Settembre Nero Altro Che Ripartenza – di L.Prando

Svegliami quando finisce settembre, cantano i Green Day. Ci sveglieremo prima? Opinionisti di chiara fama – spin doctor della fuffa – cosiddetti esperti economici, professori emeriti e in cattedra, sedicenti rappresentanti di lavoratori, sicumerici imprenditori, ministri e politici ben pettinati cianciano di ripartenza del Paese del Bengodi entro i prossimi 12 mesi. Eppure Giuseppa Conte ha un progetto, eccome.

Come faranno? Non abbiamo 200 miliardi da restituire agli strozzini europei?!? Ipotechiamo quanto rimane dei gioielli di famiglia? Rivitalizziamo il mercato riducendo le tasse (che ben pochi stanno pagando)? Però non  ci liberiamo della zavorra “cuneo fiscale”. Anzi, il decreto d’agosto prevede una pioggia di strampalati micro-bonus. Per fortuna sarà quasi impossibile incassarli. Mancano i decreti applicativi per il combinato disposto di inefficienza e imbecillità burocratica. Abbondano lavori pubblici finanziati sulla carta, mai incominciati grazie ai lacci burocratici. Non cominceranno mai poiché ormai i soldi non ci sono più in cassa. Puntiamo sui circenses delle discoteche, dei ristoranti, dei bar e dei vacanzieri, non sul panem delle fabbriche che non fabbricano, dei lavoratori illicenziabili che non lavorano o lavorano in nero, pagati (ma non è detto) con la cassa integrazione, cioè coi soldi di tutti i cittadini.

Neppure il MEF crede alla ripartenza?
Mentre cianciano di “ripartenza” del lavoro, della produzione e dei consumi aumentando il “circolante”, i rozzi villici cittadini italiani, chi tanto chi poco, nasando tempesta han messo 93 miliardi di euro di risparmi sui conti correnti, riferisce l’ABI. 93 miliardi sottratti alla “ripartenza”, al circolante, ai consumi, alla produzione, al lavoro. Quant’altri nelle cassette di sicurezza? Sotto il materasso? Legalmente o illegalmente all’estero? Nei conti legali e illegali in franchi svizzeri? Quanti in oro e argento? Nella seconda parte dell’anno, quanti ne verranno ancora congelati? Altro che la buffonata propagandistica di Recovery Fund e MES, disponibili a futura memoria, rateizzati nei prossimi 4 anni.
Strampalatezza nelle strampalatezze, anche il Ministero dell’Economia, in questo primo semestre, ha preso soldi a prestito per aumentare il suo deposito bancario in contanti di 5 volte: era 14 miliardi, oggi è 70. Altrettanto han fatto gli altri governi dell’Eurozona moltiplicando i risparmi di 4 volte da 181 miliardi a 703. Sono matti? No, è il solito problema: in un momento di difficoltà imprevedibili, privi d’una banca centrale cui sia permesso stampare moneta, devono tenere fieno in cascina, pur facendo morire di fame le bestie, le fabbriche, le imprese, l’economia.
Il Covid affonda l’economia reale, il mitico PIL, riducendo i consumi familiari. Le borse festeggiano indifferenti ai cali di produzione, che aumentano la povertà ma non incidono sulla ricchezza; i poveri giocano a scopa o col telefonino a seconda dell’età, non in borsa. Il debito pubblico è aumentato di 200 miliardi. Alla fine del 2020 saremo almeno a 300 miliardi, buttati nella fornace del circolante, mentre gli italiani, chi tanto chi poco, ne fanno sparire ancor di più, creando più povertà e più disoccupazione.
Intanto fanno arrivare, a decine di migliaia, persone da mantenere vita natural durante, incrementando l’illegalità. Oggi sono già un ingestibile problema sanitario e di ordine pubblico. Presto diventeranno un insolubile problema sociale e di sicurezza. Chi guadagna? L’industria dell’accoglienza.
S’allestiscono spettacoli di arte varia, per promettere soldi a tutti. Recitano a soggetto nel Consiglio-Commissione Europei, negli Stati Generali, nella commissione Colao. Le commissioni di esperti pullulano come le conferenze a reti unificate. I decreti di Giuseppa Conte non svelano altre finalità che propaganda fine a se stessa, utile solo all’improvvisazione giorno per giorno.
Certamente metà della politica è propaganda, ma al servizio di finalità concrete, magari criminali come nazismo o bolscevismo o il capital-comunismo cinese. Insomma, si fa propaganda per vendere qualcosa. In Italia, non c’è nulla da vendere, solo propaganda, solo fine a se stessa, dove “apparire” sostituisce “essere” e “fare”. In tali condizioni, non si possono colpevolizzare quanti riempiono la dispensa temendo tempi ancor peggiori, proprio come fa il MEF. 😀 

