Raffiche di Falsità a via Fani

Sollecitato da un amico di FB (confido rimanga tale), pubblico solo 4 pagine dell’introduzione al libro che sto scrivendo su via Fani. Lo faccio per dimostrare quanto farlocca sia l’inchiesta ufficiale, anche senza gli anagrammi (ai quali qui si riserva solo un cenno, senza addentrarvisi).

I BR sostengono d’aver ucciso Aldo Moro. È falso. Il giornalista investigativo Paolo Cucchiarelli dimostra che altri lo uccise[1]. A loro volta, i Carabinieri del Reparto Operativo Speciale di Roma dimostrano[2] che il garage di via Montalcini – presunto teatro dell’omicidio di Aldo Moro – non ha requisiti tecnici compatibili col racconto dei BR.
I BR , Viminale e stampa sostengono che la Fiat 130 su cui viaggiava Aldo Moro tamponò la Fiat 128 che la precedeva, bloccando l’incrocio di via Fani con via Stresa. È falso.

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Il tamponamento è smentito da due foto del Viminale e dal racconto incongruente del Morucci, ma soprattutto, ripetiamolo, da due foto non più “smarribili”[3] del Viminale. Quest’ultimo inspiegabilmente impegnato a suffragare i BR. Perché?

Riepiloghiamo

I BR hanno sparacchiato una settantina di colpi, sull’Alfetta e quasi un terzo fra i propri piedi a terra, per aria e sul caseggiato di fronte.
I quattro con uniformi Alitalia hanno ucciso Leonardi, Ricci e Zizzi, sparando una dozzina di colpi; con evidente precisione.
Quattro armi dei BR s’incepparono, carenza peculiare a chi non ha addestramento né professionalità.
Il garage di via Montalcini non è dove Aldo Moro sarebbe stato ucciso, contrariamente a quanto sostenuto dai BR, dalla stampa e avallato da Istituzioni.
La “ricostruzione tridimensionale” del Viminale[4] patisce enormi buchi logici, tecnici e narrativi.
Il Memoriale del Morucci, asseverato dal Viminale, è falso in larghissima misura.
Il tamponamento della Fiat ai danni della Fiat 128 dei BR, collocato dal Morucci e dal Viminale all’origine dell’assalto dei BR, è un falso, svuotando tutta la narrativa ufficiale del Morucci su via Fani.
Dopo neppure 20 pagine del libro abbiamo già scoperchiato questi buchi, altrettanti pozzi neri nell’inchiesta.
Le falsità, raccontateci dai BR, dal 1978 a oggi, per 44 anni, asseverate da stampa e Istituzioni compiacenti, devono indurre a ripassare al vaglio tutta la vicenda: tempi, modi, risorse e complicità (italiane e non).

Significato di Via Fani

Quand’anche non vi fossero gli anagrammi, l’inchiesta rimarrebbe e rimane inattendibile, sbilanciata a favore dei BR e dei mandanti italiani, quest’ultimi tuttora occulti. Si ha un bel evocare Henry Kissinger o quei perfidi comunisti sovietici, a seconda che i fatti siano narrati da filo statunitensi o residuati di sinistra.
Chiunque abbia operato non poté fare a meno del concorso dei padroni di casa, i segretissimi servizi italiani, nelle loro innumerevoli diramazioni del tempo.
Chiunque abbia operato aveva la benedizione di Stati Uniti e Unione sovietica, unitamente e concordemente, perché queste erano le regole nel mondo bipolare.
Questo è il significato di via Fani, il punto concettuale da cui partire: trasversalismo e cooperazione, sotto la responsabilità dei padroni di casa, italiani.
Detto questo, gli anagrammi comunque esistono e devono essere tenuti in conto, perché sono un “fatto univocamente determinato”.
Che cos’è un anagramma? “Anagramma” è questo: 1) lo determini mercé l’esatto / 2) rimescolamento di lettere[5].
Le due frasi sono l’una anagramma dell’altra. Una curiosità: l’enigmista Aldo Moro è rimasto nell’ombra sin quando non è stato pubblicato un libro che riscopre questa qualità[6]. Il libro, coincidenza curiosa, rilancia la “pista via Montalcini”, il covo bufala senza alcuna scusante per chi l’abbia buttata sul tavolo della disinformazione.
L’anagramma è tale se ricombina tutte le lettere d’una frase in altra frase di senso compiuto, senza aggiungere o togliere alcuna vocale, consonante, numero, simbolo.
Svelati gli anagrammi, nella Parte Quarta sarà illustrata un’attendibile ipotesi sulle modalità della strage, certamente più attendibile di quella farlocca del Morucci.
Sergio Flamigni[7], Paolo Cucchiarelli[8] e altri evidenziarono molte contraddizioni nella narrativa ufficiale. Nessuno analizza finora via Fani con occhio militare. D’altronde non è il loro campo, mentre sarebbe stato compito dei militari inquirenti. Taluni commentatori tenteranno uno sviamento sul punto.

