Benedetto XVI: “ULTIME CONVERSAZIONI” di G. Marizza

Ultime conversazioni“Ultime conversazioni”, il più recente libro di Papa Ratzinger, scritto a cura di Peter Seewald sotto forma di intervista.

Per chi si aspettava rivelazioni sconvolgenti sui retroscena delle dimissioni dell’ultimo Papa cattolico, “Ultime Conversazioni” si rivela un po’ deludente e reticente. D’altra parte bisogna tenere in debito conto che Benedetto non poteva dichiarare apertamente al mondo di essere stato costretto alle dimissioni, magari specificando da parte di chi e perché, pena lo scatenamento di sconvolgimenti epocali, senza contare il fatto che il libro, verosimilmente, è stato sottoposto a qualche tipo di censura da parte di chi controlla oggi il Vaticano. Dunque bisogna leggerlo fra le righe.

[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”33%”]Gianni Marizza, giornalista e scrittore, comandante di varie operazioni di stabilizzazione e mantenimento della pace in Medio Oriente, nei Balcani e in Africa Australe, è stato a capo di un gruppo di pianificazione della NATO ed ha insegnato geopolitica e gestione delle crisi all’università di Roma La Sapienza (FaceBook https://goo.gl/dXpzE1) [/cryout-pullquote]
A proposito della Sua biografia, si ammette che da giovanissimo, nella Seconda guerra mondiale, fu militarmente inquadrato nella contraerea ma non si dice che molto probabilmente qualcuno dei colpi che sparò andò a segno causando la morte di non si sa quanti “liberatori” angloamericani. Si dichiara che poi fu impegnato nel “Servizio lavori” in Burgenland ma non si dice che il compito del Servizio lavori era di seminare mine anticarro per farci saltare sopra i carri armati sovietici. E statisticamente, le mine seminate dal giovane Ratzinger hanno molto verosimilmente provocato la morte di chissà quanti carristi sovietici. Si ricorda poi che alla fine della guerra il diciottenne soldato Ratzinger fu rinchiuso per mesi in un campo di concentramento per prigionieri di guerra. Ma non si dice da parte di chi. Troppo politicamente scorretto dichiarare che era prigioniero degli Americani in condizioni disumane, all’aperto sotto la pioggia senza alcun riparo?
Circa la massoneria infiltrata nella Chiesa, la condanna in “Ultime Conversazioni” non è esplicita ma basta trarre le debite conclusioni da alcuni passaggi, tipo “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa”, “io sono proprio esente da sospetti di massoneria” e “io sono contrario alle cospirazioni e a quel genere di sotterfugi” scritti a decine di pagine l’uno dall’altro ma facili da collegare insieme. Strana anche la sua dichiarazione “Io, da Cardinale, e Giovanni Paolo II avevamo la stessa fede!” Che bisogno c’è di precisare che lui e il Pontefice avevano la “stessa fede”? Ma allora ce n’è anche un’altra all’interno del Vaticano?
Il libro dovrebbe essere letto da chi considera Benedetto un conservatore bigotto e oscurantista, dimenticando che Lui stesso si dichiara progressista e tale era considerato durante i lavori conciliari, è stato il secondo Papa (dopo Wojtyla) a parlare in una moschea, è stato il primo a partecipare ad una messa protestante, è stato il primo Papa a visitare la città di Martin Lutero, ha nominato un protestante presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha nominato un musulmano professore alla Gregoriana e ha abolito la tiara, simbolo del potere temporale, dallo stemma papale.
Inoltre il libro fa chiarezza sui presunti scandali avvenuti sotto il suo pontificato: la chiacchierata abolizione della scomunica a quattro Vescovi lefebvriani avvenne dopo che la loro comunità aveva fatto atto di sottomissione al Vaticano, nel caso degli abusi sessuali fu proprio lui a rimuovere 400 preti e a proposito dello IOR fu proprio lui a nominare una commissione d’inchiesta, allo scopo di riorganizzare quella banca.
Circa le sue dimissioni, non si rivelano le vere motivazioni ma si ribadisce “il declino delle forze” e si pone l’accento, da parte dell’intervistatore, sul fatto che questa innovativa procedura abbia reso l’istituzione papale più moderna e più umana (della serie: se si dimettono anche gli amministratori di un condominio, perché non può farlo il Papa?).
E veniamo al suo successore. Molto diplomaticamente si lascia intendere che Bergoglio ce l’avesse con Lui da tempo. Seewald lo interroga: “Bergoglio era uno dei favoriti nel conclave del 2005?” Risposta di Ratzinger: “Non posso dire di più” (ride). Significative anche le seguenti dichiarazioni. Appena eletto Bergoglio, Ratzinger commenta: “Mi aspettavo qualcun altro” … “Mi chiedo quanto potrà andare avanti” … “Un Papa che riceve solo applausi deve chiedersi se non sta sbagliando qualcosa” … “Sono molto contento che Bergoglio non mi chieda mai consigli” … “Non ho mai ricevuto in anticipo la prima esortazione apostolica di Bergoglio” …
Circa la profezia di Malachia, secondo la quale il pontificato di Ratzinger sarebbe l’ultimo, Lui si guarda bene dal liquidare l’insinuazione con un “ma no, figuriamoci” al contrario commenta con un laconico ma eloquente “Tutto può essere”.
Va inoltre rammentato che il Suo discorso di Ratisbona venne strumentalizzato e criticato da molti ma nel libro si sorvola sul fatto che il suo critico più feroce fu il vescovo di Buenos Aires, un certo Bergoglio.
Infine, un virtuale De Profundis per il vecchio continente: “Noi non sappiamo come si evolverà l’Europa, fino a che punto sarà ancora Europa, se altri strati di popolazione le daranno una nuova struttura…” Difficile non collegare questa frase all’immigrazione selvaggia auspicata e favorita dal Suo successore.

