Francesco, uno come noi

Francesco fermali tuFrancesco è come noi, né più né meno; per questo piace tanto a tutti, anche ai fratelli mussulmani in Iraq e alle loro avanguardie fra noi.  #Francescofermalitu Francesco  Francesco 

Abbiamo, anzi ci fu dato Francesco. Chi ha detto che i pontefici debbano essere sempre superlativi? Quanti di noi hanno vissuto a cavallo di due secoli, credenti o non, diciamoci la verità, ci siamo convinti che i pontefici, anche quelli detestati, debbano avere qualità speciali. Chi ci osservasse dall’alto, stupirebbe per la nostra follia. Francesco Francesco Francesco Francesco Francesco Francesco 
Ci fu dato un gigante della fede e della carità come Pio XII; l’abbiamo calunniato, bistrattato, ricoperto d’ogni contumelia. Abbiamo calpestato la sua dignità e la sua immensa e silenziosa carità, dando credito a un teatrante, prezzolato da satanici fabbricanti del male. Sprofondati costoro nelle fognature della storia, non di meno lasciamo Papa Pacelli nell’ombra.
Dopo alcuni turni arrivò, come avesse un appuntamento con la storia, il grande Giovanni Paolo II, grande al punto da portarci oltre l’Unione Sovietica senza far scoppiare una guerra. Se fosse stato vivo Charles De Gaulle gli si sarebbe genuflesso. Il grande generale, per la verità un po’ antipatico e arrogante, non smetteva di ripetere che gli Stati nascono e muoiono grazie alle guerre, secondo un’immutabile legge millenaria. Se De Gaulle avesse assistito la notte del Santo Natale del 1991 allo scioglimento imbelle dell’Unione Sovietica, non avrebbe esitato a piegare la fronte davanti al grande papa polacco. Era il Santo Natale cattolico, non quello ortodosso, per dire la coincidenza.

Egli giunse dopo trenta giorni di interregno di papa Luciani (in qualche misura un antesignano di Bergoglio). L’accoglienza per Giovanni Paolo II? Gli abbiamo sparato, lo abbiamo diffamato (a mezza voce, s’intende, ché il personaggio non era indifeso); non appena le forze gli sono venute meno, quanti digrignavano i denti fin dai primi attimi del suo regno si sono fatti avanti per insozzarne la memoria, come iene  intorno a un leone morente.

Il caso o la Sua mano, fate un po’ voi, ci offri non dimeno un’ulteriore opportunità. Benedetto XVI, un altro gigante della fede, per di più sorretto da un’intelligenza vertiginosa come la sua cultura. La sua qualità più grande era tuttavia la bontà. Accoglienza? Ostilità e trappole a Bruxelles come a Washington, a Parigi come nell’amata Berlino e prima ancora a Monaco e a Petersburg, a Londra come a Roma, di qua e di là del Tevere. Travolto da una malvagità sconfinata, s’è ritirato e prega per noi.

la cristianità sta come la gallina fascinata dal serpente, illusa d’essere risparmiata per la sua paralisi

È arrivato Bergoglio e scopriamo che non c’è una scuola dove si insegna come fare il papa. Una persona normale, persino più accessibile del parroco che incontriamo a messa, ci parve una soluzione per un mondo impazzito. Buona sera, disse affacciandosi per la prima volta dalla loggia petrina. Avrebbe potuto dire “sia lodato Gesù Cristo”, preferì un saluto mondano. Poi chiese alla piazza di pregare per lui. La piazza obbedì, ignara di quanto necessaria e opportuna fosse quella richiesta.