Basta debito!
Ci si mette anche Mario Draghi a cianciare di futuro, di debito comune europeo (sic), di aumentare il debito nazionale ma “buono”, cioè “produttivo”, dimenticando il piccolo particolare che prima di produrre occorre “vendere” e per vendere occorre sapere “che cosa vendere”, a che prezzo. Soprattutto occorre qualcuno disposto a spendere per comprare, altrimenti restiamo tra ciance, propaganda fine a se stessa e il bel temino di maturità.
Qualcuno dovrebbe finalmente alzare la voce: non si può continuare ad aumentare un debito, trasformandolo in capitali congelati e sottratti al mercato. Basta far debiti: più debito uguale più danno. Basta distribuire soldi che non verranno spesi né dalle famiglie in consumi né dalle imprese in investimenti.
Se qualcuno ha migliori proposte parli ora oppure, meglio, taccia per sempre.
Angela Merkel e i tedeschi hanno ragione: dato che l’Europa non è uno stato federale, la BCE non può essere la Banca Centrale di qualcosa che non esiste. È altrettanto vero il contrario: non può esistere una moneta senza una Banca Centrale. Non può esistere una moneta senza una sottostante garanzia del circolante in oro o di un sistema economico comune, ossia del PIL totale, della bilancia import-export e del debito pubblico generati in quella moneta.
Non è saccenteria teorica, è un fatto, tutto il mondo funziona così; l’euro-zona fa eccezione: in essa ogni stato ha un suo PIL, un suo rapporto debito pubblico PIL, una sua bilancia import-export che confluisce nel PIL, generato anche dall’interscambio nella stessa euro-zona, ma questi fondamentali economici non concorrono a determinare il valore della sua moneta nei mercati e la conseguente competitività della sua economia.
Questa diagnosi valeva a spiegare le difficoltà economiche dell’Italia pre-Covid, tamponata da “concessioni” e “tirate di redini” del IV Reich, utili all’economia tedesca, utili alla necessità tedesca di tenere insieme un mix di valvassori e valvassini ingerendosi nella politica locale.
Il Covid ha accelerato le contraddizioni, l’insostenibilità attuale e futura dell’euro-zona, anche nell’interesse del IV Reich e dei valvassori Paesi Bassi e Benelux.
Questo Governo, condizionato dai masanielli e dai rimasugli della vecchia sbirraglia europeista dei Ciampi e dei Prodi, cerca di tenersi le poltrone il più a lungo possibile. L’opposizione – maggioranza nel paese, minoranza in Parlamento – non mostra d’altronde di sapere come cambiare, a parte predicarlo ogni giorno: missione troppo facile, vista l’inconsistenza governativa.
La speranza d’un rimbalzo automatico dell’economia europea e mondiale in un dopo Covid, per di più non ancora in vista, è solo wishful thinking: lo scenario più probabile è un ritorno a una parziale autarchia per aree economiche.

