I Silenzi del Colle su Scippi Francesi e Inchini a Londra

Mattarella, improvvisamente materializzato, si congratula col presidente egiziano Al Sisi per la sua rielezione. Il messaggio quirinalizio fa rumore per la sollecitazione di Mattarella al neo eletto affinché onori il suo impegno di scoprire i mandanti dell’omicidio di Giulio Regeni.

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Pubblicato da 

La Verità del 5 Aprile 2018

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Il dottorando italiano dell’Università di Cambridge fu rapito il 25 gennaio 2016, torturato e ritrovato senza vita il 3 febbraio di due anni fa. La sollecitazione di Mattarella ad Al Sisi ha quindi incontrato il comprensibile favore della famiglia Regeni. Questo fatto è tuttavia insufficiente a giustificare il silenzio di Mattarella su altri fatti, lesivi della dignità del paese almeno quanto la malasorte di Regeni.

Quanto è avvenuto a Bardonecchia, dove la polizia francese irrompe sul territorio italiano, non è importante? Londra che impone ritorsioni contro Mosca per i fatti di Salisbury senza fornire prove, non è importante? 

Disparità

A nostro avviso tutto dovrebbe pesare nell’attenzione del Quirinale, mentre il caso Regeni, avvenuto due anni fa, pur raccapricciante, non può invece essere l’unico focus nell’attenzione del presidente della Repubblica italiana. 

A essere pignoli, Tullio Regeni lavorava al Cairo per la Gran Bretagna, le cui autorità politiche, accademiche e di polizia non hanno dato collaborazione agli investigatori italiani ed egiziani circa il ruolo del dottorando e dei suoi mentori, di quanto da essi pianificato e operato, nonché dei loro scopi, a Londra come al Cairo.

Siamo non di meno convinti che l’intervento di Mattarella sia stato necessario e opportuno, considerato il dolore della famiglia del povero giovane. Rimane tuttavia inspiegabile l’apparente disinteresse di Mattarella di fronte ad altri fatti, come le ambiguità del governo Gentiloni palesate coi francesi, oppure per lo zelo anti russo d’un governo degli “affari correnti”. E sul governo degli “affari correnti” chi dovrebbe vegliare, mentre il Parlamento non è ancora operante, chi altri se non il Quirinale? La tutela della dignità e dell’interesse nazionale è o non è un affare corrente?

E’ o non è un dovere anche del Quirinale? L’intervento di Mattarella verso Al Sisi – per la nostra dignità nel “caso Regeni” – conferma che non esiste una vacatio in questi affari. Apparve dunque singolare che l’inquilino del Quirinale volgesse il capo mentre la polizia francese invadeva Bardonecchia e, fatto altrettanto grave, mentre il governo reagiva blandamente. Solo successivamente, incalzato dalla stampa, il governo ha approntato una reazione, non di meno blanda.

Considerata la faciloneria con la quale Gentiloni e Renzi stavano cedendo territorio italiano a Parigi, non c’è da meravigliarsi. Meraviglia invece che Mattarella non sia intervenuto tempestivamente e ufficialmente sui francesi, nonché almeno ufficiosamente sul nostro governo, per richiamare ambedue all’ordine mentre si negoziava il Trattato di Caen e nell’immediatezza dell’irruzione a Bardonecchia.

Ingerenze

Se Mattarella volesse giustificare le morbidezze di Gentiloni, ascrivendole ai poteri attenuati per i soli “affari correnti”, dimenticherebbe che il governo italiano non ha certo operato negli “affari correnti”, aprendo una crisi con Mosca, non con la Repubblica di San Marino, con la Russia, su ordine della UE, per una vicenda tuttora oscura [leggi qui].

Insomma Londra e Parigi ci danno ordini di fureria, il governo della Repubblica italiana li riceve sull’attenti, mentre il Quirinale assiste passivamente. Atteggiamento, questo, tanto più ingiustificabile, a paragone della mite Svizzera, la quale, ricevuto il diktat di Londra, ha risposto da paese sovrano: «Prima dateci le prove, poi valuteremo il da farsi». Immaginarsi che cosa accadrebbe se gli armigeri francesi mettessero piede in territorio elvetico.

Se la Francia ci tratta da servi, Londra da imbecilli: come La Verità ha illustrato [leggi qui], la versione inglese dell’incidente di Salisbury è tossica almeno quanto il gas nervino. Eppure prendiamo schiaffi da Londra (per Regeni e per Salisbury) e da Parigi (per Bardonecchia e per il mare di Sardegna) mentre Mattarella dirama ampollosi comunicati verso Il Cairo.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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3 risposte a I Silenzi del Colle su Scippi Francesi e Inchini a Londra

  1. IDeals scrive:

    Wow informazioni così interessanti! Grazie! Lo apprezzo.

  2. Enrico scrive:

    Definizione particolarmente azzeccata: “Londra e Parigi ci danno ordini di fureria” ed il ruolo del nostro paese è effettivamente quello del caporale di giornata. Ruolo che Gentiloni, ed altri prima di lui, svolge con zelo.
    Quanto a Mattarella sembra effettivamente un “imboscato” se vogliamo rimanere nell’ambito del lessico militare. In passato abbiamo avuto Presidenti con una certa “mania di protagonismo”, Mattarella sembra oggettivamente avere attitudine opposta.

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