FAMIGLIA di Luigi Fressoia archifress@tiscali.it

Economia reale e vere protezioni sociali. Possiamo assumere il tema della famiglia (la maggiore tra le protezioni sociali) come paradigmatico, un obbiettivo perno di tutte le riforme strutturali che servono. Il tema famiglia vale innanzitutto sullo scenario geopolitico globale perché civiltà e popoli che non fanno figli sono destinati al tramonto. Questo tramonto alletta moltissimi intellettuali ed esponenti di sinistra, perché – congenitamente depressi – amano/attendono la fine. Ma il popolo tutto, di sinistra o di destra, ha sempre entro di sé l’empito vitale. E a parte il popolo, noi che marxisti non siamo, amiamo la vita e il progresso e perciò sappiamo che il mondo va verso il meglio, non verso il peggio, anche se scoppiasse la terza guerra mondiale.

Il tema della famiglia, poi, vale non di meno sullo scenario interno, soprattutto economico. In barba a teorie maltusiane e ubbie pseudoambientaliste, l’economia per prosperare ha bisogno di grandi masse. Ho sentito autorevoli economisti spiegare – per esempio – che se in Italia non aumenteranno sensibilmente i bambini, non sarà mai possibile abbassare le tasse, perché una società prevalentemente senile costa enormemente più di una giovanile.

Vale inoltre – il favorire la famiglia – come ecologia della politica. Se voglio la nascita di molti bambini devo fare azioni concrete: per le donne che li fanno ci vogliono asili nido nei grandi posti di lavoro (aziende, zone industriali, uffici pubblici) e analoghe cose. Per le donne che ritengono di non poterseli permettere, ci vogliono incentivi adeguati, per esempio una madre di quattro figli – se fossimo una nazione civile- dovrebbe ricevere assegni mensili per almeno duemila euro. Perché duemila? Perché così ad esempio fanno in Francia (parola di conoscente). E dove prendo tutti questi soldi per le mamme? La risposta è facile e strategica: pescare nelle immense risorse dal parassitismo politico e burocratico, compreso l’universo mondo delle “imprese” ammanicate con la politica, cioè quelle imprese che invece di produrre ricchezza per tutti (com’è nella natura delle vere imprese), succhiano quella prodotta dagli altri. Spostarle da lì – le immense risorse – e darle alla famiglia.

Abbiamo scritto più volte che l’ente Regione qui sotto casa ha 1.500 impiegati, ma a parità di lavoro con le zone industriali, ne basterebbero 200. Poche chiacchiere, ci vuole un governo che li porti a 200, senza se e senza ma. Concediamo un tempo sufficientemente lungo, forse senza o pochi licenziamenti, col blocco del turn over, ma santiddio che ci si arrivi.

Ti paresse uno scherzo, ci vuole un governo dove Brunetta rimanga il più moderato di tutti, un governo che agli scioperi dei sindacati saprebbe dire fatene quanti volete. Un governo che a professori, maestrine, perfino preti confusi, schiere di intellettuali e costituzionalisti tutti schierati “in difesa delle istituzioni”, sappia opporre le mamme e i papà, il popolo.

Quando dico queste cose, gli amici sedicenti laici o tout court anticlericali storcono il naso quasi tutti (ma non tutti), perché per loro la famiglia è un tema da preti, un tema religioso. Gli ricordo che la famiglia esiste da ben prima dei preti, protetta dalle leggi fin dai romani e dagli etruschi. Allora s’acchetano un poco, pensosi.

Chissà che San Gennaro o Sant’Ubaldo non facciano il miracolo.

Jacopo Tintoretto, Paradiso (1565 – Musée du Louvre)

 

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
Questa voce è stata pubblicata in S.Pietro e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a FAMIGLIA di Luigi Fressoia archifress@tiscali.it

  1. Piero Laporta scrive:

    Caro Ugo, ti ho postato il commento di Fressoja che a me pare in larghissima parte condivisibile, a parte l’entusiasmo per Berl. Il suo richiamo alla centralità della famiglia rimane assolutamente strategico e, fra qualche ora, avrai una conferma autorevole.
    Chi è per la famiglia alzi la mano; non importa se a pugno chiuso, a mano tesa o solo per salutare; non credi?

  2. Piero Laporta scrive:

    La prima parte sembra condivisibile, la
    seconda -subito dopo i complimenti- è del tutto incomprensibile tranne
    l’ultima frase, sulla quale giova precisare che quell’ottimismo del
    2008-2009 è finito perchè tutte le mafie vere d’Italia (quelle vere,
    cioe le mafie di stato, al cui cospetto Totò Riina è mero colore
    locale), si sono coalizzate per azzoppare e infine cacciare il buon
    berlusca
    , che Dio l’abbia sempre il gloria, vero corpo estraneo della
    “democrazia” italiana. Ovvio infatti che chi osa richiamare il primato
    del lavoro (l’impresa e tutti i suoi collaboratori) sopra lo stato e
    le sue burocrazie (le mafie di cui sopra: professoroni delle ridicole
    università, magistrati plasmati dalla politica, burocrati centrali e
    periferici, industriali coi soldi pubblici, boiardi di stato e
    impiegati inutili a milioni, sindacalisti, maestrine in fregola
    sociologica e preti confusi), non può che tirarsi addosso l’odio più
    mortale. Suo, Luigi Fressoia

  3. ugo scrive:

    Molto denso. Molto nutrito questo articolo. Grande sintesi.
    In questo articolo c’è di tutto: psichiatria, politica, sociologia, demografia, economia, organizzazione aziendale, storia … e chi più ne ha più ne metta.
    Non è un pò troppo? Così poche righe per sostenere temi di così grande rilievo?!
    Io, che sono prolisso, avrei scritto non meno di 12 volumi per argomentare con tali presupposti.
    E’ impossibile tentare chiosa ad un articolo così “spesso”.
    Coplimenti!
    Solo una piccola puntualizzazione. Grosso modo escluderei le depressioni reattive dall’essere appannaggio della sinistra perché possono colpire chiunque (vedi i lutti), ci sono quelle più o meno severe, su base genetica. Ma tirarle in ballo significherebbe ipotizzare l’appartenenza ad una parte politica come manifestazione di una patologia su base genetica, quindi anche curabile – forse un domani – con interventi di ingegneria genetica. L’ideologia come sintomo! … interessante! Mi ricorda qualcosa…
    Tuttavia, i tecnici del settore sostengono che la sindrome maniaco-depressiva è sempre riscotrabile nei dittatori, caratterizzanti i più grandi totalitarismi storici.
    Erano e/o sono di sinistra o di destra?
    Lascio la statistica a chi ha tempo.
    L’ottimismo come fattore di sviluppo!
    Anche questa cosa qui mi sembra di averla già sentita, e anche molto recentemente, proprio da qualcuno che stava con Brunetta! Era il 2008/2009.
    Come è finita è sotto gli occhi di tutti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *