Laura Antonelli e i cannibali

Cannibalismo vergognoso, a cadavere caldo, sulla povera Laura Antonelli.

Morta povera, ammalata e tuttavia riaccostatasi a Dio, dopo una lunga travagliata sofferenza, è stata ricordata senza alcun rispetto, come non fosse una persona ma un pezzo di carne, una delle tante del caravanserraglio delle smutandate.
Illustri segaioli coi capelli bianchi o col parrucchino, capifila di quanti hanno ridotto il cinema italiano a bordello vociante, non hanno esitato – pur di rioccupare uno spazio nel tiggì o nella pagina – a ricordare con la bava alla bocca, come s’eccitavano in tempi lontanissimi al cospetto della poveretta, deceduta il giorno prima.
Uno spettacolo di inaudita volgarità, macabro, raccapricciante, più orrido d’un cadavere in putrefazione questo affollarsi intorno al microfono d’attorucoli ed ex registi abbaianti, terrorizzati dalla loro morte che incombe, disperatamente in cerca di rinnovata popolarità, a spese d’una povera donna defunta.
Silenzio tombale naturalmente da parte del caravan serraglio femminista le cui maîtresses à penser, da par loro, agiscono, soccorrono, polemizzano, succhiano genuflesse solo se c’è un concreto tornaconto, possibilmente in contanti e senza ricevuta.
Uniche parole di vera pietà sono giunte da una che ha ben conosciuto i maiali che hanno infierito sulla povera defunta: «Laura era una donna tenera e aveva una fragilità immensa, sono caratteristiche che, quando recitava, erano state la sua forza e che si sono acuite e ampliate nella seconda parte della vita» ha ricordato Claudia Koll «quando ha trovato se non la pace almeno una nuova stabilità nella fede in Cristo e nella preghiera». 

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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4 risposte a Laura Antonelli e i cannibali