Tornato da Lampedusa è andato in Corea del Sud sorvolando, andata e ritorno, il deserto di Ninive dove centomila agnelli sono massacrati, castrati, sgozzati, violentati, schiavizzati, abbandonati a se stessi o tutt’al più destinatari di armi regalate dalle satrapie europee.
Domani o fra qualche mese il sangue traboccherà e la cristianità sta come la gallina fascinata dal serpente, illusa d’essere risparmiata per la sua paralisi. Il sangue tuttavia s’approssima, incurante delle astuzie semantiche. «Siate candidi come colombe e prudenti come serpenti» raccomandò Cristo ai suoi discepoli, vedendo molto lungo, come gli fu consueto. Da tempo si disputa se Cristo disse “prudenti” o, come altri invece sostengono, raccomandò di essere “astuti”. Comunque sia andata, sul sacro aereo si direbbe sia mancata tanto la prudenza quanto l’astuzia mentre aleggiava la nuova dottrina petrina sulla guerra giusta: «È lecito fermare l’aggressore. No bombardare.»

“FERMARE” significa: il territorio conquistato dall’aggressore diviene inalienabile “FERMARE” significa: ci assoggettiamo al fatto compiuto “FERMARE” significa: i crimini commessi sono condonati “FERMARE” significa: una tregua senza alcuna garanzia di tenuta

Speriamo che i fratelli mussulmani non abbiano sentito: se tutt’al più li si può “fermare”, il territorio sinora acquisito appartiene a loro, visto che non li si deve bombardare né muovere guerra, come il papa ordina. Neppure li si potrà cacciare, armi alla mano, dalle nostre città se decideranno d’impossessarsene. Li potremmo tutt’al più fermare. In verità, fermarsi qui è un esercizio ben conosciuto da tempo, col favore delle cooperative e della Caritas che speculano sulle generose sovvenzioni dello Stato, senza dimenticare il sostegno dei politici che è lecito sospettare alquanto e concretamente interessato.  Appare quindi un tantino bizzarra, questa nuova dottrina del “fatto compiuto” mediante l’apostolico “fermare”, ma sicuramente è dottrina meditata, anzi premeditata.

Se sul santo aereo vi fosse stato un giornalista avrebbe potuto fare qualche osservazione. Santità, lei è il Vicario di Cristo, nessuno meglio di lei può applicare la propria dottrina, peraltro già messa in opera nel lontano 452. Vada lei a fermarli, come fece Leone Magno con Attila.
Tra l’altro sarebbe più facile, con l’aereo è un momento: atterrare, benedire i fratelli mussulmani in armi e poi dire loro soavemente come Leone Magno ad Attila: fermatevi!
Né bombe né guerra, vada dunque, Santità.
«Se fosse necessario, quando torniamo dalla Corea possiamo andare in Iraq. Era una delle possibilità»
Ed è, questo diciamolo, un buon messaggio mediatico, come il «Vergogna!», quello lanciato da Lampedusa verso le telecamere raccolte a Roma da padre Federico  Lombardi, di casa sotto l’albero del bene e del male.
«Se fosse necessario, quando torniamo dalla Corea possiamo andare in Iraq. Era una delle possibilità» Posporre il passato col presente per dare a intendere di fare ciò che invece si omise ci parve un po’ differente dall’evangelico  «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno», ma non sottilizziamo. D’altronde – osservate il video – padre Lombardi è molto soddisfatto mentre il Papa esegue diligentemente, peccato però che non si arresti: «In questo momento…» Francesco non è abbastanza gesuita e Lombardi ha un sussulto di contrarietà vedendo la pentola scoperchiarsi: «In questo momento…»