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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6 risposte a Benedetto XVI: “ULTIME CONVERSAZIONI” di G. Marizza

  1. Pierpaolo Piras scrive:

    Non leggo e non leggerò questo libro. Gli argomenti che riguardano temi e/o uomini di chiesa sono scritti con fare curiale, argomentare simbolico e pertanto ermetico alla mia comprensione. Come se volessero nascondere qualcosa, ed in ogni caso il sospetto rimane.
    Quanto a Ratzinger non credo ad una sola parola pronunciata dai soliti complottisti. Non occorre essere un grande Clinico per diagnosticare in Ratzinger una forma di deperimento organico generalizzato detto SENECTUS, stando a significare la sua esclusiva origine legata alla senilità (come diceva Lui “…incipientem etatem…) .
    Se avesse avuto una malattia grave sarebbe estinto da un pezzo !
    Se fossimo stati nel medioevo avrei potuto avere qualche dubbio ma a quell’epoca, quando un Papa rincoglioniva, si attivava una cerchia di “Collaboratori”, più o meno dei boiardi di Stato, costituita da cardinali romani che gestiva segretamente la Chiesa fino al successore, cioè uno di loro.

  2. massimo trevia scrive:

    egregio la porta,ho letto sul sito di blondet questo:ratzinger prima disse che circa le dimissioni di gotti-tedeschi non fu lui ad imporle,mentre sul libro di p.seewald dice il contrario!!!!!!!!!
    e allora?nessuno ci fa caso?ormai siamo,mi pare,abbastanza catatonici……chi ci svegliera’?cerchiamo di essere svegli noi!!blondet dice che ratzinger ci manda,così,un segnale:non può dire ciò che vuole!un saluto.

  3. alessandro gentili scrive:

    Non ho letto questo libro ma ho letto volentieri e con profitto il commento di Piero Laporta: profondo e arguto, come sempre. Papa Ratzinger e Papa Bergoglio sono due personalita’ differenti, anzi divergenti. Pero’ finiremo per considerarli complementari e credo ci convinceremo che uno dei due senza l’altro non avrebbe senso. Mentre lascerei alla storia il giudizio di merito sui due, prenderei atto che le dimissioni di Benedetto XVI sono un precedente molto importante, anche se pericoloso.
    Del resto, anche per San Giovanni Paolo II la storia deve ancora pronunciarsi; esemplifico: la caduta del muro di Berlino sara’ stato veramente un bene per il nostro mondo? Io non lo credo.

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