  1. Ottimo articolo. Sono d’accordo. Con i miei saluti.

  2. Francesco BRUNO scrive:

    Laura Antonelli ha accompagnato i più genuini e fantasiosi sogni al femminile della mia adolescenza. Alessandro Momo, coprotagonista, che morì giovanissimo, credo dopo “peccato veniale”, il film che seguì a “malizia”, era il ragazzo, al quel tempo, più invidiato. E’ ovvio che si pretenda d’immaginare che collettivamente si pensasse a Laura Antonelli solo in un senso (o sesso). Vero! Innegabile quel riferimento. Nel mio caso tuttavia, sarebbe sbagliato pensare solo a quello e mi spiego. Premetto che, in un periodo in cui nessuno di noi ragazzi sapeva come immaginarla una donna senza vestiti, se dicessi che non abbia pensato all’attrazione intima, sensuale ed al sesso che questa prorompente tempesta di femminilità trasmetteva sarei un pagliaccio. Proprio perchè ovvio quindi vorrei superare tale condizione per raccontare anche altro. Quello che io ricordo della splendida donna è la prorompente femminilità in un contesto in cui, per effetto delle contestazioni sociali dei tempi (femminismo, comunismo, figli dei fiori, ecc.) i costumi portavano il genere femminile verso una deriva di genere, verso una profonda modificazione in “peggio” del proprio stile, del proprio fascino, della propria immagine. Forse allora non lo sapevamo mentre oggi (con il risultato in mano) possiamo dirlo. La donna, da quell’epoca di contestazione forse avrà guadagnato spazi (sono perplesso che essi siano venuti da quelle contestazioni) però ci ha molto rimesso in immagine ed in ritorno relazionale dal genere maschile che da tanta forza e avversione è rimasto shoccato e forse un po’ intimidito o inibito ( e non mi riferisco solo al fatto che oggi nessuno apre più la portiera dell’auto ad una Signora). Penso ad esempio alla distanza sempre più marcata tra i due sessi dove si registra una l’aumento di coppie che preferiscono la comunione, la convivenza, tra soggetti dello stesso sesso. Laura Antonelli dunque, in un contesto in cui le donne scappavano dall’identità naturale di genere “femminile, appunto” spaventando a morte quelli come me che le donne non le avevano ancora conosciute, si presentava come un terzo genere, come “conservativa, accogliente, invitante”. Non a caso in “malizia” il coprotagonista era un adolescente. Lei riuniva in se una forte femminilità buona, più familiare, semplice, casalinga che piace al cuore. Sarebbe ridicolo, è altrettanto ovvio, sostenere che poi, con quella carica di femminilità, accentuata da un ruolo che esprimeva in modo prorompente anche la sensualità (che sapientemente S. Samperi le impose) che ciascuno di noi possa non averla immaginata in vestaglia, in lingerie o su una scala a raccogliere un libro stando sotto la sua gonna o addirittura tra le sue lenzuola. Non credo che Laura Antonelli avrebbe non voluto essere immaginata anche così, tuttavia credo che l’abbia dispiaciuta molto, in vita, essere immaginata solo così ed aveva ragione. Io a quei tempi la desideravo come la desideravano tutti gli Italiani di sesso maschile. Intendo che la desideravo sessualmente, che poi nemmeno sapevo bene cosa fosse il sesso. Me ne vergogno un po’ però, non perchè non fosse naturale desiderare sessualmente una bella donna. del resto era questo lo scopo dei film che le imponevano o proponevano. Me ne vergogno un po’ perchè sapevo, ed oggi ne ho la conferma, che le si poteva e doveva rivolgere un’attenzione un po’ più completa, più pregiata. Non faccio fatica a ricordare come avesse un volto speciale con uno sguardo penetrante che ti sarebbe entrato nell’anima. Probabilmente a tanta grazia e tanta muta capacità espressiva il Signore avrà anche associato una capacità comunicativa altrettanto forte tuttavia non le abbiamo chiesto di parlare, di esprimersi, di dirci qualcosa e dunque non lo sapremo mai. Le abbiamo chiesto di spogliarsi, e lei lo ha fatto, generosamente e magistralmente, magari non completamente, per fortuna. Si spogliava come usava a quei tempi, lasciando più immaginare che vedere. Per cui, pur nel precipitare dei costumi, almeno conservavamo quel rispetto sia dell’attore, consentendogli di non denudarsi del tutto, ma anche dell’osservatore al quale lasciavamo l’esercizio della fantasia oggi perduta. Nel tempo dunque, abbiamo denudato tutti, sia gli osservatori che gli attori. Abbiamo dunque rinunciato e generare le nostre emozioni che oggi compriamo in pacchetti preconfezionati. Laura Antonelli mi ha fatto sognare e, vi prego, credetemi, anche se vi sembrerà che io dica per celare le imbarazzanti tempeste ormonali, che pure c’erano (e lo rivolgo alla cara memoria come ulteriore testimonianza di prorompente femminilità sicuro di non essere irriverente) ma come “donna”. Un termine magico che sarebbe tanto bello poter ripronunciare con la dignità che ad esso dobbiamo restituire. Potendo contenere dentro il termine “donna”, nel caso di Laura Antonelli (ma non solo), quella meraviglia di armonia per l’incedere flessuoso, le linee (o curve se volete) lunghe e sinuose, per lo sguardo selvaggio e penetrante eppure accogliente e confortante, per le movenze vellutate e sensuali, affascinanti e dunque la per straordinaria, complessiva magia della bella femminilità che la natura avrebbe destinato alle “femmine” ma che le femmine rifiutano o, credono di doversene almeno per alcuni aspetti, liberare attribuendo significati o responsabilità di inferiorità. Ma quando la “donna” si priva di tali grazie cosa genera in alternativa? Omologate figure legnose e prive di armonia, di eleganza, di personalità, d’individualità e tanto altro viene a distruggersi della grazia che la natura dispensa. In fondo poi per affermarsi, abbiamo capito, una donna non deve essere meno femminile, deve essere femminile ma deve essere anche altro . Ma vi sembra che Laura Antonelli, o Monica Bellucci (che potrebbe essere la L. A. del 2000), o Rita Hayworth che forse lo era stata 30 anni prima, possano aver avuto il problema di imporsi in società conservando tutte le doti specifiche di una “femmina”? Ma vi sembra che quel tipo di donne avrebbero rinunciato alla loro femminilità per trasformarsi in omologate contestatrici “del tutto sbagliato” nel rapporto da UOMO a DONNA e che quel rapporto lo avrebbero riformato (o deformato come oggi ci è pervenuto)? Io non credo. E’ per questo che, con grande rispetto della “Donna” (al di la che sia una straordinaria femmina, come lo erano R.A; L.A. e Monica Bellucci che lo è ancora nonostante i suo 50 portati meravigliosamente) che ricordo dunque Laura Antonelli, La ricordo con Affetto e riconoscenza. Lei ha archiviato, per la futura memoria e confidando che possa tornare utile a quante “Donne” volessero attingervi ed imparare, una figura sia fisica che di presenza intima, che d’immagine collettiva, sociale, che sarebbe bello riprendere ad esempio, perchè, alcune delle doti fisiche che L. A. possedeva, certo non dico tutte, possono derivare dall’educazione, sia motoria che comportamentale (e soprattutto, ma non solo, alimentare). Arrivo a dire infine che anche dove la natura fosse stata avara, c’è sempre differenza tra due persone fisicamente non dotate se l’una è rozza, disarmonica e volgare mentre l’altra esprime tutto con garbo eleganza e compostezza. Queste ultime caratteristiche, per quanto si possa esservi predisposti dalla nascita, sono assolutamente comportamenti dunque derivano dall’educazione che vogliamo o possiamo assumere dalla società e da chi è preposto alla nostra formazione. Grazie Laura Antonelli. Ti voglio bene e te lo dimostrerò ricordandoti “vestita” perchè credo che così vorresti essere immaginata e soprattutto ti assicuro che ti ricorderò nelle mie preghiere (per quanto possa servire il ricordo di un umile peccatore) . Con Affetto fraterno, Francesco BRUNO.

  3. Armando Stavole scrive:

    Saro’ ripetitivo sino alla nausea, ma la gran parte dei miei connazionali li definisco come locuste, capaci di distruggere tutto pur di prolungare la loro esistenza. Ma la morte, scrisse il gran Toto’, livella tutto e ci porta su un altro piano dove la verita’ assoluta fara’ il suo corso.

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