Francesco s’interrompe, ha capito d’essersi cacciato in trappola, cerca le parole, imbarazzato infine sparacchia: «In questo momento…non è… la cosa migliore… da fare, ma sono disposto ad andare in Iraq». Padre Lombardi è livido, l’espediente è riuscito a metà. Ci penseranno i cortigiani a passare il messaggio: «Il Papa vuole andare in Iraq» cioè l’esatto contrario di quanto è nei fatti avvenuto. «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno», ma dopo tutto è solo il Vangelo, un vecchio libro di origini incerte.
Se nel sacro aereo vi fosse stato un giornalista si sarebbe chiesto: «Non è la cosa migliore da fare? Sotto i nostri piedi, mentre li sorvoliamo, i fratelli mussulmani, meno moderati del consueto, scannano, tagliano le teste, castrano i bambini per farne eunuchi nei ginecei dove rinchiudono le loro madri e sorelle. Tagliano le teste, seppelliscono vivi, mutilano i morti. Un gregge di centomila disperati, e noi che eravamo a Lampedusa con le telecamere, per duecento vittime della fatalità, oggi sorvoliamo l’ecatombe, affrettandoci verso le nostre (per ora) sicure dimore.
Qual era la cosa migliore da fare, in quel momento, per il Papa? Chi prima di lui dovrebbe dare l’esempio se non per “fermare” i fratelli mussulmani, almeno per consolare le vittime?
I fratelli mussulmani sono avvertiti. Poiché altro non è consentito se non “fermare”, più avanti si portano, più cristiani uccidono, più bambini massacrano, meglio è. Il “fatto compiuto” è dunque il nuovo dogma petrino sulla guerra giusta. Duemila anni di civiltà cattolica sono a una svolta. Bene, se questo deve essere così sia e Francesco dia l’esempio e vada a fermarli.
Ci fu dato più d’un pontefice dall’intelligenza finissima e dalla fede adamantina, profeti bistrattati, assassinati, derisi. Oggi abbiamo Bergoglio.
«Gesù stesso» ricordò Francesco nell’omelia del 4 aprile «lo disse ai Farisei, come narra quel celebre capitolo 23 di san Matteo che ci farà bene leggere. Gesù è esplicito: i vostri padri hanno ucciso i profeti ma voi per togliervi la colpa, per ripulirvi, ai profeti fate un bel sepolcro!»
Rileggiamolo, quel brano. Dopo quattro mesi non abbiamo fatto per i santi martiri profeti dell’Iraq neppure il poco che fecero i Farisei, neppure abbiamo benedetto i loro sepolcri, neppure salmodiando “fermatevi”, se non a distanza di sicurezza.

Francesco dia l’esempio: vada a fermarli

Suvvia, nessuno obbliga la sorte o lo Spirito Santo a darci un papa che sia un genio e un gigante della fede. Dopo tutto Francesco è in buone mani: padre Lombardi suggerisce le sapienti mosse e seleziona i docili cortigiani amanuensi che le consegnano alla storia, in cambio possono fare la spesa allo spaccio del Vaticano e succhiare la benzina con lo sconto. A questo prezzo orinano sulla verità, miserabili. Con questi mezzi, insieme a questi amici fidati fermeremo i moderati fratelli mussulmani, guardando con fiducia al futuro, perché abbiamo Francesco, un Papa che è come noi, né più né meno; per questo piace tanto a tutti, anche ai moderati fratelli mussulmani in arrivo e alle loro avanguardie fra noi. Francesco Francesco Francesco FrancescoFrancesco Francesco Francesco Francesco

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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21 risposte a Francesco, uno come noi

  1. Luis scrive:

    Condivido tutte le perplessità. Solo sulla morte di Papa Luciani non sono d’accordo. A parte l’ipotesi del caffè corretto, che non si può dare per certa, ma tanto meno negare aprioristicamente, la mistica Maria Simma ha affermato chiaramente, in virtù di rivelazioni private, che Giovanni Paolo I è stato assassinato. Tali affermazioni, per un credente, possono legittimamente costituire elemento di convincimento personale.

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  3. Joseph scrive:

    Concordo con molte cose. Devo però con franchezza sottolineare che Giovanni Paolo I non è stato neache lontanamente un antesignano di Bergoglio. Anzi sotto la sua timidezza e cordialiità ,chi non è superficiale, poteva intuire una Fede incrollabile allla Tradizione ed ai principi immutabili della Santa Chiesa Cattolica. Tanto è vero che lo hanno fatto fuori.