Il disegno di Conte, qual è?
Jerome Powell, il boss della Federal Reserve, ha già scelto: via il limite all’inflazione del 2%, via la barriera al tasso di disoccupazione al 4%, via libera alla svalutazione del dollaro, ossia più autarchia e meno globalismo. La Federal Reserve, posseduta dalle grandi banche private USA, cioè del mondo, regola flussi e valori delle monete, rappresentando il più grande paese importatore al mondo. Nulla cambia, sotto questo aspetto, che vinca Donald Trump (il barbone della politica) o Bidon/Biden, il vuoto a perdere delle impresentabili giostraie, Hillary e Michelle, marionettiste pronte a sgozzarsi l’un l’altra.
Emmanuel Macron, certo criticabile, ma né stupido né disinformato, ha già messo 100 miliardi sull’industrializzazione della Francia e ne arriveranno ancora quanto basta. Farà quanto necessario per rendere competitivo il panem francese rispetto a quello importato: evviva l’autarchia.
Il dollaro probabilmente svalutato del 30%, col cuneo fiscale già al 30%, cioè al 10% del costo della produzione (Germania, Paesi Bassi, Benelux, Francia e Italia sono attorno al 50% cioè al 30% del costo di produzione) rende le merci americane vincenti su quelle europee.
Nel 2019 l’Europa ha esportato in USA per 600 miliardi di euro, importando per 400. Il colpo più duro sarà per la Germania, con 120 miliardi di esportazione (cui aggiungere il frullato di false fatturazioni attraverso i paesi cartiere Irlanda-Benelux-Paesi Bassi) e solo 60 d’importazione. Anche il conto italiano sarà salato (60 miliardi di esportazioni e solo 25 di importazioni).
Colpo durissimo per la Cina: oggi gli americani “regalano” ogni anno ad ogni cinese almeno 300 euro della propria ricchezza. Col dollaro svalutato e il cuneo fiscale al 30% converrà produrre Mercedes, telefoni e persino prosciutti in USA piuttosto  che in Germania, in Cina o in Italia.
In Europa si risponde con la buffonata propagandistica del Recovery Fund, in pratica debiti per tutti, anche per la parte così detta a fondo perduto, debiti che nessuno comprerà poiché emessi a lungo termine da un ente fantasma, privo di reali poteri e personalità giuridica, la Commissione Europea, un ente in pericolo di decesso prematuro quanto i titoli di credito andranno in scadenza.
Facile profezia: i debiti del Recovery Fund saranno accollati alle banche d’ogni paese in proporzione della quantità di denaro ricevuto. Senza una vera Banca Centrale Europea, senza le Banche Centrali Nazionali, senza un’economia comune, senza una politica comune, senza essere mai davvero decollata, l’Europa s’avvia al fallimento: ogni Stato provvederà da sé, nell’area più profittevole per la propria sopravvivenza.
Il governo italiano non ha un progetto. Il Decreto Agosto è un’accozzaglia di grottesche elargizioni, spacciate per contributo allo sviluppo economico. Lo Stato italiano sembra un bar dove ogni socio passa qualche ora alla cassa portandosi a casa quanto gli serve. Il bar fallirà, il conto lo pagheranno i fornitori, i cittadini.
La ricetta alternativa è concentrare risorse nell’industrializzazione competitiva. Non si vuole palesemente percorrere questa strada. Conte non è stupida, può piacere o meno, ma non è stupida: qual è il disegno?
La strumento per la reindustrializzazione esiste: la Cassa Depositi & Prestiti. Lo strumento è tuttavia usato dispersivamente, come fosse una rammendatrice a domicilio. L’esito di questa politica è scontato e, a suo modo razionale: la svendita dell’Italia e delle ricchezze private degli italiani.
Le prefiche dell’evasione fiscale dimenticano di ridurre il costo della produzione trasferendo sui consumi la parte consistente delle imposte incassate col cuneo fiscale. Al contrario, si ostinano a scrivere in entrata ed uscita contributi pensionistici e imposte dei pensionati e dei dipendenti pubblici, gonfiando falsamente e stupidamente il bilancio statale.
Potrebbero coprire, almeno in parte, spese, stipendi, aiuti e pensioni erogate dallo Stato con una moneta statale riservata ai soli consumi, concedendo alle aziende private di utilizzarla per pagare i propri dipendenti. Le persone che ricevono a vario titolo soldi dallo stato sono 22 milioni, limitando la parte in moneta statale a 500 euro mese si risparmierebbero 130 miliardi anno di debito. Occorre giocare spregiudicatamente con IVA differenziata e con regolamenti per favorire le nostre produzioni rispetto alle importazioni. Autarchia, è tempo di autarchia, come ho già detto. Il governo va invece allegramente verso la catastrofe. Conte non è stupida. Perché fa questo, se non per uno scopo opposto all’interesse nazionale? La risposta è in questo video https://youtu.be/vatBH11dfJs. Buon divertimento. ©2020 Riproduzione senza il consenso esplicito di www.pierolaporta.it

