DUE SOMARI DUE COMPARI

Obama o Romney? Visto che persino il fainancialtaims s’avventura in dichiarazioni di voto, ne facciamo una anche noi: non ce ne frega nulla.

Chiunque dei due vinca – e vincerà Obama, perché così è deciso – questi Stati Uniti non sono più quello che furono durante la 2^GM e nella Guerra Fredda. Mano a mano la loro classe politica è finita in mano a banditi pronti a tutto.

Caduto il Muro di Berlino, gli Stati Uniti avevano due opzioni: negoziare il loro incolmabile debito pubblico in un mondo pacificato oppure alzare la tensione mondiale per elevare il costo del barile e costringere con la forza militare a comperare il greggio col dollaro, uccidendo chiunque si opponga. Scelsero la seconda opzione, per seguire la quale imboccarono la strada delle congiure. La prima di queste, Tangentopoli, distrusse l’unica classe politica europea – socialisti e democristiani –  in grado di comprendere e contrastare la loro strategia. Ai vecchi alleati esigenti preferirono gli antichi avversari ricattabili, del resto compagni di strada di ben riuscite imprese banditesche, come l’assassinio di Aldo Moro e la trattativa con la mafia per la base di Comiso che costò la vita a Carlo Alberto Dalla Chiesa e Pio La Torre, tanto per fare alcuni esempi, non tutti. Si appoggiarono così ai rimasugli del Partito Comunista Italiano, le cui marionette, mutato l’abito di scena, si riproposero come vestali del liberismo.

Il costo del petrolio nel corso dal 1861 al 2008

Il problema degli Stati Uniti nel 1973 fu portare il barile da 20 a 40 dollari; nel 1980 da 40 a 100; l’11 settembre 2001, da 20 dollari si portò nuovamente verso 100; oggi non bastano più 100 dollari, ne vorrebbero 200, domani 400, mano a mano sempre di più. Il controllo militare delle fonti petrolifere, unito all’uso indiscriminato della forza conferisce al dollaro, che altrimenti sarebbe carta straccia, la qualità di moneta di scambio per le transazioni energetiche. Quanto può durare?

Potrebbe durare a lungo se le famiglie della buona società americana preferissero il lavoro alla ludoteca e inviassero i loro figli sui fronti di guerra. Da tempo invece il denaro rapinato ha infettato di decadenza tanto le famiglie quanto l’esercito. Così è giocoforza esigere che il resto del mondo lavori e produca, mentre le operazioni militari si affidano a mercenari, reclutati sotto varie forme, oppure alle truppe alleate, analogamente a quanto fece l’impero romano al tramonto.

Solo caudatari senza dignità, come i politici italiani, possono supporre d’essere alleati con un paese le cui banche ci bombardano con le transazioni istantanee, facendo pagare a tutti noi le loro enormi dissipazioni.

Il mio amico, colonnello statunitense in pensione, mi ricorda tuttavia che c’è un hi-tech militare che fa la differenza. È vero la tecnologia degli aerei senza pilota, per esempio, ha modificato le regole della guerra, da quando essa si può condurre dall’ufficio e sembra apparentemente poter fare a meno del campo di battaglia. “Return”… e puff il nemico non c’è più, vaporizzato da un missile piovuto dal cielo come le saette di Zeus. In questo modo tuttavia la tecnologia ha inciso sulla politica della guerra, oltre ogni immaginazione. Le piattaforme unmanned, in particolare quelle aeree, tolgono alla guerra l’attrito di clausewitziana memoria, spogliando l’esecuzione militare d’ogni rischio e di qual si voglia incertezza: individuato l’obiettivo, si colpisce da migliaia di chilometri senza alcuna remora, certi che l’operazione, quantunque ripetuta migliaia di volte, non ha  (apparentemente) conseguenze sulla macchina del consenso elettorale, anzi.

Obama, in un duello tivvù, ha infatti ricordato allo sprovveduto Romney che la forza militare non si misura più come nel passato. Verissimo.

Inutile quindi entrare nelle aritmetiche delle vittime civili; delle donne, dei vecchi e dei bambini uccisi dalle operazioni dei drone. Anche se solo un innocente avesse perduto la vita, gli agguati dal cielo con armi sofisticatissime hanno la medesima levatura morale del colpo di lupara al riparo d’un muro a secco. Quand’anche tutti i morti fossero tutti nemici – di chi poi? – gli agguati dal cielo sono una depravazione ulteriore della guerra, assimilando l’oligarchia dotata di implacabili hi-tech alla setta degli Hashishin.

Questo progresso che ci precipita nella barbarie del passato renderebbe persino grottesche, se non fossero tragiche, le condoglianze di Anders Fogh Rasmussen, Nato Secretary-General, alla Turchia per una modesta salva di mortai dell’esercito siriano, con cinque vittime civili. Non importa se il premio Nobel per la pace Barak Obama vincerà le prossime presidenziali. Queste armi stanno trasformando la democrazia Usa. Il dibattito su questo tema presagisce una mutazione perversa; nessuno può dire quanto incontrollabile essa possa diventare, ma di certo porta alla sconfinata barbarie e, con questa, alla fine del sistema americano, che fu fondato su tutt’altri valori.

Qualcos’altro intanto sta mutando. Russia e Cina poche settimane fa hanno stretto un accordo, col quale Mosca garantisce a Pechino quantità illimitate di forniture energetiche pagate con yuan, la moneta cinese. Questo fatto è più d’una rivoluzione monetaria, nonostante sia stato minimizzato sulla libera stampa italiana. Lo yuan, finora moneta non convertibile, accettato da Mosca in pagamento delle forniture energetiche, rappresenta il vero sigillo dell’alleanza fra Russia e Cina, tante volte annunciata, altrettante rimasta sulla carta.

