenti stavano spazzando via l’intera classe dirigente del Paese, privato della capacità di riconoscere i propri interessi. In quegli anni i colossi esteri iniziarono a conquistare la Penisola.

Fallito il colpo di Stato a Mosca, alla fine dell’agosto 1991, l’Unione sovietica cominciò a dissolversi. Dichiararono la propria indipendenza Estonia e Lettonia, Ucraina e Bielorussia, Moldavia, Azerbaigian e Kirghizistan; poi fu la volta di Uzbekistan e Lituania, Tagikistan e Armenia.

[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”33%”]Quarto di otto articoli, pubblicato su La Verità il 21 Agosto 2018[/cryout-pullquote]

L’8 dicembre nacque la Comunità degli Stati indipendenti fra Russia, Ucraina e Bielorussia. Il 25 dicembre, la notte di Natale, si ufficializzò la fine dell’Unione sovietica e Mikhail Gorbachev si dimise da segretario generale del Pcus.

Quell’anno la Cnn ci dette l’illusione della guerra in diretta, quando il Congresso autorizzò George H. W. Bush ad attaccare l’Iraq nella prima guerra del Golfo, iniziata il 17 gennaio. Lo scopo dichiarato: liberare il Kuwait dall’invasione dell’Iraq. Lo scopo reale: sottrarre al mercato il petrolio iracheno in modo da dare una spinta al prezzo del barile, stagnante a meno di 20 dollari, con grande preoccupazione del petroliere Bush.

E l’Italia? Il 1991 ci vide marginalmente coinvolti nella guerra in Iraq, mentre armi di distrazione di massa ci colpivano con assiduità. Il 4 gennaio, nel quartiere Pilastro, a Bologna, tre carabinieri furono uccisi dalla banda della Uno bianca, operante quasi indisturbata dal 1987. In quel 1991 la banda si distinse per numero di omicidi ed efferatezze. Si dovette attendere il 1994 per sgominarla. Era composta da poliziotti, connessi all’estrema destra e, secondo il senatore Libero Gualtieri, ai servizi segreti.

Il 7 marzo un altro fatto avrebbe dovuto mettere in allarme i nostri apparati di sicurezza. Nel porto di Brindisi sbarcarono 27.000 persone. Giulio Andreotti, capo del governo, Vincenzo Scotti, ministro dell’Interno, Mino Martinazzoli, ministro della Difesa, furono colti di sorpresa. Il direttore del Sismi era il generale Luigi Ramponi. Il capo di stato maggiore della Difesa era l’ammiraglio Guido Venturoni.

Circa 27.000 persone furono adunate nei porti albanesi, imbarcate e condotte fino a Brindisi. Al loro arrivo lo Stato capì quanto accadeva. I politici balbettarono. Gli apparati latitarono. I primi soccorsi li offrirono le famiglie di Brindisi e dintorni. L’Europa? Le Nazioni unite? Inaugurarono la politica di volgere lo sguardo altrove. D’altronde più d’uno nei vertici dello Stato aveva fatto come loro.

Le cronache di quei giorni si eccitano più che altro per la cocaina nella pipì di Diego Armando Maradona e per l’Oscar alla carriera di Sophia Loren. Nessuno spiegò chi adunò 27.000 persone, imbarcandole per portarle in Italia. Tutto passò come esito della disperazione degli albanesi. Allora come oggi, i migrati sono sollecitati a muoversi, adunati e imbarcati. Se dubbi vi furono che di spontaneo vi fosse ben poco, dovettero fugarsi l’8 agosto quando un’altra nave albanese, la Vlora, partita da Durazzo stracolma di 20.000 albanesi, approdò a Bari. Stessa sorpresa, come a marzo.

Nel frattempo i politici e gli apparati avevano altro a cui pensare. Un giovane ufficiale, analista dello stato maggiore della Difesa, un anno prima aveva presentato uno studio al capo ufficio politica militare, nel quale paventava nubi nere e pesanti sul mar Mediterraneo e sulla Sicilia. Lo studio osservava che mentre l’Unione sovietica si sbriciolava e la Jugoslavia andava verso la guerra civile, il Mediterraneo e la Sicilia, ininterrottamente al centro degli interessi britannici almeno da Trafalgar, potevano ridiventare oggetto di attenzioni pericolose, con più d’una aggravante: agli inglesi e agli statunitensi s’aggiungevano gli appetiti non meno robusti e insidiosi di tedeschi e francesi.

Lo studio non raggiunse mai i piani alti. La politica aveva altro a cui pensare. In Sicilia rinfocolava il separatismo. Lo confermò il primo procuratore nazionale antimafia, il galantuomo Bruno Siclari, in un’intervista all’Europeo nel 1994.

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Puntate precedenti

Come Siamo Diventati Schiavi della UE – Prima Parte

Come Siamo Diventati Schiavi della UE – Seconda Parte

Come Siamo Diventati Schiavi della UE – Terza Parte

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Era in arrivo la tempesta perfetta. Si sarebbe chiamata Mani pulite ma nessuno poteva saperlo. Si sapeva invece che tutto sarebbe crollato, sebbene nessuno immaginasse come. Un anno prima Silvio Berlusconi ricevette una telefonata dal suo grande amico, Bettino Craxi: «Lascia Mondadori a De Benedetti», gli disse, «Non ostinarti. Io, te e De Benedetti dovremo fare un fronte unico». Bettino vedeva lungo, De Benedetti pure. Berlusconi presumeva di vedere ancora più in là. Non ascoltò l’amico Bettino, nonostante gli avesse recato omaggio all’Hotel Raphael tutte le sere. «Ah, non lasci Mondadori? Allora non sei mio amico», concluse Craxi, chiudendo bruscamente la telefonata.

Di lì a pochi mesi tutti i tg e i giornali di Mediaset suonavano la grancassa a Tangentopoli. Bettino si vendicò scatenando la campagna «piccolo è bello», contro la Standa di Berlusconi, aprendo le porte alla grande distribuzione organizzata transalpina, come da tempo caldeggiava il suo amico François Mitterrand, al quale si era legato a filo doppio nel 1987, schierando il Partito socialista contro il nucleare, nel referendum abrogativo promosso dal Partito radicale. La Francia poté così continuare a fornirci energia dalle sue centrali nucleari, costruite a ridosso del confine italiano, coi venti prevalenti che porterebbero tuttora verso l’Italia una nube tossica.

Mentre acquistiamo energia elettrica nucleare dalla Francia, i magazzini Carrefour, Auchan, Leclerq, Leroy merlin, Decathlon, e le pompe Total Elf coprono l’intero territorio nazionale, come e ben più di quanto facessero i battaglioni del maresciallo Joseph Radetzky nel Lombardo-veneto di metà Ottocento.

L’Italia si presentò così colonizzata al suo più importante appuntamento internazionale, l’anno successivo, il 1992, da tutti ricordato per le stragi di Capaci e via D’Amelio, dimenticando la catena sul collo postaci con il trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992 e ratificato il 29 ottobre, dall’Italia governata da Giuliano Amato, da un Paese privato della capacità di intendere e volere. www.pierolaporta.it (4. Continua – leggi qui)

il prossimo articolo sarà disponibile dalla mezzanotte del 30 agosto 2018

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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