Aspetti Militari Negletti

La presente inchiesta, operata con occhio militare, doveva – e sottolineiamo “doveva”, per dovere militare – impegnare gli investigatori militari, altrimenti inconsistenti. Se per incapacità o per malafede, poco oramai importa. Gli anagrammi strappano quindi il velo sul volto extranazionale di via Fani.
Nessuna analoga operazione militare, lo si è detto, fu mai compiuta in Italia, né prima né dopo. Attentato di pari clamore, non di pari volume militare, fu contro san Giovanni Paolo II, il 13 Maggio 1981. Le due inchieste patiscono negligenze dai medesimi ambiti inquirenti, a cominciare dai servizi segreti italiani. Coincidenza?
Ali Agca, favoreggiato analogamente ai BR, da autorevoli sostenitori della tesi “agì da solo”, nonostante fosse fuori luogo presumere un singolo o un manipolo di sprovveduti a compiere tali imprese. https://bit.ly/3zMYLgb
Non fu isolato Ali Agca, non lo furono i BR, celando la presenza di professionisti a via Fani.
Il quotidiano l’Unità del 17 Marzo, il giorno dopo, nel testo accreditò ai BR una professionalità “tedesca” e titolò: «Il Rapimento e la Strage Studiati nei Minimi Dettagli».
I BR, lo testimonia il Memoriale, non studiarono alcun particolare. Il memoriale del Morucci certifica BR somari nelle operazioni militari, nonostante nella pratica risultassero studiate “nei minimi dettagli”, proprio come scrisse l’Unità.[9]
Il Memoriale del Morucci manca pure dell’analisi grossolana e ancor più di un’attendibile descrizione dei fatti. Sono invece innumerevoli e gravi le incongruenze e le bugie grottesche, non di meno asseverate dalle Istituzioni.
Abbiamo in precedenza accennato a Bassam Abu Sharif.[10] Questi, dirigente terrorista palestinese di primo livello, davanti alla Commissione presieduta da Giuseppe Fioroni iniziò con un do di petto, la cui eco fu spenta seduta stante (Commissione distratta?):
«Le BR non hanno rapito Aldo Moro».[11]
Disse proprio così: «Le BR non hanno rapito Aldo Moro». Ancor più pesante la successiva affermazione dello stesso terrorista – addestrato dai servizi sovietici – più pesante nella sua ovvietà[12]:
«Le BR non avevano la possibilità di uccidere cinque guardie del corpo senza che Aldo Moro venisse ferito».

