In tv si fanno gargarismi coi miliardi, ma quanti soldi ci sono davvero nel baslotto[1] dello Stato? La previsione degli incassi non quadra con le necessità di cassa.
Il bilancio di previsione del 2020 prevedeva di incassare 545 miliardi. Le uscite, senza gli interessi sul debito, sono 596 mld. Dopo quasi trent’anni consecutivi di positività, avevamo in partenza un deficit di 51 mld, coi quali, sommando gli interessi sul debito il deficit saliva a 128 mld.
Gli effetti indiretti del Covid-19 sul mercato globale e quelli diretti della paralisi della produzione falcidieranno le entrate fiscali (Irpef, Iva e altre imposte sui consumi), i contributi Inps (che lo Stato dovrà coprire), generando un fabbisogno supplementare di almeno 100 mld, cioè un rosso di circa 230 mld. Questi, coi 235 mld in scadenza, per rifinanziare i titoli già emessi, portano il ricorso al mercato finanziario a 465 miliardi, quasi il 20% del debito totale.
In altri termini, solo per queste cifre, dobbiamo prevedere un finanziamento del debito pubblico italiano, da parte del mercato internazionale, pari a oltre 66 mld al mese, di qui a fine anno.
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Il quadro potrebbe non essere tuttavia completo. Non è infatti chiaro dove e come governo troverà gli ulteriori 100 mld, occorrenti a finanziare il “Decreto Rilancio”, pari a 55 mld, la cassa integrazione, i finanziamenti alle partite IVA, oltre a discutibili regalini (vedasi FCA e Benetton) fuori luogo in questa temperie.
Se i nostri calcoli sono esatti, il fabbisogno nei prossimi sette mesi potrebbe essere vicino a 600 mld.
I consumi sono colati a picco e non c’è nulla all’orizzonte che possa spingerli ai livelli precedenti la crisi in corso. Senza consumi l’economia si spegne, le entrate fiscali si contraggono, si va in caduta libera col paracadute che non s’apre.
Gli aiuti della UE – quelli sui quali tutti sarebbero d’accordo – comportano un aumento del debito, con l’unico vantaggio di posporre il ricorso al mercato. In altre parole la UE assumerebbe la veste d’un vero e proprio usuraio, il quale non rifiuta mai di prestare soldi al suo debitore, fino a che l’impossibile pagamento degli interessi non trasferisce tutti i beni del debitore nelle mani dell’usuraio.
I recovery bond, proposti da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, auspicati dal nostro governo, sembrano essere stati approvati dal Parlamento europeo. È invece una farsa. I poteri del Parlamento europeo non sono tali da consentire la definizione dell’ammontare, delle scadenze, degli interessi e neppure del campo d’applicazione (si è ventilata pure un’opzione “verde” che vanificherebbe ogni efficacia). Tanto meno il Parlamento europeo può decidere se i bond sono a fondo perduto o con obbligo di rimborso. Il solo vincolo chiaro sinora è la rassicurazione per i vassalli dei tedeschi (Paesi Bassi, Finlandia, Austria e via speculando) che non ci sarà condivisione di alcun debito pregresso anche se derivante dal Covid-19. Dovrà decidere la Commissione europea, con premesse palesemente poco incoraggianti.
Il decreto da 55 mld è stato appena firmato dal presidente della Repubblica. Non c’è tuttavia l’indicazione di copertura. La ragioneria dello Stato ha trovato una soluzione formale ma l’erogazione tarderà, come sono in ritardo gli altri aiuti già approvati, mentre mancano i soldi veri.
La luce in fondo al tunnel, come dice Woody Allen, è un treno che ci travolge, oppure le lanterne d’una patrimoniale (prima casa inclusa), della caccia ai conti correnti, alle pensioni, alla vendita dei gioielli di famiglia. Non esiteranno ad attuate tutte le misure possibili, facendole passare sotto il mantello finto moralistico di “contributo di solidarietà”. Solidarietà con una classe politica di inetti? Solidarietà con chi non sa e non vuole difendere i nostri interessi nazionali? L’Euro porterà benessere, assicurava Romano Prodi, mentre lo depositavano in culla. Costui oggi è uno dei candidati a succedere a Sergio Mattarella. Si può essere solidali con costoro?
È sempre più prossimo il risultato finale – grazie all’Euro – d’un paese sempre più povero, più dipendente, con una qualità della vita sempre più bassa, abbandonando al loro destino i segmenti più fragili: anziani, disabili e scolarizzazione dei minori meno abbienti. Queste misure d’altronde sono già una realtà strisciante nel bilancio dello Stato, in attesa di divenire socialmente dirompenti e definitivamente discriminatorie.
La domanda da porsi è quindi se sia conveniente andare inevitabilmente verso una povertà “greca”, senza reagire a questo andazzo, oppure far saltare il tavolo dell’Euro e porre l’Unione Europea e la Germania di fronte alle loro responsabilità. Se il rischio e i sacrifici sono inevitabili, tanto vale rischiare e sacrificarsi a vantaggio nostro, piuttosto che a vantaggio degli usurai della UE. Grecia docet.
[1] Baslotto, una grande tazza in legno nella quale un tempo i negozianti deponevano gli incassi.

Informazioni su Piero Laporta
Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista.
Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile.
Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste.
Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango.
La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978,
A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici.
Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione.
Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione.
Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi.
Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano.
È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978.
Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano.
È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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