Contro gli Imbecilli Neanche gli Dei… Ma Cristo Sì

Ovunque nel mondo, sei inequivocabili sillabe hanno accolto il comunicato delle 09.00 del 31 luglio 2021, della bella e intelligente signora Nancy Pelosi, per far sapere che non sarebbe più atterrata a Taiwan. Da un capo all’altro del Pianeta è echeggiato: «Figura di cacca» con la M maiuscola. Poi la Gorgona ha cambiato idea. Una storia emblematica dei tempi correnti.[articolo scritto il 1° Agosto 2022]
Ci eravamo lasciati coi calibri da novanta delle oligarchie statunitensi, fra i quali Henry Kissinger, a prevedere sfracelli “entro agosto” fra Russia e Stati Uniti. Il saggio Pat Buchanan (già consigliere di Richard Nixon, di Gerald Ford e di Ronald Reagan) sul proprio blog riferì i piani del Pentagono, presentandoli retoricamente come un’ipotesi: «Se Putin farà una manovra militare oltre i confini della Finlandia, gli Stati Uniti entreranno in guerra contro la più grande nazione del mondo con un arsenale compreso tra 4.500 e 6.000 armi nucleari tattiche e strategiche».

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La Finlandia, ultima entrata nel club NATO, condivide 800 chilometri di confine con la Russia. Per chi non avesse ancora capito, Buchanan ha poi aggiunto senz’alcuna finzione retorica: «Nessun presidente della Guerra Fredda si sarebbe mai sognato di prendere un tale impegno: rischiare la sopravvivenza della nostra nazione per difendere il territorio di un paese a migliaia di chilometri di distanza che non è mai stato un interesse vitale degli Stati Uniti. Entrare in guerra con l’Unione Sovietica per la conservazione del territorio finlandese sarebbe stata vista come una follia durante la Guerra Fredda. Ricordiamo: Harry Truman ha rifiutato di usare la forza per rompere il blocco di Berlino di Joseph Stalin. Dwight Eisenhower rifiutò di inviare truppe statunitensi per salvare i combattenti per la libertà ungheresi che erano stati investiti dai carri armati sovietici a Budapest nel 1956. Lyndon B. Johnson non fece nulla per aiutare i patrioti cechi schiacciati dagli eserciti del Patto di Varsavia nel 1968. Quando Solidarnosc di Lech Walesa fu distrutto per ordine di Mosca in Polonia nel 1981, Ronald Reagan fece dichiarazioni coraggiose e inviò macchine fotocopiatrici.»
Buchanan scrive “l’accordo con la Finlandia è operante”, mentre la Gorgona Pelosi annunciava la visita a Taiwan. Tensione alle stelle.

La Guerra S’Allarga

Vladimir Putin intanto tirava missili contraerei ai caccia bombardieri israeliani, impegnati nelle consuete incursioni contro la Siria, a loro dire troppo aggressiva. Missili e messaggio russo agli israeliani: «La festa è finita. Piantatela con le bombe sulla Siria, altrimenti scateniamo l’inferno, oppure lo scateniamo comunque». Gli aerei israeliani sono tornati alle basi.
Nelle stesse ore, nello staff di Biden si sono finalmente chiesti: «Forse, prima di fare un finimondo, appare opportuno sondare il pensiero della Cina, notoriamente più estesa e meglio armata della Città del Vaticano».
Ci sono momenti in cui la sorte è benigna. Biden s’è risvegliato e ha telefonato a Xi Jinping, il quale, parla e capisce benissimo l’inglese, però usa l’interprete, così comprende che cosa dicono dall’altra parte e ha più tempo per rispondere.
«Caro presidente, come sta? Tutto bene?»
«Oh, sì, grazie. Che tempo avete a Washington?» Non ha atteso la risposta prima di incalzarlo «Lei piuttosto, come sta? Ho saputo, nonostante sia vaccinato, quanto il Covid la tormenti».
Tony Blinken, il segretario di Stato, ha scritto un biglietto: «Presidente, divaghi, non risponda!» Joe non lo ha degnato d’uno sguardo, andando da solo nella trappola.
«Ma no, è una forma leggera. Quanti sono vaccinati la prendono e ne escono in fretta».
«Sì, sì, capisco…peccato che non sia in buoni rapporti con Vladimir» e ha scandito bene il confidenziale “Vladimir” «Altrimenti avrebbe potuto farsi dare il vaccino russo. Ottimo, davvero. Vladimir ha mobilitato l’Armata senza alcun problema di Covid. Quanti hanno preso il plasma in Italia hanno fatto un ottimo lavoro».
Dopo qualche istante di imbarazzo, Xi ha candidamente aggiunto: «Ma non mi avrà mica chiamato per parlare di Covid?»
«No, no, infatti, volevo dirle che la signora Pelosi, lei lo avrà già saputo, ha deciso di fare una visita a Taiwan. Me lo ha detto dopo averlo annunciato. Sa come sono le donne!»
«Qual è l’obiettivo della visita a Taipei? Assicurarsi la fedeltà d’un importante alleato?»
«Ma no, signor presidente, è solo per fini elettorali interni nostri. Sa, qui la comunità cinese ha un certo peso.»
«Sì, infatti è così importante e non bisogna sottovalutarla, la comunità cinese. Può dire alla signora Pelosi che non ho nulla in contrario che lei atterri a Taipei. Anzi l’Armata popolare si sta esercitando intorno e nel cielo di Taipei, qualora la signora Pelosi volesse atterrare».
«Grazie, signor Presidente, ero certo della sua comprensione…»
Xi non lo ha lasciato finire:«Non posso tuttavia garantire che poi possa decollare. Lei sa, signor presidente, quanto incandescente sia la situazione internazionale. Può ben darsi che nelle prossime ore la temperatura salga incontrollabilmente, a dispetto della nostra, della sua e della mia buona volontà. Perché scherzare col fuoco, non le pare?
»
Lloyd Austin, segretario alla Difesa Usa, un ex generale, un preparatissimo generale, dalle idee chiarissime sui pericoli incombenti, non ha atteso la fine della telefonata. Dal suo cellulare ha mandato due messaggi uno al Pentagono, per fermare le provocazioni in Finlandia e l’altro al suo infiltrato nello staff della Pelosi, per rimetterla in carreggiata. La Gorgona, quando ha saputo, ha inondato Joe di sms: «Non provate a fermarmi, tu e quel cinese!»
Come salviamo la faccia? Ha chiesto Joe, abbassando il telefono, madido di sudore. Xi gli aveva appena detto che migliaia di volontari delle forze speciali cinesi, congedatisi dall’Armata del Popolo, sottoscrivono contratti per andare in Ucraina coi russi. Xi si è scusato con Biden, aggiungendo che non può farci nulla, non può fermarli. Come dubitarne?
«Signor presidente dobbiamo far vedere che contiamo ancora, che possiamo ancora mette a ferro e fuoco l’Europa» ha esclamato un giovane consigliere ambizioso e stupido.
Mentre scrivo, gli albanesi del Kosovo sono mobilitati. Le milizie albanesi della città di Kosovska Mitrovica, presidiano il ponte che conduce ai quartieri serbi settentrionali. A loro volta, i serbi della provincia autonoma del Kosovo e Metojia costruiscono barricate. La strada principale fra le città di Pristina e Raska è bloccata. Secondo il presidente serbo, Aleksandar Vučić, l’attacco kosovaro alla popolazione serba è imminente.
Pochi ormai ricordano che fino al 1999 il Kosovo era Serbia. L’Italia, capo del governo era Massimo D’Alema (oggi è un ottimo commerciante d’armi), partecipò senza alcun mandato, né parlamentare né delle Nazioni Unite, allo scippo operato dalla NATO. I politici e i comandanti italiani sono tuttora passibili di alto tradimento.
Dopo la telefonata a Xi, il governo fantoccio di Pristina, capitale del Kosovo, ha proibito l’uso di documenti serbi di identità ai propri cittadini serbi. Mosca ha definito “inaccettabili provocazioni” quanto avviene in Kosovo, marcando la stessa linea rossa tracciata per l’Ucraina e per Kaliningrad. Qualcuno ha voglia di vedere se Putin bluffa? Non pare che Joe Biden sia intenzionato, tanto meno a rilanciare. È infatti accaduto un fatto inaspettato e significativo: il Dipartimento di Stato ha intimato al Kosovo di non imporre limitazioni ai documenti serbi.