Scostamento dell’arma

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I BR sparacchiano in via Fani fra i propri piedi a terra, sul caseggiato di fronte, dal piano terra al secondo piano[13]. Aldo Moro, incolume, nelle mani di costoro? Inaccettabile e ridicolo.
Verità banali per chi abbia dimestichezza con le armi; impossibili da ignorarsi per un investigatore quand’anche men che mediocre. Verità ignorate e sviate tuttora.
Bassam Abu Sharif, professionista del terrore dal brillante curriculum, aggiunge pesanti dettagli (grassetto aggiunto)[14]:
«Cinque guardie del corpo uccise e Aldo Moro, la personalità protetta, non è stato nemmeno ferito: questa è professionalità di altissimo livello, un addestramento molto raffinato. Non vi è dubbio che ognuno di coloro che hanno sparato si è addestrato a sparare almeno 10.000 colpi contro obiettivi mobili e immobili. Parlo per esperienza: per colpire il bersaglio 10 volte su 10 devi aver sparato almeno 10.000 colpi d’arma da fuoco, e questo non lo fa chi non è professionista; e i brigatisti non erano professionisti di questo livello».
Il rapimento e la strage sono tuttavia avvenuti. C’era quindi qualcuno che i 10mila colpi aveva effettivamente sparato.
È curiosa la distrazione su tale punto sia da parte della Commissione nel suo intero, ma soprattutto da parte dei periti e dei consulenti militari. Si osservi la figura qui sopra.
Chi spari da 150 centimetri al capo e al corpo dell’autista Domenico Ricci, deve tenere conto che uno scostamento della propria arma di 4 centimetri coinvolgerebbe ginocchia, corpo e testa di Aldo Moro. Una rivoltella o una colt sono intorno ai 15 cm; un’arma a raffica è più lunga, dal controllo più difficoltoso.
Abu Bassam Sharif sa quanto dice affermando: «Le BR non avevano la possibilità di uccidere cinque guardie del corpo senza che Aldo Moro venisse ferito».
Un tiratore non addestrato e inesperto, come i BR, fa scostamenti ben più ampi di 4 centimetri, soprattutto coi colpi successivi al primo. Come si vedrà, questa peculiare attitudine i BR la dimostreranno proprio in via Fani.
Singolare, davvero molto singolare come tale elementare dettaglio dello scostamento sia sfuggito a periti e consulenti militari della Commissione.
La linea contraddistinta col numero (2) dice pure che un minimo scostamento – 1,0 -1,5 cm – esponeva Aldo Moro a rischio di essere comunque colpito. Questo rischio poteva essere corso? Aldo Moro ferito significava un onere logistico dagli sviluppi certamente gravosi e altrettanto imprevedibili e quindi ardui da gestire e pressoché impossibile da pianificare.
Quando in precedenza si è affermato: «La ricostruzione tridimensionale” del Viminale patisce enormi buchi logici, tecnici e narrativi»[15] si intendeva anche queste osservazioni sullo scostamento; c’è tuttavia ben altro e ben più gravoso contro la verità.
Come si vede, dopo poche pagine di questo libro, si scoperchiano buchi nell’inchiesta e la presenza di Aldo Moro in via Fani è già traballante.
Aldo Moro è stato tuttavia rapito e la strage è avvenuta. Chi assicura la coincidenza nel tempo e nello spazio dei due fatti? Morucci Valerio e i suoi compagni.
Per ora non importa come siano avvenuti, sono due fatti realmente avvenuti. Bassam Abu Sharif certifica la presenza di professionisti in via Fani, dietro e accanto ai BR. Questi ci basti per partire.
Tale estranea presenza è confermata da un BR presente a via Fani[16]. Non è dettaglio su cui sorvolare. È invece negletto dalle istituzioni. Basterebbe questo per affermare la presenza di falsari fra quanti verbalizzano i fatti di via Fani. Siamo solo a pagina 20; v’è ben di più tuttavia. Falsità a raffiche ininterrotte dal 16 Marzo 1978.

[1] cfr. PARTE SECONDA di Paolo Cucchiarelli “L’ultima notte di Aldo Moro. Dove, come, quando, da chi e perché fu ucciso il presidente DC” ed. Ponte alle Grazie, 2018

[2] Commissione Fioroni seduta di mercoledì 10 maggio 2017.

[3] Questa vicenda è marcata dallo smarrimento, non oggetto di indagini, di fotografie facenti parte del fascicolo istruttorio.

[4] Mininterno “Ricostruzione Della Dinamica Della Strage Di Via Mario Fani del 16 Marzo 1978” relazione alla Commissione Fioroni, 15 Giugno 2015

[5] «L’anagramma è uno schema enigmistico che consiste nel variare la disposizione delle lettere di una o più parole (e/o frasi) in modo da ottenerne un’altra o più parole (e/o frasi) di senso compiuto, che a volte possono anche essere continuative con le prime o in attinenza di significato». “ANAGRAMMI… CHE PASSIONE!” a cura di Fra Diavolo (Carmelo Filocamo) e Pippo (Giuseppe Riva), Associazione ‘G. Panini’ – Biblioteca Enigmistica Italiana – Modena https://bit.ly/3EHzrsl

[6] Carlo Gaudio “L’Urlo di Moro” ed. Rubettino, 2022 Guarda caso questi nuovi anagrammi rilanciano il “covo di via Montalcini”, una fandonia priva di ogni attendibilità, come vedremo.

[7] Sergio Flamigni “Delitto Moro. La grande menzogna” ed. Kaos 2019

[8] Paolo Cucchiarelli “L’ultima notte di Aldo Moro. Dove, come, quando, da chi e perché fu ucciso il presidente” ed. Ponte alle Grazie 2018

[9] https://bit.ly/3mIrGua

[10] Udienza del 26 Giugno 2017. Bassam Abu Sharif fu uno dei terroristi più famosi e pericolosi al mondo negli anni ’60 e ’70. Operò sul campo e come “ministro della propaganda” per il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) oltre che reclutatore di terroristi come Carlos lo Sciacallo. Non fu amato da tutti. Nel 1972, gli fu inviata una bomba nascosta in un libro, lasciandolo mezzo cieco, sordo da un orecchio e quasi senza dita. A fine carriera, alleatosi con Yasser Arafat, ne divenne stretto consigliere.

[11] Commissione Fioroni, audizione di Lunedì 26 giugno 2017

[12] Ib.

[13] Rapporto della Polizia scientifica in via Fani             https://bit.ly/3OjzOx3

[14] Ib.

[15] Pag. 15

[16] https://bit.ly/3Qo3ydW

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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