Il PIL e ‘na Tazzulella ‘e Cafe’

Le distanze si misurano col Metro, la forza in Newton, il peso in Chilogrammi, la corrente elettrica in Ampère, l’economia… in dollari; con una differenza: tutte le altre misure sono da sempre ovunque uguali, il dollaro no.  E al PIL che cosa accade? Ce lo dice ‘na tazzulella ‘e cafè. 😀 

30 centesimi di dollaro per ‘na tazzulella ‘e cafè in Brasile bastano, 1,20 US $ a Berlino, 3,30 a Dubai, 2,5 a New York.
Il contributo della tazulella ‘e café al PIL brasiliano è 11 volte inferiore a quello di Dubai (oppure i carioca dovrebbero ingollare 11 caffè invece d’uno solo); 8 volte inferiore a quello di New York e 4 a quello di Berlino. Un’analoga proporzione si instaura fra i PIL degli Stati e di conserva fra il valore delle merci.
Si confrontano le economie dei vari stati calcolandone i valori in dollari, ma il valore d’un dollaro fluttua nel tempo e nei luoghi. Significa che nei paesi dove il costo della vita è basso, il PIL sarà basso e il rapporto con il debito alto, una rincorsa senza possibilità di successo per i paesi poveri. Si tenta di correggere questa discrepanza calcolando il PIL reale cioè a prezzi costanti riferiti ad un certo anno di confronto.
Se volessimo confrontare la ripresa dei vari stati in un eventuale dopo Covid, dovremmo prendere a riferimento i prezzi 2020 e calcolare il PIL degli anni a venire a tali prezzi, ossia secondo il PIL reale, non gonfiato da eventuale inflazione (quello che avviene con il PIL nominale calcolato a prezzi correnti).
Il PIL reale obbliga a stime differenti tra Stato e Stato e nel tempo (il paniere di prodotti utilizzato per calcolare l’inflazione). È comunque una corsa a handicap dove i paesi a basso costo della vita partono penalizzati.
Nel calcolo del PIL entrano anche le “disgrazie” cioè terremoti, alluvioni e… pandemie, coi costi eccezionali conseguenti. I paesi che hanno speso di più per contrastare il Covid hanno un PIL2020 in partenza relativamente maggiore rispetto a quelli che hanno speso meno.
Gli economisti sostengono che il PIL, come la democrazia è un pessimo metodo di governo, è un pessimo metodo di valutazione dell’economia, purtroppo non c’è di meglio in ambedue i casi. È davvero così?
Secondo Paolo Savona, esiliato alla Consob da Matteo Salvini, l’efficienza dell’economia di un paese è misurata mettendo in rapporto il debito e PIL nominali: se il debito cresce più del PIL, i soldi a disposizione sono usati male, ci sono falle da cui si perdono ricchezze.
Le principali falle sono due: il risparmio privato in contante (o in fondi di investimento internazionali, inquattato nel materasso o all’estero) oppure troppo consumo di beni importati.
Coi governi della sedicente sinistra dal 2011 al 2018, il PIL rimase fermo, il debito aumentò del 25%.
Gli economisti, i giornalisti, le associazioni di commercio e del turismo e perfino gli chef stellati lamentano perdite del 10% del PI a causa delle chiusure anti (?) virus. Si perdono 180 miliardi rispetto al 2019, senza contare il nero. Dove sono questi 180 miliardi? Sono nel risparmio, nel contante o nei beni mobiliari, in Italia e all’estero. È un capitale sottratto allo sviluppo economico. 100 miliardi sono stati così “risparmiati” nel primo semestre 2020; possiamo presumerne quasi altrettanti nel secondo semestre.
Questi 180 miliardi sottratti al PIL sarebbero vera ricchezza per il paese? No, sono spese edonistiche, la cui capacità occupazionale si avverte solo perché la crisi ha dilaniato ben prima l’economia. Il piatto da 10 euro, servito al ristorante, contiene 1 o 2 euro di “merce”, cioè di produzione concreta; il resto sono costi di servizio e utili sul piatto portato in tavola. Occorre tuttavia osservare quanto incida la crisi economica, comunque procurata, sulla produzione. Negli ultimi dieci anni le aziende di produzione di carne bovina del Centro Sud sono state decimate. La chiusura per Covid ne determina la crisi ulteriore. In quel piatto da dieci euro la quota di cibo importato (carni, formaggi, latte, farine…) è destinata quindi a crescere e quindi incidere negativamente nel rapporto fra PIL e debito. Una discesa a precipizio.
La contraddizione: qualcuno aumenta il proprio capitale riducendo l’occupazione al servizio dell’edonismo, incapace peraltro di produrre merci o servizi immateriali, in concorrenza con altri paesi. Bar, ristorazione e consimili sono servizi in concorrenza tra loro. Na’ tazzulella ‘e cafè la prendo da Giovanni o Salvatore? Se non la prendo né da Giovanni né da Salvatore, poiché li hanno chiusi, il PIL diminuisce, io risparmio ed impoverisco il paese, comprando fondi internazionali, esportando ricchezza o mettendo i soldi nel materasso. Giovanni e Salvatore, non guadagnando nulla, chiedono giustamente di essere mantenuti dallo Stato, a similitudine delle categorie politiche e burocratiche che hanno determinato il disastro. Come dar loro torto? Necessita quindi una patrimoniale.