    • Piero Laporta scrive:

      Sì, concordo, sarebbe stato meglio dire “da taluni considerato, a torto o a ragione, antesignano di Bergoglio”; la fretta e la sintesi mi hanno preso la mano. In quanto al “lo hanno fatto fuori”, qui non concordo affatto, perché è una mera illazione.

      • Joseph scrive:

        sulla morte di Giovanni Paolo I la verità , prima o poi verrà a galla.
        Spero solo che saremo vivi, allora. Certo la cosa scandalizza un pochino i cattolici ,(gli “altri” con un alzata di spalle lo danno per fatto non inusuale ,conoscendo gli intrighi e le vicende del Vaticano) ; in ogni caso non sarebbe il primo Papa fatto fuori. Nihil sub sole novum.

        • Piero Laporta scrive:

          La ringrazio, davvero, ma dove sono gli elementi concreti per dire che fu ucciso? Se li ha si precipiti in commissariato, prima ancora di rispondermi. Non crede?

          • Joseph scrive:

            No,non credo. Sig Laporta vuole veramente farmi credere che se la polizia non vuole/non può indagare , non è capace di mettere tutto a tacere? Suvvia sono una persona semplice, ma non completamenfe stupido. Comunque basterebbe fare una semplice AUTOPSIA , cosa che non è mai stata fatta nè permessa ed a cui TUTTI nel Vaticano e fuori si sono opposti con vari pretesti.Grazie comunque dell’ospitalità.

            • Piero Laporta scrive:

              L’autopsia è un atto dovuto in presenza di indizi concreti. In questo caso dov’erano gli indizi? Un uomo anziato e malandato in salute ha avuto un arresto cardiaco. Non rimangono che le illazioni e congetture.

  4. jacqueline scrive:

    concordo in parte. Ci sono atteggiamenti che non mi convincono in questo Papa. In special modo l’osanna del mondo…Una cosa che trovo molto strana è appunto il saluto che non è il classico: sia lodato Gesù Cristo- Non gliel’ho mai sentito pronunziare. solo saluti laici e mondani e questo mi preoccupa, più ancora dell’ovazione mondiale….ripenso alle parole di Gesù. guai a voi quando tutti parleranno bene di voi ecc. ecc. ma….chi sono io per giudicare??

  5. angelo scrive:

    Abbiamo fatto due, facciamo tre? Potrebbe essere un’idea ! Ma sarebbe sufficiente ?

  6. massimo trevia scrive:

    avete letto l’articolo di cairoti dell’altro giorno su “libero” circa le critiche di bergoglio a ratzinger nel 2006?

  7. Antonio scrive:

    Buongiorno,
    articolo interessante e stimolante, però dobbiamo ricordarci che il Papa è pastore universale e il suo agire non dovrebbe essere ispirato né dal suo Capo Ufficio Stampa, né dai desideri dei singoli fedeli.
    Dico questo perché posso anche essere d’accordo sul fatto che il Pontefice dovrebbe esporsi maggiormente in prima persona, ma magari a mio modo di vedere prima che in Iraq Papa Francesco (e anche chi l’ha preceduto) avrebbero dovuto scendere fra le macerie di Gaza per benedire quel popolo barbaramente massacrato da decenni.
    Le mie aspettative, però, così come le sue, se permette, sono idee (magari giuste e condivisibili) di uomini, non pensieri di un Pontefice ispirato dallo Spirito Santo.
    Condivido con lei, in ogni caso, che le mezze parole o i silenzi (più o meno voluti) su queste tragedie contemporanee non appaiono affatto ispirate dalla prudenza (o astuzia) evangelicamente intesa.

  8. Fernando Termentini scrive:

    Sintetico, chiaro, perfetto come consuetudine per l’autore. Una sola domanda, durante il viaggio di ritorno dalla Corea o subito dopo Francesco ha detto anche “vorrei fare il Papa emerito anche io” . Cosa pensi volesse dire ?
    Grazie caro Piero per gli spunti di pensiero
    Fernando

  9. stefano rolando scrive:

    ..mi sembra di essere stato operato di appendicite senza anestesia..

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