Eu-Genio Scalfari L’eroe della Sinistra – di R.Farina

Una vita da giacobino fino all’ultimo giorno. È stato fascista, radicale, socialista, condannò Calabresi, Leone, Craxi, Berlusconi. Se ne va nella festa della Bastiglia dopo aver sempre servito la ghigliottina rossa. A Eugenio Scalfari, oltre al giornalismo, è riuscita bene anche la morte. Per il resto ha fatto danni, ha aperto, lui sì, l’Italia come una scatola di tonno, tagliandone la tenera polpa con il grissino della pubblicità di Rio Mare, distribuendola agli amici e nutrendone il proprio ego. Per lui “Io” (titolo di un suo libro) era Dio. Ma fossimo stati al suo posto, avremmo avuto anche noi la tentazione di crederlo: (quasi) ogni ginocchio dinanzi a quest’uomo si è piegato.

Pubblicato con altro titolo su Libero del 15 VII 2022. OltreLaNotizia ringrazia Renato Farina, l’autore, per la gentile concessione.

Ho avuto l’onore di frequentare Scalfari tanti anni fa. Emanava una forza calamitante. Una luce. Mi illuminò. Poi si spostò, ed entrai nel suo tremendo e vendicativo cono d’ombra. Non mi monto la testa, non sono gran che tra i suoi scalpi: sono stato uno tra i tanti.
Ma che bella morte ha avuto Eugenio Scalfari! A 98 anni se l’è portato via dolcemente. Testimoniano le figlie che «La Signora» (così scrive repubblica.it) ha soffiato con delicatezza su quel lucignolo fumigante. Scalfari del resto non aveva paura della morte. Più probabile che fosse lei ad aver paura di lui che negli ultimi anni, avvicinandosi all’estrema soglia, aveva cominciato a esercitare non più per cambiare il mondo ma il cielo, ricostruendo a sua immagine persino l’aldilà e Dio stesso. Nel quale diceva di non credere, ma che deve avergli obbedito.
Scalfari è deceduto infatti nel giorno che più gli somigliava, e che aveva eretto a fondamento di tutta la sua vita: il 14 luglio. Sarà mica un caso. E la festa della Rivoluzione Francese, anniversario della presa della Bastiglia. Quella data e quegli eventi segnarono la vittoria dei suoi alter ego intellettuali, Voltaire senz’altro, ma soprattutto Diderot. Ci sarebbe anche la ghigliottina, come lascito del 14 luglio. E diciamo che Scalfari si è preso la briga di usarla da provetto boia, contribuendo a scrivere la condanna a morte morale del Commissario Calabresi, definendolo «Commissario torturatore»: ciò che solo il 20 maggio 2017 – in risposta a un articolo di Vittorio Feltri – ha riconosciuto essere stato un “errore”, riuscendo nello stesso tempo a definire Libero «ciarpame»; in seguito l’Espresso – di cui era editore – assassinò la reputazione del presidente Giovanni Leone, che si dimise e cadde in profonda depressione; il linciaggio di Craxi, che da anni aveva legato al personale palo della tortura di Repubblica.

UOMO PER TUTTE LE STAGIONI
«Libertino è una parola che ha molti significati. Ce n’è uno filosofico, uno politico, uno sessuale. Spesso non si incontrano i significati nella stessa persona. Io sono stato un libertino… complessivo», disse di sé. Qui accontentiamoci del suo libertinaggio politico. Parte fascista. Per anni non ne ha fatto cenno. Infine trasformò questa sua appartenenza in un segno prepotente di “freschezza” giovanile. Toccò ad Antonio Socci, sull’Indipendente, infilare una serie di articoli nel 1992 in cui raccontò gli articoli che scriveva per Roma Fascista.
Ritrovò nell’archivio di Stato la corrispondenza tra lui e Roberto Farinacci, e perché alla fine lo contrastò: «Quel ragazzo è un estremista». Insomma, ebbe rogne perché troppo fascista. Si stufò, se ne andò e la sfangò. Detto ciò, la sua anima, in conformità coi tempi, si spostò a sinistra, alla scuola dei banchieri azionisti e liberali. Partecipò infine alla fondazione del Partito radicale (1955). Fondato l’Espresso, con i soldi di Olivetti, ebbe la ventura di vedersene regalate le quote, diventando ricco, poi ricchissimo. Su quelle pagine prese di mira con Lino Jannuzzi il generale De Lorenzo, accusandolo di aver tentato un golpe nel 1964.
I due furono condannati per diffamazione a 17 mesi di carcere. Il dossier Mitrokhin ha rivelato quanto fasulle fossero le fonti, passate dalle mani dei sovietici. Ma non si dà la galera per un articolo. Però non è neppure bello trovare un rifugio da privilegiati nell’immunità parlamentare. Lui dice che furono Riccardo Lombardi e Pietro Nenni a procurargli il posto da deputato a Milano, altre fonti sostengono che a offrirgli il seggio fu Giacomo Mancini.
Per quattro anni sedette a Montecitorio, da deputato socialista. Quel periodo non è stato glorioso per quanto accaduto in aula, ma per la sua lite con un vigile urbano. La cronaca dei fatti è sul Corriere della Sera, a pagina 9, il 1° aprile. Titolo: «Ritirata la patente all’onorevole Scalfari. Il deputato del Psi preannuncia una denuncia contro il vigile urbano».
Il 19 giugno Il Corriere annuncia la decisione del Pretore di procedere al contrario per oltraggio a pubblico ufficiale. Che era successo? Scalfari aveva preteso di parcheggiare la Volkswagen nel posto riservato ai carabinieri, in Galleria delle Carrozze, il punto più comodo per accedere alla Stazione Centrale. Il vigile lo multa, gli ritira la patente perché scaduta anni prima. Secondo i testimoni il deputato sbraita: «Lei non ritira un bel niente, anzi sarebbe meglio facesse una cura ricostituente anziché fare contravvenzioni, perché lei non sa chi sono io! Sono l’onorevole Scalfari!» Per dindirindina!
Da tutta questa militanza socialista ha ricavato un vitalizio da 2300 euro mensili. Ma anche un odio personale contro Craxi, essendosi convinto fosse stato il giovane ed emergente Bettino a manovrare giornali e vigili contro di lui. Questo spiega la campagna pro Berlinguer e pro De Mita, finché morto il primo, scaricò il secondo per Occhetto.
Poi lavorò alla defenestrazione di Cossiga dal Quirinale, quindi a quella di Berlusconi da Palazzo Chigi onde spedirlo in carcere. Su questa faccenda ha insistito per vent’anni. Salvo rimpiangerlo un paio di anni fa, dicendo che lo aveva “sottovalutato”. Non credo riposerà in pace. Paradiso o no, Craxi gli rifilerà comunque uno sganassone.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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2 risposte a Eu-Genio Scalfari L’eroe della Sinistra – di R.Farina

  1. Sigmund scrive:

    Non ne sentiremo la mancanza

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