Casale San Nicola: razzista a chi?

annafoa  https://pierolaporta.it/?p=11390Casale San Nicola: la presenza dell’estrema destra non giustifica né il disagio inflitto ai residenti né i manganelli sulle loro schiene #foaveritàavvelenata

Anna Foa scrive su Pagine Ebraiche: «I ‘cittadini italiani’ che, sotto la guida di forze di estrema destra come Militia e Casa Pound, si scagliano a Roma come a Treviso contro dei profughi, danno fuoco alle loro povere cose, cercano di cacciarli gridando di “non volere i negri”, affermano anche di non essere razzisti ma di agire ‘per paura’. La giustificazione gira da tempo sui media: abbiamo paura di loro, per questo non li vogliamo. Ma che cos’è questa paura e siamo proprio così sicuri che tale paura non abbia proprio niente a che fare col razzismo? Perché questi cittadini tanto paurosi non hanno paura di una persona o di un gruppo di persone determinate, che abbiano fatto loro del male o minaccino di farlo; hanno paura di coloro che hanno un colore diverso della pelle, che vengono da un altro continente, che vivono in condizioni di grande disagio. Hanno cioè paura di chi è diverso da loro. È la paura dell’altro, non una paura specifica, motivata. È la paura di perdere il proprio status, le proprie idee. Personalmente, non provo nessuna pena per queste persone. Tale paura è infatti parte costitutiva del razzismo, della prepotenza, dell’odio del diverso. Sono razzisti, e per di più razzisti paurosi.»
Foa trascura dati importanti e a lei, prof di storia, ben noti.
Primo. La presenza di Militia e Casa Pound fra i manifestanti di Casale San Nicola è una responsabilità del prefetto Gabrielli, non dei residenti. Il prefetto avrebbe dovuto ordinare alla questura di individuarli e separarli dagli inermi manifestanti di Casale San Nicola. Non lo ha fatto. Anzi, ha usato quella presenza come alibi per la violenza; come negli Anni di Piombo quando i pariolini in orbace prendevano ordini in questura. Film già visto.
Secondo. Quand’anche Militia e Casa Pound fossero stati assenti, il disagio dei residenti di Casale San Nicola è reale e ingiusto.
Terzo. È un disagio reale perché, ovunque i clandestini siano stati collocati, la qualità della vita del circondario è precipitata, per una quantità di motivi: dalla difficoltà di integrazione alla commissione d’un ventaglio di reati.
Quarto. È un disagio ingiusto perché inflitto in base a un arbitrio, tutt’al più tenendo in massimo conto le esigenze della cooperativa che ha vinto l’appalto per l’accoglienza – con sozzure ben note – e niente affatto l’equanime distribuzione del disagio fra i cittadini.
Quinto. L’equanime distribuzione del disagio fra i cittadini italiani è impossibile. Di questo tuttavia non sono responsabili i residenti di Casale San Nicola. L’accoglienza dei clandestini e dei profughi – Foa non bari, non sono solo “profughi” – colpisce i meno abbienti, i quartieri più disagiati e comunque, fa precipitare la qualità della vita dei fortunati prescelti.
Sesto. L’accoglienza indiscriminata – voluta da Bergoglio e dal trogolo politico – si risolve in un danno ingiusto, al quale giustamente la gente reagisce violentemente e ancor più lo farà in futuro.
Settimo. Sostiene il prefetto Gabrielli “noi siamo titolari dell’uso della forza” e aggiunge “io sono chiamato a fare questo lavoro. Se poi gli immigrati non li vogliamo, si contestano cose che stanno sopra la mia testa”. Due affermazioni temerarie. Il disagio reale dei cittadini e la vulnerazione dei loro interessi concreti non si risolvono col manganello. Olio di ricino e manganello sono binomio inscindibile. Non si capisce dunque perché minacciare l’olio sia più grave che usare il manganello. Se le cose contestate stanno “sulla testa” del violento prefetto, figurarsi quanto più in alto passino su quella dei cittadini. Imporre col manganello la soluzione sbagliata è quindi provocazione priva d’ogni giustificazione. Anzi, aumenta la violenza. 
Ottavo. Chi si chieda perché accade quanto illustrato sinora, osservi il fiume di milioni che fluiscono verso le casse delle cooperative.
Nono. Foa distribuisce patenti di razzista pur conoscendo bene i fatti oggettivi appena esposti e tuttavia messi in ombra nel suo farisaico intervento su Pagine Ebraiche. Chi autorizza Foa a insultare così un vecchio che piangeva di fronte allo stravolgimento della sua vita quotidiana? Foa non ha alcuna giustificazione per insultare le persone coartate dallo Stato. Il razzismo non nasce come pianta spontanea ma consegue alla stupidità di borghesi piccolo a piacere. Se tuttavia Foa è convinta che lo Stato abbia fatto bene – unico in Europa – ad aprire indiscriminatamente ai profughi e – non dimentichiamolo ai clandestini – allora c’è una via sicura per arginare la diffusione del razzismo: Foa dia l’esempio e ospiti un po’ di clandestini. Ci faccia sapere quanti, come, dove e per quanto tempo.
Decimo. Sconsiglierei tuttavia di imitare la furbizia di Bergoglio che dopo aver salmodiato “vergogna!” ha messo una poltrona da barbiere sotto al colonnato del Bernini e concesso un dormitorio per 30 persone, cioè neppure un millesimo di quanto le strutture religiose di Roma possono accogliere. Numeri e proporzioni assurdi e ipocriti, come Foa sa molto bene, dacché essa ha il conto preciso di quanti ebrei  S. S. Pio XII di venerata memoria accolse nei conventi di Roma e del circondario, senza berciare “vergogna!” né rivendicare meriti a posteriori.
[cryout-pullquote align=”right” textalign=”justify” width=”25%”]Chiediamo al Parlamento di respingere il ddl Cirinnà, che dà alle unioni omosessuali più diritti della famiglia – padre, madre e figli –abbandonata a se stessa e iper tassata. Clicca qui per: NO ddl Cirinnà[/cryout-pullquote]Undicesimo. A proposito, lo sa anche Gabrielli, il titolare dell’uso della forza, quante strutture religiose sono a Roma e nel circondario. Stupisce che non le abbia requisite, almeno trecento, nessuna delle quali protetta dall’extra territorialità del Vaticano.
Dodicesimo. Foa corre in soccorso dello sconsiderato Bergoglio. Maria Antonietta voleva distribuire le brioche ai pitocchi. Foa sparge polpette avvelenate da sub cultura opportunista, la stessa che favorì la Shoa, e chiama razzista chi non abbocca. #foaveritàavvelenata

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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4 risposte a Casale San Nicola: razzista a chi?

  1. Antonio Spinola scrive:

    Alla Foa consiglierei di calmarsi, essere più cauta nei giudizi, e magari anche rileggersi qualcosa di Carl Jung sui temi delle fobie e della paura. Come quella “lettera al pastore Fritz Buri” del 10 dic 1945 in cui scrive: “…non tento mai di liberare i pazienti dalla paura. Al contrario, li conduco sino al motivo profondo che spiega come essa sia giustificata.”

  2. Fedro scrive:

    Nitore di pensiero!

  3. Luca scrive:

    Sì, ma l’ha fatto leggere alla Foa? Ha provato a discuterne con lei? Altrimenti è inutile, perché la Foa scrive sui giornaloni, lei no, anche se può avere ragione. A proposito: lo faccia leggere anche alla Morresi, che sull’Occidentale difende la cosa perché deve difendere Alfano e il NCD.

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