C’è tuttavia una trappola. Con una patrimoniale sui risparmi lo Stato manterrebbe Giovanni e Salvatore, ma non spezzerebbe il circolo vizioso e infine non incoraggia  a bere ‘a tazzulella ‘e cafè perché i locali rimangono chiusi e il consumatore è a maggior ragione scoraggiato a spendere. È stato un lungo cammino scivoloso a portarci in questo incubo.
Con Bretton Woods (1944-1971) gli USA si impegnarono a cambiare 35 dollari con un oncia d’oro e gli Stati aderenti agli accordi a garantire la moneta emessa, in base ad un cambio fisso, con una pari riserva o di oro o di dollari (per esempio un dollaro valeva 625 lire). In Italia e altrove pagavi anche il caffè in dollari ricevendo un resto in moneta locale.
Certamente il prezzo della tazzulella ‘e cafè e delle altre merci differiva da paese a paese, ma con un correttivo automatico. Più il prezzo dei prodotti scendeva, più si produceva e si esportava, molto meno si importava.
Di fatto più la bilancia import-export era positiva, più dollari avevi a disposizione, più potevi aumentare il circolante sviluppando l’economia.
Tra il 1950 e il 1970 in Italia di PIL e di debito si parlava poco, perché l’economia del paese continuava a crescere. La paga media quadruplicò. I beni di prima necessità, pane, latte, pasta, riso, carne, zucchero, benzina invece aumentarono di poco o rimasero perfino stabili.
Il PIL sestuplicò, il debito aumentò di quasi 9 volte (c’era da scontare i costi della guerra, della ricostruzione), ma rimanendo sotto il 40% nel rapporto con il PIL.
Eppure, nonostante un andamento così positivo, gli anni ’70 furono gli anni di piombo, degli attentati, dell’imbecillità sessantottina, delle BR, come se i nati tra il ’45 ed il ’55 fossero con un cervello minato da oscure carenze pre-natali. È lecito chiedersi oggi quale, come e chi determinò un condizionamento di massa.
Negli anni ’70 due eventi terremotarono politica ed economia mondiali: prima il dollaro, non più garantito dalla riserva aurea statunitense (agosto 1971) e la conseguente fluttuazione incontrollata delle monete; poi la quintuplicazione del costo della benzina, a causa della guerra del Kippur, una sceneggiata coi morti veri, proprio come il virus oggi. Si determinò un’esplosione inflattiva, triplicando il costo del denaro. Non di meno PIL e debito rimasero paralleli nella crescita. Occorreva ben altro per conseguire un potere globale.
Occorreva un’associazione a delinquere politica internazionale che in Italia fece base– dopo la morte di Aldo Moro – sulla perdita della sovranità monetaria. Dal 6 giugno 1981, togliendo alla Banca d’Italia il ruolo calmieratore di prestatore d’ultima istanza per il debito eventualmente invenduto, il debito si impennò, superando il PIL in un decennio.
Il passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80 fu marcato dalle complicità con Michele Sindona, poi eliminato in carcere; con Roberto Calvi, eliminato a Londra; Paolo Baffi defenestrato da Governatore della Banca d’Italia con accuse fasulle da parte della magistratura andreottiana.
Ucciso Aldo Moro, eliminato il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, con accuse dimostratesi fasulle, tromboneggiate dal Gruppo Espresso-Repubblica, da Marco Pannella ed Emma Bonino, i sicari della sovranità monetaria italiana ebbero vita facile.
I sicari della Lira furono il medium Romano Prodi, Nino Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Monti, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga (dimessosi dopo l’uccisione di Aldo Moro fu ripescato, Presidente del Consiglio ago.1979-ott.1980), con la benedizione di Sandro Pertini (presidente della Repubblica), Ciriaco De Mita (Segretario della DC), Bettino Craxi (Segretario del PSI), Enrico Berlinguer (Segretario del PCI).
Quanti di costoro ebbero scrupolo a portare il piano fino a Maastricht , nel 1992, furono eliminati, in un modo o nell’altro.
I sopravvissuti, i venerabili e grandi maestri– autori del disastro, i loro pupilli, i loro complici e discepoli – Emma Bonino, Romano Prodi, Mario Monti, Giuliano Amato, Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, i ragazzi del PD, Silvio Berlusconi, i residui metabolizzati e riciclati di Umberto Bossi e Gianfranco Fini – oggi sono ancora sul palcoscenico a spiegarci, nel letame, come rimediare al disastro, determinato da loro, dai loro grandi e venerabili maestri, dai loro pagatori: i Bush, i Soros, i Gates, i Rothschild. Alla combriccola s’è infine unito un vescovo scomunicato
 latae sententiae. Si sentono quindi investiti d’autorità sacra, nera, oscura, eppure sacra, secondo i loro demoni.
Fu così che na’ tazzulella ‘e cafè ebbe lo stesso prezzo a Berlino come a Roma.
Stringiamoci a coorte / Siam pronti alla morte… pepperepé pepperepé pe’‘na tazzulella ‘e café, obbligati da una moneta straniera e ostile – l’euro – con tutte le conseguenze disastrose, davanti agli occhi di tutti, per la nostra economia, per la nostra competitività sui mercati. Ora infine attaccano la libertà costituzionale e la salute, pe’ ‘na tazzulella ‘e café.