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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3 risposte a Settembre Nero Altro Che Ripartenza – di L.Prando

  1. Oscar scrive:

    Condivido quasi tutto dell’analisi, sebbene esposta con tanta foga e amarezza da donargli un taglio molto appassionato . Ma tant’è … e va bene così.
    Mi permetto solo una chiosa. Una mia personale interpretazione politica di quanto sta accadendo nell’ambito delle schermaglie PD/5S. Sembra che nessuno stia dando troppa importanza all’insistenza con cui il Pd continua a porre la pregiudiziale MES. Perché?
    Butto lì una ipotesi. E se il MES fosse il vero grimaldello per scardinare la porta di palazzo Chigi e chiudere contestualmente l’autonomia di Governo a un eventuale esecutivo di destra, frutto delle elezioni future?
    Di colpo Conte è diventato possibilista.
    In una simile ipotesi, il vero presidente del consiglio per la politica economica italiana diventerebbe Gentiloni, neo ministro dell’economia UE, attualmente nullafacente.
    Solo un’ipotesi campata in aria. Sia chiaro.

    • Piero Laporta scrive:

      Grazie. Suvvia, lo stile è quello di OltreLaNotizia: politicamente scorretto, scorrettissimo e aggrappato alla verità. In quanto alla tua ipotesi, mi pare ben più che un’ipotesi. E’ un progetto molto verosimile.

    • luciano prando scrive:

      non penso che la progettualità dei vari conte-gentiloni-guarneri & company vada oltre a quella del maggiordomo disonesto impegnato a far la cresta sulle spese giornaliere…..la questione è economica a tre livelli: 1-globale la produzione eccede i consumi potenziali, ciò ne riduce la redditività obbligando ad una riduzione della ricchezza distribuita con ulteriore riduzione dei consumi 2- euro/eurozona l’euro ha ridotto di quasi la metà il potere d’acquisto dei redditi fissi, nei primi 5 anni l’immissione di capitali nascosti ha compensato, la crisi dei mutui usa ha scoperchiato il nervo, consumi ed inflazione europei si sono bloccati nonostante la droga degli aumenti dei debiti pubblici 3- italia quanto avvenuto in europa in italia ha pesato almeno 3 volte di più per l’uso di una moneta sopravvalutata quindi con una più pesante riduzione dei redditi fissi e l’imposizione imprenditoriale della precarietà al posto degli investimenti per la modernizzazione, precarietà che ha innescato sfiducia nel futuro risultato meno consumi, precarietà rafforzata dall’immissione forzata di 10 milioni di immigrati (stranieri residenti più stranieri naturalizzati) dei quali 4 milioni improduttivi socialmente a carico, tripla dose di debito per tenere in piedi la baracca…..nel mio articolo invoco un ritorno parziale all’autarchia (in usa iniziata da trump e confermata da powell), una necessità nell’immediato futuro per germania-francia-benelux -paesi bassi…….ignorata dai nostri maggiordomi impegnati a vendere scatolette di profumo d’arrosto e mettersi in saccoccia il massimo possibile con ogni genere di invenzioni inutili dai monopattini ai banchi girevoli……intanto però la cina con il covid è riuscita ad abbassare la produzione globale salvo la sua (vedi punto1) que sarà sarà, ma al timone non ci saranno ne conti ne meloni ne salvatorini ne dormiglioni

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