Riforma della Giustizia? Rispettiamo Intanto la Costituzione in Italia e nella UE

Non ho letto la proposta di riforma della Giustizia, per la quale Matteo Salvini e altri raccolgono le firme per un referendum. Sono tuttavia contrario a queste strombazzate proposte di riforma, presentate screditando indiscriminatamente tutto il corpo giudiziario. Cominciamo intanto a rispettare la Costituzione, qui e ora. E facciamola rispettare dalla UE, immediatamente.

La vicenda di Luca Palamara certifica che alcune decine di alti magistrati e di alti rappresentanti delle Istituzioni mestavano per le nomine dei magistrati. Ebbene, “alcune decine” sono pezzi importanti ma non rappresentativi delle migliaia di giudici e alti rappresentanti delle Istituzioni, impegnati ogni giorno a tenere in piedi lo Stato, a dispetto delle massicce dosi di tossine inoculategli dai politici, almeno a partire dal “prelevamento” del presidente Aldo Moro.
È pur vero che la siringa è l’Associazione Nazionale Magistrati; non di meno il pollice che inietta è della mano politica. Il silenzio su questo tema del presidente della Repubblica è, senza alcun paradosso, il fatto politico più rilevante e concreto di tutta la vicenda. Tale silenzio è un manifesto lampedusiano, determinato alla conservazione d’uno status quo, apparentemente riformabile, sostanzialmente vocato all’immobilismo trasformista, peculiare a tutto il vertice politico italiano, con pochissime eccezioni.
Vedere d’altronde fra i “riformatori” quelle forze della politica, impegnate a corrompere il sistema giudiziario e, allo stesso tempo, referenziarsi come vittime dello stesso sistema, non è rassicurante ai fini degli scopi di tale improvvisata riforma.
Un altro importante elemento, trascurato nel parossismo riformista, è la corruzione dilagante fra e a causa degli avvocati, nonché i numerosi comportamenti finalizzati all’aggiramento surrettizio della norma, piuttosto che al rispetto della Legge, come invece imporrebbe un’elementare etica professionale. Si fa finta di non capire e vedere che da questo dipende una gran massa di inutili – e quindi dannosi – procedimenti giudiziari. Non è possibile alcuna seria riforma del corpo giudiziario se non si procede a una drastica revisione delle norme in capo agli avvocati.
Vi è infine un nuovo e importantissimo motivo per non mancare di rispetto al corpo giudiziario.
Sono almeno due anni che la politica calpesta la Costituzione, persino più di quanto abbia fatto, trascurandone l’articolo 11, approvando i Trattati Ue in spregio alla condizione di parità con i rimanenti firmatari, altrimenti imposta dalla Carta. Basti pensare che quanti oggi blaterano di Unione Europea e Difesa Europea, dimenticano che non abbiamo una moneta unica europea. Il Marco tedesco ha conservato infatti corso legale perpetuo. La Francia, dal canto suo, col Franco africano inquina ulteriormente i rapporti monetari nella UE. Tutto a danno degli italiani, della nostra ricchezza e del nostro lavoro.
Non bastasse questo, la cosiddetta pandemia sta inoculando ulteriori veleni nella prassi costituzionale. Quanti blaterano di fascismo e squadrismo, sono i medesimi che impongono per decreto la grave, organizzata e massiccia violazione di tutele costituzionali, palesando un’ulteriore subordinazione delle Istituzioni italiane a interessi terzi, analogamente a quanto già avvenuto nella politica monetaria.
Proprio grazie alla reazione di taluni distretti giudiziari, più indipendenti dei rimanenti dalla politica, si percepisce il disagio dei legislatori anticostituzionali e il loro imbarazzo a proseguire nella ignobile difesa di interessi allogeni e di parte.  
In conclusione, non credo che una riforma referendaria della Giustizia possa essere lontanamente prossima a una soluzione accettabile. In nome di un Manifesto di Ventotene, citato da numerosi sciocchi e mai letto e compreso davvero, abbiamo svenato lo Stato italiano, senza tuttavia conferirgli differente e adeguata autorità al suo interno e in Europa.
Questo Stato italiano è, in tutta evidenza, da riformare dalle radici. Proprio la parte più moderata e seria del corpo giudiziario – la sua maggioranza – può farsi carico di una transizione tanto pragmatica e lunga, quanto seria e pacifica. Al contrario lasciando fare a questa politica, le piazze esploderanno con la violenza imposta dalle condizioni oggettive. Non basteranno i provocatori prezzolati da coloro che blaterano di antifascismo per propiziare la sopravvivenza d’una dittatura in corso e virulenta, conseguenza di una infezione, cominciata dal 1978 e ingravescente con le stragi del 1992.

ps: L’Italia non si salva neppure rimuovendo dal grado i generali che fanno politica sia pure coi toni accesi e concitati del generale Antonio Pappalardo. Nello stesso tempo abbiamo mantenuto nel grado i torturatori e il generale di Corpo d’Armata Gianadelio Maletti, depistatore delle indagini sulle stragi, latitante indisturbato per 40 anni in Sud Africa e neppure una lira diu danni pagata allo Stato e ai suoi cittadini vittime delle stragi. Molti pesi e molte non poche ignobili misure.

  

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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3 risposte a Riforma della Giustizia? Rispettiamo Intanto la Costituzione in Italia e nella UE

  1. luciano prando scrive:

    caro piero, questa nostra costituzione copia incolla da quella staliniana . scritta da vecchi babbioni con la testa nell’800, solo preoccupati di proteggere il potere conquistato grazie all’aviazione americana, troppo lunga, pleonastica, invasiva non mi gusta affatto, da laico non mi gusta affatto la libertà di culto al posto di un’invocazione a Dio, una libertà di culto senza argini precisi, un regionalismo senza libertà fiscale (tre tasse una a pagare i servizi comuni dello stato, una a pagare i servizi comuni forniti dalla regione, una terza per i servizi forniti dal comune), una progressività finta che si è trasformata in costo del lavoro cioè in danno economico, un’indipendenza della magistratura finta (chi mai può considerarsi indipendente) che mescola il giudicante con l’inquirente, che pretende di interpretare e criticare le leggi espressione del parlamento unico organo legiferante in democrazia, che non chiarisce i limiti e gli obblighi del presidente della repubblica rispetto agli elettori, che non impedisce pastette parlamentari per mantenere seggio e stipendio (se un governo perde la maggioranza parlamentare che lo ha eletto, subito nuove elezioni) e chi più ne ha ne metta, sarà anche la costituzione più bella del mondo ma anche la più meretrice

    • Piero Laporta scrive:

      Ecco che cosa ho scritto:
      È pur vero che la siringa è l’Associazione Nazionale Magistrati; non di meno il pollice che inietta è della mano politica. Il silenzio su questo tema del presidente della Repubblica è, senza alcun paradosso, il fatto politico più rilevante e concreto di tutta la vicenda. Tale silenzio è un manifesto lampedusiano, determinato alla conservazione d’uno status quo, apparentemente riformabile, sostanzialmente vocato all’immobilismo trasformista, peculiare a tutto il vertice politico italiano, con pochissime eccezioni.

      Siamo quindi sulla stessa lunghezza d’onda. Per quanto imperfetta e perfino pericolosa, nulla sarebbe peggio che lasciar fare a un Salvini e ai suoi compari mediante un referendum, figuriamoci.

  2. Armando Stavole scrive:

    Sabato non hanno rispettato la costituzione, dice Landini, il caro compagno cita la costituzione in questo caso ma la dimentica quando a stuprarla sono i suoi referenti

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