La guerra in Siria volge al termine. Ammaestramento: mai più politiche menzognere e occulte sulla testa dei cittadini, sui cadaveri delle povere vittime. #VivaLaSiriaLiberata
Siria, le bugie hanno intossicato la verità, la quale ha tuttavia vinto: terroristi cacciati, civili evacuati e gente in festa, ad Aleppo e altrove. Siria verso la pace vera. La coda velenosa di terrorismi, autobombe e Tir del Califfato obamiano-clintoniano non muta lo stato di fatto. La guerra si vince per prevalenza delle truppe e per conquista del territorio. Terrorismo e bugie, fiction televisive e improbabili volontari non ne mutano gli esiti.
[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”33%”]Pubblicato con altro titolo su La Verità, diretto da M.Belpietro
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Vladimir Putin e Bashar al-Assad hanno vinto a spese del Nobel per la pace Hussein Barak Obama e di Hillary Clinton, coi loro padrini, Goldman&Sachs, J.P. Morgan, Georgy Soros… il “complesso militare industriale”, la cui pericolosità fu additata sin dal 17 gennaio 1961 da Dwight Eisenhower, accomiatandosi dalla Casa Bianca.
Quanti dipingono la Russia a tinte fosche, dimenticano che essa non è un pericolo per la sicurezza dell’Occidente, tanto meno dell’UE, accodatasi tuttavia agli embarghi decisi a Washington. Il pericolo viene palesemente dal terrorismo contiguo ai medesimi denigratori della Russia.
Putin è un presidente autoritario? Certamente. Bashar al-Assad è un dittatore? Certamente. Se così non fosse stato sarebbero stati travolti come lo furono Libia, Tunisia ed Egitto. Magari avessimo avuto anche in Italia un governo autoritario nel 2011, quando i nostri interessi strategici furono calpestati dalla NATO, mentre Silvio Berlusconi si lasciava spodestare dal carrista emerito Giorgio Napolitano, entusiasta sostenitore degli sconfitti in Siria. Il conflitto siriano offre quindi ulteriori ammaestramenti.
I Bush, i Clinton e Barak Obama – mediante la NATO – hanno perseguito disegni imperiali pur non avendo sufficiente disponibilità di truppe combattenti sul terreno e con ancor minore capacità di controllo del territorio conquistato. Ne è prova il fallimento in Afghanistan e in Iraq, dopo le sanguinose guerre per portavi la democrazia.
Gli Stati Uniti sono dunque inaffidabili per la difesa dei propri alleati, proprio in quanto hanno fallito cogli alleati afghani e iraqeni. Anzi, gli eventi del 2011 in Italia rendono tale inaffidabilità ancor più sinistra.
Che cosa cambierebbe, visto che Donald Trump vuole una politica di collaborazione con la Russia? Se fosse vero, una revisione della NATO si imporrebbe. In altri termini, se la NATO non s’è giovata dal 1989 a oggi della collaborazione con la Russia, occorre capire perché le forze politiche europee – in particolare quelle italiane – si sono prestate ad alzare il livello dello scontro con Mosca, proprio quando la sua pericolosità scemava. È quindi da chiarire il ruolo delle sinistre – in Italia, in Francia, in Germania e in Gran Bretagna – passate, dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991, armi e bagagli sul fronte clintoniano, caudatarie entusiaste del complesso militare industriale USA. Chiarimento vitale per la democrazia, per fare pulizia nella politica.
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Occorre appurare quale salario d’onore possa guidare da piazza Venezia a piazzale Loreto, dalla piazza Rossa alla Casa Bianca, giovandosi delle fucilazioni di massa in Ungheria, dello stragismo degli anni di piombo, della balcanizzazione delle stragi, dell’islamizzazione del terrore.
Vladimir Putin, autoritario quanto si voglia, ha cancellato l’Unione Sovietica e il famigerato Kgb.
Donald Trump, novizio nell’agone politico, è in tutta evidenza vittima della CIA e dei suoi manutengoli.
Al contrario, quanti accusano Putin e Trump di autoritarismo sono fra i più sospettabili di aver munto sia il Kgb che la Cia, a spese delle rispettive vittime, di milioni di morti, strumentalizzando ideologie e terrorismi.
Insomma, Putin e Trump, grazie all’apertura dei rispettivi archivi, eviterebbero di gettare nelle fognature della storia milioni di cadaveri nei Balcani, in Africa, nel Medio Oriente, nel Caucaso, in Mesopotamia e in Asia. Pulizia in vista della pace, per renderla duratura, affinché anche i più scettici fra i mussulmani comprendano che si vuole davvero una politica nuova. www.pierolaporta.it
Qualunque sito o blog può pubblicare liberamente l’articolo solo se lo pubblica integralmente e fa riferimento alla fonte https://pierolaporta.it/siria-pace-in-vista-trump-e-putin-aprano-gli-archivi/

Informazioni su Piero Laporta
Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista.
Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile.
Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste.
Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango.
La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978,
A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici.
Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione.
Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione.
Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi.
Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano.
È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978.
Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano.
È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
La mia impressione è che Stati Uniti e Russia si sono fatti la guerra sul suolo degli altri massacrando i popoli che hanno avuto la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
In questo modo la prima industria statunitense, quella bellica, può continuare a sopravvivere e tentare di soggiogare il mondo intero mentre la Russia di Putin ci fa sperare che il mondo non sarà globalizzato sulle ceneri della civiltà cristiana.
Russia e USA in questo caso non possono stare sullo stesso piano, se non altro perché l’assalto alla Siria è arrivato dagli USA ed è stato spento dalla Russia.
Vero. Le responsabilità sono diverse ma, purtroppo, il risultato finale rimane.
Alla Russia di Putin va anche riconosciuto il merito di aver saputo resistere all’ondata rivoluzionaria che pretende di sradicare l’uomo dalle sue radici biologiche per farne un “prodotto culturale”.
..condivido in toto,ricordavo annch’io l’ammonimento di Eisenhower.Che siamo ad una svolta?
Prima ci raccontavano che l’URSS era pericolosa perché “comunista”,ma adesso? Sono state più democratiche le elezioni nella federazione Russa o negli Usa?
e che dire delle elezioni rifiutate in Italia? 🙂
Caro Piero,
il guaio è che il governo, i vertici della Difesa e quelli che contano sono totalmente presi dall’esigenza di sopravvivere nelle proprie inutili e miopi funzioni e non leggono ciò che hai scritto su La Verita!
Se provassero ogni tanto a fermarsi e a ragionare e riflettere, forse riuscirebbero pure a correggere le loro scelte assurde e spesso quasi suicide.
Ma Berlusconi si è giocato tutto per il solo fatto di aver tentato di risolvere i problemi energetici dell’Italia con Putin e Gheddafi.
Ma per fortuna Putin è ancora li, vivo, vegeto e potente. Ma noi stiamo sempre dietro a quelli che vogliono mettere le sanzioni alla Russia, anzichè metterle ai francesi, inglesi e americani.