Lo scontro militare fra USA e Cina sarebbe certamente a favore degli americani, finché il gigantesco programma di riarmo cinese non sarà oltre metà strada, cioè entro i prossimi cinque anni. Lo scontro militare fra USA e Russia sarebbe, sicuramente più del precedente, a favore degli americani, grazie al divario di tecnologia militare fra i due paesi.

Se tuttavia si andasse oggi allo scontro militare fra USA e l’alleanza Russia-Cina, la partita volgerebbe al peggio per Washington perché l’intero Pianeta gli si rivolterebbe contro e la stessa tenuta interna del sistema statunitense diverrebbe incerta e insidiosa, mentre i fronti di guerra non si rivelerebbero così mollicci come supposero i loro supponenti analisti. È, quest’ultimo,  un errore nel quale sono caduti ripetutamente. Un errore che in Siria oggi appare in tutta la sua macroscopica e stupida gravità.

Il fatto positivo è che in Israele una vasta maggioranza non intende più fornire alibi per le guerre che elevano il costo del barile, nella consapevolezza che il mondo è vicino allo scontro nucleare, ben più pericolosamente e con molte maggiori probabilità di quanto fosse durante la Guerra Fredda. Questa è la radice della crisi finanziaria mondiale: nessun investimento a lungo termine appare consigliabile quando la guerra mondiale incombe così da vicino.

L’umanità ha già pagato più volte a caro prezzo la presunzione del pazzo di turno di vincere le guerre grazie alla supremazia tecnologica. La storia tuttavia, disse Gramsci, è maestra di vita ma non ha scolari.

Due di questi scolari somari stanno correndo per la Casa Bianca, chiunque dei due vinca – e vincerà Obama perché è deciso così – rischiamo ancora lutti, rapine, distruzioni e sacrifici; lo ha certificato qualche giorno fa la diabolica Algela Merkel che dice di vedere nero nei prossimi cinque anni: lutti, rapine, distruzioni e sacrifici, cioé quanto costei e i suoi compari di Parigi, Londra e Washington chiamano crisi economica.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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8 risposte a DUE SOMARI DUE COMPARI

  1. Pingback: Due Somari Due compari (Piero Laporta) « LA TANA DEL LUPO

  2. francidag scrive:

    RISCRIVO CORRETTAMENTE
    Gli USA impiegano il 19% della forza lavoro nella “difesa” alimentando così una fiorente industria bellica. L’idea di pace universale implicherebbe, per loro, una riconversione di 1/5 della loro economia. La semplice attenuazione della bellicosità si tradurrebbe in un calo conseguente del PIL: non ne parliamo nemmeno!
    Essi anno anticipato di molto i temi della globalizzazione con una accurata e ricercata delocalizzazione dei conflitti che, in sostanza, rappresentano la fase dei consumi del settore.
    Qualunque somaro vinca: prego ammirare l’armamento!

  3. Elio Paoloni scrive:

    Finalmente! Già in macchina, via radio, ero stato bombardato da stormi di uccelli cinguettanti. Come ama Obama questa gente, e quante differenze riesce a trovare tra due candidati che fanno capo agli stessi circoli e ricevono i finanziamenti dagli stessi soliti noti. Sempre più la politica sta diventando, e non solo per gli intellettuali de sinistra, una branca dell’Estetica.

  4. salvatore ricciardini scrive:

    Da un popolo ,gli americani,.che si fecero aiutare dai mafiosi per invadere la Sicilia cosa ci aspettiamo.Dimentichiamo che hanno bombardato le città
    italiane e poi tedesche senza riparlare di quelle giapponese,sparando a cieli sgombri cosi tanto per assassinare i popoli inermi. Si ,generale ha ragione .Al primo passo falso ,alla prima incertezza,gli americani saranno assaltati dai popoli che hanno sopportato.Forse
    anche i pellirosse si vendicheranno.Ma i veri finanziatori e facilatori di guerre non è che hanno previsto il cambio di
    casacca?

    • Piero Laporta scrive:

      Non credo sia corretto esaminare i fatti di ieri con gli occhi di oggi. Quando gli americani arrivarono il meridione d’Italia era nel Medio Evo e il rimanente del penisola stava solo un passo più avanti. Le condizioni dei braccianti e degli operai erano spaventevoli. Le malattie infettive dilagavano. L’otite, non il cancro, l’otite uccideva. Tutto ciò non era colpa degli americani. Noi non dovevamo entrare in guerra ma pensare ad ammodernare il paese. Oggi paradossalmente non ammoderniamo il paese però ci prendiamo il lusso di andare in guerra.

      • salvatore ricciardini scrive:

        Come è cattivo verso i valori di civiltà del nostro Rinascimento!. Non è che gli americani se la passano bene ancora adesso ,con gli avvoltoi del denaro che vanno dove c’è da spolpare.

        • Piero Laporta scrive:

          Il Rinascimento fu ottimo nel suo tempo. Dubito tuttavia che, nella prima metà del secolo scorso, la gente di numerosi borghi meridionali, ma anche veneti e romagnoli, umbri e abruzzesi, fosse felice di vivere come si viveva quattro secoli prima. In quanto al paragone con gli Usa, penso che fra gli Stati viga un po’ la stessa regola che regola i rapporti fra gli uomini: io non sto meglio perché lei sta peggio. Proprio noi italiani, ne sono convinto, dobbiamo riscoprire la capacità di andare avanti da soli, coi nostri valori e le nostre forze.

  5. alexfaro scrive:

    Sono totalmente d’accordo con l’analisi,sulla stuazione internazionale,che Piero Laporta ha scritto in questo articolo.
    bravo LaPorta!
    un saluto
    Alexfaro

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