 

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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7 risposte a Il PIL e ‘na Tazzulella ‘e Cafe’

  1. sigmund scrive:

    Se i politici italiani menzionati sono tutti responsabili della catastrofe presente bisogna poi arrivare alla ineludibile conclusione: tutti responsabili significa nessun responsabile. Dobbiamo addossare la colpa del disastro al destino cinico e baro, oppure c’è chi opera per ottenere un certo risultato?
    Non è solo l’Italia a trovarsi in una condizione preagonica ma l’intero mondo, quindi ci dobbiamo chiedere chi sono le forze che mirano alla distruzione di popoli e nazioni per creare l’utopia di un governo mondiale?
    Dov’è finito il benemerito principio di sussidiarietà?
    Le domande sono tante e rischiamo di perderci, comunque il pezzo italiano del puzzle è stato qui ricostruito e del tentativo meritorio bisogna dare atto.
    Corsi e ricorsi, Giovanbattista Vico aveva ben compreso il senso della storia e il mondo resta sempre uguale a se stesso con gli adattamenti che il progresso tecnologico consente.
    Già nell’articolo non è stato nominato Mario Draghi eppure qualche ruolo ce l’ha avuto anche lui o no?

  2. Piero Geraci scrive:

    Bellissimo articolo…ma….non viene citato Mario Draghi : da giovane seguace del prof.Caffé si è laureato con una tesi che dimostrava quanto inappropriata e deleteria sarebbe stata ,per l’economia dell’Italia, abbandonare la lira,l’uso della quale consentiva le cosiddette “svalutazioni competitive”,per adottare una moneta unica europea!;poi ,in seguito ad una repentina “folgorazione” o “illuminazione”, ha scalato quasi tutto il corso d’onore…Gli manca solo la presidenza del consiglio italiano o della Repubblica per conseguire l’alloro finale quale ultimo salvatore della Patria?

      • Piero Geraci scrive:

        La versione “ufficiale” sostiene che era amareggiato,triste e depresso all’idea di dover lasciare(limiti età) quella vita accademica ,i suoi studenti che in definitiva aveva rappresentato la sua sola e unica famiglia; si pensò al suicidio ,e ci fu pure chi ipotizzò un buon ritiro in un luogo segreto! Alla sua perentoria affermazione(l’omicidio?) non saprei proprio cosa rispondere anche se tutto è possibile.

  3. Sià pietro scrive:

    Una sintesi precisa,inconfutabile e chiaritrice del come e perché l’Italia si trova in questa situazione.

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