Italia in prima linea

In altre parole, affiora una fessura nell’amministrazione statunitense e nei dem: su un fronte l’erinni Pelosi, sull’altro Joe Biden, già scottatosi in Ucraina.
Non è vero, come si va scioccamente sostenendo nel partito europeo di Putin, che non c’è pericolo di scontro nucleare. Il pericolo è incombente e, in tal caso, l’Italia sarebbe in prima linea. Anzi, la frattura nell’amministrazione statunitense avvicina l’abisso, piuttosto che allontanarlo. La Gorgona Pelosi cerca lo scontro, vuole lo scontro, esige di allargare la guerra. Costei ha infatti confermato che domani (oggi per chi legge) sarà a Taiwan. Vedremo se lo farà e quali saranno le conseguenze.

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Due domande rimangono: chi ha il controllo a Washington e chi a Camp Bond Steel, in Kosovo? Non sono domande con risposta scontata. Fermiamoci a Camp Bond Steel. La base kosovara è la più grande base americana in Europa. È vasta 500 ettari, con un perimetro di 14 km e 25 km di strade. Vi sono 5000 militari statunitensi, aerei da caccia e bombardieri d’attacco, basi missilistiche e ordigni nucleari in quantità imprecisata. Quanto pesa il partito della Gorgona a Camp Bond Steel?

CAMP BOND STEEL

Comunque vada, al Cremlino hanno motivo di brindare. Gli Stati Uniti, fratturati, non possono reggere un quadruplice scontro a Kiev, a Taipei, a Pristina e in Siria. Nonostante il Kosovo (o proprio per quello) potrebbe essere imminente una “exit strategy”, l’equivalente politicamente corretto del “me la do a gambe e lascio l’alleato nella cacca, nonostante gli abbia ripetutamente promesso pieno appoggio”. Volodymyr Zelenskyy potrebbe essere quindi lasciato al suo destino, così come avvenne agli afghani, ai curdi e prima ancora ai berlinesi, ai cubani, agli ungheresi, ai cecoslovacchi e ai polacchi. I bicchieri di vodka si levano:”Vashe zrodovye!”
«Contro gli imbecilli, neanche gli dei possono nulla» sentenziò Frederich Schiller. Gli dei non possono nulla certamente; Nostro Signore invece ha avuto pietà di noi. Niente bombe nucleari, per ora, mentre il Leviatano sembra potersi sfarinare da un momento all’altro. Avanti con le raffiche di Santo Rosario. Cristo Vince, anche contro gli imbecilli.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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4 risposte a Contro gli Imbecilli Neanche gli Dei… Ma Cristo Sì

  1. sigmund scrive:

    Uno si chiede come mai all’improvviso l’attenzione si sposta dalla guerra in Ucraina ai Balcani e a Taiwan? Non è che magari le cose in Ucraina non stanno andando troppo bene e bisogna aprire altri fronti e spostare l’attenzione da un’altra parte?

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